Il Conservatorio Paisiello chiude il Primo Marzo - Lo Stato Italiano nega il diritto allo studio

Anche quest’anno il “Comitato per la Qualità della Vita” ha organizzato l’evento “La Città chiede l’Università: Stati Generali del Sistema Universitario Jonico”.

Il 3 febbraio scorso, il Salone degli Specchi di Palazzo di Città ha visto relazionare alcuni dei docenti del polo universitario jonico: il prof. Gaetano Dammacco e la dott.ssa Maria Rosaria Piccinni dell’Università "Aldo Moro" di Bari,il prof. Giuseppe Pascazio del Politecnico di Bari, la prof.ssa Marinella Sibilla della LUMSA, il dott. Nicola Cardellicchio del CNR di Taranto e il M° Flavio Manganaro dell'Istituto Superiore di Studi Musicali Paisiello di Taranto.

L’Istituto Musicale tarantino ha animato l’evento con l’esibizione del docente di canto lirico M° Antonio Stragapede, accompagnato al pianoforte dall’allievo del Conservatorio Valerio Carnazza.

Nel corso della manifestazione, il M° Flavio Manganaro, vice-direttore dell’ISSM “Paisiello”, ha parlato del difficile momento che I’istituto sta attraversando nell’ultimo periodo:

«La situazione del Paisiello è critica. Il primo marzo l’Istituto o chiude o viene statizzato. In questi ultimi mesi, a causa del ripetersi di situazioni emergenziali continue si è creato un effetto di minor efficacia delle istanze presentate. Si è proceduto a soluzioni “ponte” che, nelle more della statizzazione, dovevano garantire la sopravvivenza dell’Istituto, attraverso finanziamenti dei quali si è fatta carico la regione e il Governo, attraverso l’intervento della sottosegretaria, la senatrice D’Onghia.

Tutto nasce nel 1999 con la Legge 508, che trasformava i Conservatori di Stato e gli Istituti Musicali pareggiati, come il nostro, in Istituti Superiori di Studi Musicali, rimandando l’eventuale statizzazione dei pareggiati (i non statali) a norme da approvare in seguito. In realtà un taglio mascherato da riforma, con specificità da salvaguardare di difficile definizione e che corrisponde a una riduzione per tutti, mentre invece la chiusura di 18 ISSM non statali è un bel risparmio. La Legge 508 rimandava a decreti attuativi.

Negli anni si è parlato a lungo di una fantomatica statizzazione e, nei disegni di legge che si sono succeduti negli ultimi anni, essa veniva saldata al problema del riordino.

L’elemento decisivo è stato il Decreto Legislativo n. 50 del 24 aprile 2017, coordinato con la legge di conversione n. 96 del 21 giugno 2017, che risanava la situazione debitoria degli enti locali e nel quale la ministra Valeria Fedeli ha inserito un emendamento (l’articolo 22 bis) che statizzava una parte degli Istituti pareggiati (quelli in sofferenza), da lei individuati in pubblica seduta nella Commissione 7ª del Senato (istruzione pubblica, beni culturali). Fra questi vi era il “Paisiello” come una delle priorità assolute.

Sono passati 7 mesi e non sono stati attivati i decreti attuativi, in quanto, nel frattempo, l’operazione non è sfuggita agli altri Istituti pareggiati. Lo dico con dolore, perché sono convinto che il discorso sulle sinergie del territorio è fondamentale in un settore così sottovalutato nella prospettiva di sviluppo, come quello della cultura e dell’istruzione.

Ci sono Istituti pareggiati, retti da comuni e non da province, che non hanno subìto il taglio derivante dalla legge Del Rio sulle province e che non hanno problemi di sopravvivenza. Anzi, per i loro bilanci ricevono i contributi straordinari del Ministero, che per noi vuol dire la sopravvivenza ma per loro è un lusso in più.

L’operazione che mira ad estendere la platea degli statizzati a tutti gli altri Istituti è stata fatta congelando l’applicazione del 22 bis.

Infine la legge finanziaria 2018, ha esteso la statizzazione a tutti i 18 Istituti, aumentando la copertura fino al fabbisogno necessario. Questa piccola variazione dell’articolo 22 bis, che lo estende a tutti gli Istituti pareggiati, fa perdere al “Paisiello” la priorità assoluta di questo processo.

Nel calderone della realizzazione operativa della statizzazione di tutti gli Istituti, questo comporta dei ritardi, delle lungaggini, se non una volontà amministrativa di rallentare questo processo. Esso avrà corso solo coi decreti attuativi che, per una legge in vigore da poco più di un mese, è ragionevole che ci voglia del tempo per farli. Il problema è che questo tempo gli altri ce l’hanno, ma il “Paisiello” no.

Tecnicamente, il groviglio giuridico amministrativo è che il primo marzo, a causa della mancanza di risorse, la provincia riattiverà la procedura di mobilità. I docenti non potranno insegnare e l’Istituto dovrà chiudere i battenti.
Non sfugge a nessuno che questo possa diventare un precedente clamoroso nel pubblico impiego e nella storia italiana. Una violazione del diritto allo studio.

La situazione è questa. Ultimamente sono uscite soluzioni miracolistiche. Negli ultimi tempi, sulla base di questi decreti legislativi, ci sono stati incontri ai più alti gradi con capi di dipartimento, direttori generali e mai uno straccio di verbale.
Se non mettono una firma sul decreto attuativo che dà inizio al processo di statizzazione, l’Istituto chiuderà e Taranto acquisterà un altro primato negativo, perdendo un altro dei suoi pezzi pregiati.».

GIUSEPPE GALLO

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