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L’Associazione Medici per San Ciro onlus in collaborazione con la compagnia teatrale “Le Quinte” di Martina Franca organizza lo spettacolo in atto unico “Molto rumore per nulla” per la regia di Pasquale Nessa.

Lo spettacolo, che si terrà martedì 6 Febbraio 2018 alle ore 20.30 presso il Teatro Monticello, ha l’intento di raccogliere denaro per beneficenza. Il ricavato della serata, infatti, contribuirà all’acquisto di un'ambulanza.

L’associazione Medici per San Ciro onlus vi da, dunque, appuntamento per martedì 06 Febbraio 2018, alle ore 20:30 presso il Teatro Monticello di Grottaglie per assistere insieme a “Molto rumore per nulla”.

Costo del biglietto 10 euro

Per info e contatti 099.5661715
328.0660801

 

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L'8 febbraio di 200 anni fa veniva giustiziato a Francavilla Fontana don Ciro Annicchiarico, la tragica conclusione della vicenda umana del "prete brigante" famoso rappresentante del Brigantaggio preunitario e propugnatore della "Repubblica Salentina.

La figura complessa e affascinante di don Ciro Annicchiarico, il mitico “Papa Ggiru” le cui gesta sono state ampiamente cantate e narrate, tra storia e leggen¬da, in una ricca bibliografia italiana ed estera (in par¬ticolare anglo-americana e tedesca), appartiene al periodo preunitario, prepa¬ratorio e anticipatore delle istanze risorgimentali.

Un personaggio che si colloca perciò nel com¬plesso problema del brigan¬taggio: un fenomeno antico, mai del tutto risolto nel Meridione, nonostante le repressioni più o meno violente da parte dei sovrani che si susseguirono, francesi, borboni o piemontesi, a segno delle tante cause di ordine sociale, politico o culturale in esso convergenti.
Non valsero, infatti, né le riforme istituzionali, né la riorganiz¬zazione politica e sociale imposte nel periodo napoleonico, né tanto meno la reazione dei Borboni tornati al potere, per capire e risolvere le esigenze di una società che aspirava a un nuovo ordine sociale e politico vagheggiato e rivendicato dai ceti più intrapren¬denti e illuminati, come molti intellettuali e militari o come diversi ecclesiastici e rappresentanti della piccola borghesia e degli artigiani.
Nacquero così le variopinte sette segrete e le tante organizzazioni clandestine che miravano, seppur in maniera non sempre chiara e lineare, all'instaurazione di un nuovo ordine di cose basato essenzial-mente su rivendicazioni costituzionalistiche.
La vicenda uma¬na e brigantesca di don Ciro si pone a cavallo del periodo francese e di quello borbonico con caratteristiche che non coincidono del tutto con quelle del classico brigante: dalla scelta forzata di una vita raminga e banditesca a seguito di un presunto omicidio per gelosia commesso in persona di un altro ecclesiastico, all'adesione piena di un brigantaggio politico in linea con gli ideali delle sette segrete, specie carbonare e massoniche di Terra d’Otranto.
Ciro Nicola Annicchiarico nasce a Grottaglie il 15 dicembre 1775 da Vincenzo e da Ippazia D’Alò. Gli Annicchiarico erano stati da sempre contadini. Il futuro brigante seguì gli studi a Taranto in uno dei seminari più antichi e importanti del regno, dove avevano studiato tanti eccle¬siastici famosi, come il suo concittadino S. Francesco de Geronimo, poi gesuita e grande missionario di Napoli.
Il 1799, anno fatidico per le note vicende relative alla rivolu¬zione napoletana, fu per lui anche l'anno dell'ordinazione sacerdotale avvenuta tra maggio e luglio. Ottenuta l'aggregazione al Capitolo, concessa a pieni voti, gli venne subito affidato l'incarico di maestro di canto gregoriano e di “Procuratore dei morti”, carica di un certo prestigio che svolse fino al 10 giugno 1803.
A Grottaglie, col ritorno del partito realista e con la denuncia di quanti avevano preso parte alla festa dell'Albero della Libertà e avevano appoggiato i Giacobini, nessuno nascondeva di nutrire ti¬mori per il futuro. La fazione realista, dopo il fallimento della “Repubblica Napoletana” aveva risollevato la testa e si vendicava dei torti subiti nel ‘99 perse¬guitando l’avversa parte politica.
II vaso traboccò nell'estate del 1803 con un delitto che, oltre a sconvolgere il piccolo centro di Grot¬taglie, era destinato a determinare e a condizionare tragicamente non solo la vicenda umana di un giovane e brillante sacerdote, ma anche quella di molte altre persone della Provincia di Terra d’Otranto.
Il 16 Luglio 1803, festa della Madonna del Carmine, dopo la pro¬cessione e mentre tutti erano intenti a guardare i fuochi, un incappucciato colpì con uno stilo acuminato, sotto l'arco oscuro della Madonna del Lume, l'infelice chierico Giuseppe Motolese, figlio del notabile Nicola Motolese, rivale in amore di don Ciro Annicchiarico. Ambedue, infatti, frequentavano la bella e giovane vedova Antonia Zaccaria detta “la Curciola”.
Il padre dell'ucciso e il notaio Ilario Lacava, entrambi ferventi realisti e contrari ai francesi, accusano dell'omicidio D. Ciro Annic¬chiarico, filo francese e giacobino. Un incaricato della Regia Udienza di Lecce raccoglie le testimonianze e ricostruisce l'episodio criminoso attribuito all'Annicchiarico che, consapevole dell'opinione pubblica contraria e delle circostanze sfavorevoli, è già scappato dal paese. Don Ciro comprende ormai che per lui non c’è più speranza di rientrare nella vita sociale e che è inutile combattere contro un destino crudele che lo vuole bandito da tutto e da tutti. Organizza così una banda di briganti accogliendo disertori e gente arrischiata, coi quali compie varie violenze, furti e uccisioni e fa risuonare tristemente le contrade del Salento delle sue gesta.
Alla prima fase del brigantaggio comune segue la fase di un vero e proprio brigantaggio politico dell’Annicchiarico che riorganizza e si mette alla testa della temibile Società de i Decisi. Questa, al pari delle altre sette massoniche e carbonare, aveva una struttura e un simbolismo propri. Agli affiliati si concedeva una pa¬tente scritta col sangue che aveva come motto e programma le parole Tristezza - Morte - Terrore - Lutto; nel diploma erano disegnati i simboli della Massoneria (cubo, squadra e triangolo), il fascio littorio, il berretto frigio, folgori che colpiscono una corona regia, un triregno e un diadema imperiale.
Il nuovo ordine si sarebbe fondato sull’Adelfia o fratellanza dei popoli, sulla Filantropia o amore dell'Umanità, sul Patriottismo Europeo in vista di una grande federazione repubblicana del vecchio continente. E proprio dal Salento, estrema provincia europea, sarebbe scoccata la scintilla di questa “Grande Rivoluzione”; di modo che proprio la vagheggiata “Repubblica Salentina” avrebbe costituito il primo anello della “Grande Repubblica Europea”.
Il governo centrale, preoccupato dai disordini e dalle continue violenze in Terra d’Otranto, affida la repressione del pericoloso brigantaggio al generale mercenario irlandese Riccardo Church che, forte della concessione da parte del Re Ferdinando dell’Alter Ego e facendo affidamento sull'ampia rete di spie, riesce (alla testa di un piccolo esercito personale) a restringere il campo d’azione del brigante che ripara nel territorio vicino al paese natale.
Fallisce così la sollevazione generale avrebbe dovuto prendere le mosse dal paese di San Marzano, considerato come un sicuro rifugio della banda. In effetti il 25 gennaio 1818 Don Ciro è alla masseria Neviera, dove deve so¬stenere uno scambio di fucileria contro il capitano Montuori; trova quindi scampo nella vicina San Marzano. Qui però puntano anche i soldati e i cavalleggeri guidati dal capitano Montuori e dal maggiore Bianchi. I briganti si difendono, aiutati an¬che dalla popolazione, ma sono sopraffatti: scappano quasi tutti, don Ciro compreso; alcuni sono fatti prigionieri e tra questi il fondatore e gran maestro dei Decisi Pietro Gargaro, il registratore dei morti e capo della decisione grottagliese Gaetano Cafiero, Vito De Serio, Raffaele Zaccaria, Pietro Barbuzzi, Francesco e Vito Lecce. Questi ultimi, “per essere stati presi con le armi alla mano”, furono fucilati in Francavilla, il 3 febbraio, da una commissione militare; le loro teste vennero inviate ed esposte nei rispettivi paesi; nella circostanza fu sequestrata anche l'interessante documentazione consistente nella bandiera della setta, negli elenchi e nelle patenti degli affiliati.
Sfuggito alla cattura, don Ciro, in¬sieme con i compagni trova scampo nella masseria di Scasserba, a soli tre chilometri da Grottaglie, sulla strada che porta a Taranto. Il sus¬seguirsi degli eventi crea preoccupazione e timore anche nel paese natale per la minaccia del generale Church di assoggettarlo al ferro e al fuoco! Ma la situazione è radicalmente cambiata: quando arriva la notizia dei briganti accerchiati a Scasserba, si suonano le campane e molti si precipitano verso la masseria per l'assalto finale o per curiosare.
Il 6 febbraio al Generale che si trovava a Ostuni perviene il dispaccio tanto atteso: “Eccellenza. Ciro è nella torre di Scasserba strettamente circondato. Non può scappare. Egli ha ucciso e ferito molti dei nostri uomini. Le truppe sono entusiaste; la milizia si con¬duce bene. I volontari furono i primi a scoprirlo. Si difende dispera¬tamente. Il vostro arrivo finirà l'affare, se pure non sarà finito prima. Le truppe di Francia, Corsi e Bianchi circon¬dano Scasserba mentre i cannoni minacciavano Grottaglie, ma anche la città è adesso per noi…”
L’episodio di Scasserba ha suscitato sempre stupore e ammirazione: “E qui avvenne uno dei più grandi episodi di questa storia, perché don Ciro con soli quattro uomini, dal fastigio della torre, tenne a bada oltre mille soldati”. Vista l’impossibilità di resistere, dopo una trattativa col capitano Bianchi e con la promessa di aver salva la vita, Don Ciro si consegnò ai militari borbonici che, lungi dal mantenere la promessa, lo incatenarono e lo condussero subito a Francavilla. Qui, senza un vero e proprio processo, la sera dell’8 febbraio 1818, venne fucilato nella pubblica piazza. La sua testa, essiccata e posta in una gabbia di ferro, rimase esposta sulla torre dell'orologio del suo paese natale per più di un anno.
Seguì una tragica serie di fucilazioni di briganti che parve dare una soluzione all'annoso problema del brigantaggio. Il generale Church affidò alla crudezza delle cifre l'esito della sua missione in Ter¬ra d’Otranto: la Commissione Militare da lui istituita, sottopose a processo fino a tutto il 1818 ben 227 persone, delle quali 88 vennero condannate a morte e subito giustiziate, 60 inviate in galera per tutta la vita; 13 condannate alla galera per periodi limitati, 34 passate al giudizio della corte criminale e (ad eccezione di due) rimesse in libertà.
Non senza motivo qualcuno ha intravisto nella figura del nostro Personaggio, come anche in quella dei Vardarelli, le peculiari caratteristiche del cosiddetto “bandito sociale” nel quale i poveri, i diseredati, gli oppressi, gli sfruttati non possono non riconoscersi in loro incondizionatamente.
A distanza di duecento anni, queste tragiche vicende verranno rievocate a Grottaglie proprio giovedì 8 febbraio 2108, alle ore 18.30, nel Convegno organizzato dal locale Rotary Club, nel salone attiguo al chiostro dei Paolotti.
Dopo i saluti iniziali del presidente Mauro Roussier Fusco, interverranno il magistrato Martino Rosati, lo storico Rosario Quaranta e il regista ed attore Alfredo Traversa. Le conclusioni del Convegno sono affidate al Governatore del Distretto 2120 Puglia e Basilicata Gianni Lanzilotti.

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Alcuni giorni fa sono stati resi noti i nomi dei tre candidati grottagliesi per le prossime elezioni politiche del 4 marzo, appena pubblicati sul social network più diffuso si è scatenato il cosiddetto flame (nel gergo della rete, una discussione dai toni particolarmente accesi).

Tanti a proporre, quasi ad imporre, l’idea di scelta del proprio candidato considerato ed osannato come deus ex machina capace, nelle intenzioni di costoro, di poter capire e risolvere tutti i problemi noti del nostro territorio e contesto sociale dimenticandosi del ruolo di ben più ampio spessore istituzionale a cui il loro candidato sarà chiamato in qualità di Deputato del Parlamento italiano.
Ad un attento lettore il fervore mostrato nelle discussioni virtuali porrà alcune domande, di cui la sociologia cerca da tempo di dare risposte. Ricerche di psicologia politica si sono concentrate sullo studio delle determinanti del comportamento di voto (Caprara G.V., Barbaranelli C., 2000) ed hanno rilevato che il voto viene innanzitutto guidato dalle cosiddette “attese di vantaggi e svantaggi”.
È presente perciò una tendenza secondo la quale il voto è dato ai rappresentanti politici che si ritiene possano produrre i cambiamenti sociali desiderati che risultano essere principalmente della giustizia sociale, dell’equità fiscale, del lavoro e della stabilità economica, ecc. Purtroppo oggi non si vota più come una volta: un tempo erano le ideologie, i valori, gli interessi delle classi sociali e di ogni singolo elettore ad orientare una scelta politica. L’influenza mediatica era meno condizionante, mentre oggi il processo di voto è influenzato principalmente dalle caratteristiche di ogni singolo candidato. Oggi la politica passa attraverso molti canali mediatici che frammentano le informazioni rendendole spesso confuse e contrastanti. Il potenziale elettore cattura l’immagine del candidato tramite i media, favorendo ulteriormente dei processi di pensiero che si basano su semplificazioni cognitive ed emotive e quasi banalmente, in assenza di etichette sociali, oggi l’elettore può essere classificato in tre grandi categorie: chi vota con la testa; chi vota con il cuore; chi vota con la pancia.
L’elettore che vota con la testa è fortemente condizionato da elementi razionali e oggettivi, risponde a logiche ben definite e chiare, ovvero voterà il determinato schieramento politico e/o candidato perché rincorre una promessa che farà comodo e ognuno potrà facilmente trovare parecchie ragioni valide per votare qualsiasi partito.
Chi vota con il cuore rincorre le passioni, i sentimenti, i ricordi, le speranze, i desideri, che riguardano anche grandi concetti sociali. Sono coloro che seguono le idee che muovevano la prima Repubblica (democristiani, liberali, comunisti, ecc.), che cercano in cuor loro di tornare ad una politica legata a schieramenti e idee di un tempo oramai passato. Categorie da cui, negli ultimi anni, è andato piuttosto di moda scappare anche se la maggior parte delle persone, nel contesto politico italiano, continui a fare riferimento a destra e sinistra. Anche quelli che dichiarano che destra e sinistra non hanno più senso.
Poi ci sono gli elettori di pancia, questa tipologia sostanzialmente è nata con la seconda Repubblica ed è formata da uomini e donne pronte a spostarsi in maniera massiccia da uno schieramento all’altro. Si vota facendosi condizionare dai mass media, ma anche dai fallimenti di un uomo o di un partito. A questa tipologia diffusa nell’espressione della volontà popolare appartiene il voto su base prevalentemente istintiva. Soprattutto coloro che risultano indecisi, ma poiché tutti ragioniamo e indubbiamente facciamo le scelte della nostra vita in base a una logica succede spesso che il ragionamento è dominato dalle emozioni per cui viene asservito a una decisione che era già maturata dentro di noi. Esprimono il loro voto per simpatia o antipatia, magari per sentito dire al bar.
Il riassunto è che la gente crede quello che vuole credere e quello che non ama non lo sente nemmeno, rischiando di crearsi illusioni effimere sull’ennesimo candidato che non ha vocazione politica. Perché di questo si tratta: una vocazione, una missione e non un trampolino di lancio verso il potere. Come ha scritto Papa Francesco, «la politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose di carità, perché cerca il bene comune». Ed il candidato che riuscirà ad arrivare in Parlamento, inesorabilmente si troverà a fronteggiare dinamiche in cui è richiesto grande senso di responsabilità nei confronti della comunità nazionale, spesso contrastanti con le necessità di pancia degli elettori locali.
Pertanto in cuor mio e nella mia testa mi è già chiaro a chi darò il voto anche se la mia pancia rimarrà scontenta!

Ciro Urselli

#impopolare

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Lunedì 5 febbraio,alle 18,30 a Palazzo Pantaleo evento in memoria di Erasmo Iacovone.

Carmen Casula, alla vigilia dell'appuntamento invita tutti, appassionati e tifosi del Taranto, a voler vivere insieme questo ricordo a 40 anni dalla scomparsa di colui che, per generazioni, è rimasto ancora oggi un mito. La figura di Iacovone sarà ricordata come quella di uno sportivo che raccoglieva attorno a sè il calore di una piazza desiderosa di spiccare il volo. Emozioni e sensazioni che, ancora oggi, risiedono negli sportivi tarantini. Per questo l'evento di lunedì assume un'importanza particolare: sarà possibile rivivere a pieno proprio quelle sensazioni che, dopo quattro decenni, restano intatte nei tifosi e nella città di taranto. Si rinnova, dunque, l'invito alla manifestazione dei ragazzi di “dodicesimo uomo” coadiuvati dal patrocinio dell'amministrazione comunale di taranto.

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Manifesto Vendita IlvaAttivo congiunto regionale Cisl Puglia e territoriale Cisl Taranto Brindisi dei Coordinamenti industria

Per fare il punto sullo stato della trattativa al Mise per la
vendita del Gruppo Ilva, con particolare riguardo ai temi
dell’ambientalizzazione, della salute e sicurezza e
dell’occupazione sia dei dipendenti diretti che dei sistemi
appalto e indotto, è convocato l’ Attivo congiunto regionale
Cisl Puglia e territoriale Cisl Taranto Brindisi dei
Coordinamenti industria, per lunedì 5 febbraio p.v. alle ore
10.30 precise, presso la Sala “Paolo VI” (1° piano – Sede
UST), via Regina Elena, n. 126 – Taranto .
L’Attivo sarà aperto da una comunicazione di Antonio
Castellucci , Segretario generale Cisl territoriale, cui seguiranno
l’intervento di Daniela Fumarola, Segretario generale Cisl
Puglia e il dibattito.
I lavori saranno conclusi da Angelo Colombini, Segretario
confederale nazionale CISL.

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Grottaglie: il Comune consegna i lavori per la prima trance di potatura degli alberi

Consegnati in settimana i lavori della prima trance per le potature del patrimonio arboreo di Grottaglie. Gli interventi, che inizieranno già dalla prossima settimana, riguardano la potatura e il consolidamento di 188 esemplari di pino e leccio e l’abbattimento di sei alberi di pino che presentano condizioni di instabilità. Gli interventi interesseranno via Martiri d’Ungheria, via XXIV Maggio, via de Gasperi, via Calò e piazzetta Molise.

Potature necessarie per il decoro urbano della città e per ripristinare un livello adeguato di illuminazione trattandosi di alberi che insistono lungo strade e viali cittadini. Il completamento della prima trance è previsto entro la metà di aprile.

Angelo Andrea Magazzino – Assessore ai lavori pubblici e verde pubblico

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Passata la festa gabbato lu Santo...
E Gabbati anche gli animali dai botti di San Ciro sparati folkloristicamente come ogni anno nonostante una ordinanza vietasse i botti, ma solo quelli di Capodanno (ordinanza che perarltro non ha sortito alcun effetto se non quello contrario).

I cittadini si lamentano della persistenza delle cosiddette bombe buie che non hanno risvolti estetici e del fatto che vengano sparate vicino al canile. Lì “Sì è scatenato l'inferno: reti divelte, scavalcate, anche reti di tre metri, animali impazziti.
Sono 20 anni che operatori rischiano di farsi male perché tutti i botti vengono sparati in prossimità del canile, non solo quelli di San Ciro. Ma un suono di campane non sarebbe uguale?”

Esistono, poi, giochi di fuoco silenziosi, usati in particolare in Estremo Oriente dove l'arte pirotecnica è piuttosto consolidata anche se, appunto, molto spesso ripulita dal fastidioso 'botto'.
Si tratta di fuochi d'artificio a tutti gli effetti che consentono di realizzare meravigliosi giochi di luce, privati, però, della parte rumorosa. Ad accompagnarli, generalmente, e renderli unici effetti sonori, giochi di luce, veri e propri spettacoli coreografici. L'ultimo esempio in ordine cronologico è quello di Collecchio, ridente cittadina in provincia di Parma, che per festeggiare il "Settembre” ha scelto i fuochi d’artificio senza botti.

I botti pirotecnici, giova sempre ricordarlo, possono infatti risultare molesti e spesso scatenano negli animali paura e panico, inducendoli a reazioni incontrollate e pericolose. I danni si riscontrano direttamente sia sugli animali domestici che su quelli selvatici, a partire dagli uccelli. Con le improvvise detonazioni si verificano nelle colonie che riposano istintive reazioni di fuga che, unite alla mancanza di visibilità, causano la morte di molti esemplari derivanti dallo scontro in volo con strutture urbane (case, lampioni, automobili, ecc.).

I cittadini di Grottaglie 5 Stelle

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Da oltre un anno la Fondazione Cittadella della Carità ha avviato un piano che si
propone di portare al risanamento dell’Azienda.

Il Piano presentato recentemente sia al le OO.SS. sia a tutto il personale della struttura,
mira non solo a l mantenimento degl i attuali livelli occupazionali ma anche a migliorare
le condizioni dei lavoratori e a qualificare maggiormente la struttura aumenta ndo
l’offerta assistenziale a disposizione di tutti i cittadini.
In questo Piano di Risanamento si propone ai dipendenti la dilazione delle somme
arretrate senza alcuna decurtazione .
Negli incontri avvenuti con l’azienda le OO.SS. scriventi sono riuscite ad ottenere
inoltre alcune importanti conquiste:
- La stabilizzazione futura d i alcune categori e di personale
- La trasformazione a full time dei part -time presenti in azienda
- La condivisione periodica con le OO.SS. dell’andamento contabile -finanziario
della Fondazione
- La possibilità, a valle del piano di risanamento, della trasformazione del CCNL in
essere.
In data 31 gennaio 2018 la maggioranza dei lavoratori, dopo un intenso e democratico
confronto assemblea re, a cui inspiegabilmente si è sottratta la sola CGIL FP , ha
condiviso e sottoscritto liberamente, l’ipotesi di accordo propost o dalla Fondazione.
Pertanto, l e recenti affermazion i della CGIL FP , apparse sui giornali, appaiono
strumentali e pri ve di fondamento, atte solo a far saltare il già pronto e condiviso
piano di risanamento , perché allo stato attuale, altre proposte, non sono mai
pervenute .
La logica conseguenza della non accettazione, da parte delle banche, del piano di
risanamento porterebbe a scenari che potrebbero rivelarsi non privi di conseguenze
non solo nell’immediato, con l a sospensione degli stipendi, ma anche nel futuro a
causa di un eventuale e forse ineludibile ridimensionamento dei livelli occupazionali
qualora dovesse subentrare qualche gruppo privato, ipotesi a cui non vogliamo ​
neanche pensare.
Gruppo privato che , come risaputo, sposa logiche di mercato che stridono
profondamente con lo spirito con cui è nata la Cittadella della Carità e che di certo non
rispetterebbe quanto più volte ribadito da S. E. Mons. Santoro : “mai nessun lavor atore
della Cittadella perderà il pro prio posto di lavoro” .
Forse si dimentica che tutti noi viviamo nella già martoriata città di Taranto dove
anche la perdita di un sol posto di lavoro rappresenta una vera e propria tragedia.
Qualcuno sta giocando con il futuro di 160 famiglie ed onestamente la nostra
coscienza ci impedisce di accettare tali comportamenti.


RSA CISL FP                         RSA UIL FPL                 RSA UGL Sanità
Francesco D’Ippolito              Leonardo Tursi               Lorenzo De Pasquale

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Gli assessori alle politiche abitative Francesca Viggiano ed al welfare Simona Scarpati, in merito alle recenti osservazioni del Segretario Provinciale del Sunia Taranto Luigi Lamusta, respingono con fermezza ogni addebito di "lassismo politico" rivolto all'amministrazione in materia di gestione dell'emergenza abitativa e di accordo territoriale delle locazioni.

Come noto alla intera collettività (e probabilmente sfuggito al solo Sig. Lamusta), l'amministrazione Melucci ha sin dal suo insediamento dimostrato particolare cura ed attenzione alla gestione della emergenza abitativa.
Ed infatti, con emendamento a firma dei due assessori dello scorso novembre - al fine di superare la impossibilità di procedere alla erogazione dei contributi alloggiativi per i ratei pregressi di morosità - è stata proposta alla commissione servizi una modifica del regolamento comunale che rendesse disponibile il pagamento anche delle morosità pregresse non consentito dalla precedente versione del regolamento.
Tale necessità era determinata proprio dalla esigenza di assicurare la continuità dei rapporti locativi oggetto di procedure di sfratto.
Pertanto, con deliberazione n. 203 del 29 novembre scorso, il consiglio comunale approvava tale variazione del regolamento, unitamente alla istituzione di una Short list di proprietari disponibili a concedere in locazione i propri immobili ai cittadini beneficiari di tale contributo. Altro emendamento sempre proposto dagli assessori Viggiano e Scarpati.
A rafforzamento delle misure di tutela per i nuclei disagiati, la giunta comunale, con delibera del 29 dicembre scorso, destinava il 49% del fondo gas, nella misura massima di euro 250.000,00, per il pagamento dei contributi abitativi in favore delle fasce deboli.
Ebbene, proprio in forza del suddetto atto deliberativo, la direzione servizi sociali, dall'inizio del nuovo anno, ha già corrisposto poco più di 200.000,00 euro per far fronte al pagamento delle morosità pregresse, arginando in tal modo le procedure di sfratto e quindi l'emergenza abitativa.
I predetti provvedimenti, oltre che essere pubblicati sul l'albo pretorio dell'ente, hanno- per la loro importanza ed unicità- avuto eco nazionale.
Anche tale circostanza è probabilmente sfuggita al segretario provinciale del Sunia Taranto.
La direzione patrimonio e politiche abitative ha inoltre completato il censimento di verifica degli immobili locati, attraverso una task Force in cui sono presenti anche i vigili urbani.
L'assessore Viggiano ha altresi preso parte al tavolo prefettizio istituito - secondo le prescrizioni della Legge Minniti - attesa la sussistenza di categorie disagiate.
Per quanto attiene, infine, all'accordo territoriale sulle locazioni, si rammenta al Sig. Lamusta che dovrebbero essere le sigle sindacali a proporre la bozza di accordo territoriale.
Pertanto, nella più completa inerzia delle sigle sindacali al riguardo, il Comune di Taranto si è attivato per la convocazione delle sigle e per impostare una bozza di accordo territoriale con l'ausilio dell'ufficio statistica dell'ente.
Le note vicende di cronaca dimostrano invece la forte presenza dell'amministrazione comunale che è andata a verificare le singole situazioni, richiedendo l'ausilio delle forze dell'ordine.
Spiace, pertanto, alla luce della attività posta in essere dall'amministrazione e la massima apertura dei due assessori alle problematiche dell'emergenza abitativa, che il segretario provinciale del Sunia Taranto avanzi oggi delle osservazioni del tutto incomprensibili e destituite di ogni fondamento giuridico e fattuale.
Il Comune di Taranto ha inoltre intrapreso un percorso serrato con Arca Jonica per combattere l'illegalità diffusa ed il fenomeno delle occupazioni abusive.

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Nella tarda mattinata di oggi, alle 13.30, la mostra "Facies Passionis" allestita nella chiesa del Carmine ha raggiunto circa 1500 visitatori. Di questi, 845 si riferiscono alla serata di giovedì, da dopo l'inaugurazione sino alla chiusura delle 22. Sebbene la mostra sia ad accesso libero e gratuito, il conteggio dei visitatori è fatto attraverso i biglietti numerati consegnati all'ingresso. La mostra, promossa dall'Arciconfraternita del Carmine e la collaborazione di Arcidiocesi e Comune di Taranto, vede esposti dieci simulacri della Passione giunti a Taranto grazie alla disponibilità di una serie di confraternite pugliesi.

Oggi, intanto, nell'ambito delle iniziative collaterali alla mostra si è svolto nella sede di Taranto dell'Università di Bari un convegno sul tema: "L'arte veicolo di fede tra mecenatismo e pietà popolare nell'Italia meridionale dal '600 ai giorni nostri". Sono intervenuti Eugenio Imbriani, docente di antropologia culturale e storia delle tradizioni popolari all'Università del Salento e Sage; Letizia Gaeta, docente di storia dell'arte all'Università del Salento; Antonio Basile, docente di arte contemporanea all'Accademia delle Belle Arti di Lecce; don Francesco Martignano, docente all'Istituto teologico di Molfetta. Ha introdotto e concluso Antonello Papalia, priore dell'Arciconfraternita del Carmine di Taranto.
Imbriani ("pietà popolare e tradizione culturale" la sua relazione) ha effettuato una comparazione tra la pietà popolare nei decenni passati ed oggi. "Tempo addietro - ha detto - la pietà popolare era espressione soprattutto dei ceti poveri della società, poveri dal punto di vista materiale e culturale, i quali si rivolgevano ai Santi chiedendo loro aiuto per questioni esistenziali molto concrete. Oggi, invece, la pietà popolare è entrata a far parte del patrimonio di una comunità e rappresenta un tratto dell'identità locale. Non a caso queste manifestazioni e l'universo della religiosità popolare sono entrati nelle politiche dell'offerta turistica e si incrociano con quelle promozionali". Riti e tradizioni fanno quindi parte, ha sottolineato Imbriani, "dei beni culturali immateriali come lo sono, per esempio, le danze, le lingue, la dieta mediterranea. Certo, l'Unesco è un po' restia ad introdurre le manifestazioni di religiosità popolare nei beni da tutelare ma questo non ci esime da ogni sforzo finalizzato alla ricerca, allo studio e alla valorizzazione di questo patrimonio".
Per Gaeta ("i Misteri e la Passione nella produzione artistica dei cartapestai leccesi tra '800 e '900" la sua relazione) "religiosità e aspetti culturali vanno coniugati. Le opere d'arte sono fondamentalmente religiose e dietro un oggetto artistico, c'è una forte spinta devozionale e religiosa. La storia delle terre di Puglia è contrassegnata da riti della Passione. Taranto e Siviglia sono due esempi di città del Sud Europa accomunate da questi riti. La devozione richiama quindi la territorialità perchè non si può prescindere dalla storia che c'è dietro". Gaeta ha poi parlato di una mostra da lei allestita nella sede dell'Università del Salento e descritto, con le foto, una serie di simulacri dell'Addolorata, effettuando al riguardo anche una distinzione tra Desolata e Addolorata. "La prima - ha rilevato - è la donna che vive l'angoscia del presentimento, la seconda, invece, è quella che è colpita dal dolore per la morte del proprio Figlio". Gaeta ha quindi citato celebri artisti che hanno realizzato le statue della Passione - Maccagnani, Manzo, Guacci, De Pascalis - rilevando come la confraternita "volesse aggiudicarsi il Mistero più prestigioso come segno di orgoglio corale".
Basile ("arte e religiosità popolare" il tema che ha trattato) è partito dalle edicole votive presenti in tanti luoghi di Puglia per sottolineare come oggi "la pietà popolare costituisca un patrimonio demo-etno-antropologico di indubbio spessore. Non possiamo però scindere la raffigurazione dei Santi dall'iconografia perchè questa è un chiaro elemento identificativo". Auspicando "uno studio serio sul folclore, che è cosa ben diversa dal colore", Basile ha insistito sulla necessità di preservare e valorizzare le tradizioni. "Certo, il contesto sociale complessivo è cambiato - ha rilevato - ma se arte e tradizioni sono giunte sino a noi, vuol dire che sono portatrici di messaggi positivi".
"Gerusalemme è qui, l'arte devozionale della Passione secondo la spiritualità della drammatizzazione mimetica" è stato il tema dell'ultima relazione, affidata a don Francesco Martignano. "I riti della Passione - ha dichiarato - hanno uno spirito imitativo e diverse sono le analogie tra la Terra Santa e i cristiani di Occidente. I pellegrini, per esempio, si iscrivono in questa correlazione. I crociati anche: erano pellegrini, seppure armati, che andavano in Terra Santa a difendere Cristo. Poi che accade? I mussulmani occupano Gerusalemme e allora Gerusalemme è qui, nei nostri luoghi, nelle nostre realtà urbane. Il Calvario, così presente in tanti nostri paesi, la scala santa, che è quella del pretorio, la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme di Roma. Tanti luoghi della memoria - ha affermato Martignano - che fanno città rituali". Il sacerdote ha poi detto come in passato la liturgia avesse, al suo interno, tanti momenti processionali, "che oggi invece si sono trasferiti all'esterno. E cosa sono le processioni - ha concluso - se non una comunicazione emozionale, anzi un Vangelo visivo?".
Domani, sabato 3 febbraio, la mostra al Carmine sarà aperta nel consueto orario: 9-22. Alle 19 al Carmine concerto di marce funebri della tradizione pugliese effettuato dall'orchestra di fiati "Davide Delle Cese" di Bitonto, città presente alla mostra con la statua di Gesù morto dell'Arciconfraternita del Suffragio e del Purgatorio. Il complesso, diretto dal maestro Vito Vittorio Desantis, si esibirà in una selezione di marce funebri suonate nei riti della Passione delle città presenti alla mostra.

Francesco Tamburrini

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