APERTAMENTE. Mattarella come Vittorio Emanuele III di Pierfranco Bruni

Pierfranco Bruni - scrittore e saggista 28 Mag 2018
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liquida l’Italia e affida al “maresciallo” Badoglio – Cottarelli la deriva di una Nazione chiamata paese

La storia è un cerchio. Non solo il mito è circolare. Il Presidente Mattarella ha scritto la pagina più brutta dopo quella Vittorio Emanuele III. Liquida la politica già liquida per affidare all’esercito dell’economia il relitto di una Nazione chiamata Italia. Mattarella senza corona come il liquidatore della dialettica. Liquida Conte. Affida la liquidità di un Paese nato dall’antifascismo a un maresciallo dell’economia. Ovvero da Badoglio a Cottarelli. Servizio completo per una Europa senza anima e un Mediterraneo che esplode. Bandiera rossa trionferà e viva il comunismo della libertà! Ma cosa ha combinato Mattarella? Si rende conto di come ha esposto una Patria al giogo franco tedesco nel nome del giacobinismo monetario? Non smetto di usare il termine liquido. Un concetto bruttissimo, ma indicativo anche sul piano di una antropologia della politica che ha determinato una geografia elettorale. 

Mi auguro che non vada a Brindisi, ma vada a casa! Non può più restare Presidente.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella va messo sotto accusa per “diritto” allo Stato di Diritto.. Su questo credo che persino Salvini non dovrebbe demordere. Berlusconi commetterà l’ennesimo errore che politicamente avrà delle conseguenze.
Mattarella non solo, secondo la struttura costituzionalista di Costantino Mortati che ha scritto la Carta Costituzionale, ha violato non solo la Costituzione, ma ha sradicato un voto popolare che, pur non condividendo le indicazioni date dagli elettori, bisognava, in uno Stato di Diritto democratico e libero nato dall’antifascismo, rigorosamente rispettare. Proprio in virtù di una Democrazia sorta dall’antifascismo avrebbe dovuto, in nome dell’antifascismo, avrebbe dovuto tutelare la libertà del Popolo Sovrano.
Così non è stato.
Non serve richiamarsi alla chiosa dell’articolo che spetta al Presidente della Repubblica…Semplicemente una banalità per chi crede di discutere di diritto costituzionale disconoscendo le matrici intorno alle quali si è mossa la discussione sulla realtà costituzionale. Basterebbe leggere, (ormai la rete è ricca di questo dibattito), appunto, chi sulla Costituzione ha lavorato scrivendola (da Gennaro Cassiani a Costantino Mortati) per comprendere come Mattarella ha violato la stessa Carta. È inutile fare chiacchiere.
Io non ho simpatizzato per le 5 Stelle e tanto meno per Salvini. Non ho votato questi Movimenti. Ma non posso accettare ciò che è accaduto. Ogni persona intelligente e munita di uno spirito non fazioso, e completamente intellettualmente libero, non può accettare, in nome dell’antifascismo, un atto di comunismo sovrano.
Per Mattarella va chiesto, a furor di popolo, per la libertà di tutti (dal Pd che lo appoggia e si sta prodigando dimenticando la Boschi, la Fedeli, il Savona di Ciampi, a FI che lo difende, in nome di cosa?) l’Impeachment! Solo così si restituisce sovranità allo Stato vero e credibilità alle Istituzioni nate dall’antifascismo (sic!).
Cosa diceva Costantino Mortati?
Scriveva: "La proposta dei ministri (redatta dal Presidente del Consiglio incaricato, il corsivo è mio) deve ritenersi strettamente vincolante pel capo dello Stato". A pagina 568 del suo lavoro costituzionale dal titolo: “Istituzione di diritto pubblico”, 1975, più volte pubblicato, editore Cedam 1991, in più volumi.
Ma il problema non riveste soltanto una questione strettamente giuridica.
Piuttosto politica.
Il 21 agosto del 2015 Paolo Savona scriveva una lettera aperta al Presidente della Repubblica che così recita:
“Caro Presidente,
per il rispetto che porto all’istituzione che presiede e a Lei personalmente, è con molta ansia che Le indirizzo questa lettera aperta riguardante una scelta che considero fondamentale per il futuro dell’Italia: la cessione della sovranità fiscale per far funzionare la sovranità monetaria europea, dato che questa è stata ceduta dagli Stati-membri senza stabilire quando e come si dovesse pervenire all’indispensabile unione politica necessaria per rendere irreversibile l’euro, né attribuire alla Banca Centrale Europea il potere di svolgere la funzione di lender of last resort in caso di attacchi speculativi come quelli che abbiamo vissuto dopo la crisi finanziaria americana del 2008.
Invece di affrontare questi due problemi vitali per il futuro dell’Europa si chiede di sottoscrivere un accordo per cedere la sovranità fiscale residua che, per pudore, viene chiamata “gestione in comune”. Il Presidente della Bundesbank ha riproposto e precisato i contenuti in un recente discorso.
Leggo sui giornali che Lei avrebbe concordato con il Presidente della BCE e il Ministro dell’economia e finanza italiano una strategia in attuazione del previsto accordo. Non credo di dovere spiegare a Lei perché nomino istituzioni e non persone. Penso che queste notizie siano suggerimenti di persone scriteriate (l’aggettivo è di un Suo illustre predecessore, Luigi Einaudi) che, non fidandosi più del Paese, ammesso che mai se ne siano fidate, lo vogliono colonizzare; una sorta di fastidio per i disturbi che provengono per i loro interessi. Spero che la notizia sia infondata, perché se non lo fosse, sarebbe Suo dovere smentirle, secondo un insegnamento che mi ha dato Ugo La Malfa: se un notizia è falsa, non si smentisce, se è vera, si deve farlo; e, aggiungeva che, se i contenuti della notizia erano particolarmente importanti – come sarebbe la cessione della sovranità fiscale che marcherebbe la fine della democrazia italiana senza che ne nasca un’altra – non si doveva solo smentire, ma farlo in modo energico.
A ogni buon conto, se una tale scelta maturasse, Lei non potrebbe ratificarla, perché l’art. 11 della Costituzione dice chiaramente che l’Italia … consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Naturalmente diranno che la decisione risponde a queste condizioni (pace, giustizia e parità con altri Stati) ma, sulla base dell’esperienza fatta con la cessione all’Unione Europea della sovranità di regolare i mercati e di battere moneta, queste sono pure ipotesi, una vera truffa per taluni e un’ingenuità per altri, che né la scienza economica (mi passi il termine), né la politica, che pretese di scienza non ha mai avuto, possono asseverare.
I trattati internazionali sono contratti giuridici tra nazioni e l’oggetto del Patto stipulato a Maastricht in attuazione dell’Atto unico e ribadito a Lisbona nel 2000 parla chiaro: all’art. 2, punto 3, afferma che L’Unione …. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L’Unione combatte l’esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.
Le chiedo, caro Presidente, se Lei ritiene che questo impegno sia stato adempiuto e quali siano, anche dopo l’esperienza della crisi greca, le probabilità che lo possa essere anche ipotizzando di cedere la parte residua della sovranità nazionale in cambio (il termine è già un eufemismo) di un’assistenza finanziaria accompagnata da vincoli che violano il dettato della nostra Costituzione che Lei è deputato da tutelare. Invece di uscire dal paradosso di un non-Stato europeo formato da non-Stati nazionali si intende approfondire questa strana configurazione istituzionale, perché appare vantaggiosa a pochi paesi capeggiati dalla Germania.
Poiché la tesi del vantaggio che potremmo ricavarne è priva di fondamento, da tempo si insiste nello spargere terrore su quello che avverrebbe se l’euro crollasse, trascinando il mercato unico, aggiungendo la ciliegina della speranza che in futuro le cose andranno meglio e che si va facendo di tutto affinché ciò avvenga.
Vivere nel terrore del dopo e nelle speranze che le cose cambino, senza attivare gli strumenti adatti affinché ciò avvenga, non è posizione politica dignitosa. L’Italia non si è tirata indietro quando è stato chiesto di pagare un costo elevato in termini di vite umane per giungere all’unità e per uscire dalla dittatura nazifascista perché sapeva valutare il costo di rimanere nelle condizioni in cui si trovava, spero che la nuova classe dirigente non si tiri indietro e sappia chiedere e far accettare un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni.
Per l’Italia non esiste alternativa al chiedere il rispetto congiunto del dettato costituzionale e dell’oggetto del Trattato europeo vigente e Lei ne è garante.

Paolo Savona, MF 21 agosto 2015”.
Sarà vera o è una bufala questa lettera? Smanettate, cari lettori e vi renderete conto.
Dunque? Tra Mattarella e Savona ci sono stati dei precedenti?
La domanda più stupida che mi sorge è: Perché aver conferito l’incarico a Conte?
O Mattarella era in malafede o non aveva ben compreso la realtà politica.
In entrambi i casi non può rappresentare una Repubblica nata in nome dell’antifascismo e in nome di un Referendum anti Monarchia.
Siamo in un tempo di politica ancora nel nome dell’antifascismo. Come sono ridicoli e sciocchi coloro che pronunciano ancora questi termini. Io mi sono divertito.
Bisogna creare i presupposti di una Nazione antifascista! Nel 2018?
Il fascismo ha insegnato un dato storico. Il corporativismo.
Mattarella conosce bene il corporativismo come lo conosce Cottarelli, Draghi e i tedeschi.
Se il corporativismo è fascista ed è nato con il fascismo cosa rappresenta questa Europa?
La storia bisogna conoscerla bene, Presidente della Repubblica e espressioni politiche. Altrimenti non avrebbe firmato la nomina per un Ministro che sa di non sapere la lingua italiana.
Ma dai, siamo alle pezze di una democrazia nata dall’antifascismo! Mattarella come Vittorio Emanuele III, liquida l’Italia e affida al “maresciallo” Badoglio – Cottarelli la deriva di una Nazione chiamata paese

 

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