"Parla con me" intervista a Paco Vinci*: Giovani e Università: è tempo di decisioni

Archiviati gli esami di maturità, i nostri giovani si troveranno alle prese con la difficile decisione circa gli studi da proseguire, il corso di laurea ed anche la sede da scegliere, prestando attenzione a fare la scelta giusta di cui non pentirsi in corso d’opera.
La scelta universitaria è una vera e propria scelta di vita che non comprende solo l’indirizzo di studi ma anche il modo in cui viverlo, spesso lontano dalla famiglia, nella totale necessità di gestirsi da soli, in un percorso di crescita e di sviluppo del senso di responsabilità.
Ne parliamo con il nostro amico Paco Vinci che, per conto dell’Esercito Italiano, cura i rapporti con le università e gli istituti di formazione e specializzazione italiani ed esteri.

Qual è a tuo avviso lo stato di salute delle università italiane?
Le nostre università sono da sempre dei poli di formazione di alto livello, nel senso che la qualità degli insegnamenti e degli studi compiuti garantisce una solida preparazione in tutti i settori. Detto ciò, bisogna però avere il coraggio di ammettere che la qualità degli atenei del nord, alcuni in particolare, è ben diversa da molti altri. Questo in considerazione del fatto che, a mio avviso, la validità dell’offerta formativa non è data solamente dagli aspetti formativi ma anche dalla qualità delle strutture, dei servizi e delle opportunità ad essa connesse.
Quali sono, a tuo giudizio, le università migliori in Italia?
Come già detto, la qualità complessiva di tutti gli atenei italiani è senza dubbio elevata. Tuttavia, è necessario fare delle distinzioni sulla base di quello che non è solo un mio giudizio personale, ma suffragato da alcuni dati di fatto. Non ho alcun dubbio che sul piano ingegneristico il Politecnico di Milano e di Torino siano i poli di eccellenza in termini assoluti. Ciò in considerazione del fatto che questi poli universitari viaggiano velocemente e di pari passo con la grande industria, con l’economia, con l’evoluzione socio-politica internazionale e mondiale. Sono contesti dove i docenti non si sentono mai arrivati, ma sono in continua crescita ed aggiornamento, anzi, probabilmente è più corretto dire che per molti versi sono gli “artefici” dell’evoluzione. Ed in questo processo evolutivo coinvolgono gli studenti con i quali hanno un rapporto più diretto e partecipativo rispetto ad altre realtà.
Per altri settori bisogna citare le realtà di Pisa, Padova, Bologna, Trento e sicuramente “La Sapienza” di Roma. Questo non vuol dire voler screditare i nostri atenei del sud, da figlio del sud non lo farei mai, ma significa dover ammettere coerentemente la qualità di alcune realtà italiane d’eccellenza.
Quali consigli senti di poter rivolgere ad un giovane che si appresta a compiere la scelta?
Per carattere sono portato a credere che nessuno abbia titolo a dare consigli agli altri nel rispetto della diversità di ognuno. Ma posso esprimere una valutazione: la mia percezione è che già da tempo le lauree di tipo tradizionale stanno cedendo il passo a lauree sempre più specifiche, finalizzate a creare degli specialisti in molteplici settori. D’altronde è quello che chiede il mercato. Anche nell’ambito delle stesse lauree tradizionali si è andati nella direzione di una ripartizione sempre più settoriale. C’è però una cosa che un giovane dei giorni nostri deve considerare: sebbene facciamo ancora molta fatica a pensare ad una società globale, oltre i confini nazionali, di fatto ci stiamo evolvendo sempre maggiormente in funzione dei bisogni e degli interessi mondiali. In questo contesto non sarà più sufficiente essere un valido ingegnere, un buon medico, un abile avvocato, un preciso commercialista, un frizzante letterato o altro, ma è importante saper immaginare la propria professione ed il proprio ruolo avendo consapevolezza dell’evoluzione geo-strategica mondiale, a meno che non ci si voglia accontentare di sentirsi arrivati. Quindi, qualunque sia la scelta del corso di laura, è importante articolare il proprio piano di studi in maniera quanto più “multidisciplinare” possibile, affinché la preparazione finale conferisca la capacità di saper guardare lontano ed ovunque e, di conseguenza, di sapersi immaginare nel complesso contesto futuro.
Inoltre ritengo che nell’ambito dei paesi comunitari si faccia fatica a sentirsi cittadini europei, al contrario si tende spontaneamente a sentirsi legati all’identità della propria nazione. Questa è una grande limitazione perché le istituzioni europee sono una fonte vastissima di opportunità in qualsiasi settore. Ad un giovane basterebbe visitare il sito internet della Commissione Europea per scoprire quanto sia immensa l’articolazione delle strutture comunitarie e quante possibilità ne derivano. Da questo punto di vista molti giovani ritengono la conclusione dei loro studi universitari come il punto di arrivo piuttosto che come quello di partenza. In quest’ottica mi auguro che le istituzioni nazionali, sia a livello centrale che locale, possano quanto prima avviare dei percorsi di “consapevolezza europea”, sin dalle scuole medie, finalizzati a creare una mentalità “oriented” che insegni a saper guardare oltre i confini.
Grazie per la tua disponibilità con l’augurio di ogni bene per la tua vita e la tua professione.
Grazie a voi ed un affettuoso saluto ai tanti lettori  di questo giornale ed ai nostri conterranei.

 * Pasquale (Paco) VINCI

Addetto ai Rapporti con le Università e Relazioni Esterne per l'Esercito Italiano

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