APERTAMENTE. Grottaglie, una città che non fa cultura di Pierfranco Bruni*

Quando d’estate si pensa di fare cultura con il “Programma delle Attività” vuol dire che dallo scenario e dal retroscena di una Amministrazione Comunale, non si sia compreso bene il concetto di conoscenza valorizzante delle culture. Purtroppo siamo invasi dalle estati culturali a cominciare dal mese di giugno, ovvero dalle sagre notturne. Quelle che aveva inventato il pur “famoso” assessore romano Nicolini. 

Si gioca a far baldoria, questa è la verità.
Il dramma, invece, è che quando una cittadina ha risorse culturali da valorizzare e da proporre, nel corso di intere stagioni o di vite, restano, tali risorse, nel sonno che la notte richiama agli dei.
Una di queste cittadine del Sud è la Città, che è stata definita, e che è tale per il lavoro artigianale che svolge, Città delle Ceramiche, ovvero Grottaglie.
Sembra avere, appunto, il sonno culturale applicato allo sguardo della memoria. Esiste come dato di fatto l’immagine della cultura, ma non esiste la promozione e il dato valorizzante certo, che possano creare impresa, sviluppo, economia in un humus di eventi.
Presenta delle realtà, ma sono nella ragione del sonno a trovare una sveglia della ragione. Non si creano eventi che possano chiamarsi tali. La tradizionale Ceramica, nella festa agostana, è un punto di partenza, anzi è sempre un punto di partenza che non riesce a trovare una progettualità culturale, che non sia commerciale.
Eppure è da anni che si sarebbe dovuta trovare una soluzione. Ormai le imprese che non fanno cultura, a Grottaglie o altrove, sono economie senza alcuna progettazione costruita sulla Immagine che crea immaginario. È come se si puntasse ad una impresa di finanza e non ad una impresa di economia.

Aziende, banche, imprenditoria, in un tempo di antropologie comunicanti e di socializzazioni intransigenti e in transizione, senza una visione culturale (altra e alta) non esistono nei mercati internazionali “intelligenti”. È inutile giocarsi la propria presunzione. I fatti contano.
Qui “intelligenti” significa lungimiranti (lungimiranza e non miraggio, anche se male non sarebbe) in un investimento negli “Immaginari” di una progettualità tra Cultura e Impresa.
A Grottaglie nessuna impresa fa cultura, affermo nessuna, ovvero investe in cultura e, quindi, non investendo nel marchio cultura, è fuori da una proiezione dei mercati di alto spessore competitivo. È inutile tergiversare su qualche piccolo contributo che si offre, episodicamente, a qualche manifestazione.
Non esiste la cultura come investimento per le imprese. Nessuna impresa mette in gioco il proprio nome per spenderlo nell’immaginario culturale che è quello che crea visibilità. Quindi non fa eco – no – mia. Bensì pensa alla fi – nan – za.
Ed è così anche per la attuale Amministrazione comunale. Un Comune che non fa impresa culturale gestisce l’amministrativo quotidiano o pensa di articolare l’economia con la finanza?
La cultura fa economia e l’economia è promozione sulle identità culturali. Questo è il punto. Il museo della ceramica di Grottaglie non esiste sulla carta delle varienti culturali veicolanti euro – internazionali della antropologia delle ceramiche. Quindi non esiste.
Il Comune non fa cultura se non attraverso una consuetudine senza visioni progettuali. Non c’è un percorso del sistema culturale. Su quali basi si può ragionare? Sulla presentazione di un libro? Sulla serata negli intagli della città vecchia? Nelle orecchiette tra le strade? È obsoleto tale discorso.
Eppure con le chiese e i conventi, addirittura, si sarebbe potuta creare una Via della Fede. Oppure una Via della Scrittura. Oppure l’Asse dei Barocchi. Oppure l’Artigianato che fa Arte. Oppure Le maschere insepolte.
Le soluzioni e le risoluzioni sarebbero tante sul piano delle Culture sommerse. Quando manca un progetto mancano gli obiettivi.
Anche la questione aeroporto risente moltissimo questo vuoto.
Di Progetti realizzabili è pieno il tempio dei sapienti!
Non si vuole comprendere che un Assessorato alla Cultura è un riferimento in Incipit per una economia che potrebbe essere una Economia avanzata. Ma, ripeto, le imprese, non fanno una politica economica, piuttosto guardano al dato finanziario. Il Comune dovrebbe creare i presupposti politici per una cultura delle “energie” sinergiche esigenti. 

Purtroppo, neppure il Comune esiste sul versante della pianificazione culturale. Pur avendo le risorse reali e le vocazioni non esiste il pensiero di una cultura pensata.

Pierfranco Bruni - Saggista e Scrittore

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