APERTAMENTE. L'Isola che non c'è? di lilli d'amicis Featured

Si eccomi!, manco da molto tempo con i miei APERTAMENTE, immagino che non sia stato una gran mancanza e poi chi mi segue su Fb sa più o meno i miei stati d’animo e come la penso su certi argomenti, quelli che ogni giorno ci fanno, a seconda dei casi, più irritare che gioire. 

Certo sono più le notizie nefaste di quelle che ci fanno riappacificare con il mondo intorno a noi. Ma una cosa è certa: non stiamo vivendo una bella epoca, definirla orribile è usare un eufemismo.
Una delle notizie, quella del 28 giugno scorso che ancora mi irrita, non poco, è che il TAR di Lecce ha respinto il ricorso contro l’ampliamento del terzo lotto della discarica di Torre La Caprarica, inoltrato dai Comuni di: Grottaglie, San Marzano e Carosino. Si tratta di un’ ulteriore iattura, uno schiaffo in piena faccia, a questa nostra provincia già messa a dura prova da oltre 70 discariche che insistono sul suo territorio già martoriato abbondantemente dall’Ilva, Cementir, Raffineria e se vogliamo aggiungere qualcosa di cui ancora pochi si stanno preoccupando, la fito-agricoltura che usa a manetta pesticidi sta ulteriormente minando il nostro ambiente in grave stato di sofferenza grazie all’uso sconsiderato della chimica a go go in agricoltura.
Già sento le voci di chi, leggendo queste mie umili righe, dirà: Oddio sempre a parlare male del nostro territorio, come si fa a non vedere cotanta bellezza? Sempre ad essere negativi! No, signori miei non siamo per niente negativi, chi scrive ha avuto la fortuna di vedere quei territori prima della devastazione dell’uomo, avvenuta grazie ad antichi e maldestri politici che per sfamare un popolo hanno creato la favola dell’Eldorado, della ricchezza, del boom economico, tutto questo (ILVA, Raffineria, Cementir e discariche), non ha tardato a manifestarsi in tutto il suo inganno. Posti meravigliosi sono diventati un inferno e quello che più sconcerta è che non accennano a fermarsi e quindi finalmente a studiare seriamente per un’economia che ci riscatti dal probabile collasso, dove le ricche risorse naturali sono state sacrificate sull’altare del cosiddetto “boom economico”.
Certo ci conforta nel sentire che un Di Maio si stia preoccupando di Taranto e dei suoi bambini, ricordando quei poveri bimbi morti nel cui cervello è stato trovato minerale fossile, quel minerale dei famigerati campi minerari tenuti scoperti da sempre, le cui polveri ricoprono tutte le case, le scuole e i giardini del quartiere dei Tamburi dagli anni ’60 ai giorni nostri, senza contare quello che esce dalle ciminiere.
Caro Ministro, a parte il fatto che lei parla alla camera di venerdì, quando ormai la maggior parte dei parlamentari sono tornati alle loro terre di origine, compresi i suoi stellati, forse le sfugge che tanti politici in passato si sono preoccupati e pianto in questi anni, senza poi mai fare nulla se non manifestare una stomachevole retorica e lacrimuccia accompagnate da promesse a raffica ovviamente disattese. Non si può barattare il lavoro con la salute e viceversa, è crudele in entrambi i casi, ma qualcosa bisognerà sacrificare, vite umane basta, togliere il lavoro nemmeno, per poi far morire di fame buona parte della gente di Taranto nemmeno, ma allora cosa si fa? Non lo so, non ho la soluzione in tasca, ma di certo bisognerà smetterla con gli imbrogli, con il far ingrassare i soliti profittatori della situazione, caro Di Maio per favore si informi a che punto siamo con le bonifiche e con la copertura dei Parchi minerari, non lo chieda ai soliti burocrati che sono sempre gli stessi e sono quelli che gattopardescamente fanno finta di cambiare tutto per non cambiare nulla. Si caro Ministro qui da anni si parla di cambiamento ma di cambiato non c’è mai stato nulla, se non in peggio con il numero dei morti, dei malati e degli affamati che cresce a dismisura.
Taranto è come una bella signora andata in disgrazia che si acconcia, si tira su perché ancora è bella, ma quella bellezza è molto fragile e se non si interverrà per tempo sfiorirà in un botto e purtroppo i segnali ci sono tutti.
La Cultura a Taranto è stata sempre un fiore all’occhiello, non a caso abbiamo il MArTa che richiama visitatori da ogni dove, ma non basta! Non si vive di sola cultura come non si vive di solo pane, i tarantini sono un popolo sfinito e lo sfrecciare, nei cieli sul mar grande delle Frecce Tricolori, ha si portato una giornata di gioia, gioia per quelle famiglie che hanno visto giurare i figli fedeltà alla Patria per un posto precario di lavoro, per poi la maggior parte di loro, tra un anno, avranno di nuovo il problema del loro incerto futuro, e quindi l’amaro in bocca resta in un quadro di crescente incertezza.
Ma tornando all’ultimo regalo dell’Arma Azzurra, è vero che ha portato un bel movimento in Città, attività commerciali prese d’assalto, come alberghi, B&B, etc etc.., il giorno dopo cosa è rimasto? Qualcuno dirà che tutta questa gente si è portata con se la bella Taranto negli occhi e nel cuore, complice il bel “regalo” e forse molta di questa gente tornerà, ma se non verrà riaccesa l’economia in questa meravigliosa Città dei due Mari, chi ritornerà lo farà una volta ancora e basta perchè troverà il deserto, Taranto rischia seriamente di diventare un ricordo bello ma passato, insomma l’Isola che non c’è.
Quindi si rallegriamoci delle riprese di Linea Verde, di Linea Blu e di altri obiettivi mediatici puntati sul nostro territorio, sulla nostra terra, ma non facciamoci infinocchiare perché il problema ambientale ed economico resta, passando per la nostra salute che ogni giorno di più diventa precaria, come i posti di lavoro, mentre un Presidente di Regione continua a fare tagli e per curarsi bisogna mettere sempre più mani al portafoglio e per chi non ha la possibilità per curarsi dovrà mettersi in una angolo e aspettare la Santa Morte.

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Lilli D'Amicis

Giornalista

Direttore e editore di www.oraquadra.com

Oraquadra è un giornale on-line con autorizzazione del Tribunale di Taranto del 6 dicembre 2011, iscrizione registro dei giornali e periodici n.11/2011.

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