APERTAMENTE. "Crollo di Genova, occorre il senso delle Istituzioni, no proclami ma fatti" di Ciro Marseglia

Il tragico evento accaduto a Genova lo scorso 14 agosto, oltre alla rabbia, allo sconcerto, la solidarietà e al cordoglio di noi tutti, ha evidenziato uno sconcertante comportamento della nuova classe politica.
Il comportamento Istituzionale che ci saremmo aspettati per la tragicità della sciagura è completamente mancato, ai messaggi di solidarietà e rassicurazione per le genti del posto si è sostituito un clima di caccia alle streghe. Le massime autorità dello stato il simbolo delle garanzie del diritto, che annunciano non “possono” aspettare l’esito dell’inchiesta giudiziaria, ma già proclamano colpevoli e sentenza.
Seguendo questo esempio se un qualsiasi cittadino difronte ad un evento negativo può dare un giudizio e farsi giustizia da solo.
Il giorno del cordoglio è stato un correre a fare comizi contro qualcuno, chi c’era prima come un volersi giustificare per qualche motivo.
I genovesi, gli italiani in quei frangenti chiedevano non capri espiatori o qualcuno da mettere alla gogna, ma una spiegazione logica per come nel 2018 dove partono navette che arriveranno intorno al sole, si possa trovare la morte scegliendo di percorrere un’autostrada e non per una manovra azzardata, un colpo di sonno o per l’eccessiva velocità, per il crollo di un ponte.
Non si è avuto il buon gusto e dovere istituzionale, dopo il necessario silenzio che la drammaticità del momento richiedeva, di fare quello per cui sono stati chiamati a fare dagli elettori, elaborare soluzioni per risolvere l’emergenza del momento e dare un futuro sicuro a quei territori e alle migliaia di viaggiatori che per corrono le strade, approntare misure che garantiscano sicurezza ai tanti che inseguito al crollo si sono visti messa in discussione la propria serenità economica e sociale.
Si è preferito fomentare le piazze dichiarando di tutto, stravolgendo le verità per rimarcare ancora una volta la propria diversità, ma da chi?
Gli italiani li hanno già ritenuti tali il 4 marzo, gli hanno dato fiducia, dimostrino con i fatti di esserlo. Assumano il senso delle istituzioni che gli compete passino dai proclami ai fatti.
Si rendano conto che anche loro negli anni scorsi hanno sbagliato alcune scelte con i continui no, bloccando opere che sarebbero servite, forse a scongiurare la tragedia.
Pianifichino in tempi brevi una soluzione per i tanti sfollati, non continuino per paura di vedersi bruciare una notizia di mettere in parallelo le vittime del crollo con le vittime della migrazione.
In momenti come questi ogni paese civile si stringe intorno alle vittime e con una sola voce pensa a come porre rimedio, noi continuiamo a non essere una Nazione unita e solidale.
Sulla pelle delle vittime, certamente in tanti ci hanno vissuto ed arricchiti, se proprio sono diversi lo dimostrino con le azioni. O il loro ribadirlo in ogni dove avrà solo il sapore della locuzione latina “excusatio non petita, accusatio manifesta”.

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Redazione

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