Il club Bilderberg e la politica di Salvini di Ettore Mirelli

Ettore Mirelli avvocato 29 Set 2018
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L'essere stato bloccato su Facebook per aver violato gli standard comunicativi della community in materia di politiche comunitarie e gestione dei flussi migratori mi ha dato la possibilità di riflettere sul nostro reale potere di manifestazione del libero pensiero e su quelli che sono gli attuali mezzi di comunicazione a nostra disposizione.

Non possedendo una televisione per motivi ideologici e non potendo accedere a Facebook, ho passato la serata al telefono con un amico che gestisce una pagina Facebook con 32.000 followers, ha un profilo con 5.000 amici virtuali, con la aggiunta di 2.600 followers del profilo, ossia questo mio amico ha la possibilità materiale di raggiungere una utenza complessiva di 40.000 persone ogni volta che scrive una frase, eppure, malgrado questo, mi ha confessato che sta pensando di cancellarsi da Facebook perchè si sente chiuso in un recinto.
Quanto vale per per il mio amico, vale infinite volte di più per me, che solo grazie alla stima personale dell'Editore di questo giornale on line, ho la possibilità di accedere ad una utenza di alcune centinaia di lettori.
Ma per dire cosa e per raggiungere quale scopo?
Chi scrive ha la volontà di suscitare nel lettore una adesione al proprio pensiero, mira a convincere della bontà della propria posizione ideologica, politica ed esistenziale, per agire sulla formazione delle coscienze come momento prodromico della azione. Ma poi questa azione generata dalla coscienza rinnovata nel lettore, ha la possibilità concreta di realizzazione nel mondo reale? Ed in che modo?
Sul punto mi tornano alla mente le riflessioni fatte da George Orwell nel romanzo “1984” in cui il potere dominante aveva istituito il Ministero della Verità, con il compito di gestire la comunicazione nella collettività organizzata. A tal fine il Ministero riconosceva ed incentiva il diritto soggettivo di ogni cittadino a manifestare due minuti di odio al giorno, mediante l'espressione virtuale del proprio dissenso. Questi due minuti di odio erano fondamentali per la stabilità del sistema politico, perchè attraverso essi il cittadino si sentiva libero di esprimersi, appartenente ad uno Stato democratico e nello stesso tempo in essi sfogava il proprio rancore e le proprie legittime frustrazioni sociali, inducendolo a guardare con sufficienza, disillusione e cinismo gli strumenti della lotta politica concreta che si manifesta con i cortei in piazza o con l'esercizio della pratica politica di opposizione alla Autorità dominante. Attraverso questi due minuti d'odio si realizza quindi la democrazia virtuale e l'unità nazionale attraverso la manifestazione del dissenso, che sfogato in appositi recinti controllati, diviene parte integrante del sistema di controllo di massa.
Perchè in buona sostanza nessuno schiavo si ribellerà mai se è convinto di essere un uomo libero.
Naturalmente non ha senso parlare di schiavitù, se non si individua chi è il padrone e quale scopo intente ottenere attraverso la schiavitù del popolo.
Ed è così che leggendo senza sosta di qua e di là mi sono imbattuto in alcune frasi interessanti di un certo David Rockefeller rivolte agli ambasciatori dell'ONU in data 14/9/1994 : “Siamo sull'orlo di una trasformazione globale, tutto ciò di cui abbiamo bisogno è una giusta crisi globale e le nazioni accetteranno il nuovo ordine mondiale.”
Od ancora : “ Qualcosa deve prendere il posto dei governi ed il potere privato mi pare il soggetto più indicato.” ( Newsweek International 1/2/1999).
“ Datemi il controllo della moneta di una nazione e non dovrò preoccuparmi di chi fa le leggi” ( Mayer Amshel Rothschild, Banchiere)
“ Il potere del capitalismo finanziario ha un obiettivo di fondo: niente di meno che creare un sistema di controllo finanziario mondiale, in mani private, in grado di dominare il sistema politico di ciascun Paese e l'economia del mondo come un tutt'uno.” (Carroll Quigley, Consigliere del Dipartimento della Difesa e della Marina degli Stati Uniti, nonché consigliere del Presidente Bill Clinton.)
“ Piaccia o non piaccia, avremo un governo mondiale. L'unico dubbio è se ci arriveremo tramite il consenso o per imposizione” ( Paul M. Warbug, Banchiere, Dichiarazioni rese alla Commissione affari esteri del senato statunitense.)
Starete pensando che queste qui citate sono frasi lontane da noi nel tempo e nello spazio, che non ci riguardano, ma forse sarà utile sapere che David Rockefeller, membro della famosa famiglia Rockefeller che nel secolo scorso è stata il simbolo del capitalismo americano, nel 1954 ebbe ad organizzare una conferenza a cui parteciparono Capi di Stato, Ministri del Tesoro, Presidenti di importanti multinazionali, giornalisti molto vicini all'establischment e non si capisce perchè il Capo della CIA e i dirigenti dei principali Servizi Segreti delle nazioni più industrializzate. La caratteristica di questa conferenza, che è stata poi istituzionalizzata, con la creazione di un comitato di supervisori ed una commissione organizzativa, è di essere organizzata con cadenza almeno annuale per lo svolgimento di lavori assolutamente segreti.
La scelta della segretezza è stata giustificata con il fine di consentire ai partecipanti la libera espressione del proprio pensiero e delle proprie teorie, senza dover tenere conto della opinione pubblica, che la presenza di organi di stampa avrebbe determinato.
Stiamo parlando del Club Bildemberg e della sua influenza sulle sorti del mondo.
Non ho mai avuto una grande simpatia per le tesi complottiste, perchè mi rovinano la digestione, senza essere supportate da prove plausibili o interpretazioni dei fatti verosimili, ma relativamente al Club Bildemberg rimane l'indiscutibile dato di fatto che ogni anno, i signori dell'economia, che sono anche i signori della comunicazione, si incontrano con i signori della politica e con i dirigenti dei servizi segreti e parlano ininterrottamente per giorni e giorni, senza rivelare a nessuno il contenuto di queste conversazioni.
Solo in epoca recente, quando l'attenzione dell'opinione pubblica è diventata più pressante alle porte di queste maestose residenze private in cui avvengono gli incontri, il Club Bildemberg ha preso l'abitudine di rivelare un non confermato ordine del giorno.
Quest'anno la 66^ riunione del Club Bildemberg si è tenuta proprio in Italia nel mese di giugno (6) a Torino. Si è parlato formalmente di “disuguaglianza sociale, futuro del lavoro e intelligenza artificiale.”
Da persona in buona fede vorrei pensare che le tematiche su indicate, di assoluta rilevanza sociale, siano state affrontate dai grandi della terra dal punto di vista del popolo per risolverne le criticità in funzione sociale, mettendo la tutela dell'uomo e della società al centro del piano d'azione, ma poi vedendo che gli invitati più prestigiosi della politica italiana sono stati Romano Prodi ( esecutore del progetto europeista in Italia.) e l'ex Presidente del Consiglio Prof Mario Monti ( esecutore criminale delle politiche di austerity europeiste) a braccetto con Henry Kissinger ( braccio destro di Nixon e molto vicino a Napolitano), Josè M Barroso di Goldman Sachs ed ex Presidente della Commissione europea, viene il dubbio che le tematiche della disuguaglianza sociale, del futuro del lavoro associato alla tematica della intelligenza artificiale, siano state affrontate dal punto di vista e di interesse dei signori della economia e no del popolo.
La cronologia è poi agghiacciante se si consideri che il Club Bildemberg ha deciso di riunirsi in Italia proprio all'indomani dell'affermazione politica del partiti “Populisti” in questa nostra nazione che è strategicamente fondamentale nel mantenimento degli equilibri tra occidente, oriente e medio oriente.
Cosa si siano detti per tre giorni, sotto la direzione di John Elkan Presidente di di FCA e di Lilli Gruber, Dama bianca della informazione italiana, non è dato saperlo. Così come non è dato sapere come si giustifica la presenza dei servizi segreti occidentali in queste riunioni.
Tutto questo ci riporta alla domanda iniziale: che valore può avere la comunicazione già organizzata dai Padroni a livello politico ed economico? Possiamo parlare di libertà della comunicazione, se tale comunicazione avviene in recinti prestabiliti e proviene da una molteplicità di fonti frammentarie che si annullano a vicenda in un fiume di parole autodelegittimantesi?
La mia risposta è che dobbiamo stare molto attenti a non fare il gioco di chi ci vuole dominare. Le nostre riflessioni su facebook o sui giornali non devono essere espressione di quei due minuti di odio che va cercando il potere per farci stare tranquilli. Non dobbiamo farci la lotta a vicenda litigando su singole tematiche, senza poi esprimere una reale azione modificativa sulle stesse, e l'unico modo per farlo è di moderarci e limitarci nella conversazione facendo quadrato intorno all'unico leader che oggi in Italia sta dimostrando di assumere con coraggio posizioni antieuropeiste e antiestablishment.
Quella di cui parlo non è una semplice contrapposizione ideologica fine a stessa tra potere economico e popolo, ma è l'ultima possibilità che abbiamo di tentare di sovvertire l'ordine mondiale così come ci è stato imposto dal potere economico che si è appropriato delle nostre istituzioni politiche nazionali ed internazionali.
Dopo l'emanazione del DEF c'è stata una fase di instabilità dei mercati, poi sostanzialmente rientrata, perchè le istituzioni comunitarie stanno assumendo una posizione diplomatica nei confronti dell'Italia, perchè hanno capito che assumendo un atteggiamento intransigente determinerebbero una reazione a catena dei paesi eurospettici capace di far crollare il sistema europeista.
Il fronte antieuropeista oggi ha assunto una rilevanza politica tale da evitare il ripetersi di deprecabili sciagure economiche e morali come quella avvenuta in Grecia, nazione questa che è stata letteralmente fagocitata dalle multinazionali tedesche e dove il popolo è ormai alla fame con tassi di disoccupazione e prostituzione mai registrati prima.
Tuttavia, la battaglia è appena incominciata e anche se azioni politiche ed economiche non sono state ancora intraprese contro l'Italia, la campagna diffamatoria e terroristica contro la nostra Nazione ha già preso piede. Si cominciano ad infiltrare nel dibattito pubblico velenose e mistificanti equiparazioni dell'Italia alla Argentina, al Venezuela e alla Colombia. Si vuole generare il terrore nel popolo, far fuggire gli investitori privati al fine di destabilizzare l'economia nazionale e creare una instabilità politica che determini la caduta del Governo e l'instaurazione di un Governo “tecnico” nominato da “loro”, ossia dal Quirinale.
Contro tutto questo noi che cosa possiamo fare? Possiamo evitare di fare il loro gioco. Dobbiamo evitare di creare valanghe di post in cui critichiamo l'operato del governo per puro istinto di critica, ma senza avere ed indicare alcuna alternativa di azione. Dobbiamo avere quel senso di appartenenza alla nazione e responsabilità individuale per capire che non è più il tempo del disfattismo, non è più il tempo della parola fine a se stessa.
I nostri post su facebook, la nostra stessa opinione personale, non ha nessuna possibilità di incidere in modo positivo sul sistema, ma al contrario ha la possibilità di incidere in modo negativo, creando ed alimentando il panico sociale.
Questo non è più il tempo della parola. Questo è il tempo in cui dobbiamo stringerci intorno all'unico leader che sta dimostrando nei fatti di voler assecondare e tutelare gli interessi del popolo contro il sistema economico organizzato. Questo è il tempo dei nervi saldi e dell'atteggiamento positivo. Le nostre comunicazioni su facebook e sugli altri social network non devono costituire i nostri due minuti di odio e non devono alienare il nostro dovere di partecipare attivamente alla vita politica scendendo in piazza e sostenendo fattivamente questo nostro Governo, l'unico possibile, che piaccia no. Perchè è alla piazza che verremo chiamati in questo autunno caldo dove si giocheranno le sorti del nostro futuro democratico.
Superiamo la critica, superiamo la parola, superiamo l'inazione e dimostriamo di essere cittadini consapevoli e responsabili, appartenenti ad un unico Popolo, uniti nell'unica casa che ci appartiene di diritto: la nostra Nazione.

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