APERTAMENTE. Cronologia della crisi indotta di Ettore Mirelli

Ettore Mirelli avvocato 02 Ott 2018
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Scusate se mi intrometto con i miei pensieri molesti, ma stamattina mi sono svegliato con un interrogativo in testa: non è che magari la crisi economica in cui ci troviamo ormai da dieci anni è dovuta al crollo del muro di Berlino del 1989, piuttosto che al crollo di Wall Street del 2008?

In effetti, un periodo di pace e stabilità politica come quello che il mondo occidentale ha conosciuto all'indomani della seconda guerra mondiale non era mai capitato, o meglio non era mai capitato in regime di economia di mercato.
Il primo livello di informazione che ci giunge dalla cultura ufficiale è che al fine di evitare il ripetersi di guerre catastrofiche come lo è stata la seconda guerra mondiale, l'umanità si è dotata di organizzazioni internazionali atte a promuovere la pace e la stabilità tra le nazioni. Con tale alto obbiettivo veniva infatti istituita l'ONU dalle maceria della vecchia Società delle Nazioni, che a dire il vero, pur promuovendo gli stessi ideali, non è che abbia brillato di efficienza, come la storia ci ha tristemente mostrato.
La nostra stessa Costituzione è stata scritta con l'intento di favorire la creazione e l'espansione di organismi internazionali di questo tipo, come recita testualmente l'art 11 : “ L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”
Secondo tale assunto, la pace internazionale oltre che un imperativo morale è una condizione necessaria per garantire il benessere economico, attraverso l'esercizio della attività economica privata, che sul piano materiale necessita di assenza di instabilità politica e conflitti militari.
Eppure, rimane il fatto che la guerra è sempre stata una occasione unica di massimizzazione dei profitti da parte degli operatori economici.
L'economia reale è trainata dall'aumento di domanda del comparto armamenti, a cui fanno seguito i vari altri comparti per la produzione dei beni e servizi che nel conflitto bellico sono necessari, ma che vengono continuamente distrutti nel conflitto stesso.
La guerra è quella data situazione economica in cui gli Stati nazionali coinvolti nel conflitto, danno fondo alle proprie risorse per procurarsi quei beni e servizi necessari alla vittoria bellica e alla sostituzione di tutto ciò che viene distrutto.
Tanto per entrare nel vivo del ragionamento, sarà bene ricordare quella che in economia è conosciuta come la formula Rothschild, ossia il capitalista che abbia capacità economica sufficiente a controllare i mercati in tempo di guerra può guadagnare tre volte dal conflitto in corso: producendo e vendendo armi ad entrambe le fazioni coinvolte e ricostruendo dal nulla le Nazioni distrutte attraverso la ricostituzione della rete di produzione di beni e servizi, se non addirittura mediante la ricostruzione edile dei territori martoriati.
Dal punto di vista economico la guerra, pur essendo disastrosa per l'economia delle piccole e medie imprese, costituisce un moltiplicatore di guadagni unico per l'alta industria e l'alta finanza.
Questa impostazione economica classica ha portato i suoi frutti ai grandi oligarchi della economia occidentale per tutta la durata della guerra fredda tra USA ed URSS, superpotenze queste che hanno mobilitato risorse incalcolabili per fronteggiarsi sui più disparati fronti, dal militare allo scientifico, puntando ciascuna al dominio sulla Terra ed al controllo dello Spazio.
Un gioco economico di proporzioni incalcolabili che poi ha portato, come ovvia conseguenza, alla bancarotta del blocco sovietico, le cui strutture burocratiche megalitiche erano meno efficienti rispetto alla ripartizione pubblico-privato del blocco occidentale.
E poi la pace, in cui si è consolidato il benessere della piccola e media borghesia, si parlava di welfare state, stato del benessere, ed in cui si sono stabilizzati anche i guadagni della grande industria e della grande finanza.
Ma se per noi piccolo-medio borghesi, la stabilità economica è un dato positivo, non lo è altrettanto per l'alta industria e l'alta finanza, che assecondando l'ingordigia del sistema capitalista, più che alla stabilizzazione mirano alla massimizzazione del profitto.
Ciò premesso, come risolvere il problema dal punto di vista dei signori del capitale?
Innescare un terzo conflitto mondiale sarebbe stato impraticabile, data la assoluta letalità delle armi atomiche a disposizione di molte nazioni. E quindi come fare?
Una buona soluzione sarebbe stata innescare un grande stravolgimento della economia mondiale. Un cambiamento epocale. Ma in che modo?
Beh è ovvio! Attraverso una crisi economica globale!!
La crisi in qualsiasi ambito intervenga, individuale o collettivo, costituisce quel processo dinamico in cui giunto a compimento un determinato ciclo di crescita, il soggetto rinnova se stesso e le regole del suo agire, mediante la creazione di nuovi modelli di comportamento e nuovi sistemi di organizzazione. Di conseguenza una crisi prevista e pianificata può portare a conseguenze previste e pianificate.
La crisi come motore del cambiamento!!! Questo è lo slogan che in ambito economico è stato coniato da qualche imprenditore rampante che si è lanciato nella new economy, investendo nei settori a rapida espansione quali quello informatico o quelli relativi alla produzione di beni e servizi di lusso. Slogan questo che non è mai stato pronunciato però dagli appartenenti a quell'alta borghesia, che di quei beni di lusso ne è la destinataria. Ed in questo, hanno dimostrato almeno una basilare forma di decoro e rispetto nei confronti della nostra intelligenza.
E quindi venendo al concreto che cosa è successo?
É successo che, di punto in bianco, il sistema bancario statunitense ed europeo nel 2005 ha cominciato a concedere prestiti bancari a tassi agevolati, riempendo i privati di soldi, anche in misura superiore a quanto richiesto, incentivando l'accesso al credito in ogni forma ed in ogni modo, dal mutuo per la casa, alla diffusione delle carte al consumo, ai finanziamenti per la macchina e per i viaggi.
Sempre improvvisamente però nel 2008 il sistema bancario ha revocato il credito e ha alzato a dismisura i tassi di interesse dei mutui già concessi, che essendo stati promossi a tasso di interesse variabile, hanno costretto i cittadini-debitori a far fronte a rate ben superiori rispetto a quelle iniziali, giungendo in alcuni casi alla triplicazione dell'importo dovuto.
I cittadini debitori si sono trovati nella impossibilità di pagare i mutui e hanno perso la casa. In questo modo il sistema bancario ci ha guadagnato tre volte: una prima volta nel recuperare parte del credito mediante il pagamento delle rate pagate dal debitore prima della revoca del mutuo; una seconda volta acquistando numerose proprietà immobiliari a prezzi stracciati dato il crollo dei prezzi nel comparto immobiliare; ed una terza volta perchè il debitore anche dopo la perdita della casa continua ad essere debitore della banca per il residuo del valore non soddisfatto, rimanendo perseguibile a vita dalla banca. Senza contare poi, gli aiuti di Stato intascati dalle banche sotto la minaccia di una presunta caduta a catena del sistema creditizio.
Vi diranno che l'impennata dei tassi di interesse da parte delle banche fu dovuta alla crisi del mercato finanziario, dovuta a cospicui investimenti sui cosiddetti titoli spazzatura, ma personalmente ritengo questa versione dei fatti non credibile. É vero che il mercato finanziario è per sua natura volatile, volubile e nevrotico ma presenta dinamiche sostanzialmente prevedibili, quanto meno dai grandi gruppi di investimento di Wall Street, che non stanno lì a pettinare le bambole ma stanno lì per fare soldi, elaborando analisi dettagliate sugli sviluppi del mercato.
Io parlerei piuttosto di una intossicazione indotta dai grandi gruppi di investimento, una intossicazione di dimensioni credibili, ma non catastrofiche, atta a precostituirsi un alibi per tutto quello che sarebbe avvenuto in seguito.
Economisti che fotografarono la situazione già a partire dal 2006 non mancarono, ma ovviamente nessuno diede loro ascolto, anche perchè i grandi mezzi di comunicazione sono in mano a quelle stesse oligarchie plutocratiche da cui tale manovra globale è stata innescata.
Bolla immobiliare, crisi finanziaria, disoccupazione, recessione, morte e distruzione prima negli Stati Uniti e poi in Europa, dove con tempismo svizzero nel 2007, quindi un anno prima dello scoppio della bolla immobiliare, era stato approvato il Trattato di Lisbona, che ha accresciuto i poteri delle istituzioni comunitarie e la relativa erosione della sovranità dei singoli Stati nazionali.
A quel punto la grande truffa è andata in scena. L'Unione Europea era stata messa a punto a livello istituzione per “gestire la crisi”, ma nell'interesse di chi? Nostro o del Capitale?
Gli attori di questa storia sono i più grandi scienziati esistenti sulla Terra in ambito economico, eppure questi geni della finanza e della economia, di fronte a nazioni economicamente in crisi non hanno promosso piani di sostegno alla economia reale tramite incentivi fiscali, sostegno alle banche vincolato alla erogazione del credito, investimenti pubblici di importo considerevole in favore delle piccole e medie imprese che costituiscono l'economia reale.
Al contrario di quanto anche uno studente di terza media avrebbe pensato, Loro, i grandi della Terra, Loro che dovevano e potevano decidere per noi, hanno applicato la ricetta opposta della austerity, ossia hanno chiuso i rubinetti del credito privato e degli aiuti pubblici, aumentando di converso la pressione fiscale ed effettuando tagli sulla spesa pubblica mai visti prima, in tutti i settori: istruzione, sanità, politiche del lavoro.
Hanno emanato leggi privative dei diritti del lavoratore, hanno ridotto le retribuzioni e reso precario il mondo del lavoro per aumentare fino allo spasmo la produttività di ogni singolo lavoratore.
Tutto questo lo hanno fatto per aumentare i profitti delle grandi multinazionali, ma lo hanno fatto soprattutto per privare gli Stati nazionali della propria sovranità e privare il popolo della propria capacità di reazione.
Quando dico Loro, non mi riferisco ad entità astratte, ad eminenze grigie innominate, così come si fa nelle classiche teorie complottiste, quando dico Loro mi riferisco ai dirigenti delle istituzioni comunitarie, che altro non sono se non uomini di fiducia del grande Capitale. Prendete a caso un qualsiasi uomo di punta della Unione Europea, digitate il suo nome su google e leggete il suo curriculum. Sono tutti collegati al consiglio di amministrazione di qualche grande multinazionale, o se provengono dalla politica, hanno tutti collegamenti diretti od indiretti con l'alta finanza.
Questi sono i protagonisti della crisi indotta, ossia della più colossale offensiva contro il mondo della politica e della società civile mai effettuata nella storia.
La Grecia è emblematica di quanto sto dicendo. Nel periodo immediatamente successivo alla bancarotta, ci sono stati politici tedeschi che hanno proposto la privatizzazione di alcune tra le isole più belle della Grecia, ossia la vendita, a prezzi stracciati, di intere fette del territorio nazionale in favore di capitalisti stranieri.
In linea di massima lo Stato greco è riuscito ad evitare soluzioni talmente estreme ed impopolari, ma a quale prezzo? Di fatto l'economia greca o quanto meno i suoi settori chiave sono in mano alla finanza straniera e tedesca in particolare. Mi riferisco a settori chiave come i trasporti aerei, che su tutto il territorio nazionale greco sono ormai di proprietà di società per azioni tedesche.
Cito la Grecia per fare un esempio, ma di fatto tutta l'Europa dei popoli e soprattutto l'Europa del sud, è finita o rischia di finire nell'immediato nelle mani del Capitale privato.
Loro, ci vogliono inoffensivi, ci vogliono indaffarati a lavorare per dodici ore al giorno con il solo scopo di sopravvivere, loro ci voglio in palestra la sera e nei centri commerciali la domenica, loro non vogliono farci pensare, vogliono convincerci che le dinamiche del mondo globale ormai siano per noi incomprensibili, ma che tanto ci sono loro a pensare per noi.
Loro vogliono convincerci che quando la politica, da loro dominata, ci chiede sacrifici immensi privando il lavoratore della sua dignità, la famiglia della propria unità, la nazione della propria identità, lo fanno perchè a richiederlo sono imprescindibili necessità economiche contro cui nessuno può fare diversamente.
Loro usano la crisi economica come strumento micidiale per abbattere la alternativa, per convincerci con le buone o con le cattive che non potrebbe essere altrimenti, e che dobbiamo ritenerci fortunati se riusciamo ad arrivare a fine mese con qualche euro in tasca, fortunati di avere ancora un lavoro pagato miseramente, fortunati di essere i nuovi schiavi della storia.

Ma loro non hanno messo in conto che sebbene rintronati dal continuo flusso mediatico promanante dai loro network, dalle fake news diffuse sui social network, sebbene controllati da softwares sofisticatissimi in grado di filtrare l'enorme flusso di dati che noi stessi immettiamo in rete attraverso Facebook, Whatsapp, Twitter, Istagram eccetera, malgrado tutto questo, malgrado da decenni cerchino di indurci a pensare come vogliono loro, a comportarci come vogliono loro, noi siamo esseri umani dotati di un nocciolo duro di Verità emotiva in fondo all'anima, che nessun sistema di ipnosi collettiva potrà mai alienare ed è a quel nocciolo duro che io mi rivolgo per chiedervi si prendere coscienza della situazione e di agire finalmente da uomini liberi attraverso i fragili strumenti della emergente politica nazionalpopolare.
Quello che stiamo subendo è un attacco del Capitale contro le libertà inviolabili dell'uomo, quella che stiamo combattendo è una guerra di civiltà, l'ultima che ci sarà dato combattere se non promuoveremo subito una reazione popolare adeguata a farci conseguire la vittoria di questa che a tutti gli effetti è la terza guerra mondiale combattuta sul terreno della economica.

 

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