APERTAMENTE. Genesi concettuale dell'antipolitica di Ettore Mirelli

Ettore Mirelli avvocato 19 Ott 2018
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I canoni della Nuova Italia e della Nuova Europa.

Partiamo dall'ovvia premessa che l'antipolitica nasce dalla dissociazione tra il comune sentire popolare ed i canoni della cultura ufficiale, di cui la politica classica è espressione fattuale. Ma cerchiamo di capire perchè questa dissociazione si è creata e quali sono stati i motivi scatenanti.
Sin dalla sua nascita, la politica, in quanto gestione della polis greca è stata espressione di una specifica visione del mondo, di una idea che trovando espressione nella pratica si consolidava in una prassi codificata che costituisce il fulcro di una ideologia.
La storia del XX secolo è stata espressione emblematica di questa concezione della politica come confronto ideologico tra termini dialettici, che nel secolo considerato sono stati il liberismo, il comunismo ed il fascismo. Il primo basato sul concetto di individuo, il secondo basato sul concetto di classe sociale ed il terzo basato sul concetto di Stato.
Venuto meno il fascismo con la fine della seconda guerra mondiale, la geopolitica globale è stata dominata dal confronto tra liberismo occidentale e comunismo orientale.
Con il crollo del muro di Berlino del 1989 e la dissoluzione del blocco sovietico, si è quindi passati da una geopolitica bipolare allo strapotere unipolare del liberismo.
Venendo meno il conflitto ideologico, le forme di organizzazione politica che trovavano nella ideologia il proprio fondamento identitario, come gli Stati Nazionali, sono cadute in crisi ed hanno subito una rapida e drastica modificazione.
Fenomeni apparentemente autonomi, come ad esempio il crollo della prima Repubblica in Italia per effetto della inchiesta Mani Pulite, si inseriscono in questa dinamica geopolitica, in cui la causa prima del crollo è stata la corruzione dei partiti storici, ma la causa ultima è stata il loro impoverimento ideologico, ossia l'esaurirsi della propria missione politica ed il venir meno della propria legittimazione.
Prendendo come esempio il caso Italia, all'indomani del crollo della prima Repubblica, il potere è stato assunto direttamente dal potere economico nella persona di Silvio Berlusconi, il quale ha dato alla politica nazionale una forte impronta liberista, poi portata alle estreme conseguenze dalla politica comunitaria introdotta nel nostro paese da Romano Prodi.
Nel giro di pochi anni si è passati da una economia a dirigismo statale posta al servizio della società e dei diritti fondamentali del cittadino, ad una economia liberista fondata sul principio di autoregolazione dei mercati, in cui la società ed il cittadino vengono spodestati dal proprio piedistallo normativo-costituzionale, per divenire mere parti del gioco economico, operatori occasionali delle dinamiche economiche.
Quella di cui trattiamo è la trasformazione della struttura politico-economica della organizzazione del potere nazionale ed internazionale, ma il crollo del blocco sovietico e la nascita dell'unipolarismo politico, ha comportato anche l'affermazione del concetto di individualismo liberista come unico paradigma possibile per interpretare il mondo, la realtà e la contemporaneità. L'individuo come metro di ogni agire privato e pubblico, indiscutibile sul piano semantico ed ideologico, avete carattere messianico e fatale per il semplice fatto di essere la figura concettuale di riferimento della ideologia vincitrice, l'unica superstite del conflitto ideologico globale, l'unica possibile.
Ed allora cerchiamo di analizzare la categoria logica, politica ed economica dell'individualismo, partendo dalla sua semantica.
Nella lingua inglese, che è la lingua ufficiale della cultura liberista, la “ libertà da” si esprime con la parola liberty, da cui prende nome il liberismo, “libertà da” vincoli pubblici, morali, etici, solidaristici, sociali, a cui si contrappone il concetto di “ libertà di” che in lingua inglese si esprime con la parola freedom.
Ecco, la grande menzogna del liberismo si nasconde proprio nella differenza semantica tra questi due concetti. L'individuo attore della ideologia liberista è un individuo libero da vincoli per la realizzazione della propria personalità immanente, egli è spinto a competere nelle dinamiche economiche per la conquista del benessere materiale, la cosiddetta pace animale, e ad affermare se stesso come volontà di potenza economica, ossia la capacità di imporre se stesso sugli altri e nel mondo come operatore economico, che diventa apparente entità esistenziale e concettuale basata sul potere economico di affermazione. Tutto diventa possibile per l'individuo economico purchè abbia i soldi per realizzarlo. Si pongono quindi le basi per un surrealismo esistenziale, che però al di là dell'illusionismo dello sfarzo, non racchiude alcuna autenticità gnoseologica ed identitaria per il singolo.
L'individuo “libero da” in realtà non è un individuo “libero di” al di fuori della sfera materiale ed economica, in quanto in primo luogo da tale sfera non può discostarsi perchè se no verrebbe fatto fuori dal gioco della competitività economica, ed in secondo luogo è un individuo privo di finalismo etico e comportamentale, ossia egli non può immaginare se stesso se non come consumatore e produttore.
Si tenga inoltre presente che circa 100.000 anni fa, quando per cause scientificamente ancora sconosciute, si affermò nell'homo sapiens la capacità cognitiva simbolica, si determinò una discrasia tra la velocità delle dinamiche della realtà percepita e la velocità della realtà cognitiva interiore dell'individuo, intesa come rappresentazione di se stesso e del mondo. Da questa insanabile differenza di velocità si è generato un vuoto esistenziale in cui l'individuo percepisce se stesso come mancanza, come entità concettuale nulla rispetto alle dinamiche spirituali della vita e rispetto alla inesorabilità del concetto di morte. L'unico modo che l'uomo ha per colmare questa assenza interiore è attraverso il ricorso ad una Idea di superamento di sé, una visione del mondo in cui egli agisca con un preciso fine superiore rispetto alla contingenza caduca della vita individuale, inserendosi in tal modo in un sistema finalistico di tipo metafisico che trova nella ideologia politica la più potente espressione immanente. La politica come creazione di significati, di idee che diventano azione attraverso la ideazione, è l'unico modo che l'uomo ha per definire spiritualmente se steso nel mondo.
Venendo meno il conflitto ideologico tra liberismo e comunismo è venuta meno anche l'esigenza concreta della ideologia, molti studiosi parlando in questo caso di fine della storia, ossia fine dello sviluppo dialogico e razionale degli eventi, e l'individuo si è trovato faccia a faccia con se stesso e con la propria impossibilità di definirsi nel tempo e nello spazio.
Questa situazione ha determinato il rapido espandersi di una dimensione interiore basata sulla atemporalità e sulla frammentarietà dei fini individuali, che attraverso la tecnologia informatica, ha determinato un rapido trasferimento delle dinamiche spirituali interiori dell'uomo dal mondo fisico al mondo della virtualità telematica.
L'uomo come centro di senso della realtà, diventa mera monade incorporea di un universo virtuale globale, in cui non ci si incontra più fisicamente, ma ci si confronta su concetti astratti estratti dalla realtà in modo sempre più artefatto e relativo.
La comprensione di questi nuclei di significato oggetto di dibattito della opinione pubblica virtuale avviene quindi in modo sempre più autoreferenziale e scisso dalla oggettività di un dato di fatto, essendo divenuta la realtà fattuale, una mera dimensione possibile, ossia, un luogo di passaggio occasionale nella sfera del fisico, dove non ci sono più fonti prime, testimoni oculari, ed anche se ci fossero, tali testimonianze dirette del fatto si disperderebbero nella progressiva mendacità della comprensione autoreferenziale delle altre monadi concettuali del dibattito virtuale.
Qui si consuma il passaggio dalla modernità alla postmodernità, dall'umano al postumano e l'unico legame con la realtà diviene il legame economico come fonte di sostentamento del mondo virtuale individuale, un legame labile, utilitaristico e relativistico che è esposto alla totale deregolamentazione dei rapporti economici medesimi in danno dei soggetti economicamente più deboli.
Pertanto, il liberismo postmoderno è basato su un falso concetto di libertà, in cui l'individuo si sente libero in astratto, ma è del tutto vincolato e depauperato di concrete possibilità di azione nella realtà, rimanendo vincolato alla propria mangiatoia consumistica da una corda sempre più corta.
L'unico modo per riscattarci da questa schiavitù esistenziale è di porre l'attenzione non più sul soggetto agente, ma sull'oggetto della azione, ossia sul sistema di relazione concreto intorno ai cui cardini concettuali si fonda l'identità di una comunità locale e di una popolazione nazionale, canoni che sono sempre più labili nella percezione individuale, e che dobbiamo reinventare partendo da quell'orizzonte di libertà irrazionale che è stato sprigionato dalla frammentazione della personalità individuale operata dalla relazionalità virtuale.
In altri termini, il liberismo classico ci ha imposto una visione lineare del progresso ed una tipologia antropologica definita dall'homo faber, ossia l'uomo produttore materiale di beni e servizi, determinando la concettualizzazione di una civiltà occidentale rigidamente asserragliata intorno al dogma del positivismo gnoseologico. La civiltà occidentale si basa su concetti quali democrazia, progresso, libertà, del tutto svuotati di significato concreto, ma la civiltà occidentale non è solo questo.
La civiltà è l'insieme delle percezioni e delle convinzioni individuali cristallizzate nel tempo, in modo da costituire un unico sentire comune, in cui la spinta delle forze irrazionali subconscie dell'individuo determina fenomeni di massa non altrimenti spiegabili con i canoni del razionalismo sociologico positivista.
Ecco, la frattura di cui parlavamo all'inizio di questo scritto nasce proprio da questa dissociazione, ossia dalla differenza tra i canoni razionali e svuotati di significato imposti dai governi nazionali asserviti alla retorica liberista, rispetto alle pulsioni inconsce e irrazionali del popolo. Si parla di democrazia, ma di fatto si viene governati da governi tecnici non eletti dal popolo. Si parla di pace, ma di fatto nuclei di potere politico fomentano e praticano la guerra. Si parla di prosperità economica, ma di fatto le condizioni di vita di fasce sempre più estese di popolazione vanno rapidamente peggiorando. Si parla di Stato di diritto in uno Stato in cui i diritti vengono sempre più sistematicamente negati.
Da questo vuoto dell'individuo tra capacità cognitiva simbolica e realtà empirica, elevato a fenomeno sociale dalla condivisione empatica dello stesso malessere e delle stesse discrasie nasce l'antipolitica, che nel nostro Paese sta dando una chiara, anche se solo prodromica risposta del popolo alle dinamiche del liberismo economico insediatosi nei posti di comando delle istituzioni politiche internazionali.
Il subconscio collettivo composto di archetipi, unito alla percezione emotiva condivisa del passato e del presente costituiscono lo Spirito di un popolo che trova espressione nei principi fondamentali della propria Carta Costituzionale.
Rileggiamo i primi dodici articoli della Costituzione Italiana come un atto di amore verso noi stessi, una preghiera laica per invocare il comune senso patriottico fondativo del senso ultimo della nostra comunità di popolo, i valori in cui crediamo, i principi inviolabili per la tutela della nostra esistenza, quali il primato della società sulla economia, cosa questa possibile solo in presenza di uno Stato dotato di poteri normativi concreti di intervento nella sfera economica.
Su questa rinnovata coscienza collettiva basata su un riscoperto, sostanziale concetto di libertà individuale dobbiamo porre le basi della Nuova Italia, conforme al dettato costituzionale da interpretare in senso sostanziale, come diritto di autodeterminazione del popolo italiano a decidere della propria vita e del proprio futuro.
Ovviamente, non si possono ignorare le istanze e le dinamiche della modernità. Lo Stato nazionale è di per sé oggi inadeguato a svolgere un ruolo autonomo nelle dinamiche del mondo globalizzato ed è per tale motivo che istituzioni politiche come la Unione Europea sono state costituite, e traggono dalla realtà empirica una loro indiscutibile legittimazione, ma tali istituzioni devono essere rappresentative della civiltà, della cultura e degli interessi economici delle singole nazioni partecipanti, rispettate nella propria identità nazionale.
Parlare di mercato comunitario oggi è assolutamente necessario, ma tale mercato deve essere strutturato in modo tale da costituire una effettiva tutela doganale dei beni e dei servizi prodotti in Europa, rispetto alla invasione commerciale dei produttori extracomunitari. Il mercato comunitario deve essere un mercato in senso tecnico al servizio delle economie nazionali e non una entità autonoma e sovrana rispetto a tali economie.
Quella che si è realizzata in concreto è stata una colossale truffa ai danni dei popoli di un intero continente da parte del potere economico liberista, che ha posto i propri uomini di fiducia nei ruoli chiave della Unione Europea, strumentalizzando il diritto comunitario in funzione liberista, svuotando di significato i principi ispiratori contenuti nei trattati istitutivi della Unione Europea e generando un inammissibile asservimento degli Stati nazionali alle dinamiche del libero mercato governato dalle speculazioni di Geoge Soros e compagni.
Tipico esempio di strumentalizzazione del diritto comunitario è il principio di uniformità delle legislazioni nazionali in materia di tutela del lavoro, in cui invece di promuovere un aumento degli standard di tutela del lavoratore, per fare un esempio in Romania, si è proceduto ad un abbassamento dei relativi standard in Italia, ovviamente per aumentare i profitti dei grandi operatori economici.
Questa condotta che se riferita ai privati viene sussunta nell'ambito di applicazione della fattispecie penale di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, in ambito internazionale prendere il nome di diritto comunitario, alle cui imposizioni la coscienza collettiva del popolo ha detto basta.
In questi termini la battaglia promossa dal Governo italiano nei confronti della Unione Europea è definibile come una battaglia di civiltà contro le dinamiche disumanizzanti della politica economica liberista. É espressione del diritto sacro ed inviolabile di autodeterminazione del popolo, attraverso la propria sovranità nazionale che altro non è se non il proprio diritto di esistere nel mondo con la propria identità ed i propri valori, che sono frutto di un comune sentire autentico dei singoli cittadini e della parte più profonda della propria natura umana.

 

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