APERTAMENTE. Vito Giovannetti e la direzione della AslTa ringraziano redattori e direttori di testate, con una riflessione sui media social

Ringraziamento doveroso a tutti i redattori e direttori delle testate per il lavoro serio e professionale svolto in occasione della triste vicenda dalla bambina precipitata da un balcone a Paolo VI
Nei giorni scorsi, ho avuto modo di toccare con mano i limiti e le distorsioni della comunicazione per mezzo dei social networks, limiti dei quali, fino ad ora, non avevo la totale, diretta e piena consapevolezza, un’“ignoranza colpevole”, devo ammettere, dovuta anche alla mia risolutezza nel non volermi iscrivere ed essere presente in nessuno di tali servizi informatici.
L’occasione per riflettere sulla comunicazione con i social, sulle sue distorsioni e sui suoi effetti, mi è stata offerta dal recente caso di cronaca che ha sconvolto la collettività jonica e l’opinione pubblica nazionale, che ha visto come vittima un’incolpevole bambina di appena sei anni. Infatti, mentre, come mi era richiesto dal ruolo ricoperto, mi prodigavo a fornire alla comunità, per mezzo degli organi di informazione, aggiornamenti continui e in tempo reale, attraverso bollettini ufficiali, sullo stato di salute della piccola paziente e sul percorso terapeutico che l’ha interessata, l’informazione istituzionale veniva “inquinata”, e a volte “sovrastata”, spesso da menzogne, calunnie e fake news senza fondamento, che, in tali reti sociali (e, di conseguenza, nella collettività) circolavano senza alcun controllo, peraltro obbligando me e i miei collaboratori, nonché i sanitari interessati e le varie Direzione ASL, a un supplemento lavorativo (sin qui poca cosa perché abituati) per smentire e rettificare quanto andava diffondendosi. A volte bisognerebbe seguire l’esempio consigliato da Oscar Wilde: “ A volte tacere si può passare per stupidi ma a parlare se ne dà conferma”.
La comunicazione con i social rappresenta un importante cambiamento culturale dei nostri tempi, un cambiamento ambivalente. È indubbio, da un lato, che tali nuovi strumenti hanno permesso la più rapida circolazione di informazioni, anche di quelle effettivamente utili alla vita quotidiana del cittadino. Dall’altro, sono evidenti i rischi di una modalità di interazione caratterizzata dalla mancanza di un feed-back immediato ad ogni espressione comunicativa. Nell’interazione faccia a faccia, infatti, è possibile contrapporre immediatamente, ad una informazione dubbia, una smentita, o una richiesta di approfondimento sull’origine della stessa (“chi te l’ha detto?”, “dove l’hai sentito?”, ecc.). Nell’interazione sui social, al contrario, ciò non avviene; il social network, perciò, diventa terreno fertile per qualsiasi informazione, indipendentemente dalla sua fondatezza, più è d’impatto, più acquisisce “viralità” e diffusione nel corpo sociale, dal momento che, bisogna registrare, i social networks sono popolati anche da persone poco preparate dal punto di vista epistemologico, che tendono a considerare sic et sempliciter vera pressoché qualsiasi notizia compaia sulla loro “bacheca”, senza porsi interrogativi circa la provenienza e l’attendibilità delle fonti delle informazioni. La circolazione di informazioni false appare odiosa soprattutto riferita a vicende particolarmente delicate, come quella che ha riguardato, suo malgrado, la bambina di Taranto.

Ho pensato alle parole del professor Umberto Eco il quale, durante uno dei suoi illuminanti interventi (convegno su “Comunicazione e cultura dei media”, Torino, 2015), manifestava una severa e realistica oggettività sui social media, che riporto con rispetto e umiltà. “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli. La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità”.
Oggi posso riflettere su questa vicenda e sui suoi risvolti in maniera di comunicazione in maniera più distaccata, in quanto la mia competenza nel merito si è esaurita con il trasferimento della paziente al Policlinico “Gemelli” di Roma. Resta la mia personale partecipazione per lo stato di salute della bambina, sul quale, a mero titolo personale, continuerò a informarmi. Resta, soprattutto, la mia gratitudine, credo condivisa da tutta la comunità jonica, per il personale dell’ASL Taranto (in specie alle equipe di specialisti del “SS.Annunziata”), impegnato nel delicato compito, e anche alla famiglia assistita con totale abnegazione e sensibilità per tutte le esigenze contingenti. Resta, inoltre, la gratitudine vera, manifestata in questi giorni, a quei direttori e redattori di giornali e televisioni, che hanno mostrato professionalità e responsabilità nel “raccontare” oggettivamente quanto accaduto. Ma resta purtroppo, anche, il disappunto e lo sconforto nel leggere sui social, in tutto questo periodo, vere nefandezze su una vicenda che avrebbe richiesto maggior contegno.

 

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