APERTAMENTE. Salvini e la svolta eurasiatica di Ettore Mirelli

Signore e Signori un'opera d'arte di politica internazionale di questo tipo era da decenni che non la si vedeva porre in atto. Forse bisogna risalire ai tempi di Bettino Craxi quando l'Italia giocava contemporaneamente sui tre tavoli della Nato, del Medio Oriente e del blocco sovietico, ricavando rispettivamente dalla area Nato stabilità politica e militare, petrolio dal Medio Oriente e gas dalla Unione Sovietica.

Quella a cui assistiamo oggi è la rinascita della Italia a livello nazionale ed internazionale.
Già di per sé la fermezza con cui il Governo italiano sta difendendo il diritto di autodeterminazione della politica italiana in materia di rilancio economico, dalla soffocante politica comunitaria, che da decenni ha ritagliato per l'Italia il ruolo di animale da soma da sfruttare fino all'ultimo spasmo di vita, merita un monumento nazionale.
Se poi andiamo a considerare le recentissime mosse dall'Italia nello scacchiere internazionale, in risposta alle prevedibili ritorsioni della Commissione europea contro il nostro Paese, ci rendiamo conto che finalmente l'Italia si è dotata di un Governo capace di intendere e di volere e sopratutto dotato di capacità giuridica autonoma, ossia il coraggio di prendere autonomamente decisioni nell'interesse della nazione, che poi dovrebbe essere lo scopo principale di un governo degno di questo nome.
Tutto lascia pensare che dietro questa strategia internazionale volta ad ottenere la protezione di Russia e Stati Uniti ci sia la mente brillante del prof Paolo Savona, fatto sta che la settimana scorsa il Ministro dell'Interno Matteo Salvini è volato a Mosca per incontrare gli industriali italiani operanti in Russia.
Questo lo scopo ufficiale della visita, che però ha tutto il sapore di un tastare il terreno prima dell'incontro tra il Presidente Giuseppe Conte ed il Presidente Vladimir Putin.
Sintetizzando, sembrerebbe che l'accordo implicito prevederebbe l'impegno per l'Italia a ridiscutere in sede comunitaria la vigenza delle sanzioni economiche imposte alla Russia per la posizione da questa assunta nella questione Ucraina, sanzioni che è giusto il caso di ricordare, hanno un impatto pesantissimo sulla nostra economia nazionale, in quanto limitano l'export dei prodotti Made in Italy verso questo sterminato mercato orientale, che dopo settanta anni di economia comunista, si è ormai occidentalizzato nello stile di vita, nei consumi e nella adozione di status symbol, di cui il nostro Paese è produttore, dall'alta moda alle macchine di lusso, per non parlare di armi, munizioni ed apparecchiature militari.
Di contro la Russia ha messo a disposizione della Italia, in quello che è a tutti gli effetti un conflitto politico ed economico con le istituzioni comunitarie, tutto il suo peso politico ed economico, riconoscendo formalmente la validità delle scelte di politica economica adottate dal Governo italiano ed offrendo massicci aiuti economici in caso di necessità.
Ufficialmente le parti in causa non ammetteranno mai che si è discusso della vendita di enormi quantità di titoli di Stato italiani, ma ufficiosamente circola la voce che tale vendita abbia ad oggetto una quantità di buoni del tesoro poliennali per la stratosferica somma di circa settanta miliardi di euro. Tanto per fare un esempio, si consideri che l'Italia ha una spesa annua per tutto il comparto della pubblica istruzione pari a sessantacinque miliardi di euro. Giusto per avere una idea dell'importanza delle somme in discorso.
Ma non basta. Il Governo per evitare le facilmente prevedibili critiche di sbilanciamento dell'Italia su posizioni contrarie a quelle del blocco Nato, si è premurato di informare il Governo degli Stati Uniti della operazione in corso, ricevendo il formale placet del Presidente Trump, il quale ha manifestato il proprio sostegno alla politica economica italiana.
Ed ora? Come risponderà all'Italia la Commissione europea? Anche in considerazione che negli scorsi mesi il Ministro Salvini ha coltivato rapporti internazionali volti a consolidare il fronte euroscettico composto da Ungheria, Italia, Spagna e Portogallo, ossia il blocco dei paesi del sudest Europa definiti come maiali ( Pigs) dai membri nordici della Unione Europea a guida tedesca. Maiali perchè secondo loro spendiamo troppo, lavoriamo poco e siamo un peso per la comunità europea, anche se tale opinione denigratoria è del tutto infondata, se solo si consideri che carte alla mano l'Italia contribuisce al bilancio europeo con il conferimento di circa venti miliardi di euro all'anno, usufruendo di contro di finanziamenti europei per un totale di dodici miliardi di euro, quindi definire “maiale” una nazione con un saldo comunitario attivo oltre che deprecabile sul piano morale e diplomatico è anche infondato sul piano economico contabile.
Significativa in questo contesto è la circostanza che i commissari europei Pierre Moscovici e Gunther Oettinger, siano stati denunciati davanti alla Autorità Giudiziaria italiana per manipolazione dei mercati, avendo rilasciato ad organi di stampa, dichiarazioni atte ad influenzare l'andamento dei mercati finanziari al di fuori dell'esercizio dei loro ruoli istituzionali ed al di fuori delle opportune sedi istituzionali, in un momento in cui non avevano ancora ricevuto la documentazione ufficiale relativa alla programmazione economica italiana, e quindi in modo del tutto arbitrario per nuocere alla economia del nostro Paese. Simili condotte svelano il reale intento di soggiogazione economica che le istituzioni comunitarie hanno nei confronti del nostro Paese, considerato una terra di nessuno da sfruttare a tutto interesse delle multinazionali a cui questi personaggi sono legali come membri dei grandi gruppi di investimento privati.
Bene, l'Italia ha fatto le sue mosse ed ora non ci resta che negoziare l'ammorbidimento della posizione della Commissione europea nei confronti della nostra politica economica, perchè una cosa è certa, noi da questa posizione non ci muoviamo di un millimetro per il semplice motivo che siamo nel giusto, siamo nel sacrosanto esercizio del nostro diritto di rilanciare l'economia nazionale per porre fine a quella tragedia sociale che ormai da troppi anni si consuma davanti ai nostri occhi e ridare all'Italia la dignità ed il prestigio che le spettano nello scacchiere internazionale.

Rate this item
(0 votes)

Oraquadra è un giornale on-line con autorizzazione del Tribunale di Taranto del 6 dicembre 2011, iscrizione registro dei giornali e periodici n.11/2011.

Oraquadra.info è ospitato sui server di Register.it Spa

Foro competente: Taranto

Editore e Direttore: Arcangela Chimenti D'Amicis alias Lilli D'Amicis

Legal Advisor: avv. Michela Tombolini

Web Master: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione per le sue funzionalità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. .

  Accetto i cookies da questo sito web.
EU Cookie Directive plugin by www.channeldigital.co.uk