APERTAMENTE. "Libertà, uguaglianza e fratellanza per il Venezuela" di Ettore Mirelli

Ettore Mirelli 27 Gen 2019
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Qualche settimana fa parlando con Marcello Veneziani in occasione della presentazione del suo libro “Imperdonabili”, gli ho chiesto in qualità di fine conoscitore della metafisica di Evola, della storia moderna e della cronaca contemporanea, se intravedesse possibilità di uscita dall'attuale impasse politico-economico che attanaglia in varie forme ed in vari modi l'occidente industrializzato.

Lui mi ha risposto che sebbene tutti gli elementi siano tali da indurre ad una visione pessimista sul piano nazionale italiano e internazionale, tuttavia non vi è da trascurare l'elemento umano.
Lì per lì ho pensato che fosse una risposta data per imboccare una facile via di uscita da una domanda la cui compiuta risposta avrebbe rischiato di condurre ad esiti e teorie drastiche e non politicamente corrette.
L'elemento umano. La cultura vedica induista definisce il popolo come “Tamas” ossia materia inerte e facilmente manipolabile, ed in effetti l'uomo altro non è che un animale pensante che si può facilmente governare una volta che gli si sia dato pane per sfamare il corpo e sogni per tenere occupata la mente.
Pane e sogni sono il recinto entro cui l'uomo libero viene trasformato in suddito ancorando il proprio destino agli equilibri di potere della classe dominante.
E quindi partendo da queste premesse, quale futuro sperare per i popoli dell'attuale occidente globalizzato? Quell'occidente in cui l'intera struttura economica è stata pianificata per non far mancare la sussistenza minima, il sistema culturale è stato uniformato ai diktat basici di una cultura mediatica improntata sull'approccio ludico alla esistenza, esattamente come si era soliti fare nella antica Roma quando gli Imperatori, al fine di conquistare il consenso del popolo indicevano giochi gladiatori per periodi di tempo anche prolungati. Quell'occidente in cui il senso civico della gente è stato azzerato e le istituzioni democratiche sono state svuotate del potere dall'interno dei propri processi decisionali. Quale futuro??? Avrei voluto continuare a chiedere al povero Veneziani.
Ed invece forse, Marcello Veneziani aveva ragione, perchè se è vero che il pane a noi occidentali non manca dandoci l'illusione di essere uomini liberi, è anche vero che questo dato materiale di sussistenza organica non in tutti i territori dell'occidente si è avuta la premura di assicurarlo, come è avvenuto appunto in Venezuela.
Di solito quando dico qualcosa di sensato sono confortato nel mio ragionamento da piccoli segnali di armonia semantica o fonica, piccoli indizi metalogici e arazionali che mi segnalano la giusta via, quindi passando dal Veneziani al Venezuela mi si consenta di fare un passo indietro nella riflessione, osservando che sin dal giorno in cui una folla inferocita partendo dalle proprie luride abitazioni di Parigi si portò sino ai sontuosi cancelli della Reggia di Versailles per reclamare il proprio diritto alla vita e al pane, il mondo moderno è stato per la prima volta governato da una idea nuova: la Libertà; intesa in un senso nuovo, rivoluzionario, una nuova dimensione dell'essere in contrapposizione ai diktat dogmatici dei precedenti regimi temporali monarchici e spirituali clericali.
Con la rivoluzione francese nasce l'uomo moderno, da quella mancanza di pane la storia supera se stessa in un nuovo balzo evolutivo che tra vicende varie troverà una battuta di arresto poco meno di due secoli dopo con l'assassinio di John Fitzgerald Kennedy, di suo fratello Robert Kennedy e del reverendo Martin Luther King, eventi questi che segneranno la fine sostanziale di quell'ideale democratico che dopo qualche esperienza golpista in Grecia, Cile e Argentina, verrà definitivamente seppellito attraverso la pacifica via della economia.
Un punto fondamentale in questo processo involutivo si rintraccia nel manifesto “The crisis of democracy” presentato nel 1975 alla conferenza di Tokyo della Trilateral Commission, in cui i relatori evidenziavano che l'eccesso di democrazia venutosi a creare con le contestazioni sociali post sessantottine minacciava di far collassare dall'interno i sistemi democratici. Una frase significativa del documento enunciava: Curare l'eccesso di democrazia con una maggiore democrazia sarebbe come gettare benzina sul fuoco.
Da questo momento in poi nella storia dell'umanità verranno varati concetti come:

1) Rafforzamento del potere esecutivo;

2) Rafforzamento del principio del liberismo economico;

3) Privatizzazione di rilevanti settori della economia ancora controllati dagli Stati nazionali;

4) Resposabilizazione dei network mediatici nel selezionare le notizie da diffondere e la forma in cui diffonderle;

5) Flessibilizzazione del mondo del lavoro;

6) Inglobazione dei sindacati nel sistema economico attraverso lo strumento della concertazione sindacale.
In buona sostanza “La Crisi della Democrazia” fu la bella copia internazionale del “ Piano di rinascita democratica” del piduista Licio Gelli in Italia.
Oggi chiunque parli di economia e politica incontrerà il fermo disinteresse della platea o nel migliore dei casi un assoluto scettiscismo acritico degli interlocutori, così come alimentato dalla artificiosa frantumazione della verità fattuale, letteralmente smembrata, rielaborata e relativizzata dal sistema mediatico.
L'opinione pubblica è stata disattivata.
Questo avviene da noi dove il pane è ancora nei panifici e la pasta è ancora sulle nostre tavole.
Ma in Venezuela la tragedia ha partorito un miracolo, così come la notte partorisce il giorno.
Juan Guaidò è un figlio del popolo, cresciuto a Vargas, una terra ridotta in ginocchio nel 1999 da violente alluvioni e inondazioni, che segneranno la sua coscienza politica rendendolo un fiero oppositore del regime di Hugo Chavez prima e di Nicolas Maduro poi. Ha combattuto attivamente nel 2007 per il rinnovo della licenza alla emittente televisiva RCTV filogovernativa e si è opposto al referendum costituzionale promosso dall'allora Presidente Chavez, mostrando sempre il coraggio di esporsi, a rischio della propria stessa incolumità ai raggiri dei regimi Chavez e Maduro, che attraverso il sostegno della magistratura hanno sempre tentato di autolegittimare il proprio potere dittatoriale.
Juan Guaidò eletto democraticamente presidente della Assemblea Nazionale, all'indomani del secondo illegittimo insediamento al potere di Maduro, al fine di porre un freno alla gravissima crisi economica e politica che ha investito il Venezuela, in data 23 gennaio 2019 si è autoproclamato Presidente ad interim del Venezuela costituendo un governo provvisorio.
Quello che più conta in questa vicenda è che Guaidò, pur riconosciuto come legittimo Presidente del Venezuela dal Presidente USA Donald Trump, non sembra avere mai avuto contatti con l'establishment deviato statunitense, né con quello orientale cino-russo, sembra in buona sostanza un giovane uomo pulito e idealista su cui ora si concentrano le speranze per la creazione di un nuovo Venezuela realmente democratico.
Inoltre, considerando la ricchezza potenziale del Venezuela, data dai suoi immensi giacimenti petroliferi, la speranza è che tale ricchezza venga effettivamente redistribuita per il benessere del popolo venezuelano ed investita per innescare un circolo virtuoso in tutta l'area latinoamericana finanziando fronti popolari e movimenti sociali nelle varie nazioni sottomesse a regimi corrotti che applicano la soppressione delle libertà fondamentali in ambito politico e uno spietato liberismo in ambito economico, pur celato sotto la bandiera rossa del socialismo e del comunismo.
Il fattore umano. Caro Veneziani, forse è presto per darti ragione, ma una cosa è certa: il Venezuela rischia di diventare la miccia di una nuova ondata rivoluzionaria democratica che sia da esempio anche per quei popoli dell'occidente che si sono addormentati nella vacuità di un benessere economico ormai solo virtuale, che come neve al sole sta mostrando finalmente lo scheletro del soppruso perpetrato ai danni della nostra libertà, del nostro modo di essere e del nostro modo di vivere come essere umani autentici e liberi, creature terrene espressione di ideali, concetti e valori superiori.
Che si rimetta quindi in moto la dialettica della storia, che riecheggi il Verbo di Erst Junger quando nel suo “ Trattato del Ribelle” afferma che : La storia è la forma che l'uomo libero imprime al divenire degli eventi.
Che si inverta la rotazione degli astri nel cielo e la nuova Alba Dorata possa sorgere questa volta ad Occidente.
Sebbene nella estemporaneità del momento, alziamo in alto i calici inneggiando alla speranza: Libertà, Uguaglianza e Fratellanza per il Venezuela e per il mondo tutto.

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