APERTAMENTE. I due incubi dei grottagliesi: Discarica e Imu di Vito Nicola Cavallo

Vito Nicola Cavallo 30 Gen 2019
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Ambiente ed urbanistica sono argomenti del da qualche tempo ritornano in primo piano nella Città delle ceramiche.


DISCARICA.

Da giorni l’euforia è alle stelle anzi è a “5stelle”, dopo la pubblicazione della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce - Sezione Seconda di accoglimento del ricorso, proposto dal Comune di Grottaglie ed altri, contro la Determinazione Dirigenziale della Provincia di Taranto prot. n. 45 del 5 aprile 2018, avente a oggetto l’espressione della compatibilità ambientale (VIA), il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e l’Accertamento di Compatibilità Paesaggistica a Linea Ambiente S.r.l. per l’impianto denominato III Lotto, discarica rifiuti speciali ubicato nel Comune di Grottaglie (TA).
L’importante decisione, si rileva dalla lettura della sentenza, prende forma e sostanza da una decisione dell’Amministrazione comunale guidata dall’avv. Ciro Alabrese che ricordiamo, per anni (ed insieme ad amministratori della giunta Bagnardi), è stato individuato come “quello” che non si è adeguatamente opposto all’ampliamento della discarica.

Bene! riportiamo sui  giusti binari i termini del risultato positivo della sentenza, che vede proprio nella decisione di Alabrese il motivo principale dell’accoglimento del ricorso.
Infatti nel dispositivo dei giudici del Tribunale Ammnistrativo di Lecce oltre ad indicare la competenza del Consiglio dei Ministri in merito alla valutazione del dissenso espresso da uno dei portatori degli interessi qualificati enunciati, possa o meno ritenersi “motivato”, evidenzia la posizione degli enti dissenzienti e, in particolare, a quella espressa dal Comune di Grottaglie, che “in sede di conferenza di servizi alla seduta del 22 marzo 2016 ( “L’assessore all’Ambiente del Comune di Grottaglie, Maurizio Stefani, munito di delega da parte del Sindaco esprime, dal punto di vista politico, parere negativo, per le molteplici problematiche di carattere ambientale del territorio, anche in virtù di una nota pervenuta in data 17 Marzo 2016, da parte dell’Arpa Puglia (prot. n. 17226 del 17.03.2016), dove vengono trasmessi i risultati ad oggi disponibili relativi alla campagna di monitoraggio dei composti odorigeni effettuata nel periodo Gennaio 2015 Dicembre 2015, dove sono stati riscontrati n. 4 superamenti della soglia olfattiva.” Quindi l’Amministrazione in carica si è solo incardinata nella decisione già espressa dalla giunta Alabrese.
In conclusione si deve tener conto del lavoro svolto in precedenza, evitando di fare proclami di vittorie di Pirro.
IMU.
La tematica dell’onere dell’imposta municipale unica sulle aree tipizzate edificabili nel vigente piano urbanistico di Grottaglie, interessa da diversi anni molti grottagliesi.
Le aree libere da edificazioni ma con destinazione edificatoria interessano zone ampie del territorio comunale, dal lontano 1975 (primo PRG comunale)anno in cui furono perimetrate, anche le due zone da destinare ad edilizia economica e popolare (zona sede INPS e zona area accensione Pira.Legge167/62 disposizioni per favorire l’acquisizione di aree per l’edilizia economica e popolare), la prima zona ormai del tutto edificata, la seconda in parte edificata ed in parte trasformata in edilizia privata.
Le due aree dovevano soddisfare la percentuale del 40% (per disposizione di legge, da destinare a case per edilizia economica e popolare), in rapporto alle aree destinate ad edificazione privata dell’intera città delle ceramiche, comprese le aree dei vari comparti edificatori. In sostanza, ad oggi, tutti i comparti dovevano essere interessati da piani di lottizzazione (iniziativa dei privati) o particolareggiati (iniziativa della pubblica amministrazione).
Ad oggi a Grottaglie la situazione edificatoria, fortemente discriminatoria per una parte dei proprietari delle aree dei comparti edificatori è la seguente:

a) aree edificate e non edificate nel centro urbano con libera commerciabilità e con relativo beneficio fondiario per i proprietari.

b) aree tipizzate urbanisticamente edificabili in comparti individuati nel piano urbanistico generale (dal 1975), con approvazione e convenzione del piano di lottizzazione proposta dai privati, parzialmente edificati, e per la parte non edificata, l’amministrazione in carica ha provveduto al rinnovo settennale della convezione urbanistica (oltre i canonici dieci anni)e senza l’acquisizione delle aree per standard urbanistici con libera commerciabilità e con relativo beneficio fondiario per i proprietari;

c) aree tipizzate urbanisticamente edificabili in comparti individuati nel piano urbanistico generale (dal 1975), con piani di lottizzazione approvati dal 2001 e per cui l’amministrazione non ha provveduto alla convenzione urbanistica, parzialmente edificati, senza l’acquisizione delle aree per standard urbanistici, aree non commerciabili e con relativo mancato beneficio fondiario per i proprietari, e carico gravoso dell’IMU.

d) aree tipizzate urbanisticamente edificabili in comparti individuati nel piano urbanistico generale (dal 1975), privi di piani di lottizzazione e/o particolareggiato, ed in cui l’amministrazione rinuncia all’acquisizione delle aree per standard urbanistici, aree non commerciabili e con relativo mancato beneficio fondiario per i proprietari, e carico gravoso dell’IMU.
I comparti edificatori possono essere utilizzati per l’edificazione a seguito dell’approvazione di un piano di lottizzazione (iniziativa privata, presentata anche da una parte dei proprietari)o piano particolareggiato (iniziativa pubblica, adottando anche l’ufficio dell’esproprio).

Tutte le zone omogenee di tipo C di cui al D.M. 1444/1968 sono assoggettate a strumenti urbanistici esecutivi di iniziativa pubblica e/o privata, come disciplinati dagli artt. 19 e segg. della L.R. n. 56/1980;
L’attuazione del piano edificatorio con il comparto, impone ai proprietari la cessione, all’amministrazione comunale, di aree per urbanizzazioni primarie e secondarie (strade, parcheggi, verde pubblico ect.) pari a 18 m/q per abitante insediato, pari a circa il 40% del comparto edificatorio, ad esempio per il C5 di 27.12.00 Ha, una cessione all’amministrazione comunale di 17.00.00 Ha.
In sostanza la mancata procedura di pianificazione urbanistica, determina:
a) una mancata acquisizione da parte dell’amministrazione di aree da destinare a pubblica utilità;
b) disparità di trattamento tra cittadini con pari diritti edificatori e con violazione dei diritti di godimento della proprietà privata ( bene che ha una funzione sociale) ed aggravio a seguito del pagamento dell’IMU, senza poter rendere commerciabile ed usufruibile il bene.

 

 

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