APERTAMENTE. Il compito di un cristiano in politica di Ettore Mirelli

Ettore Mirelli - avvocato 06 Feb 2019
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Traggo spunto da un articolo provocatorio, ma non troppo, di Marcello Veneziani in merito alla possibile creazione di un partito del Papa, leggasi restaurazione democrastiana nei tempi moderni.

In questo scenario di fantapolitica di un futuro molto prossimo e probabile, i nomi che giustamente vengono in mente a Veneziani sono da far venire i brividi. Possibili riciclanti/replicanti del concetto di cattolicità in politica sarebbero allo stato dei fatto e nel contesto della storia, o per meglio dire della storiella italiana, gente come Romano Prodi, Enrico Letta, Silvio Berlusconi, le cui biografie, prima ancora che le concezioni politiche, sempre che ne abbiano una di definita e comunicabile al popolo in termini onesti, sono già di per sé sufficienti a sconfessare la bontà di una qualsiasi progettualità politica.
Ma al di là delle provocazioni, il dato indiscutibile è che di fronte al collasso della sinistra, queste forze matriarcali che si riconoscono nella accoglienza no limits, nel populismo spinto fino alla totale disintegrazione di ogni tradizione, nella banalizzazione del sacro attraverso l'imperium della cultura pop, sono alla ricerca di una nuova veste e di una nuova legittimazione.
Da qui, nasce l'esigenza di fare alcune precisazioni.
Il messaggio di Cristo, come ogni messaggio di portata universale è passibile di traduzione e applicazione politica, anzi per molti versi il cattolico che intenda realizzare il messaggio di Cristo in terra ha la necessità concreta di costituire forme di organizzazione politica per la realizzazione dei propri fini. In questi termini riconosco anche che il messaggio di Cristo può essere valorizzato in una connotazione che potremmo definire comunista, basata sulla uguaglianza sostanziale di tutti i cittadini nella sfera economica e nel diritto di accesso ai beni di sostentamento.
C'è una indubbia giustizia sociale sottesa a questi concetti.
Ma vorrei ricordare che una lettura di sinistra del messaggio di Cristo non dovrebbe limitarsi alla accoglienza e all'aiuto dei bisognosi, ma avrebbe anche e soprattutto il dovere morale di scagliarsi contro le ingiustizia sociali create dalle dinamiche del potere, quindi, senza entrare troppo nel tecnico, il nuovo cattocomunista del nuovo millennio dovrebbe attivarsi attivamente e in termini concreti per ottenere una maggiore rappresentatività popolare nelle istituzioni europee e nel parlamento europeo in primis, promuovendo quello che mi sembra un dato indiscutibile della rappresentatività popolare, ossia il riconoscimento del potere legislativo, che allo stato non è paradossalmente riconosciuto al parlamento europeo, tanto che viene legittimo chiedersi che cavolo le mandiamo a fare tutte quelle centinaia di nostri rappresentanti in un parlamento europeo che più che parlarsi addosso non può fare molto altro.
Il cattocomunista per essere tale lo deve essere nei confronti del popolo, ma soprattutto nei confronti dei potenti, cosa questa che viene sconfessata dal dato biografico di tutti i nomi papabili da mettere a guida di un simile progetto.
Poi come notato da Veneziani c'è il problema della rappresentatività.
Che bacino di utenza elettorale potrebbe avere il nuovo cattocomunismo?
Su questo punto l'elettorato italiano è sempre foriero di grandi sorprese perchè in effetti un tale progetto politico, oltre che assorbire interamente l'elettorato del PD, che da ultimi sondaggi si assesta ad un razionalmente incomprensibile 18%, andrebbe ad erodere una buona percentuale dell'elettorato del M5S e della Lega, mi riferisco a quella componente variabile ma sostanziosa che collocandosi tra il centrodestra e il centrosinistra ha votato il governo gialloverde per esprimere un voto di protesta e per manifestare la propria richiesta di maggiore ordine e giustizia sociale.
Perchè signori miei è proprio su questo punto che si realizza il miracolo della fine, la congiunzione degli opposti, l'assorbimento della contraddizione tra accoglienza ed ordine sociale, ossia la retorica tipicamente cattolica del buono ma giusto, che se da un lato ha nauseato gli italiani, dall'altro lato potrebbe indurli nuovamente in errore avvalendosi della rinnovata veste trascendentale della legittimazione divina e della benedizione papale, promuovendo valori pseudopopulisti sotto l'illusione dell'antico abito talare.
In buona sostanza il progetto catto-populista-comunista paventato da Veneziani potrebbe rapidamente raggiungere percentuali di elettorato intorno al 20-22% facendoci ripiombare in una nuova versione della Democrazia Cristiana, privata però di tutte quelle componenti nobili e realiste che nella originaria DC pur esistevano, agivano e si affermavano.
Mi riferisco alla tutela dell'interesse nazionale, quel nazionalismo morbido ma efficace che veniva posto in essere attraverso la continua mediazione di interessi tra blocco atlantico e blocco comunista, strizzando altresì l'occhio all'universo mediorientale, dinamiche queste non più possibili alla luce delle mutate condizioni geopolitiche, dei mutati rapporti di forza tra politica ed economia, ma soprattutto non più possibili in base al mutato spessore della nova classe dirigente.
Non ultimo in ordine di importanza c'è poi il problema della tradizione.
La dirompente potenza sociale del messaggio di Cristo è stata fatta oggetto nel corso dei secoli di una importante opera dottrinale di centratura metafisica del concetto, che partendo dall'ambito elevato e metaumano del sovrasensibile trova applicazione nelle sfere basse dell'agire storico e contingente, attraverso una ricca serie di concezioni teologiche, ma soprattutto simboliche ed astronomiche che il cristianesimo ha ereditato dalla tradizione metafisica precedente e che ha reso la Santa Romana Chiesta la depositaria della antica tradizione metafisica occidentale riguardo alla natura di Dio, alla legittimazione del potere temporale, all'ordine sociale, fino a giungere alla stretta ritualistica del culto per la messa in relazione pontificale tra umano e divino.
Tutta questa tradizione teologica e dottrinale sembra essere stata smantellata con un solo colpo di spugna dall'attuale pontificato, che pertanto andando ad avallare una struttura politica priva di una reale aderenza alla natura metaumana dell'individuo, ne promuoverebbe solo le dinamiche emotive e contingenti, determinando un ulteriore degradazione verso il subumano, comprensibile negli attuali partiti politici laici, ma assolutamente intollerabile in un movimento politico di ispirazione religiosa.
Sarebbe la realizzazione di quella che acutamente Veneziani definisce la Matria in luogo della Patria.
In conclusione una ecumene cristiana, insita nella stessa definizione del concetto di cattolicità sarebbe auspicabile, promuovendo in Europa i valori cristiani che furono volontariamente estromessi all'atto della sua fondazione, ma tale ecumene portatrice di valori condivisi di elevazione dell'umano in un ordine superiore in terra dovrebbe essere conforme alla antica tradizione cristiana che allo stato non trova adeguata rappresentanza all'interno della istituzione pontificia, sarebbe irrealizzabile nell'attuale contesto politico, non potrebbe avvalersi dell'opera di politici adeguati alla missione da compiere, e soprattutto non verrebbe capita da un popolo sempre più spiritualmente disorientato che per decenni è rimasto esposto al vento mutevole della profanità, tanto da rendere impossibile ogni mutamento di rotta, se non in seguito ad un catechismo dei valori trascendenti protratto per almeno una intera generazione.
Tutti noi ci auguriamo l'uscita dal baratro del nichilismo contemporaneo, ma tale nuovo ordine da costituirsi, dovrebbe porre in essere per prima cosa un assalto alle fonti della profanità, a tutte quelle interferenze culturali che volontariamente hanno sottomesso l'uomo in una dimensione subumana per meglio strumentalizzarlo in termini economici ed asservirlo in termini politici.
Tale assalto è attualmente impossibile con gli strumenti di una Chiesa Cattolica che volontariamente ha rinunciato al potere ed alla profondità della propria tradizione spirituale per tendere la mano ad un popolo profanizzato, che per sua natura è ora assolutamente ingovernabile, se non con gli strumenti della minaccia economica e dell'arbitrio dei potenti.
Lasci quindi la chiesa che il popolo si esprima nelle dinamiche immanenti sue proprie e se proprio vuole rendersi utile, preghi di Dio di proteggerci in questa ora buia della involuzione umana.

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