APERTAMENTE. Ritorno al passato o ritorno al futuro? di Ettore Mirelli

Ettore Mirelli 08 Feb 2019
72 times

Qualche giorno fa ho letto un racconto scritto da una conoscente che con la sensibilità propria solo delle donne o dei grandi romanzieri, descriveva il mattino delle nostre infanzie, quando nell'aria si spandeva l'odore del caffè, la luce filtrava dorata attraverso le tende di pizzo, il papà canticchiava in bagno facendosi la barba, la mamma amorevole preparava la merenda che i figli avrebbe mangiato a scuola.

C'era in questa descrizione il senso chiaro delle cose, ognuno sapeva esattamente quello che doveva fare e quale era il suo posto, nella giornata, nella famiglia, nel lavoro, nella società è più in generale nella vita.

Non c'erano molte chiacchiere sul divenire delle cose. Si studiava, ci si laureava, ci si sposava, si facevano figli e tutto avveniva secondo l'ancestrale ritmo naturale della vita.
Oggi, quel bel mondo antico è ormai scomparso e al suo posto è rimasta una quotidianità probabile, autopartorentesi, autolegittimantesi, siamo nel regno del possibile, della ricerca di un lavoro che non c'è, oppure della lotta per la sopravvivenza fino a fine mese, malgrado le dodici ore e più di lavoro quotidiano mal pagato. Siamo nel mondo delle piazze vuote e delle connessioni veloci, dei figli che non nascono e dei figli che non vogliono andare a scuola, perchè tanto a che serve studiare?
Ma siamo proprio sicuri che le cose stiano così? Siamo sicuri che proveniamo dall'età aurea del capitalismo occidentale e ci siamo arenati nel pantano del liberismo post moderno?
Tolto questo nostro sud desolato in cui ci ostiniamo a vivere per amore, il sud dove l'economia è in ginocchio al pari della giustizia sociale, dove la politica incapace di creare nuovi posti di lavoro incoraggia gli scoraggiati ad una esistenza scoraggiata, tolto questo regno del non più possibile, c'è un'altra Italia, un'altra Europa dove pur in presenza dei sintomi sociali su citati, le cose sembrano andare meglio, c'è ancora una base economica da mettere a sostegno della sfera onirico-individuale in cui si è dissolta e frazionata la dimensione del singolo.
C'è di certo che la originaria centratura del Dio-Patria-Famiglia, rimasta immutata per millenni e trasfusa laicamente negli anni '80 del secolo scorso nel concetto di welfare state, è ormai stata spazzata via e al suo posto si è affermata la cultura dell'Individuo assoluto, ossia dell'individuo che è termine di paragone di tutto, secondo la tesi più spinta della filosofia liberista, che per coincidenza degli opposti coincide con la visione del mondo tipizzata dalla teoretica marxista.
Potete chiamarlo capitalismo o comunismo, ma nella sua essenza l'etica del mondo moderno non cambia, siamo in presenza dell'uomo che si è fatto Dio e che nella immanenza ricerca la risposta ad ogni suo quesito esistenziale, che giocoforza, nell'abbassamento del piano di azione dallo spirituale al materiale, smette di essere quesito esistenziale, per divenire domanda di confort economico, sogno di pacificazione sociale attraverso il benessere individuale.
Di converso dobbiamo però riconoscere che l'abbattimento delle vecchie sovrastrutture sociali, ha reso libere di esprimersi le potenzialità profonde dell'individuo, che ora può esprimersi libero da dogmi religiosi, può vivere la dimensione del sentimento in modo libero dai vincoli matrimoniali, può vivere la cultura in modo libero dalle classiche fonti di approvigionamento del pensiero quali prima erano le enciclopedie, i testi scolastici e la produzione editoriale di un mondo della carta stampata che era pesantemente influenzato dal target di vendita del lettore medio. Ora gran parte dello scibile umano è a portata di mouse, in una vastità di orizzonti tale da spaesare il ricercatore, da far smarrire il sentiero di ricerca, da rendere relativa qualsiasi verità acquisita.
Ed è proprio qui che si colloca la sfida per il futuro: la creazione di un uomo nuovo capace di superare l'oceano del nichilismo materialista, del relativismo culturale, attraverso l'esperienza sensibile, lo studio, la ricerca esistenziale, la riscoperta della dimensione profonda delle proprie verità interiori, quella sfera di dinamiche intime che nessuna evoluzione/involuzione culturale e informatica potrà mai modificare, perchè appartenenti alla nostra stessa natura di esseri umani.
Un simile percorso di ricerca, in assenza di Istituzioni che siano da guida, finisce per essere una missione titanica per il singolo individuo, che tenderà più facilmente a degradare verso impulsi carnali subumani, ma che non di meno conserva intatta la propria libertà potenziale di autoelevazione.
L'uomo moderno è chiamato alla missione epocale della propria riscoperta, siamo tornati all'imperativo socratico del “conosci te stesso” come snodo focale della evoluzione umana, siamo rimasti soli con noi stessi a fronteggiare il mondo virtuale e le necessità del futuro.
Privi della educazione fornita dalle Istituzioni pubbliche, la cui didattica si è rivelata spesso parziale, settaria e manipolata da una concettualità conforme ai fini del sistema politico-economico dominante, oggi noi siamo chiamati ad essere maestri di noi stessi.
Ci troviamo nei panni di Ulisse, chiamati dal destino e dalla storia ad intraprendere un lungo viaggio di ritorno a casa attraverso le insidie della modernità.
Il mio invito pertanto è a rifuggire il canto delle sirene, le lusinghe della concupiscenza della maga Circe, e soprattutto la illusione della immortalità nell'isola Ogigia, perchè tra tutte le insidie è questa la più pericolosa dell'epoca moderna: la rimozione del concetto di morte, del finalismo della vita. Viviamo come se lo scopo della nostra vita fosse solo la soddisfazione della volontà di piacere del momento presente, abbiamo perso l'ambizione della progettualità, navighiamo a vista nell'attimo, al massimo alleviamo figli nati da dinamiche meramente naturali e biologiche, e li abbandoniamo presto alle dinamiche del mondo moderno, ritornando appena possibile ad una giovinezza eterna che naufraga nel grottesco di uomini e donne di età avanzata vestiti come ragazzini adolescenti.
Il nostro scopo non è di fare la morale, ma di aprire gli occhi verso le potenzialità dell'essere umano chiamato alla scelta epocale tra sé e il nulla nichilistico.
Navighiamo, navighiamo in rete come Ulisse navigò sui mari dell'interiorità, facciamo esperienza del mondo, rubiamo gli attimi di piacere che ci sono dovuti, sperimentiamo il punto di vista differente di gente differente, ma non perdiamo mai di vista il bisogno inestirpabile di realizzare noi stessi nell'altro, in una fisicità che rivela se stessa solo in assenza di connessione internet. Navighiamo navighiamo senza però perdere di vista il faro del nostro approdo umano, le rive di quella dimensione intima che è la nostra Itaca.
In buona sostanza trovato l'amore buttate i cellulari, fate figli senza preoccuparvi dell'incertezza economica come sempre è stato dalla nascita dell'uomo, bussate alla casa del vicino e chiacchierateci faccia a faccia davanti ad un caffè. Tornate ad essere uomini e donne del mondo reale, dopo aver superato l'oceano del possibile e la riscoperta di voi stessi.
Solo in questo modo, eviterete gli inferni matrimoniali che pur si consumarono nel passato, eviterete il dogmatismo di una religiosità convenzionale che pur ci aveva unito nelle messe domenicali dell'infanzia, eviterete la fredda vacuità di quella quotidianità insensata dove tutto era prestabilito ed ordinato dal un meccanismo superiore, che pur alienò quelli che avrebbero dovuto essere i momenti belli e intimi dei focolari del nostro passato.
Occhio quindi alle chimere del ricordo, il mondo aureo del nostro passato offriva certezze che spesso diventavano trappole per la libertà interiore, così come il mondo moderno offre una libertà totale che spesso diviene trappola per la libertà individuale.
Siate surfisti del tempo e delle possibilità, cavalcate l'onda del destino spinti dalle potenzialità del concreto e del contingente, senza però perdere mai l'equilibrio, in questo divenire dinamico che deve trovare nel nostro io fisico e interiore il centro di ogni divenire futuro.
Solo in questo modo, e con questo sforzo sapienziale, mai richiesto all'uomo nelle precedenti epoche della propria evoluzione, potremo ritornare alla fonte dell'essere, riprendere in mano la chiave del nostro destino, tornare in piedi con la schiena dritta alla casa del Padre da cui ci allontanammo.
Solo in questo modo, la nostra vita sarà un ritorno non al passato mendace e idealizzato, ma sarà un concreto ritorno a quel futuro che abbiamo sognato da piccoli e che abbiamo perso crescendo.

Rate this item
(0 votes)

Oraquadra è un giornale on-line con autorizzazione del Tribunale di Taranto del 6 dicembre 2011, iscrizione registro dei giornali e periodici n.11/2011.

Oraquadra.info è ospitato sui server di Register.it Spa

Foro competente: Taranto

Editore e Direttore: Arcangela Chimenti D'Amicis alias Lilli D'Amicis

Legal Advisor: avv. Michela Tombolini

Web Master: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione per le sue funzionalità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. .

  Accetto i cookies da questo sito web.
EU Cookie Directive plugin by www.channeldigital.co.uk