APERTAMENTE. Ancora una volta il "de profundis" della politica di Salvatore Savoia

Salvatore Savoia 12 Mar 2019
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Non seguivo un Consiglio comunale dal 2013. Poco è cambiato da quando da cronista seguivo i lavori della massima Assise consiliare e dettavo i resoconti telefonicamente.

Sembra passato un secolo, ma è appena qualche anno fa.

Libero dai condizionamenti di una linea editoriale, ho maturato la convinzione che Grottaglie continui ad essere amministrata da piccoli uomini: non per il livello di preparazione tecnico-amministrativa, non per la capacità di affrontare temi complessi in maniera comprensibile, non per il senso delle istituzioni (l’aula consiliare non è un teatro e i consiglieri comunali non sono attori con delle maschere). Piccoli uomini perché non ho percepito quella tensione, quello slancio verso il bene comune. L’opposizione continua ad essere composta da esponenti rancorosi, diffidenti gli uni verso gli altri. E ciò impedisce di attuare una efficace linea politica, che possa essere premiata dagli elettori. La maggioranza – almeno durante le due ore di lavori che ho seguito – è stata silenziosa: nessun intervento, nessun contributo al dibattito. È come se fosse stata anestetizzata. Da chi? Da cosa? 

Mi viene naturale il confronto con il passato. E il passato cui mi riferisco è quello delle due Amministrazioni Vinci, dove vi era una vera dialettica politica nel rispetto dei ruoli istituzionali ricoperti. Il dibattito era “vivace”, spesso cavilloso, ma appassionante. L’opposizione era unita e la maggioranza spesso divisa. C’erano le idee. C’erano i contenuti. C’era la passione politica. L’altra sera ho percepito solo incomunicabilità.
E poi la questione sollevata da C.R.I.T.I.C.: la politica sarà ancora una volta governata dal diritto. Ma politica e diritto sono due sistemi autonomi: la politica deve prendere decisioni vincolanti, il diritto – si dice – deve stabilizzare le aspettative normative di comportamento. In questa vicenda, la politica continuerà ad essere subordinata al diritto. E sarà, ancora una volta, il “de profundiis” della politica.
Sullo sfondo un interrogativo: perché la politica è subordinata al diritto? Probabilmente perché la politica preferisce non decidere. E non decide perché vincolata al parere di un tecnico. Oppure perché decidere può essere impopolare.
Eppure, mi piace coltivare la speranza che qualcosa possa cambiare e che si possano superare le divisioni per il bene di una città dove non riesco più a percepire quel senso di appartenenza alla stessa comunità.

 

 

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