APERTAMENTE. Il web è solitudine? di Pina Colitta

Oggi, dopo l’urlo sociale, attraverso Instagram, di quella ragazza che è stata selvaggiamente picchiata dal suo fidanzato per aver pubblicato una sua foto, ho sentito il bisogno di insistere su quanta solitudine si cela dietro il bisogno di creare relazioni attraverso il web, anche mostrando la propria vita, con foto e riflessioni.
Fermo restando che la violenza è condannabile, sempre e comunque, così come la relazione affettiva intesa come possesso.

Ci si può sentire soli in un’epoca come la nostra, in cui la comunicazione sembra essere facilitata da tecnologie sempre più sofisticate? Nell’era di Internet, basta spingere il tasto di un computer per inviare, in pochi secondi, un’e-mail da Roma a Tokyo, da Londra a Mosca, da Parigi a New York. Un dito della mano è sufficiente per metterci in contatto con il resto del mondo. Eppure, nonostante questo, ci sono molte persone sole, che non riescono a stabilire un reale rapporto con gli altri. Agli inizi del terzo millennio, stiamo assistendo alla nascita di tante “nuove solitudini”, completamente diverse da quelle che vivevano le precedenti generazioni. Sono forme di disagio tipiche del nostro tempo, frutto delle contraddizioni di un’epoca in cui i rapporti umani diventano sempre più difficili da mantenere.

Una grande solitudine è quella figlia di internet. Questo straordinario canale di lavoro e informazione può servire per fare cose meravigliose, ma può anche contribuire a creare nuove “celle di isolamento”.
Anche tanti giovani trascorrono ore davanti ad uno schermo, navigando tra un sito e l’altro o parlando attraverso le “chat”, le “mailing list” e i “newsgroup” di Internet. Apparentemente, sembrano comunicare. Ma bisognerebbe chiedersi: qual è la qualità di questo tipo di comunicazione? Spesso le persone che intervengono nei dialoghi virtuali delle “chat” non sono sincere. Ci sono, ad esempio, uomini che fingono di essere donne e viceversa. Alcuni hanno anche cattive intenzioni ed approfittano dell’ingenuità dei ragazzi. Il risultato è una comunicazione falsa e mascherata, che rischia di favorire l’isolamento e l’incapacità di sostenere un autentico rapporto con gli altri.
Cosa si può fare?
Forse recuperare la tradizione dell’autentico stare insieme nei momenti di divertimento ed evitare la presenza ossessiva di fronte allo schermo? Per sfuggire a questo mondo ingannevole di rapporti virtuali, nasce spontaneo un imperativo: ritrovare i volti. Bisogna uscire di casa ed imparare ad incontrare gli altri. Gli altri veri. Non quelli falsi, mascherati, che si nascondono dietro la barriera di uno schermo.
La vera soluzione al problema della solitudine non sta in una notte trascorsa a “chattare” su Internet. Non sta neppure nei ripetitivi combattimenti dei videogiochi o nell’adorazione di qualche “velina” che ci sorride in modo forzato dal televisore. Sta nella porta di casa che si apre e che diventa, finalmente, un ponte verso la vita.
Ci sono tantissimi ambienti pronti ad accogliere, chiunque lo voglia, con un sorriso vero, umano, non virtuale. Ad esempio, quelli del volontariato. Tante persone, invece di diventare schiave delle “nuove solitudini”, hanno voluto dare un senso alla loro esistenza, offrendo alcune ore della propria giornata all’aiuto di poveri, anziani, malati, emarginati. C’è anche chi ha rinunciato alla solita vacanza al mare per fare un’esperienza diversa, più costruttiva, al fianco di missionari in Africa o in America Latina. Sarà tornato un po’ meno abbronzato, ma tanto “ricco” e cresciuto nell’anima!!!

 

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Pina Colitta

Laureata in Lettere Moderne, già docente di italiano e Latino nei licei e consulente familiare, "Nell'anima" e "In onodorato di santità" sono i due libri con i quali ha conquistato il mondo dell'editoria.

"La vita è vita soltanto dove vi è amore"

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