APERTAMENTE. "Quando la Scuola rivela le pieghe nascoste della disumanità" di Alfredo Annicchiarico

18 Mag 2019
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Nel giro di poche ore, la Scuola italiana diventa protagonista delle pagine di giornali e social: “finalmente!”, dirà qualcuno. E sempre quel qualcuno penserà che la linfa delle sue nuove generazioni potrà iniettare nelle vene malandate del suo sistema il giusto antidoto alla decadenza, simbiotica alle dinamiche sociali contemporanee.

E invece no. I due episodi avvenuti nel giro di pochissimo tempo rivelano entrambi quanto il livello di disumanità abbia ormai raggiunto vette che provocano disagio (lo sgomento è ormai derubricato da qualche tempo). Se nel primo episodio registriamo la violenza con la quale si punisce un’insegnante che ha avuto la sola colpa di non impedire ai propri alunni la libera manifestazione delle proprie idee, nel secondo annotiamo la ferocia di un bidello che uccide a randellate, davanti a un gruppo di alunni, un gatto randagio reo di attraversare i corridoi di una scuola calabrese.
La Scuola, da sempre la seconda agenzia di educazione – subito dopo la famiglia -, negli ultimi trent’anni si è rivelata essere il perfetto contenitore degli umori del Paese, decodificati però non più attraverso i testi adottati o consigliati agli alunni, bensì attraverso un processo di parcellizzazione violento e influenzato da agenti esterni e contemporanei. Attualità ingerita con Attualità e con la stessa metabolizzata, una dinamica supportata dall’avvento dell’informazione liquida dei social media. Il processo di analisi del presente sviluppato attraverso ciò che ci insegnava la Storia non esiste più, non può sopravvivere. E allora perché si condanna un docente che ha lasciato interpretare i giorni della Storia più attuale paragonandoli a quella di una passata e più triste? Pur ammettendo che il paragone tra nazismo e “salvinismo” è obiettivamente esagerato, quello che colpisce è la smisuratezza della punizione riguardo alla colpa presunta. Se la Scuola è considerata ancora coraggiosamente da qualcuno una palestra libera d’idee, si presuppone che essa sia anche un campo nel quale ognuno possa esprimere la propria sensibilità. Se ha una colpa, la professoressa di Italiano, essa va ricercata forse nel non avere approfondito con gli alunni le effettive differenze tra i momenti storici. Paragonare Hitler e i suoi sgherri a Salvini e ai suoi accoliti trogloditi è già un azzardo: il nazismo è stato un fenomeno che ha visto nell’assassinio barbaro e premeditato il suo fulcro; nel “salvinismo” si riscontra piuttosto una violenza verbale da fumetto anni settanta (tipo “LANDO” o “ZORA, la Vampira”, per intenderci) e un’accondiscendenza, forzata dal necessario consenso elettorale, con la teppaglia neo fascista. Si può quindi considerare “disumano” il dimezzamento dello stipendio per una rappresentante della classe più bistrattata del Paese? Ma certo che sì! Se non altro perché il personaggio politico attuale è già grottesco di per sé.
Passiamo ora all’episodio del gatto preso a bastonate, fino a ucciderlo, avvenuto in Calabria. Al netto dell’imbecillità del bidello, quello che dovrebbe sorprendere tutti è la facilità con la quale si possa togliere la dignità a un essere vivente causandone la morte. Si aggiunga poi l’elemento del pubblico che assiste all’eccidio, in questo caso un gruppo di bambini. Ecco che allora, in una realtà che ormai sembra essersi assuefatta agli episodi di bullismo (se il capo delle forze dell’ordine ha atteggiamenti lui stesso da bullo, di cosa sorprendersi poi?), la “vittoria” del più forte sul più “debole”, attraverso i mezzi più consoni alla violenza, rappresenta l’ennesima sponda “disumana” racchiusa tra le pieghe di quello che un tempo fu il migliore tessuto educativo. Il randello usato come prolungamento ideale del processo “odio + violenza perpetrata = prevaricazione” annienta, con i suoi colpi, anni di educazione al rispetto dei più deboli e delle minoranze. Il gatto “migrante” che osa attraversare il mio “territorio” va fermato, ad ogni costo. E se c’è chi guarda – e a volte ammira- la mia azione coercitiva, tanto di guadagnato: nella nuova Società, l’esempio vale più delle elucubrazioni mentali di quattro intellettualoidi da salotto. Il bidello diventa il punitore dell’attraversamento, eroe di un momento, il suo, nel quale egli si sente paradossalmente libero di esternare la propria “sensibilità” così come gli alunni della professoressa punita.
Disumanità all’ammasso, quindi? Be’, un po’ come i cervelli educati a pane e social, addomesticati all’anarchia digitale del pensiero mentre la desertificazione intellettuale avanza inesorabile. Del resto, come si fa a controbattere alla moltitudine che mette all’indice i cosiddetti “buonisti”(o “radical chic”)solo perché questi ultimi non ammetteranno mai il concetto del “disumano”?

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Redazione

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