Mario Guadagnolo: "Ebbene alla fine anch’io sono andato a vedere il film di Gianni Amelio su Craxi"

Mario Guadagnolo - scrittore, storico, saggista, già Sindaco di Taranto e fine politico )PsI 14 Gen 2020
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Il film non mi è piaciuto né come socialista né come storico. Non mi è piaciuto come socialista perché non mette a fuoco il grande valore riformista che ha rappresentato Bettino Craxi nel panorama politico di quegli anni, la cesura da lui rappresentata tra socialismo democratico e riformista e comunismo con l’abbandono di Marx per Proudhon e soprattutto l’importanza del suo progetto di unità socialista che intendeva mettere insieme tutte le forze riformiste e progressiste del nostro Paese per trasformarlo in un Paese moderno, europeo che guardasse avanti, che coniugasse meriti e bisogni, libero ed autonomo pur da fedele alleato rispetto ai partners europei e atlantici. Si parla di condanne di Craxi sul finanziamento illecito al PSI ma non si dice nulla sugli aiuti che con quei danari il PSI forniva ai i movimenti di liberazione dalle dittature nere e rosse di tutto il mondo, dalla dissidenza sovietica a Solidarnosh, dalla lotta di liberazione della Palestina al Frelimo in Mozambico, dalla resistenza cilena e greca contro i colonnelli alla primavera di Praga contro i carri armati sovietici. Non si parla di Craxi e dell’orgoglio italiano a Sigonella ma neanche del valore di uno statista capace di stare dalla parte di Arafat senza essere contro Israele, di pensare all'assistenza ai Paesi del terzo mondo senza essere un terzomondista rivoluzionario, di essere un alleato fedele dell'Alleanza Atlantica senza essere un servo degli americani.


Come storico non mi è piaciuta la totale assenza di riferimenti al contesto che ha determinato mani pulite. Amelio non spiega perchè il sistema di finanziamento illecito dei partiti era arrivato a quel punto, perchè se tutti i partiti compreso il PCI usufruivano ampiamente di quel sistema solo Craxi ha pagato ed è stato massacrato dalla magistratura, non spiega come mai Craxi è stato condannato perché in quanto segretario del PSI non poteva non sapere dei finanziamenti illeciti al suo partito mentre i segretari del PCI D’Alema e Occhetto potevano non saperne nulla dei finanziamenti illeciti che prendeva il PCI, perchè se il sistema era consolidato e noto a tutti compresa la magistratura fin dai tempi di Enrico Mattei la magistratura non ha mai mosso un dito e infine come mai quando Craxi e solo lui ebbe il coraggio di denunziare in Parlamento il sistema di corruttela dei partiti affinchè se ne prendesse atto e si rifondasse la Repubblica nessuno si alzò e nessuno prese l'iniziativa per porre fine a quel sistema. Ma mi rendo conto che ponendomi queste domande sono in errore.

Gianni Amelio non è né un saggista né uno storico né un giornalista, è un artista, un poeta e per restare al cinema non è né Francesco Rosi né Carlo Lizzani o Gillo Pontecorvo. Amelio è un raccontatore di vicende umane e contestargli queste cose significa fargli un torto anche se un artista o poeta che sia quando traccia il ritratto di un personaggio della caratura di Craxi deve sapere che necessariamente il suo ritratto avrà delle implicazioni di carattere storico e politico. Se non si spiega anche quel contesto e si parla solo di condanne si trasmette l’idea della vulgata ad arte sostenuta di Craxi come di un mascalzone magari anche perseguitato ma sempre un mascalzone. Insomma il limite inaccettabile del film è quello di aver raccontato il Craxi di Hammamet senza raccontare insieme le vicende che lo hanno portato ad Hammamet. Questa cesura fra personaggio politico e contesto storico fa del Craxi di Amelio un personaggio nevrotico, arrabbiato, un leone in gabbia che ha ingaggiato col mondo una guerra della quale non si capiscono bene le ragioni. Ciò premesso scendiamo sul terreno più propriamente artistico sul quale si muove Amelio e limitiamo la nostra analisi solo all’arte scevra da qualsiasi pruderie di tipo storico. Bene da questo punto di vista devo dire che il film mi è piaciuto. Al netto delle osservazioni precedenti il Craxi rappresentato da Amelio è un Craxi verosimile, quello che io ho conosciuto, un uomo di potere, un impasto di durezza e di tenerezza, di asprezza e di delicatezza di sentimenti che nascondono sostanzialmente una grande timidezza che come è noto si protegge proprio con la durezza, l’arroganza e l’aggressività, una timidezza che tradisce una umanità assolutamente imprevedibile. E Amelio questa complessità e questa apparente contraddizione la mette bene in evidenza quando da un lato ci presenta un Craxi brusco, che tratta gli altri, perfino a volte i figli con durezza ma dall’altro un Craxi tenero con i nipotini e soprattutto un Craxi estremamente umano come quando nella scena del taglio dei capelli chiede alla figlia Stefania di convincere il fratello a fare due figli perché “se un figlio muore ti rimane almeno l’altro perché per un padre vivere senza i figli è atroce”. Si Craxi era un impasto di tutte queste cose. Mi ricorda i versi con i quali Garcia Lorca racconta l’Ignacio Sanchez Mejìas, il torero delle cinque della sera, e quegli ossimori nei quali riconosceresti il carattere di Craxi “tenero con le spighe!/duro con gli speroni!/ dolce con la rugiada!/ abbagliante nella fiera!/ tremendo con le ultime banderillas di tenebra!”.

È vero Craxi era così!

Racconto il mio primo incontro con lui. Vado a prenderlo a Massafra all’uscita dell’autostrada perché doveva chiudere la festa provinciale dell’Avanti in Piazza Garibaldi. Entro nella sua macchina. Un ciao, poche parole, poche domande sulla situazione politica e amministrativa di Taranto, mi regala due suoi libri. All’autista ordini precisi e perentori. In piazza Garibaldi di fronte a 5000 persone un discorso tagliente, con le sue pause famose capaci di infilzare gli avversari con una battuta. Insomma un burbero teutonico e autoritario che non ammette discussioni ai suoi ordini. In Piazza Garibaldi io ero con mio figlio Gianluca, un caschetto di capelli bruni su un bambino di quattro anni. Craxi senza alcuna ragione apparente se lo prende in braccio, se lo coccola e lo accarezza con una tenerezza che mi sconcerta. In fondo sia io sia mio figlio per lui siamo due sconosciuti. Eppure… un fotografo occasionale fissa nel tempo quel meraviglioso per me momento. Ecco questo era Craxi capace di durezze e di tenerezze, di ira e di dolcezza, di asprezze e di grande pietà umana. E così era con i figli capace di durezze fino a non farsi comprendere e a non riuscire ad esternare loro quanto li amasse entrambi e poi tenerissimo nei momenti di abbandono come nel citato episodio del taglio dei capelli. Bobo in particolare ha fatto le spese di questo caratteraccio poiché col padre non è riuscito a connettersi pienamente talchè i due non sono riusciti a dirsi quanto si volessero bene. E Amelio affida ad un Craxi disponibile alla confessione e che comincia a fare dei bilanci il rammarico per le cose non dette, le le tenerezze e le carezze non date. Questo personaggio umanamente e psicologicamente complesso e apparentemente contraddittorio è la parte più bella del film.

Quello che non mi è piaciuto è il contorno come non mi sono piaciuti gli espedienti ai quali Amelio ricorre per supportare il Craxi politico. E su questo faccio mie le riserve sul film espresse su queste colonne da Alfredo Venturini. Il Craxi di Amelio è un Craxi politicamente vinto mentre egli era stato solo sconfitto. Craxi non era un vinto perché non era nel suo DNA essere un vinto, era un guerriero che ha combattuto fino alla fine con tutti i mezzi che aveva a disposizione, le amicizie, gli estimatori che gli rimanevano (ed erano ancora tanti), i fax testardi da Hammamet ad una stampa che gli era ostile e che lo censuravano cestinandoli, che ha lottato come un leone per smentire la vulgata ufficiale del ladrone e del latitante, per denunciare gli obbrobri giustizialisti di mani pulite che uccidevano Beccaria e mettevano sotto i piedi il diritto e secoli di civiltà giuridica, per bollare i processi di piazza e denunciare i manettari ma soprattutto, lui che aveva a cuore il bene del Paese, per denunciare un sistema politico che avrebbe portato l’Italia verso il baratro. E fu facile profeta perché questa di oggi è l’Italia che ci ha consegnato mani pulite. Orbene per chi come me e Venturini hanno conosciuto Craxi niente male perché si rende subito conto che questo Craxi politico vinto esiste solo nella fantasia di Amelio ma chi Craxi non lo ha conosciuto e non sa niente di lui dal film di Amelio si fa un’idea sballata e lontana mille miglia dalla realtà. E poi le tantissime forzature fatte di personaggi e vicende inesistenti come quello dell’inizio (Vincenzo Balzamo?) che fa la coscienza critica e contesta ad un Craxi al culmine del potere di condurre il partito alla distruzione e suo figlio che va ad Hammamet per uccidere Craxi. Bene questi personaggi sono totalmente inventati così come sono inventati di sana pianta l’assassinio del padre da parte del figlio che lo spinge fuori dalla finestra. Balzamo (se a Balzamo Amelio voleva riferirsi) era in piena sintonia con Craxi e non è mai esistito un figlio che ha ucciso il padre per “salvarlo” semplicemente perché Balzamo è morto di infarto né ha mai avuto un figlio che ha lo ha ucciso. Una forzatura gratuita e due personaggi posticci.

E ancora il cotè della casa di Hammamet rappresentata come una carrellata di radical chic che trasferisce ad Hammamet l’ambiente frivolo della Milano da bere assolutamente fuori contesto perché la casa di Hammamet era una casa nella quale si incontravano gli amici più stretti di Bettino come Lucio Dalla che cantavano “O mia bella Madunina”. Altro che radical chic! E ancora il personaggio di bianco vestito che va a trovare Craxi che sembra saperla lunga e contesta a Craxi il fatto che qualche spicciolo fosse rimasto attaccato alle dita di qualcuno (alludendo anche a Craxi?) chi vorrebbe essere? Certamente un democristiano. Forse Cossiga che in effetti andò a trovare Craxi ad Hammamet. Ma Cossiga non avrebbe mai parlato in quei termini a Craxi di cui era amico ed estimatore. I due, racconta Bobo Craxi in un bel libro scritto a quattro mani con Gianni Pennacchi “Route El Fawara-Hammamet” Sellerio editore 2003, si lasciarono con un grande abbraccio, con straziante malinconia e con Craxi che dice a Cossiga “Francesco sai bene che questa è l’ultima volta che ci vediamo”. Queste cose se le dicono due grandi amici non due persone di cui uno presume di giudicare l’altro.

E infine la morte di Craxi. Tutto falso. Craxi è morto non sotto un albero come vuole Amelio ma nel suo letto mentre Stefania era andata a preparargli l’ultimo caffè della giornata. E ancora Amelio che fa fare a Craxi la figura del puttaniere fallito nella scena con la Gerini non fa onore alla verità poiché Craxi aveva con quella persona realmente esistente un rapporto vero e autentico durato anche dopo la caduta tant’è che quella persona, che era una persona per bene colpevole forse solo di amare (riamata) l’uomo sbagliato, si è trasferita ad Hammamet per stare vicina a lui negli ultimi momenti. Nel film appare come una poco di buono scosciata che tenta ancora di sedurre un Craxi sfiancato e finito. Insomma il film di Amelio sotto questo aspetto suona come moneta falsa tanto da far chiedere a chi lo conosce dov’è finito il fine regista de “Il ladro di bambini”?.

Riscattano il film oltre al racconto di Craxi uomo altre due cose: le scene di Craxi bambino ribelle e insofferente alla disciplina che con la fionda rompe i vetri del collegio e si becca beffardo i rimproveri del prete istitutore, un po' il fil rouge del film, che in fondo è un film sulla disobbedienza di Craxi l’eretico, l’irregolare, il ribelle, il rompicoglioni, disobbedienza agli americani, ai poteri forti, ai consociativismi, alla stampa di regime, ai conformismi del pensiero unico, alla violenza di una magistratura giacobina, in fondo disobbedienza alla storia. L’altra è l’interpretazione impareggiabile di Pierfrancesco Favino che ha dato di Craxi una rappresentazione di rara efficacia come solo i grandi attori riescono a fare. Favino riscatta i limiti e le contraddizioni del film e a lui e solo a lui un dieci e lode convinto e a tutto tondo.

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