APERTAMENTE. Bruni: Il film di Gianni Amelio su Bettino Craxi potrebbe aprirsi a diverse chiavi di lettura

Pierfranco Bruni - scrittore, saggista e poeta 14 Gen 2020
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"Hammamet" è il bisogno non tanto e non solo di cominciare ad aprire una discussione problematica sulla "questio" Craxi ieri oggi e domani. Ma pone un lungimiranza di opinioni dalle quali partire. Non dimentichiamo che si tratta, comunque, di un film.

Il timore che resti il Craxi sottolineato da Amelio è forte ma molto trasversale. Qui si nota subito che la storia e la potica non hanno patentesi. La storia é continuità nel bene e nel male. Ho avuto l'impressione che si tratti di un Bettino che sembra più a un Benito negli ultimi giorni di Salò. Da sottolineare che ci troviamo di fronte non alla storia e neppure alla verità della storia. Forse è mancata da parte di Amelio la ragionevolezza di ascoltare le ultime interviste di Bettino diventato ancora di più un anticomunista. L'anticomunista Bettino c'è tutto. D'altronde un film non deve raccontare la storia. È accaduto così ai tanti film su Moro ma anche ai film su Benito e su Claretta.
Resta il fatto che Craxi è nella grande storia di questa Nazione. Non si può dire altrettanto di D'alema o di De Mita, del quale si diverte ad ironizzare il suo vocalizio. Amelio è un Felliniano. Ci sono scene che portano direttamente a Fellini.
Dal punto di vista cinematografico potrebbe dividersi in due o tre sezioni. La prima è importante sul piano cinematografico Poi manca di contenuti concreti la seconda? La morte e la presenza del padre, nella parte finale, è un incastro allegorico. Un film non ha verità e non è verità. Come un romanzo. Lo sceneggiatore e il regista realizzano attraverso la creazione e la fantasia. Questo è il punto. Altrimenti avrebbero fatto un documentario. Ma il film c'è.
La scena del carro armato nel deserto di Tunisi e le parole che dice Bettino sono una metafora perfetta per spiegare il comunismo sovietico di Napolitano diventato il frutto del compromesso tra cattolici e comunisti. La metafora del carro armato è profonda e terribile. I comunisti che sparano perché non hanno anima come i carri armati che non hanno occhi è terribile. Ci sono dettagli importanti, credo, che vanno colti.
Come può un socialista craxiano aderire al PD? Questa la dice lunga sul figlio Bobo che lo definisce "cretino" . Non sorvoliamo su questi elementi. Come sulla fedeltà di Anita - Stefania che cintinua ad avere un comportamento coerente. Come sul nipote che gioca a fare il generale. Come sull'immagine di Sigonella tradotta in un gioco di soldatini sulla sabbia con al centro un aereo.
In in film non esiste la verità storica. Esistono l'immaginario, l'allegoria e le metafore e strutturalmente i campi. Già che faccia parlare di Craxi a solo 20 anni dalla morte è un fatto significativo e imbarazzante anche per quella magistratura che lo ha condannato.
Sono convinto che Bettino dopo Benito e Moro è l'unico statista vero che l'Italia abbia avuto. Togliamoci i paraocchi e consideriamo come sono finiti e per colpa di chi?
Bettino diceva spesso che non permetterò che la storia continui ad essere scritta dai vincitori. Questo è un passaggio importante che ha permesso a Di Pietro recentemente di dichiarare che Craxi aveva ragione.
Il problema che mi pongo e che sfiora il film di Amelio è un altro? Come è possibile che i socialisti abbiano aderito al PD? Come è possibile che coloro che si considerano riformisti e morotei abbiano aderito al PD?
Due personaggi scomodi uccisi dalla stessa mano ideologica. Moro e Craxi.
Non cerchiamo la identificazione dei personaggi di un film con la realtà. Il film fa molto discutere. Non dimentichiamo che il Lizzani che dirige "Mussolini ultimo atto" è un regista che aderisce al PCI. O quello che realizza il film su Moro.
Amelio è un regista che in fondo, come dicevo, esce dalla lezione di Fellini. Fellini inventa e ricostruisce rienventando. Il resto è docu. Ma ci sarà tempo a riconsiderare Bettino Craxi. Soltanto quando i socialisti riformisti capiranno che i veri avversari sono stati sono e saranno e comunisti, i quali cambiano maschera e specchio ma restano sempre quelli che dicevano che le lettere di Moro erano state scritte da un folle. Se la pietà prevale il Paese non è finito scriveva Moro. E Craxi non dice la stessa cosa?
Nel film si intravedono le luci dal bosco. Questo è già tanto in questo tempo di cretini,  imbecilli e  incolti.

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