APERTAMENTE. È questione di cxxo! di Giuseppe Laino

Giuseppe Laino - già docente 21 Feb 2018
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Sì, è questione di cxxo. Del proprio e dell’altrui.

Capitemi, non voglio essere volgare. Solo che mi piace l’accezione popolare del termine, che rende benissimo l’idea dell’acquisire qualcosa con le sole proprie forze e dello spendere e spandere denari sudati personalmente o che ci arrivano, ma sono sudati da altri.
Ad esempio, se un figlio, una figlia si lamenta, è scontenta, ci contesta quel che facciamo o acquisiamo e che loro …, la risposta canonica a nostra difesa è: io ho fatto questo, poi vedremo quel che saprai fare tu quando “caxxxrai” col cxxo tuo.
Ma di questo satis. Solo spero di aver reso l’idea e spiegato il motivo dell’uso.
Il perché di tutta questa messa in scena introduttiva?
È presto detto.
Siamo ormai a dieci giorni dalle elezioni e non vedo, come avveniva in tutte le elezioni precedenti, nessun manifesto di partito affisso sui tabelloni, con sopra belli, colorati, non solo i simboli dei partiti, ma soprattutto le facce di culo sorridenti delle migliaia di candidati che vogliono il voto per sedersi al tavolo della mangiatoia del potere.
Certo, i mezzi di pubblicità e propaganda sono cambiati. Ma non da oggi, eppure ci hanno sempre sommersi di manifesti e facsimili. Non è questo.
Io vedo altro. E qui c’entra ancora il culo.
Finchè a pagare eravamo noi col finanziamento pubblico ai partiti, lor signori spendevano e spandevano denari a piene mani perché il culo che pagava tutto era il nostro.
Ora che devono pagare loro, col cxxo loro, sono diventati di colpo stitici, anzi non cacano proprio.
Ma ricordatevi, e questo è importante, che ugualmente si comportano governando, nello spendere il denaro dello Stato, cioè di tutti noi: spendono e spandono perché… avete capito di chi è il cxxo che paga.
Ecco perché il denaro non basta mai nonostante noi siamo i più tartassati al mondo. Anche per questo loro fare le tasse aumentano sempre e, stranamente ma non troppo, di pari passo cresce anche il debito pubblico.
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