APERTAMENTE. Basta con la retorica! di Pierfranco Bruni

Pierfranco Bruni 22 Feb 2018
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Il Convegno della Magna Grecia di Taranto è l’incapacità culturale di una città assente dalla progettualità degli eventi. Ma l’Istituto con quali fondi si gestisce?

Siamo alla solita demagogia. Al grido: Siamo stati “scippati”. Non è così. La questione relativa al mancato finanziamento del Convegno di Studi per la Magna Grecia di Taranto apre una nuova polemica. Non ho mai gradito le interpretazioni populiste per affrontare qualsiasi problema. Bisogna aggiornarsi suoi nuovi moduli culturali. 

Credo che sia necessario entrare nei radicamenti di una chiave di lettura. Potrei politicamente avvantaggiarmi di un tale aspetto, (perché io non mai cambiato casacca), ma voglio ragionare da tecnico e da persona che fa parte di diverse commissioni per la valutazione di progetti inerenti attività convegnistica e culturale in senso lato.
Attenzione! Il Convegno non è stato finanziato. E l’Istituto con quali fondi vive? Con quelli del Mibact?
Non bisogna parlare come ennesimo scippo. Non è uno scippo. Cosa significa “scippare”? Taranto dal 1960 in poi ha sviluppato i suoi Convegni e ogni anno, almeno dal 1980, si è minacciato di trasferire il convegno altrove per mancanza di finanziamenti.
D’altronde le Università cosa ci stanno a fare?
Credo però che il problema sia di altra natura sulla quale più volte mi sono soffermato toccando con mano i vari aspetti. La verità concreta è la mancanza di un Progetto culturale di una Taranto Mediterranea, e se si vuole di una Taranto che sappia guardare al bene culturale con modernità. È nella ragione dei cambiamenti.
Taranto ha bisogno di un articolato Progetto CULTURA. Fino a quando esisterà la EPISODICITA’ non ci sarà la visione progettuale. Mi si dirà che il Magna Grecia Convegno non è episodico, ma è un appuntamento annuale. Verissimo. Ma da Ottobre a Settembre di ogni anno quali sono gli appuntamenti di rilievo (mi riferisco ad eventi che possano chiamarsi tali) che portano Taranto ad essere considerata Città di eventi nazionali?
Il “populismo” è qui. Non mi va di suscitare polemiche. Ma la CULTURA sul piano del Progetto non si dà con conferenze, incontri di gruppi, piccole manifestazioni. Si fa con delle Idee portanti e non con attività di giro.
Si pensi persino agli incontri nelle scuole. Sono incontri di giro e non iniziative originali che possano richiamare l’attenzione sulla città dal punto di vista innovativo e unico.
Soltanto inventandosi una Idea prospettica in termini di circolazione di processi culturali è possibile uscir fuori da una quasi “ghettizzazione” culturale della città. Nessuno potrà poi scipparla. Troppe parole e nessun EVENTO.
Questo è il dramma.
Il convegno deve rientrare nella visione progettuale e non in un appuntamento annuale. Si veda il Progetto CULTURA di Cosenza. Una città che ha fatto del suo Corso Mazzini, centro di Cosenza, un museo a cielo aperto e con una Biblioteca che è Centro internazionale di Collezione e ogni sera crea appuntamenti.
Ma a nessuno è venuta l’idea di chiedere di trasformare la Biblioteca Acclavio in Biblioteca Nazionale?
A nessuno è venuta l’idea di creare una Taranto Mediterranea permanente come Via del Mito?
A nessuno è venuta l’idea di creare un Parco Letterario (pur avendo importanti poeti e scrittori, sempre ostacolato quando proposi un Parco Letterario Viola - Carrieri) con proiezioni nazionali ed europee.
A nessuno è sorto il pensiero di far risorgere un Magna Grecia Festival con una fondamentale unicità.
I gemellaggi con città greche o Mediterranee non possono concludersi in una serata di festeggiamenti e punto.
L’Università non è quella che avremmo voluto: laboratorio di promozione eppure si insiste su una tipologia che alla città non offre prospettive.
Non possiamo accorgerci dei fallimenti dando responsabilità ad altri, pensando sempre di essere “scippati”.
Ma da cosa?
Se la politica manca non dovrebbero mancare gli intellettuali.
È vero che il suicidio della politica ha portato all’omicidio della cultura. Ma invece di protestare post, si dia un incipit alla Cultura. Le attività culturali, anche legati ad una forte scientificità, vanno trasformati in riferimento ad un modello di società che cambia, che è cambiata, con articolati elementi universali.
Si ragioni di un Progetto Cultura complessivo e “provvidenziale”. Nessuno scipperà nulla.
Il Convegno, cambiando vestito e aggiungendo professionalità, ritornerà come modello propedeutico di una attenzione più interessante e più vasta, non solo scientifica ma anche antropologica nella comprensione dei nuovi modelli dei saperi. Ma bisogna cambiare modello di gestione, inserire capacità progettuale innovativa e basta con la retorica di quando eravamo bravi e belli nel 1960.

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