APERTAMENTE. Fu vera gloria?

Gianni Liviano - Consigliere regione Puglia 12 Mar 2018
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"Fu vera gloria ? Ai posteri l'ardua sentenza" scriveva il Manzoni a proposito di Napoleone Bonaparte. Altri erano i contesti, altro era lo spessore. La stessa domanda però ci poniamo pensando al governatore di Puglia, decisore assoluto nel nostro territorio pugliese oltre che estemporaneo protagonista televisivo.

Non sfugge a nessuno, non può sfuggire, che il presidente Emiliano abbia scientemente deciso, sin dall'inizio della sua legislatura, di privilegiare la ricerca del consenso, alla costruzione di prospettive di futuro, la ricerca di titoli sui giornali, spesso attraverso slogan, piuttosto che lo studio, e la valorizzazione di processi dei crescita della comunità pugliese. E' del tutto evidente che, salvo che per rare eccezioni, il governatore abbia deciso di circondarsi di fedelissimi, a prescindere dallo loro effettive competenze, sia nel governo che nel sottogoverno: nessuna nomina gli sfugge, nessun incarico non porta la sua firma.
Legittima è, per chi governa, la ricerca di uomini di fiducia, ma essa non può non avvenire all'interno di un'idea complessiva di comunità e di una coerente trama di obbiettivi. Se cosi' non è tutto degenera in una gestione del potere intesa come permanente baratto finalizzato alla ricerca di consenso. Così appare in Puglia. Altra cosa è poi chiedersi se questo atteggiamento del governatore e del suo cerchio magico, questa ricerca permanente di capibastone e di (poco autonomi) uomini del capo, abbia portato veramente consensi.

I risultati elettorali del Pd in Puglia, in verità, raccontano altro.Anche nei luoghi in cui i capilista del pd erano le persone indicate da Emiliano il consenso è stato del tutto insoddisfacente e comunque di molto sotto le medie nazionali.

La ricerca del consenso senza intelligenza di orizzonti, il governo della regione fuori da un' idea complessiva e a medio termine di futuro, fa apparire oggi il ns. percorso come una navigazione senza rotta.

Se l'intera Puglia non può permettersi di essere una nave senza rotta la città di Taranto, ancora di più, ha necessità di avere chiari i suoi orizzonti di futuro e di diversificazione di prospettive economiche.

Uno degli uomini del governatore, fino a qualche giorno, sembrava essere il sindaco di Taranto Melucci: che il primo giorno, all'indomani dell'elezioni, ancor prima di iscriversi al partito democratico, annuncio' al mondo la sua appartenenza a fronte DEM, corrente di Emiliano. Di ieri invece è la rottura del rapporto: "sei un uomo di Calenda", "No sono un uomo libero". Oggi invece si apprende delll'esonero da assessore alla cultura del giudice Sebastio.

Non so chi tra Emiliano e Melucci abbia ragione e chi torto e in verità non mi interessa. Non conosco le ragioni della revoca all'incarico di Sebastio. Mi sfugge se le ragioni politiche di queste rotture abbiano come motivazione differenti visioni di sviluppo per Taranto o siano semplicemente riconducibili a nuovi posizionamenti post elettorali.
Sono però molto preoccupato per il futuro della mia città. Mi interessa, mi sta a cuore, il futuro di Taranto: mi interessa capire che fine ha fatto la legge per Taranto e se, dopo averla approvata, il Governatore intende valorizzarla. Mi interessa capire che continuità avrà il tavolo Cis del governo e come la Regione intende relazionarsi con esso. Mi interessa che alla mia città venga restituito futuro e speranza, non con permanenti proposte di slogan, ma con costruzione di obbiettivi e di prospettive.
Penso di aver detto con chiarezza che cosa penso del governo Emiliano. Ma con la stessa chiarezza dico che con Emiliano non si può non dialogare. Per senso di responsabilità, per amore del futuro della città. Nella legittima diversità di opinioni, ma con il senso di responsabilità che l'impegno politico comporta, riprendiamo a parlarci tutti e a costruire insieme.

 

 

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