APERTAMENTE. Discarica, decisioni definitive di Giuseppe Laino

Giuseppe Laino - già docente 12 Apr 2018
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Lo avevo detto. Lo avevo detto e lo avevo scritto - perfino nella modalità di svolgimento del funzionario - per esorcizzare il malaugurio. E così è stato. Non mi ha sorpreso. Perché quando girano i milioni di euro, la volontà dei cittadini, dei territori, i quesiti, le impugnazioni, le proteste, le mobilitazioni, i cortei, a quei signori: politici e non, sono come l’acqua santa in faccia ai morti.
I fatti ultimi:
il dirigente del settore ambiente ha autorizzato altra volumetria per milioni di m3;
è arrivato il via libera della Provincia – sì, quella che il toscanello vantava di aver abolito – all’ampliamento;
il Comune farà ricorso al Tar.
Da aggiungere:
il consigliere provinciale chiede a tutte le forze politiche di esprimere pubblicamente il loro parere – santa ingenuità – ma non dice cosa abbia fatto in quel consesso per impedire quanto accaduto; (ha almeno rimproverato il dirigente o affrontato il presidente?)
le royalties non vengono pagate;
sotto la discarica c’è l’antica Via Appia, si tratta quindi di una zona archeologica, come documentato dal prof. Fornaro, oggetto anche di campagne di scavo condotte dall’archeoclub di Oria;
Il nostro deputato, con altri, invita ad usare ogni mezzo giuridicamente disponibile per l’impugnazione degli atti. Non mi piace: troppo facile e troppo comodo. Secondo me è un lavarsene le mani. E quello che aveva affermato che sarebbe stato la nostra voce, che avrebbe portato avanti gli interessi dei grottagliesi, si è già dileguato? Non afferra che la nostra sconfitta è anche la sua sconfitta? Che quando nominerà Grottaglie gli faranno la battuta: ah, della capitale dei rifiuti? Deve, invece, prendersi carico del problema in prima persona, portarlo in alto, scoprire gli inconfessabili retroscena.
A parte questo, come andrà a finire? In un nulla di fatto. Tutta recita delle parti. Tutta fuffa. Perciò risparmiateci la sceneggiata della democrazia con cortei per Grottaglie e la marcia su Bari. Alla Regione sta benissimo così, né potrebbe smentire quanto deciso da un altro Ente. Figurarsi. D’altronde l’Amministrazione, nei quasi due anni di potere, ha prodotto solo quesiti e impugnazioni. Vale a dire: invece di segnare Essa la strada da percorrere, ha seguito gli eventi determinati dagli altri, dai nostri nemici.
Cosa avrebbe dovuto fare e che va fatto assolutamente e subito?
Procurarsi la documentazione sanitaria da sbattere in faccia a chi ci sta uccidendo e sulla base di questa ordinare di porre i sigilli alla discarica.
Nel dettaglio:
- ordinare uno studio epidemiologico, relativo agli ultimi 30 anni, per le patologie riconducibili al potenziale inquinamento del terreno e delle falde acquifere, derivante dallo sversamento dei rifiuti;
- coinvolgere il registro dei tumori, per poter aver il quadro chiaro della diffusione degli stessi in Grottaglie e nei paesi limitrofi ed un raffronto con il pre-discarica.
Noi conosciamo la realtà della diffusione dei tumori in Grottaglie, ma lor signori se ne fregano. Solo avendo prove concrete in mano, che avremmo dovuto già aver ordinato e possedere, possiamo sperare di ribaltare la situazione.
Ora, signor sindaco, non so se nelle sue riflessioni ha mai pensato all’assurdo che le sta capitando: lei, paladino della chiusura della discarica, che deve a questo le sue fortune politiche, passerà come il sindaco sotto il quale è stata ampliata. Destino cinico e baro!
Per concludere, signor sindaco, questo è il tempo in cui dobbiamo essere leoni: lei e noi con lei, per salvare la situazione. Vedo due strade da poter percorrere:
- ordinato lo studio e forte dell’amara realtà che conosciamo, prende dei vigili, si reca alla discarica e vi fa apporre dei sigilli;
- ordina di sbarrare le strade di accesso alle stessa discarica, chiama il popolo a difesa. Insomma, facciamo le barricate e pretendiamo di poter determinare il nostro destino.
Se nessuna delle due ipotesi le sembra percorribile, allora salvi il suo onore e si dimetta.
Mai un paladino antidiscarica può subire l’affronto del suo ampliamento.

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