L'arianesimo spirituale come rimedio alla sindrome da galleggiamento virtuale della cultura di sinistra

Ettore Mirelli 27 Set 2019
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Nella cultura vedica delle Upanisad, il termine Aryan viene usato per indicare coloro che conoscono il valore della vita e perseguono una realizzazione spirituale da porre al servizio della propria società.
In questa sede con il termine arianesimo non ci riferiamo né alle teorie eretiche del monaco cristiano Ario, né alla scellerata trasposizione in chiave razziale che del concetto di arianesimo è stata fatta tra la fine dell'800 e la metà del '900.
Il concetto di Aryan si basa sulla idea di servizio verso il prossimo e verso la divinità che è alla base di ogni sistema etico-religioso, un concetto banale e scontato nella cultura tradizionale, ma che è bene ricordare di tanto in tanto nella nostra cultura contemporanea di stampo materialista ed ateo.
Ciò che interessa evidenziare è proprio il concetto di servizio che caratterizza la figura dell'aryan rispetto all'uomo contemporaneo.
L'aryan accede alla condivisione di un sistema etico di natura trascendente composto da precetti morali e religioso che gli sono da guida nella azione concreta di tutti i giorni.
Scopo dell'aryan è di avere sempre in mente in ogni momento della sua giornata il nome di Krsna, simbolo della divinità, della trascendenza, della Persona Suprema, al fine di perseguire il proprio perfezionamento spirituale plasmando la materia della vita quotidiana verso il bene supremo e lo spirito, un essere nel mondo attraverso lo spirito, attraverso la azione della mente-non mente che compie azioni pure superando l'attaccamento ai frutti della azione, secondo quanto predicato dalla dottrina zen della azione incondizionata.
Perchè scrivo dell'aryan? Perchè credo sia importante riscoprire punti di riferimento per orientare l'azione concreta in tutti gli ambiti: familiare, lavorativo, politico verso un fine superiore che trascenda le dinamiche personali egoistiche e realizzi una grandezza superiore all'Io che si manifesti nella sfera sociale.
Orientare la azione dall'alto dello spirito verso il basso della materia significa essere alla altezza della nostra natura nobile che nella materia non può esaurirsi.
Oggi risulta difficile già teorizzare l'esistenza di una società, in quanto la cultura cosmopolita, ormai imperante da decenni, ci ha assuefatti alla idea che il mondo ci appartenga senza confini territoriali e politici, ma questa idea di stampo illuminista è una astrazione culturale priva di contenuto, perchè è nel senso di appartenenza ad una determinata comunità che si realizza il nostro Io sociale; è nella appartenenza ad un determinato ceppo linguistico che accediamo ad una determinata cultura e formiamo il nostro modo di pensare e di essere; è nell'accesso ad un determinato orizzonte spirituale che definiamo noi stessi nel tempo, sfuggendo alla dittatura del presente ed alla contingenza sfuggente dell'attimo.
Tutte le fonti tradizionali parlano di una natura umana tripartita su tre livelli che partendo dalle profondità spirituali dell'Io, in diretta connessione, per il principio di coincidenza degli opposti, con la Grande Anima dell'Universo, si sviluppa negli ambiti della famiglia, della comunità e della religione. Abbattere questi ambiti significa vivere esclusivamente nella contingenza della materia in cui vige la sola regola di soddisfazione degli istinti egoistici, dove l'Io individuale si contrappone a tutti gli altri Io per l'accesso allo sfruttamento delle risorse materiali, secondo i dettami di un evoluzionismo darwinista che valgono nel solo ambito fenomenico naturale, ma che a nulla servono per il progresso spirituale dell'individuo.
Essere per servire è il dettato etico dell'uomo ariano, ossia di colui che è cosciente di poter realizzare se stesso solo attraverso il servizio reso al prossimo ed alla propria comunità. Celebre è la frase dannunziana del “Io ho quel che ho donato”, spesso usata in senso ironico per sottrarsi agli obblighi del dare materiale, ma che nella sua essenza rende perfettamente la ricchezza del realizzarsi attraverso il dono di sé nel mondo.

Recidere questo legame con l'assoluto significa vivere in un orizzonte finalistico che è proprio della cultura di sinistra che trova nel materialismo storico di Marx il proprio fondamento teoretico e nell'idealismo etico astratto la propria evoluzione contemporanea, fino a giungere alla idea dissociata da ogni azione che è propria della virtualità informatica, in cui l'uomo contemporaneo ormai galleggia come un naufrago sopravvissuto alla navigazione nel web sterminato.

Privi ormai di legami con il mondo fisico, se non per la soddisfazione delle nostre ambizioni professionali, del nostro fabbisogno economico e dei nostri istinti sessuali, navighiamo nel web tra migliaia di volti senza storia, perfettamente intercambiabili tra loro, soffermandoci solo su quegli elementi iconografici che stuzzicano le nostre mire sessuali nella esposizione/fruizione di forme femminili procaci o fisici maschili scolpiti, ma tutto poi si esaurisce nell'impulso del momento, e nella polemica del giorno.

Ispiriamoci al concetto di Aryan! Accettiamo la necessità ontologica della società realizzando noi stessi al suo interno. Domandiamoci: cosa posso fare io per la mia Nazione e non viceversa cosa può fare la mia Nazione per me.
In questo senso, il mio invito è di recidere i legami con questa assenza di vincoli della cultura moderna che invece di realizzare il pieno concetto di Libertà, ci vincola alla schiavitù del nichilismo, sospesi, a galla, sopravvissuti come naufraghi alla navigazione nel web.
Siate Ariani! Siate Italiani! Siate Uomini e Donne di questo tempo e di questo luogo, in cui attraverso la azione giusta si realizza il tempo imperituro e lo spazio senza limiti del nostro vero Spirito.

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