APERTAMENTE. Le Sardine hanno battuto Salvini? di Matteo Spigolon*

Matteo Spigolon - Fondatore di Fabbrica Politica 27 Gen 2020
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Prima del voto, la sfida per le regionali in Emilia-Romagna, che era quella con la valenza politica maggiore, era considerata una sfida a quattro su due livelli:

1. Locale: Bonaccini vs Borgonzoni
2. Nazionale: Sardine vs Salvini

Stando a quello che è successo, sembra che l'accoppiata Bonaccini più Sardine abbia stravinto la partita.

Il risultato non lascia dubbi: otto punti di scarto quando gli ultimi sondaggi prima del silenzio davano Bonaccini avanti di tre lunghezze.

Il cosiddetto fortino rosso ha resistito e ha scacciato i nemici, pur mostrando le prime vere fragilità dopo più di mezzo secolo.

Personalmente parlando, non è stata una gran previsione la mia: ho dato troppo retta ai dati, che lasciavano presagire una rimonta della Borgonzoni, considerato troppo il lato tecnico e dato poco sfogo all'istinto.

Capita, nessuno è perfetto.

Chi fa può sbagliare, chi non fa può andare il giorno dopo a commentare a risultato già avvenuto.

Non sarò mai quel tipo di persona, anche a costo di commettere degli errori di valutazione.

Detto questo, ora che succede?

Il Governo è così saldo come si può pensare?

Io direi di no!

Il M5S, ovvero la forza di maggioranza relativa in parlamento, è letteralmente sparita dall' Emilia-Romagna (da dove tutto era iniziato) e Calabria (altra roccaforte).

Gli elettori grillini, molto probabilmente, hanno preferito il voto disgiunto in favore di Bonaccini e molti lo hanno addirittura votato direttamente.

Le dichiarazioni post vittoria di alcuni esponenti del PD hanno subito lasciato intendere che il governo andrà avanti, ma qualcosa dovrà cambiare.

La prima richiesta è l'abbandono della vena antipolitica e giustizialista dei grillini (leggi prescrizione).

Il bipolarismo centrodestra vs centrosinistra è tornato, soprattutto grazie al M5S che si sta sciogliendo come neve al solo e deve rimanere aggrappato al PD per non andare a nuove mortali elezioni.

Sembra, inoltre, che il Presidente della Repubblica abbia fatto trapelare che finché non si sarà tenuto il referendum sul taglio dei parlamentari non ci potrà essere nessuna elezione (secondo errore strategico della Lega dopo aver perso anche la partita del maggioritario).

A meno di patatrac, che non sono esclusi (vedremo come andranno gli Stati generali del M5S a marzo), sembra difficile il voto prima del prossimo autunno o, addirittura, prima del prossimo anno.

A cambiare le carte in tavola, però, potrebbero essere le cinque regioni che andranno al voto a maggio: Veneto, Campania, Marche, Puglia e Toscana.

Se Veneto e Toscana portano già la partita sull'1-1 senza averla giocata, è sulle altre tre che vanno tenuti accesi i riflettori: se il PD dovesse mantenere Campania e Puglia, per Salvini inizierebbero i problemi seri.

Da Londra è tutto.

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