APERTAMENTE. Smettiamola con questa pira. Un rito pagano barbaro di Pierfranco Bruni

Pierfranco Bruni - scrittore e a saggista 31 Gen 2020
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Il mondo pagano non smette di vivere intrecciato ad un tempio cattolico e religioso cristiano. La confusione della religione cattolica e dei cattolici praticanti e così tale e tranto che mi fa dare ragione a Marx. Io che maxista non sono e cerco di cucire gli dei con i Santi antichi e moderni. 

Neppure i miti erano arrivati al fatto di erigere falò in nome di una profezia ontologica. Erano segni pagani. Il mito è religiosamente pagano. I riti sacrificali sono l’antica Bibbia sommersa dalle Lettere di San Paolo e dai Sinottici ed apocrifici. Bisognerebbe avere il coraggio culturale di eliminare alcune tradizioni che hanno radici barbare. Noi vogliamo chiamarle culturali? Chiamiamole pure tali. Ma restano con un “patismo” barbaro e barbarico.
Io sono del parere che un Santo non può essere messo come icona su una pira bruciante. Non può rappresentare l’empatia tra il sacro la sacralità e la fine in cenere. Un rito pagano che diventa cristiano e viceversa. Una cultura popolare che ha poco di cultura religiosa cristiana (o ortodossa o islamica) e molto di paganesimo.
L'antropologia moderna è un coronamento della filosofia. La pira è un falò nella tradizione pre omerica e si fortifica con l'incendio di Troia. Il simbolo della città che brucia è una antologia di una civiltà.
Poi possiamo trovare tutti i collegamenti che si vuole. Nei Nativi d'America aveva un senso prettamente propiziatorio. Intorno al falò si pregava. Ma sono stati inviati nelle “riserve” e i riti cancellati. Nella civiltà occidentale non esiste se non partendo appunto da Troia in fiamme tra i vari falò.
Nella Storia Patria ci sono valenze di altra natura che non si permettono di toccare elementi antro - filosofiche. Ma nessuno ha mai pensato che con la pira si brucia un Santo? La cultura romana addirittura non ha festeggiato San Lorenzo bruciato vivo. Simbolo del fuoco.
L'Occidente, dopo Omero, tra Occidente ed Oriente, riparte da Nerone che non ha bruciato Roma. I roghi sono strumenti usati dalla Grande Inquisizione. Giordano Bruno. Giovanna D’Arco e tutti i vari e veri Santi messi al rogo (come ho raccontato nel mio libro). Il templarismo pre e post crociate racconta altre storie. Insomma bisognerebbe sgombrare un po' di non conoscenze per festeggiare i roghi.
Noi siamo nella cultura de Campo de Fiori. Quando si capirà ciò ci saranno altre riflessioni su questo paganesimo portato nelle viscere dei Santi? Mentre la pira brucia si festeggia. Siamo proprio alla enfasi della barbarie. Una cultura che possa vivere non ha bisogna di una civiltà e di una storia mandata al rogo. Ma di bellezza, di consapevolezza, di ragione. Abbiamo la necessità di una metafisica dei riti.
La metafora più cocente è stata offerta addirittura da Cesare Pavese che di antropologia era un maestro. Chiude il suo romanzo “La luna e il falò” con una pira dove viene bruciata Santa, un personaggio del suo romanzo. Pensate un po’. Il falò e un personaggio di nome Santa. Coincidenze? Sono gli stupidi credono alle coincidenze. Bisogna che il mondo cattolico si svegli e vada nel profondo non di una teologia scarsamente filosofica. La pira è un rito barbaro che invita alla cancellazione di tutto. Ci sarà alla fine la cenere che verrà spazzata dal vento. Una purificazione? Scontiamoli in vita i peccati. Per chi crede nei peccati. Intanto la Inquisizione non smette di vivere e di esserci non paticamente ma praticamente!

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