Diremuni Marina Militare sotto accusa: Un uomo salvo per miracolo e la denuncia dei sindacati

Un uomo salvo per miracolo e una legge inapplicata. Sono questi gli ingredienti di una vicenda che dallo scorso 24 novembre tiene in tensione i rapporti tra i sindacati e la Direzione di Munizionamento della Marina Militare di Taranto, rea secondo le organizzazioni sindacali di CGIL, CISL e UIL, di non tutelare la salute dei suoi dipendenti civili.

 

A fine novembre infatti mentre lavora un operaio viene colpito da infarto miocardico e si salva solo per il tempestivo intervento dei suoi colleghi, mentre il servizio di infermeria interna a Diremuni e il Pronto Soccorso del Servizio Sanitario Nazionale fanno acqua da tutte le parti.
L’operaio si salva, ma mentre questo accade, i lavoratori rappresentanti della sicurezza rimettono si sospendono dall’incarico.
In questa fase di strisciante destrutturazione metodica e scientifica nei confronti di una realtà lavorativa in cui a tutt’oggi vengono svolte attività a rischio di incidente rilevante – scrivono Funzione Pubblica CGIL, CISL FP e UIL Pubblica amministrazione, insieme agli RSU Diremuni – si minano in modo irreversibile le attività produttive, manutentive, operative e finanche quei presidi previsti dalla normativa vigente a tutela dell’igiene e della sicurezza dei lavoratori e della pubblica incolumità.
Il riferimento è al Testo Unico in materia di salute e sicurezza, ma anche al decreto del ministero della salute, che si occupano proprio del servizio sanitario da organizzare a livello aziendale e che nel caso di opifici come quello di Diremuni in cui si manipolano e conservano esplosivi prevede l’istituzione di un primo soccorso retto da un medico.
Ma il medico nella Direzione Munizionamento della Marina Militare a Taranto non c’è e gli infermieri in servizio quel 24 novembre non rispondono al telefono. L’organizzazione interna va in tilt e purtroppo neanche con il 118 va meglio. Un black out che spinge alcuni operai colleghi dell’infartuato a provare il tutto per tutto e correre prima verso l’Ospedale Moscati e poi verso il pronto soccorso dell’Ospedale SS. Annunziata.
Ora i sindacati chiedono di fare piena luce su quanto accaduto in quella giornata e a prescindere dalle responsabilità individuali per l’omissione di soccorso venga subito posta attenzione sull’organizzazione interna del servizio sanitario. A cominciare dal medico che lo Stato Maggiore della Marina Militare e l’Ispettorato Generale della Sanità Militare dovranno assegnare rivedendo l’assetto organizzativo interno.
CGIL, CISL e UIL, chiedono inoltre che si stabilisca un rapporto nuovo con i presidi ospedalieri territoriali. Un protocollo di intesa che dia anche indicazioni specifiche a chi opera in settori sensibili come quelli a rischio di incidente rilevante.

Comunicato stampa della CGIL funzione pubblica

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