Lega al 36,9%, il Pd tiene il 22,3%, M5s crolla al 7,4% con buona pace della spocchia di quel deficiente di Di Maio. Grillo non ha ancora capito che per salvare il Movimento 5 stelle deve rimandare Di Maio a vendere gelati al San Paolo.
Alcune considerazioni
1. La vittoria di Salvini era scritta, non era una sorpresa
2. primo errore: voler testare da subito la nuova alleanza PD-5 stelle in una partita che era persa in partenza. Un'alleanza si costruisce lentamente tra gli elettorati individuando e coagulando interessi comuni non dopo neanche un mese costruendola su dichiarazioni dei vertici alla stampa e con un Salvini elettoralmente montante. Questa è un'alleanza a freddo che nelle elezioni umbre così ravvicinate era ovviamente destinata al fallimento. Elementare. Roba da dilettanti allo sbaraglio
3. secondo errore: coinvolgere il governo con Conte. Tutto andava fatto tranne che rendere il voto in Umbria un fatto nazionale e quindi coinvolgendolo nel disastro. Zingaretti e Di Maio pensavano che l'indice di gradimento di Conte si trasformasse in voti e avrebbe aiutato a giocarsi la partita per cui hanno commesso l'errore di spendere Conte nella campagna elettorale bruciandolo.
4. terzo errore: teorizzare con Franceschini alleanza strategica pd cinque stelle proprio prima di una sconfitta è stato un errore fatale poichè i due elettorati e gli umbri non hanno gradito. E fare la foto di Narni è stata una decisione di una stupidità totale.
Adesso Zingaretti se ne esce con la solita solfa che la sconfitta è colpa di Renzi come accade con quei mariti che incolpano sempre la moglie dei propri errori anche quando la moglie non c'è. Pensate a cosa sarebbe accaduto se non ci fosse stata l'iniziativa di Renzi per ribaltare il tavolo e mandare Salvini a casa e se fossimo andati a votare insieme Umbria e politiche. Una catastrofe. Salvini avrebbe asfaltato tutti. Aver fatto il Governo ha salvato il Paese ma di questo nel PD nessuno vuole dare atto a Renzi di aver intuito e ribaltato la situazione anzi gli si attribuisce la sconfitta per aver fatto la scissione.
E' necessario con calma costruire pazientemente la strategia per il 2023, sostenendo il governo e aprendo da subito le porte a chi in Forza Italia e nei 5 stelle, gruppi destinati ad estinguersi, vuole entrare in Italia Viva e PD che alle prossime politiche dovranno essere alleati perchè i più omogenei tra i partiti attualmente esistenti a patto però che nel PD si abbandoni la logica della criminalizzazione di Renzi per ogni cosa e la si finisca di addossargli colpe che non ha.

Ci ammaliamo e moriamo un po’ di più del normale, ma non troppo e allora vuol dire che le cose vanno meglio. Mittal sta ambientalizzando il siderurgico e tanto denaro è in arrivo per la città.

Il ministro Costa utilizza ormai il termine “ambientalizzazione” con la stessa disinvoltura del suo predecessore Galletti che tanto fu criticato dagli stessi grillini che ora siedono in Parlamento e questo la dice tutta sull’abbandono degli ideali ambientalisti che tanto venivano sbandierati dal M5S. Ma dov’è il vero progetto di riconversione economica per Taranto se neanche si ipotizza una possibile chiusura delle fonti inquinanti? Dove ha lasciato per strada il Movimento 5 Stelle l’idea dell’abbandono del fossile? Quali i veri piani del governo e quali gli accordi con Mittal? Sembra infatti davvero improbabile che l’impatto dell’eliminazione dell’immunità penale per i reati ambientali nell’ambito dell’applicazione dell’AIA non sia stata perlomeno discussa coi vertici di una industria a cui si chiede di continuare ad investire centinai di milioni di euro per ambientalizzare.

Taranto continua ad essere trattata come una provincia dell’Impero e le politiche produttive legate alla filiera dell’acciaio vengono decise altrove.

Taranto resta sito produttivo essenziale per la Nazione e per l’economia del Nord in particolare. 

L’arrivo dei ministri a Taranto, riuniti con tutte le istituzioni territoriali, in mancanza di un vero contraddittorio con le associazioni che chiedono la chiusura del siderurgico, rappresenta solo l’esternazione propagandistica di una politica industrialista a tutti i costi che mai ha seriamente studiato percorsi alternativi per il futuro della nostra città.

Taranto Respira respinge qualunque ipotesi di ambientalizzazione della grande industria impostoci da questo governo e continuerà a lavorare esclusivamente per la realizzazione di un vero progetto di riconversione economica della città che preveda la chiusura delle fonti inquinanti.

“Dal Tavolo di oggi, ancora in corso, emergono già numerose importanti novità, prima tra tutte l’introduzione della Valutazione del Danno Sanitario preventiva (VDS) come strumento che interverrà anche sulle Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA) già concesse.”

Questa la prima dichiarazione del deputato Cassese, presente ai lavori Tavolo istituzionale permanente per Taranto, ancora in pieno svolgimento presso la Prefettura, presieduto dal Vicepremier Di Maio, con la partecipazione della ministra per il Sud Barbara Lezzi, quella della Salute, Giulia Grillo, il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, quello ai Beni Culturali Alberto Bonisoli, la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, il viceministro Università e Ricerca, Lorenzo Fioramonti, oltre a tutti gli attori istituzionali previsti del territorio e ai nuovi commissari.

“Il decreto ministeriale sulla VDS preventiva, che varrà ovviamente per tutto il territorio nazionale, andrà quindi a tutelare il diritto dei cittadini di conoscere in anticipo l’impatto degli impianti degli stabilimenti produttivi sulla salute, anche a conclusione di tutte le prescrizioni ambientali imposte, in modo da capire se esse siano sufficienti oppure vadano rafforzate. E’ un DM rivoluzionario – prosegue il deputato - che verrà firmato nei prossimi giorni dopo il parere del Consiglio Superiore di Sanità, come ci ha appena ricordato la ministra Grillo, e che andrà a superare il decreto del 2013 Balduzzi Clini, il quale tra l’altro non prevedeva una reale valutazione del danno sanitario, fermandosi solo alla verifica del mancato superamento delle soglie di legge, senza considerare alcuni inquinanti che invece danneggiano sia l’ambiente che la salute dei cittadini.

“Non solo per valutare il danno si interverrà ex ante e non ex post, ma verrà inaugurata contestualmente una ipotesi del tutto nuova di Aia, basata su una visione dinamica in modo da intervenire in itinere sull’eventuale rischio sanitario.”

“Non possiamo che registrare con soddisfazione il lavoro che il Governo sta portando avanti per rilanciare il nostro territorio, di cui senza dubbio questo provvedimento era uno dei più attesi dalla intera comunità tarantina.”

“I lavori odierni del tavolo che si è appena concluso sono stati molto positivi e offrono buone ragioni per credere che riusciremo ad arrivare a risultati concreti per riqualificare il nostro territorio. Mai in passato i problemi di una singola area hanno mobilitato una intera squadra di Governo, ed oggi vedere a discutere ben 6 Ministri del M5S attorno a un tavolo per trovare soluzioni percorribili, mettere a disposizione documenti, raccogliere idee e avanzare proposte sulla riconversione economica del territorio, mi ha dato la percezione concreta che ce la possiamo fare. Che Taranto non è più sola.” Con queste parole di fiducia il deputato Cassese lascia i locali della Prefettura a conclusione dell’incontro del tavolo istituzionale per Taranto presieduto dal ministro Di Maio. “Insomma, il cantiere è partito, ora bisogna essere tenaci, studiare molto, procedere in modo puntuale e per step, sapendo, come ci ha ricordato lo stesso Di Maio, che abbiamo un traguardo a lungo termine, ma anche obiettivi a breve termine, e che sarà fondamentale percepire e far percepire il raggiungimento di ogni risultato ottenuto. Perché ciò avvenga probabilmente dobbiamo liberarci dal pessimismo ed il senso di impotenza accumulati negli anni e guardare con un nuovo sguardo al futuro” prosegue Cassese.

“Un nuovo sguardo sul futuro che d’altra parte è già in atto tra i nostri Ministri, basti pensare al progetto ambizioso presentato oggi dal vice ministro Fioramonti sul Tecnopolo del Mediterraneo, che si è voluto avesse sede proprio a Taranto, il cui statuto attende solo la firma del Ministro del MEF e quella del Presidente della Repubblica. Dietro questo grande progetto, come ha ribadito oggi Di Maio, c’è l’idea di una città che si libera dalla dipendenza dall’industria pesante e che diventa luogo di sperimentazione di innovazione sulle energie rinnovabili. Taranto città verde capitale del cleantech, questo abbiamo in testa come orizzonte per orientare la nostra azione odierna. E’ una chimera? Noi pensiamo di no” afferma il deputato ionico.

“Si esce dallo stato di minorità in cui ci hanno condannato le politiche scellerate precedenti solo in un modo: avendo un orizzonte alternativo in mente e puntando su una progettualità diversa ed ambiziosa, come quella di mettere finalmente a valore l’enorme potenziale di questo territorio affinchè gli investitori ne siano attratti. A tal proposito è stato oggi deciso che verrà organizzata prossimamente una Conferenza ad hoc dei portatori di interesse, in cui presentare tutte le opportunità che la città è in grado di offrire” aggiunge il parlamentare. “Gli investimenti, quelli etici naturalmente, sono vitali per il territorio” insiste.

“Una diversa progettualità però non riguarda solo i contenuti ma anche il metodo di lavoro ed oggi è stata proposto, per sopperire a lentezze che non ci possiamo permettere, un tavolo specifico che si occuperà delle bonifiche, tra cui al centro quella che riguarda le collinette. Su questo tema di cruciale importanza infatti è stata evidenziata la necessità di un maggiore coordinamento e lavoro unitario da parte di tutti i soggetti che se ne stanno già occupando” ancora Cassese.

“Insomma un lavoro, quello che si è messo in moto, come dicevo molto promettente, che guarda alla tutela ambientale, alla difesa dei posti di lavoro – compresi i 1300 dipendenti della acciaieria su cui pende l’annunciata cassa integrazione da parte dell’azienda – alla difesa del diritto alla salute. E nulla è più esaustivo in tal senso del decreto interministeriale di prossima firma che introdurrà la Valutazione del Danno Sanitario preventiva (VDS) come strumento che interverrà anche sulle Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA) già concesse. Da Taranto quindi è nata la spinta per una norma volta alla tutela della salute dei cittadini di tutto il territorio nazionale” spiega Cassese.

“Non posso che ribadire quanto sia importante, in questo momento, che ciascuno faccia la propria parte per facilitare la realizzazione dei progetti messi in campo affinchè vedano una concretezza nel più breve tempo possibile. Come deputati del M5S dell’area ionica abbiamo messo il massimo impegno perché si arrivasse nel punto in cui siamo e proseguiremo in tale direzione – conclude Cassese – ma ci aspettiamo che la stessa dedizione venga anche dalle altre forze politiche”.

 

Durante la Conferenza stampa tenuta questa mattina in un albergo in pieno centro cittadino, a pochi passi dal Palazzo del Governo dove si svolgeva l'incontro con 6 Ministri, il Segretario provinciale del PD di Taranto Giampiero Mancarelli, tra l'altro, ha dichiarato:
"Quello del Governo giallo-verde è un grande BLUFF.
Oggi un nuovo incontro del C.i.s. che sostanzialmente non muta di un centimetro il quadro lasciato dal Governo Gentiloni. Infatti, rimangono ferme, ad oggi, tutte le grandi opere che si stavano attuando durante il mandato dei governi Renzi e Gentiloni.
Parliamo degli investimenti su Porto, Arsenale e Città Vecchia.
Il Governo Di Maio-Salvini, invece, utilizza Taranto solo per mettere in scena un nuovo episodio della propria contrapposizione interna.
Siamo sconcertanti da quello che sta avvenendo.
Questo Governo ha costruito il più grande alibi possibile affinché Mittal non ponga in essere gli impegni sottoscritti in tema ambientale ed occupazionale.
Abbiamo un messaggio chiaro da dare a Mittal: i patti si rispettano.
Lo stesso, ovviamente, vale anche per il Governo.
Creare confusione genera un quadro di riferimento incerto che porta il venir meno di tutti gli impegni.
Chi ha a cuore la salute dei tarantini deve sapere che una fabbrica abbandonata è la più grande bomba ecologica che possa abbattersi sulla nostra comunità.
Basta, allora, demagogia e populismo.
Conte, Salvini e Di Maio sono gli attori principali di questo gioco delle tre carte in cui nulla è certo ed anzi alla, fine, il rischio è che ci si ritrovi un bidone che rimarrà tra le mani della comunità tarantina.
Vedasi per la questione "esimente" che evidenzia l'ennesimo gioco delle parti teso solo a cercare di dare un contentino ai propri elettori ma non a garantire l'interesse generale.
Vedasi, anche, le risorse che vengono sottratte a Taranto e più in generale alla Puglia (862 milioni) dalla approvazione della autonomia differenziata con un attacco al fondo di solidarietà e coesione.
Infine, l'ultima operazione a danno di Taranto è la sostituzione dei commissari in amministrazione straordinaria Ilva, di cui uno non ha nemmeno accettato l'incarico, e che, ad oggi, non vedono alcun atto posto in essere nonostante le risorse tolte ai Riva.
Purtroppo, il quadro che se ne ricava è drammatico per Taranto. Dopo un anno dall'insediamento del Governo giallo-verde non si è materializzato alcun serio provvedimento per la comunità ionica.
Siamo davvero preoccupati e amareggiati."


A conclusione dell'incontro con i giornalisti Mancarelli ha affermato:


"In ultimo va aggiunto che la controriforma dei musei priverà Taranto della sua autonomia per il Martà che tanto stava contribuendo a rendere la terra ionica altro dalla siderurgia. Un altro colpo mortale per quelle che sono le aspettative di innovazione e di diversificazione che a parole vengono tanto decantate. Bonisoli con la sua controriforma gioca ad affossare Taranto."

Si fa sempre più strada l’impressione che le liti quotidiane fra Di Maio e Salvini siano semplicemente fumo negli occhi.

Salvini chiama a raccolta la destra più estrema, indicando un nemico e uno solo: l’immigrato. Finora è riuscito a connettere l’enorme questione sociale che c’è nel Paese con il delicatissimo tema dell’immigrazione. Ha lanciato con successo il messaggio che gli italiani stanno male perchè ci sono troppi immigrati. È un messaggio falso e illusorio, ma ha prodotto un effetto reale.

Di Maio da qualche settimana prova a darsi una nuova verginità di sinistra, nel tentativo di recuperare quei voti progressisti che ha perso dal 4 marzo 2018 in poi. Scopre da un giorno all’altro che i migranti non vanno abbandonati in mare, che la Costituzione va difesa, che il presidente della Repubblica è un garante, che il Papa non si può insultare, che il 25 aprile è sacro e l’antifascismo un valore.

Ma è un gioco ipocrita sia perché Salvini si trova a governare perché al Governo lo ha portato lui, consentendogli peraltro di fare il Ministro dell’Interno e di ottenere spazi politici enormi, sia perché fino a qualche settimana fa Di Maio e i suoi fedelissimi hanno assecondato le posizioni securitarie e razziste di Salvini. Basti ricordare che lo hanno salvato – coprendosi di ridicolo e avendo contro una buona parte della base - dall’inchiesta della Magistratura sulla vergognosa odissea della nave Diciotti.

In realtà, dopo il voto europeo continueranno a stare insieme. E’ probabile, infatti, che alle prossime elezioni europee Salvini non avrà abbastanza voti per far cadere il Governo e andare al voto anticipato e Di Maio perderà molti voti e quindi avrà paura dell’eventuale ritorno alle urne.

Solo un salto di qualità del Centrosinistra, che dicesse chiaramente a che gioco stanno giocando e proponesse un’alternativa chiara e un’alleanza inclusiva di tutte le forze progressiste, potrebbe smascherare gli attori della messa in scena.

C’è da augurarsi che ciò emerga chiaramente in questi ultimi giorni di campagna elettorale.

Roma, 7 set – “In queste ore ho letto, ascoltato e visto la reazione indignata di una parte della città rispetto al concretizzarsi dell’accordo per la cessione dell’Ilva al gruppo Am InvestCo”.

“Capisco la rabbia e comprendo la frustrazione di quanti protestano anche alla luce del contenuto nel contratto di governo. Tuttavia sono convinto che i cittadini di Taranto hanno colto e seguito con attenzione l’evolvere delle azioni messe in campo dal Governo per verificare se vi fossero le condizioni per annullare l’aggiudicazione del gruppo siderurgico, accertando una serie di illegittimità”.
È quanto afferma il senatore tarantino del Movimento 5 Stelle, Mario Turco.
“Dopo aver messo da parte l’irrazionalità propria di sentimenti come la delusione e la sfiducia – aggiunge Turco -, ritengo che occorra guardare con pragmatismo e responsabilità al futuro e ciò senza trascurare il profilo della tutela ambientale, da assicurarsi attraverso costanti ed efficaci attività di verifica e controllo”.
“Allo stesso tempo, sul piano tecnico, ritengo che la partita non sia ancora conclusa definitivamente. Sul contratto di affitto d’azienda, con diritto di acquisto, pendono comunque rischi, tra cui quello delle eventuali sanzioni per aiuto di Stato e le problematiche legate alla circostanza che la fabbrica è attualmente sotto sequestro e potrebbe essere confiscata al termine dei procedimenti penali in corso”.
“Di fronte a questo stato di cose – puntualizza il parlamentare ionico -, Taranto e i suoi cittadini non possono stare a guardare. Taranto, vanta un credito enorme nei confronti del Paese e personalmente voglio fare sì che la comunità che rappresento riesca a convertire tale credito in una prospettiva di rilancio economico e culturale duratura. Lavorerò per presentare al Governo un piano per la riconversione economica del nostro territorio che includa, tra l’altro, l'autonomia universitaria, la valorizzazione paesaggistica, artistica e culturale del territorio, compresa quella delle isole Cheradi, lo sviluppo del sistema aeroportuale, una zona franca che preveda agevolazioni fiscali per le imprese di settori ritenuti strategici, il potenziamento del porto e della retroportualità. Chiederò, inoltre, di mettere allo studio il riconoscimento di un credito d'imposta alle imprese ammesse in via chirografaria alla procedura fallimentare”.
“Il ministro Di Maio ha parlato di una legge speciale per Taranto e di risorse da inserire nella manovra finanziaria di ottobre; si tratta di un’apertura che personalmente intendo capitalizzare al massimo per dare un senso profondo al mio impegno politico”, afferma ancora Turco, che conclude: “Si è chiusa momentaneamente una pagina della nostra storia recente. Da domani inizia una nuova sfida per Taranto e dobbiamo essere compatti nel portare avanti le istanze che permetteranno alla città e al suo territorio di vedere il futuro in maniera diversa”.

Gli Amministratori democraticamente eletti, le Parti Sociali largamente ed autenticamente rappresentative della comunità ionica tutta, chiedono quanto segue al Governo Conte e al Ministro Di Maio in relazione alla vicenda Ilva.

In considerazione dello scarso tempo ormai disponibile per la tenuta dell'azienda e soprattutto per la sicurezza degli impianti, noi chiediamo di ricevere al più presto una voce univoca, inequivocabile, definitiva sul rilancio e l'ambientalizzazione del polo siderurgico tarantino. Ne va della credibilità dell'intero Paese.

Nel contempo, chiediamo al Governo di riattivare con urgenza i lavori del tavolo Cis e dare ogni più concreto impulso al ciclo delle programmate bonifiche del nostro territorio.

In conseguenza di quanto sopra, chiediamo al Ministro Di Maio di confrontarsi seriamente e senza pregiudizi con i cittadini tarantini e le loro Istituzioni, non solo con raggruppamenti di comodo, gli chiediamo il coraggio di visitare Taranto, troverà gente di buona volontà, desiderosa di futuro, questa è la vera trasparenza.

Noi riteniamo che tutto si possa migliorare e che si debba continuare l'opera di moderna e corretta ricostruzione dei ruoli e delle relazioni tra territorio e grande industria, ma occorre ripartire in fretta, o ogni ulteriore slittamento delle misure e tecnologie in tema ambientale penalizzerà soltanto i tarantini, soprattutto le categorie già ampiamente esposte e il grande indotto.

Dunque, noi riteniamo che, al netto di eventuali rapidi e pertinenti approfondimenti del Ministero dell'Ambiente e degli altri organismi deputati, le proposte del Gruppo Mittal sintetizzino un duro lavoro svolto con tutti i portatori di interesse rilevanti e rappresentino quanto meno un buon punto di partenza, uno scenario economicamente e tecnicamente praticabile, un equilibrio con le esigenze della comunità che non si era mai visto nella storia più che cinquantennale di Ilva a Taranto. Altre considerazioni ascoltate in questi giorni sono del tutto sganciate dalla realtà, dal nostro punto di vista non mirano a dare sollievo e futuro a Taranto, contribuiscono solo al clima di confusione e discredito delle Istituzioni.

E ove il Ministro ritenesse insormontabili taluni assetti formali della procedura, come già fatto nelle ultime settimane, torniamo a proporgli di recuperare la bozza di intesa tra le parti, che attraverso opportune implementazioni può tendere a rafforzare i poteri di controllo ed intervento di Amministratori o Prefetto, al fine di bilanciare gli effetti della immunità penale.

In ultimo, chiediamo al Ministro Di Maio di riconvocare senza nuovi indugi il tavolo del negoziato sindacale, solo i lavoratori ed i loro rappresentanti possono fornire le migliori interpretazioni delle problematiche di Ilva e, liberi da ogni influenza politica, possono valutare adeguatamente l'approccio e gli sforzi dell'investitore.

Noi abbiamo sempre massima stima e fiducia nella magistratura, ma chiediamo a tutti di non abusare e strumentalizzare l'intervento di altri organi dello Stato, rispetto ad una vicenda già molto complessa, declinata all'infinito, che rischia di diventare una condanna per un'intero territorio. C'è un interesse pubblico molto alto che va tutelato. Non si può differire ancora la scelta, trincerandosi dietro procedure burocratiche e polemiche politiche.

La vita e la salute dei tarantini non può attendere. Sarebbe per noi tutti assai positivo se il Ministro desse segno di voler assecondare queste richieste odierne entro la ricorrenza del Ferragosto.

F.to
Gli Enti ed Organizzazioni locali presenti alla conferenza stampa del 30 luglio scorso a Taranto.

Il governo del cosi’ detto cambiamento, anche per senso di responsabilità di Berlusconi e Forza Italia, che hanno consentito all’alleato della lega Matteo Salvini, di fare l’accordo con 5 stelle .
Il senatore Vitali :” giungano gli auguri di buon lavoro al neo-ministro per il sud, Barbara Lezzi,con l’auspicio che il mezzogiorno torni ad occupare l’agenda dell’Esecutivo.
Noi vigileremo e solleciteremo gli interventi necessari al rilancio del sud”. (foto GDS)

liquida l’Italia e affida al “maresciallo” Badoglio – Cottarelli la deriva di una Nazione chiamata paese

La storia è un cerchio. Non solo il mito è circolare. Il Presidente Mattarella ha scritto la pagina più brutta dopo quella Vittorio Emanuele III. Liquida la politica già liquida per affidare all’esercito dell’economia il relitto di una Nazione chiamata Italia. Mattarella senza corona come il liquidatore della dialettica. Liquida Conte. Affida la liquidità di un Paese nato dall’antifascismo a un maresciallo dell’economia. Ovvero da Badoglio a Cottarelli. Servizio completo per una Europa senza anima e un Mediterraneo che esplode. Bandiera rossa trionferà e viva il comunismo della libertà! Ma cosa ha combinato Mattarella? Si rende conto di come ha esposto una Patria al giogo franco tedesco nel nome del giacobinismo monetario? Non smetto di usare il termine liquido. Un concetto bruttissimo, ma indicativo anche sul piano di una antropologia della politica che ha determinato una geografia elettorale. 

Mi auguro che non vada a Brindisi, ma vada a casa! Non può più restare Presidente.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella va messo sotto accusa per “diritto” allo Stato di Diritto.. Su questo credo che persino Salvini non dovrebbe demordere. Berlusconi commetterà l’ennesimo errore che politicamente avrà delle conseguenze.
Mattarella non solo, secondo la struttura costituzionalista di Costantino Mortati che ha scritto la Carta Costituzionale, ha violato non solo la Costituzione, ma ha sradicato un voto popolare che, pur non condividendo le indicazioni date dagli elettori, bisognava, in uno Stato di Diritto democratico e libero nato dall’antifascismo, rigorosamente rispettare. Proprio in virtù di una Democrazia sorta dall’antifascismo avrebbe dovuto, in nome dell’antifascismo, avrebbe dovuto tutelare la libertà del Popolo Sovrano.
Così non è stato.
Non serve richiamarsi alla chiosa dell’articolo che spetta al Presidente della Repubblica…Semplicemente una banalità per chi crede di discutere di diritto costituzionale disconoscendo le matrici intorno alle quali si è mossa la discussione sulla realtà costituzionale. Basterebbe leggere, (ormai la rete è ricca di questo dibattito), appunto, chi sulla Costituzione ha lavorato scrivendola (da Gennaro Cassiani a Costantino Mortati) per comprendere come Mattarella ha violato la stessa Carta. È inutile fare chiacchiere.
Io non ho simpatizzato per le 5 Stelle e tanto meno per Salvini. Non ho votato questi Movimenti. Ma non posso accettare ciò che è accaduto. Ogni persona intelligente e munita di uno spirito non fazioso, e completamente intellettualmente libero, non può accettare, in nome dell’antifascismo, un atto di comunismo sovrano.
Per Mattarella va chiesto, a furor di popolo, per la libertà di tutti (dal Pd che lo appoggia e si sta prodigando dimenticando la Boschi, la Fedeli, il Savona di Ciampi, a FI che lo difende, in nome di cosa?) l’Impeachment! Solo così si restituisce sovranità allo Stato vero e credibilità alle Istituzioni nate dall’antifascismo (sic!).
Cosa diceva Costantino Mortati?
Scriveva: "La proposta dei ministri (redatta dal Presidente del Consiglio incaricato, il corsivo è mio) deve ritenersi strettamente vincolante pel capo dello Stato". A pagina 568 del suo lavoro costituzionale dal titolo: “Istituzione di diritto pubblico”, 1975, più volte pubblicato, editore Cedam 1991, in più volumi.
Ma il problema non riveste soltanto una questione strettamente giuridica.
Piuttosto politica.
Il 21 agosto del 2015 Paolo Savona scriveva una lettera aperta al Presidente della Repubblica che così recita:
“Caro Presidente,
per il rispetto che porto all’istituzione che presiede e a Lei personalmente, è con molta ansia che Le indirizzo questa lettera aperta riguardante una scelta che considero fondamentale per il futuro dell’Italia: la cessione della sovranità fiscale per far funzionare la sovranità monetaria europea, dato che questa è stata ceduta dagli Stati-membri senza stabilire quando e come si dovesse pervenire all’indispensabile unione politica necessaria per rendere irreversibile l’euro, né attribuire alla Banca Centrale Europea il potere di svolgere la funzione di lender of last resort in caso di attacchi speculativi come quelli che abbiamo vissuto dopo la crisi finanziaria americana del 2008.
Invece di affrontare questi due problemi vitali per il futuro dell’Europa si chiede di sottoscrivere un accordo per cedere la sovranità fiscale residua che, per pudore, viene chiamata “gestione in comune”. Il Presidente della Bundesbank ha riproposto e precisato i contenuti in un recente discorso.
Leggo sui giornali che Lei avrebbe concordato con il Presidente della BCE e il Ministro dell’economia e finanza italiano una strategia in attuazione del previsto accordo. Non credo di dovere spiegare a Lei perché nomino istituzioni e non persone. Penso che queste notizie siano suggerimenti di persone scriteriate (l’aggettivo è di un Suo illustre predecessore, Luigi Einaudi) che, non fidandosi più del Paese, ammesso che mai se ne siano fidate, lo vogliono colonizzare; una sorta di fastidio per i disturbi che provengono per i loro interessi. Spero che la notizia sia infondata, perché se non lo fosse, sarebbe Suo dovere smentirle, secondo un insegnamento che mi ha dato Ugo La Malfa: se un notizia è falsa, non si smentisce, se è vera, si deve farlo; e, aggiungeva che, se i contenuti della notizia erano particolarmente importanti – come sarebbe la cessione della sovranità fiscale che marcherebbe la fine della democrazia italiana senza che ne nasca un’altra – non si doveva solo smentire, ma farlo in modo energico.
A ogni buon conto, se una tale scelta maturasse, Lei non potrebbe ratificarla, perché l’art. 11 della Costituzione dice chiaramente che l’Italia … consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Naturalmente diranno che la decisione risponde a queste condizioni (pace, giustizia e parità con altri Stati) ma, sulla base dell’esperienza fatta con la cessione all’Unione Europea della sovranità di regolare i mercati e di battere moneta, queste sono pure ipotesi, una vera truffa per taluni e un’ingenuità per altri, che né la scienza economica (mi passi il termine), né la politica, che pretese di scienza non ha mai avuto, possono asseverare.
I trattati internazionali sono contratti giuridici tra nazioni e l’oggetto del Patto stipulato a Maastricht in attuazione dell’Atto unico e ribadito a Lisbona nel 2000 parla chiaro: all’art. 2, punto 3, afferma che L’Unione …. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L’Unione combatte l’esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.
Le chiedo, caro Presidente, se Lei ritiene che questo impegno sia stato adempiuto e quali siano, anche dopo l’esperienza della crisi greca, le probabilità che lo possa essere anche ipotizzando di cedere la parte residua della sovranità nazionale in cambio (il termine è già un eufemismo) di un’assistenza finanziaria accompagnata da vincoli che violano il dettato della nostra Costituzione che Lei è deputato da tutelare. Invece di uscire dal paradosso di un non-Stato europeo formato da non-Stati nazionali si intende approfondire questa strana configurazione istituzionale, perché appare vantaggiosa a pochi paesi capeggiati dalla Germania.
Poiché la tesi del vantaggio che potremmo ricavarne è priva di fondamento, da tempo si insiste nello spargere terrore su quello che avverrebbe se l’euro crollasse, trascinando il mercato unico, aggiungendo la ciliegina della speranza che in futuro le cose andranno meglio e che si va facendo di tutto affinché ciò avvenga.
Vivere nel terrore del dopo e nelle speranze che le cose cambino, senza attivare gli strumenti adatti affinché ciò avvenga, non è posizione politica dignitosa. L’Italia non si è tirata indietro quando è stato chiesto di pagare un costo elevato in termini di vite umane per giungere all’unità e per uscire dalla dittatura nazifascista perché sapeva valutare il costo di rimanere nelle condizioni in cui si trovava, spero che la nuova classe dirigente non si tiri indietro e sappia chiedere e far accettare un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni.
Per l’Italia non esiste alternativa al chiedere il rispetto congiunto del dettato costituzionale e dell’oggetto del Trattato europeo vigente e Lei ne è garante.

Paolo Savona, MF 21 agosto 2015”.
Sarà vera o è una bufala questa lettera? Smanettate, cari lettori e vi renderete conto.
Dunque? Tra Mattarella e Savona ci sono stati dei precedenti?
La domanda più stupida che mi sorge è: Perché aver conferito l’incarico a Conte?
O Mattarella era in malafede o non aveva ben compreso la realtà politica.
In entrambi i casi non può rappresentare una Repubblica nata in nome dell’antifascismo e in nome di un Referendum anti Monarchia.
Siamo in un tempo di politica ancora nel nome dell’antifascismo. Come sono ridicoli e sciocchi coloro che pronunciano ancora questi termini. Io mi sono divertito.
Bisogna creare i presupposti di una Nazione antifascista! Nel 2018?
Il fascismo ha insegnato un dato storico. Il corporativismo.
Mattarella conosce bene il corporativismo come lo conosce Cottarelli, Draghi e i tedeschi.
Se il corporativismo è fascista ed è nato con il fascismo cosa rappresenta questa Europa?
La storia bisogna conoscerla bene, Presidente della Repubblica e espressioni politiche. Altrimenti non avrebbe firmato la nomina per un Ministro che sa di non sapere la lingua italiana.
Ma dai, siamo alle pezze di una democrazia nata dall’antifascismo! Mattarella come Vittorio Emanuele III, liquida l’Italia e affida al “maresciallo” Badoglio – Cottarelli la deriva di una Nazione chiamata paese

 

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