Lega al 36,9%, il Pd tiene il 22,3%, M5s crolla al 7,4% con buona pace della spocchia di quel deficiente di Di Maio. Grillo non ha ancora capito che per salvare il Movimento 5 stelle deve rimandare Di Maio a vendere gelati al San Paolo.
Alcune considerazioni
1. La vittoria di Salvini era scritta, non era una sorpresa
2. primo errore: voler testare da subito la nuova alleanza PD-5 stelle in una partita che era persa in partenza. Un'alleanza si costruisce lentamente tra gli elettorati individuando e coagulando interessi comuni non dopo neanche un mese costruendola su dichiarazioni dei vertici alla stampa e con un Salvini elettoralmente montante. Questa è un'alleanza a freddo che nelle elezioni umbre così ravvicinate era ovviamente destinata al fallimento. Elementare. Roba da dilettanti allo sbaraglio
3. secondo errore: coinvolgere il governo con Conte. Tutto andava fatto tranne che rendere il voto in Umbria un fatto nazionale e quindi coinvolgendolo nel disastro. Zingaretti e Di Maio pensavano che l'indice di gradimento di Conte si trasformasse in voti e avrebbe aiutato a giocarsi la partita per cui hanno commesso l'errore di spendere Conte nella campagna elettorale bruciandolo.
4. terzo errore: teorizzare con Franceschini alleanza strategica pd cinque stelle proprio prima di una sconfitta è stato un errore fatale poichè i due elettorati e gli umbri non hanno gradito. E fare la foto di Narni è stata una decisione di una stupidità totale.
Adesso Zingaretti se ne esce con la solita solfa che la sconfitta è colpa di Renzi come accade con quei mariti che incolpano sempre la moglie dei propri errori anche quando la moglie non c'è. Pensate a cosa sarebbe accaduto se non ci fosse stata l'iniziativa di Renzi per ribaltare il tavolo e mandare Salvini a casa e se fossimo andati a votare insieme Umbria e politiche. Una catastrofe. Salvini avrebbe asfaltato tutti. Aver fatto il Governo ha salvato il Paese ma di questo nel PD nessuno vuole dare atto a Renzi di aver intuito e ribaltato la situazione anzi gli si attribuisce la sconfitta per aver fatto la scissione.
E' necessario con calma costruire pazientemente la strategia per il 2023, sostenendo il governo e aprendo da subito le porte a chi in Forza Italia e nei 5 stelle, gruppi destinati ad estinguersi, vuole entrare in Italia Viva e PD che alle prossime politiche dovranno essere alleati perchè i più omogenei tra i partiti attualmente esistenti a patto però che nel PD si abbandoni la logica della criminalizzazione di Renzi per ogni cosa e la si finisca di addossargli colpe che non ha.

Durante la Conferenza stampa tenuta questa mattina in un albergo in pieno centro cittadino, a pochi passi dal Palazzo del Governo dove si svolgeva l'incontro con 6 Ministri, il Segretario provinciale del PD di Taranto Giampiero Mancarelli, tra l'altro, ha dichiarato:
"Quello del Governo giallo-verde è un grande BLUFF.
Oggi un nuovo incontro del C.i.s. che sostanzialmente non muta di un centimetro il quadro lasciato dal Governo Gentiloni. Infatti, rimangono ferme, ad oggi, tutte le grandi opere che si stavano attuando durante il mandato dei governi Renzi e Gentiloni.
Parliamo degli investimenti su Porto, Arsenale e Città Vecchia.
Il Governo Di Maio-Salvini, invece, utilizza Taranto solo per mettere in scena un nuovo episodio della propria contrapposizione interna.
Siamo sconcertanti da quello che sta avvenendo.
Questo Governo ha costruito il più grande alibi possibile affinché Mittal non ponga in essere gli impegni sottoscritti in tema ambientale ed occupazionale.
Abbiamo un messaggio chiaro da dare a Mittal: i patti si rispettano.
Lo stesso, ovviamente, vale anche per il Governo.
Creare confusione genera un quadro di riferimento incerto che porta il venir meno di tutti gli impegni.
Chi ha a cuore la salute dei tarantini deve sapere che una fabbrica abbandonata è la più grande bomba ecologica che possa abbattersi sulla nostra comunità.
Basta, allora, demagogia e populismo.
Conte, Salvini e Di Maio sono gli attori principali di questo gioco delle tre carte in cui nulla è certo ed anzi alla, fine, il rischio è che ci si ritrovi un bidone che rimarrà tra le mani della comunità tarantina.
Vedasi per la questione "esimente" che evidenzia l'ennesimo gioco delle parti teso solo a cercare di dare un contentino ai propri elettori ma non a garantire l'interesse generale.
Vedasi, anche, le risorse che vengono sottratte a Taranto e più in generale alla Puglia (862 milioni) dalla approvazione della autonomia differenziata con un attacco al fondo di solidarietà e coesione.
Infine, l'ultima operazione a danno di Taranto è la sostituzione dei commissari in amministrazione straordinaria Ilva, di cui uno non ha nemmeno accettato l'incarico, e che, ad oggi, non vedono alcun atto posto in essere nonostante le risorse tolte ai Riva.
Purtroppo, il quadro che se ne ricava è drammatico per Taranto. Dopo un anno dall'insediamento del Governo giallo-verde non si è materializzato alcun serio provvedimento per la comunità ionica.
Siamo davvero preoccupati e amareggiati."


A conclusione dell'incontro con i giornalisti Mancarelli ha affermato:


"In ultimo va aggiunto che la controriforma dei musei priverà Taranto della sua autonomia per il Martà che tanto stava contribuendo a rendere la terra ionica altro dalla siderurgia. Un altro colpo mortale per quelle che sono le aspettative di innovazione e di diversificazione che a parole vengono tanto decantate. Bonisoli con la sua controriforma gioca ad affossare Taranto."

Si fa sempre più strada l’impressione che le liti quotidiane fra Di Maio e Salvini siano semplicemente fumo negli occhi.

Salvini chiama a raccolta la destra più estrema, indicando un nemico e uno solo: l’immigrato. Finora è riuscito a connettere l’enorme questione sociale che c’è nel Paese con il delicatissimo tema dell’immigrazione. Ha lanciato con successo il messaggio che gli italiani stanno male perchè ci sono troppi immigrati. È un messaggio falso e illusorio, ma ha prodotto un effetto reale.

Di Maio da qualche settimana prova a darsi una nuova verginità di sinistra, nel tentativo di recuperare quei voti progressisti che ha perso dal 4 marzo 2018 in poi. Scopre da un giorno all’altro che i migranti non vanno abbandonati in mare, che la Costituzione va difesa, che il presidente della Repubblica è un garante, che il Papa non si può insultare, che il 25 aprile è sacro e l’antifascismo un valore.

Ma è un gioco ipocrita sia perché Salvini si trova a governare perché al Governo lo ha portato lui, consentendogli peraltro di fare il Ministro dell’Interno e di ottenere spazi politici enormi, sia perché fino a qualche settimana fa Di Maio e i suoi fedelissimi hanno assecondato le posizioni securitarie e razziste di Salvini. Basti ricordare che lo hanno salvato – coprendosi di ridicolo e avendo contro una buona parte della base - dall’inchiesta della Magistratura sulla vergognosa odissea della nave Diciotti.

In realtà, dopo il voto europeo continueranno a stare insieme. E’ probabile, infatti, che alle prossime elezioni europee Salvini non avrà abbastanza voti per far cadere il Governo e andare al voto anticipato e Di Maio perderà molti voti e quindi avrà paura dell’eventuale ritorno alle urne.

Solo un salto di qualità del Centrosinistra, che dicesse chiaramente a che gioco stanno giocando e proponesse un’alternativa chiara e un’alleanza inclusiva di tutte le forze progressiste, potrebbe smascherare gli attori della messa in scena.

C’è da augurarsi che ciò emerga chiaramente in questi ultimi giorni di campagna elettorale.

È da tempo che sostengo che il presidente Emiliano ha completamente perso la dimensione valoriale di partenza e l’orizzonte di senso per traguardare il futuro. Ha smarrito i valori che danno identità ad un progetto politico ed è solo impegnata a salvaguardare il potere cercando in ogni dove relazione e consensi a prescindere dalle storie, dai vissuti e dai contenuti proposti dai singoli protagonisti.
Emiliano cerca il consenso finalizzato a perpetuare il suo ruolo e la sua aspettativa di potere, il consenso fine a se stesso e poco gli importa se coloro che questo consenso gli portano (potenzialmente o nei fatti) hanno un’identità di vedute, un idem sentire valoriale e culturale o, al contrario, sono completamente diversi tra loro e hanno idee completamente differenti.

Per questo Emiliano non ha avuto imbarazzo a mettere insieme Borraccino e Cassano, Stea e Di Cagno Abbrescia, pezzi di sinistra con pezzi di destra o di centrodestra.

Vale tutto e il contrario di tutto per prendere voti, ma quando la politica ha il solo obiettivo di ricercare il consenso e non ha valori di riferimento potrà anche vincere le elezioni ma non è utile alle comunità perché non ha in mente, come accade ad Emiliano, alcun progetto di futuro dei territori.

Per questo trova terreno fertile l’assessore Di Gioia quando dice, senza alcuna difficoltà, che voterà Lega Nord alle prossime elezioni europee. Voterà cioè un partito razzista, xenofobo, antieuropeista. Un partito la cui dimensione valoriale è completamente contraria, opposta, ai valori di solidarietà di giustizia sociale, di centralità delle persone in cui io credo e mi rivedo.

Ma, come si dice a Taranto, “d’a cape affetesce u’ pesce” (quando si vuole indicare che un problema ha la sua motivazione nei vertici di una struttura o di una comunità qualunque essa sia).

“Dalla testa impuzzolisce il pesce” e per questo l’assessore Di Gioia può essere impunemente autorizzato a sostenere di non avere nessun vincolo con il centrosinistra e di sentirsi, pertanto, autorizzato ad appoggiare alle prossime elezioni Europee un esponente della Lega.

Ha ragione perché Emiliano fa esattamente la stessa cosa: si apparenta con tutti pur di avere potere.

La domanda è: ma non c’è nessuno tra i partiti, e tra le persone che sostengono allo stato Emiliano, che si scandalizzi di fronte a questi atteggiamenti Ma davvero siamo tutti ormai rassegnati all’idea che la politica possa essere questo triste teatrino senza valori di riferimento?


liquida l’Italia e affida al “maresciallo” Badoglio – Cottarelli la deriva di una Nazione chiamata paese

La storia è un cerchio. Non solo il mito è circolare. Il Presidente Mattarella ha scritto la pagina più brutta dopo quella Vittorio Emanuele III. Liquida la politica già liquida per affidare all’esercito dell’economia il relitto di una Nazione chiamata Italia. Mattarella senza corona come il liquidatore della dialettica. Liquida Conte. Affida la liquidità di un Paese nato dall’antifascismo a un maresciallo dell’economia. Ovvero da Badoglio a Cottarelli. Servizio completo per una Europa senza anima e un Mediterraneo che esplode. Bandiera rossa trionferà e viva il comunismo della libertà! Ma cosa ha combinato Mattarella? Si rende conto di come ha esposto una Patria al giogo franco tedesco nel nome del giacobinismo monetario? Non smetto di usare il termine liquido. Un concetto bruttissimo, ma indicativo anche sul piano di una antropologia della politica che ha determinato una geografia elettorale. 

Mi auguro che non vada a Brindisi, ma vada a casa! Non può più restare Presidente.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella va messo sotto accusa per “diritto” allo Stato di Diritto.. Su questo credo che persino Salvini non dovrebbe demordere. Berlusconi commetterà l’ennesimo errore che politicamente avrà delle conseguenze.
Mattarella non solo, secondo la struttura costituzionalista di Costantino Mortati che ha scritto la Carta Costituzionale, ha violato non solo la Costituzione, ma ha sradicato un voto popolare che, pur non condividendo le indicazioni date dagli elettori, bisognava, in uno Stato di Diritto democratico e libero nato dall’antifascismo, rigorosamente rispettare. Proprio in virtù di una Democrazia sorta dall’antifascismo avrebbe dovuto, in nome dell’antifascismo, avrebbe dovuto tutelare la libertà del Popolo Sovrano.
Così non è stato.
Non serve richiamarsi alla chiosa dell’articolo che spetta al Presidente della Repubblica…Semplicemente una banalità per chi crede di discutere di diritto costituzionale disconoscendo le matrici intorno alle quali si è mossa la discussione sulla realtà costituzionale. Basterebbe leggere, (ormai la rete è ricca di questo dibattito), appunto, chi sulla Costituzione ha lavorato scrivendola (da Gennaro Cassiani a Costantino Mortati) per comprendere come Mattarella ha violato la stessa Carta. È inutile fare chiacchiere.
Io non ho simpatizzato per le 5 Stelle e tanto meno per Salvini. Non ho votato questi Movimenti. Ma non posso accettare ciò che è accaduto. Ogni persona intelligente e munita di uno spirito non fazioso, e completamente intellettualmente libero, non può accettare, in nome dell’antifascismo, un atto di comunismo sovrano.
Per Mattarella va chiesto, a furor di popolo, per la libertà di tutti (dal Pd che lo appoggia e si sta prodigando dimenticando la Boschi, la Fedeli, il Savona di Ciampi, a FI che lo difende, in nome di cosa?) l’Impeachment! Solo così si restituisce sovranità allo Stato vero e credibilità alle Istituzioni nate dall’antifascismo (sic!).
Cosa diceva Costantino Mortati?
Scriveva: "La proposta dei ministri (redatta dal Presidente del Consiglio incaricato, il corsivo è mio) deve ritenersi strettamente vincolante pel capo dello Stato". A pagina 568 del suo lavoro costituzionale dal titolo: “Istituzione di diritto pubblico”, 1975, più volte pubblicato, editore Cedam 1991, in più volumi.
Ma il problema non riveste soltanto una questione strettamente giuridica.
Piuttosto politica.
Il 21 agosto del 2015 Paolo Savona scriveva una lettera aperta al Presidente della Repubblica che così recita:
“Caro Presidente,
per il rispetto che porto all’istituzione che presiede e a Lei personalmente, è con molta ansia che Le indirizzo questa lettera aperta riguardante una scelta che considero fondamentale per il futuro dell’Italia: la cessione della sovranità fiscale per far funzionare la sovranità monetaria europea, dato che questa è stata ceduta dagli Stati-membri senza stabilire quando e come si dovesse pervenire all’indispensabile unione politica necessaria per rendere irreversibile l’euro, né attribuire alla Banca Centrale Europea il potere di svolgere la funzione di lender of last resort in caso di attacchi speculativi come quelli che abbiamo vissuto dopo la crisi finanziaria americana del 2008.
Invece di affrontare questi due problemi vitali per il futuro dell’Europa si chiede di sottoscrivere un accordo per cedere la sovranità fiscale residua che, per pudore, viene chiamata “gestione in comune”. Il Presidente della Bundesbank ha riproposto e precisato i contenuti in un recente discorso.
Leggo sui giornali che Lei avrebbe concordato con il Presidente della BCE e il Ministro dell’economia e finanza italiano una strategia in attuazione del previsto accordo. Non credo di dovere spiegare a Lei perché nomino istituzioni e non persone. Penso che queste notizie siano suggerimenti di persone scriteriate (l’aggettivo è di un Suo illustre predecessore, Luigi Einaudi) che, non fidandosi più del Paese, ammesso che mai se ne siano fidate, lo vogliono colonizzare; una sorta di fastidio per i disturbi che provengono per i loro interessi. Spero che la notizia sia infondata, perché se non lo fosse, sarebbe Suo dovere smentirle, secondo un insegnamento che mi ha dato Ugo La Malfa: se un notizia è falsa, non si smentisce, se è vera, si deve farlo; e, aggiungeva che, se i contenuti della notizia erano particolarmente importanti – come sarebbe la cessione della sovranità fiscale che marcherebbe la fine della democrazia italiana senza che ne nasca un’altra – non si doveva solo smentire, ma farlo in modo energico.
A ogni buon conto, se una tale scelta maturasse, Lei non potrebbe ratificarla, perché l’art. 11 della Costituzione dice chiaramente che l’Italia … consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Naturalmente diranno che la decisione risponde a queste condizioni (pace, giustizia e parità con altri Stati) ma, sulla base dell’esperienza fatta con la cessione all’Unione Europea della sovranità di regolare i mercati e di battere moneta, queste sono pure ipotesi, una vera truffa per taluni e un’ingenuità per altri, che né la scienza economica (mi passi il termine), né la politica, che pretese di scienza non ha mai avuto, possono asseverare.
I trattati internazionali sono contratti giuridici tra nazioni e l’oggetto del Patto stipulato a Maastricht in attuazione dell’Atto unico e ribadito a Lisbona nel 2000 parla chiaro: all’art. 2, punto 3, afferma che L’Unione …. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L’Unione combatte l’esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.
Le chiedo, caro Presidente, se Lei ritiene che questo impegno sia stato adempiuto e quali siano, anche dopo l’esperienza della crisi greca, le probabilità che lo possa essere anche ipotizzando di cedere la parte residua della sovranità nazionale in cambio (il termine è già un eufemismo) di un’assistenza finanziaria accompagnata da vincoli che violano il dettato della nostra Costituzione che Lei è deputato da tutelare. Invece di uscire dal paradosso di un non-Stato europeo formato da non-Stati nazionali si intende approfondire questa strana configurazione istituzionale, perché appare vantaggiosa a pochi paesi capeggiati dalla Germania.
Poiché la tesi del vantaggio che potremmo ricavarne è priva di fondamento, da tempo si insiste nello spargere terrore su quello che avverrebbe se l’euro crollasse, trascinando il mercato unico, aggiungendo la ciliegina della speranza che in futuro le cose andranno meglio e che si va facendo di tutto affinché ciò avvenga.
Vivere nel terrore del dopo e nelle speranze che le cose cambino, senza attivare gli strumenti adatti affinché ciò avvenga, non è posizione politica dignitosa. L’Italia non si è tirata indietro quando è stato chiesto di pagare un costo elevato in termini di vite umane per giungere all’unità e per uscire dalla dittatura nazifascista perché sapeva valutare il costo di rimanere nelle condizioni in cui si trovava, spero che la nuova classe dirigente non si tiri indietro e sappia chiedere e far accettare un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni.
Per l’Italia non esiste alternativa al chiedere il rispetto congiunto del dettato costituzionale e dell’oggetto del Trattato europeo vigente e Lei ne è garante.

Paolo Savona, MF 21 agosto 2015”.
Sarà vera o è una bufala questa lettera? Smanettate, cari lettori e vi renderete conto.
Dunque? Tra Mattarella e Savona ci sono stati dei precedenti?
La domanda più stupida che mi sorge è: Perché aver conferito l’incarico a Conte?
O Mattarella era in malafede o non aveva ben compreso la realtà politica.
In entrambi i casi non può rappresentare una Repubblica nata in nome dell’antifascismo e in nome di un Referendum anti Monarchia.
Siamo in un tempo di politica ancora nel nome dell’antifascismo. Come sono ridicoli e sciocchi coloro che pronunciano ancora questi termini. Io mi sono divertito.
Bisogna creare i presupposti di una Nazione antifascista! Nel 2018?
Il fascismo ha insegnato un dato storico. Il corporativismo.
Mattarella conosce bene il corporativismo come lo conosce Cottarelli, Draghi e i tedeschi.
Se il corporativismo è fascista ed è nato con il fascismo cosa rappresenta questa Europa?
La storia bisogna conoscerla bene, Presidente della Repubblica e espressioni politiche. Altrimenti non avrebbe firmato la nomina per un Ministro che sa di non sapere la lingua italiana.
Ma dai, siamo alle pezze di una democrazia nata dall’antifascismo! Mattarella come Vittorio Emanuele III, liquida l’Italia e affida al “maresciallo” Badoglio – Cottarelli la deriva di una Nazione chiamata paese

 

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