Presto un resort di lusso, a pochi kilometri da Grottaglie: l'antica masseria l'Antoglia

È li bella, dominante e superba, nonostante i danni subiti dal tempo e dall’abbandono, l’antichissima masseria de l’Antoglia spicca con la sua austera torre merlata di età medievale (XIV secolo), siamo in agro di Villa Castelli e questa masseria comprendente abitazioni, frantoio, stalle, granai, neviera (anticamente anche una cappella) in poche parole un vero e proprio agglomerato urbano, è patrimonio di una persona nativa di Ceglie Messapica, in gioventù cittadino grottagliese, anni 52, da 30 anni residente a Modena, dove ha fatto fortuna diventando un imprenditore di successo e oggi,  il dott. Adriano Annicchiarico ha deciso di investire nella sua amata terra di origine, la Puglia.
Circa un paio di anni fa diventa proprietario della parte centrale di questa antichissima masseria dove insiste l’austera torre per farne il suo buen retiro, la sua oasi di pace incastonata un appezzamento enorme di uliveti e campi da semina. Arrivando in questo angolo di pace si percepisce un’energia particolare, qualcosa che distende e carica, quasi una magia che ti avvolge e ti accarezza l’anima e porta a un gran benessere interiore con una sinestesia unica.
Ma questo patrimonio di grande energia positiva accarezzato da un’aria pura non può essere lasciato alla fruizione di un’unica famiglia andrebbe reso in qualcosa di più importante. Ecco che l’illuminante incontro con l’architetto restauratore Francesco Carbotti, professionista di elevato spessore e quasi coetaneo del dott. Adriano Annicchiarico, diventa la stura per un progetto ambizioso e di grande respiro, l’Antoglia diventerà un resort di lusso e quindi i lavori partono spediti il 19 febbraio 2018, dopo l’acquisizione del parere positivo della Soprintendenza, del Paesaggistico, permesso a costruire del Comune di Villa Castelli, dove tutto il personale dell’Ufficio Tecnico si è messo a completa disposizione dell’architetto Carbotti che va avanti, come sua consuetudine, attraverso principi inderogabili che lui ama sempre mettere in premessa prendendoli da un piccolo prezioso manuale del 1849 di John Ruskin (1819-1900) “The seven lamps of architecture”:
“… Due doveri si impongono verso l’architettura nazionale; il primo è di rendere storica l’architettura della propria epoca, il secondo di conservare come la più preziosa eredità quella dei secoli passati. Quando si segue questa via, il “ricordo” può veramente chiamarsi la sesta lampada dell’architettura.”
“… Quello che noi stessi avremo innalzato, siamo liberi di abbattere; ma quello che altri uomini hanno compiuto al prezzo del loro vigore, ricchezza, vita, è loro. I loro diritti non si estinguono con la morte. Questi diritti appartengono a tutti i loro successori.”
“Questo importanti principi sono il fondamento per un architetto restauratore. – ci dice perentorio Carbotti - Nulla può prescindere da questo e ogni intervento deve mirare a perseguire questo scopo: l’intervento DEVE avere il carattere di “RESTAURO CONSERVATIVO”, tutti gli interventi avranno come fine ultimo, la restituzione all’antico splendore del Castello Ducale dell’Antoglia. Ove ciò non fosse possibile, così come prevede il “RESTAURO FILOLOGICO” si provvederà all’integrazione delle parti mancanti, senza snaturare l’essenza stessa del manufatto architettonico, migliorando la lettura estetica del tutto e rendendo funzionale una costruzione abbandonata e deturpata dalle angherie del tempo e degli uomini.
Si utilizzeranno le metodologie più innovative e meno invasive consentite dal RESTAURO architettonico. Oltre all’aspetto prettamente architettonico, l’intervento è volto anche al rispetto dell’ambiente: si utilizzeranno materiali ecosostenibili e biocompatibili. Inoltre mi preme ringraziare il funzionario della Soprintendenza di Taranto, l’architetto Carmelo Di Fonzio, per la disponibilità e i preziosi consigli”.
Visitando più volte il cantiere dell’Antoglia, la prima volta, quando i lavori erano appena iniziati, si è avuta subito l’impressione di una partenza spedita, con idee chiare e maestranze all’altezza di questo progetto ambizioso e di sicuro impatto sia dal punto di vista architettonico che economico, dopotutto va detto che non nascono ogni giorno resort di lusso in zone come le nostre e dove sicuramente si creerà un indotto impressionante di manovalanza e di profili professionali di altissimo livello.
I lavori sono seguiti con grande attenzione e professionalità dal su citato arch. Carbotti che ne sta curando la progettazione, il calcolo statico e la direzione ai lavori. Per la progettazione degli impianti elettrici, sempre l’arch. Carbotti, si sta avvalendo della collaborazione dell’ing Domenico Pappadà, mentre il responsabile per la sicurezza l’arch. Francesco Siliberto, un tris di assi che sta facendo dormire sonni tranquilli al proprietario dell’Antoglia che come si dice: l’appetito vien mangiando, infatti sta provvedendo ad acquisire tutto ciò che è intorno alla torre medievale, per farne un qualcosa di veramente unico, considerata la secolare età dell’intera masseria di cui vi raccontiamo in breve la sua storia che è iniziata, appunto, alcuni secoli fa.
La torre dell’Antoglietta, come già scritto, è una torre di età medievale (prima metà del XIV sec.); fu costruita dalla famiglia Nantolio, discendenti della potente famiglia di matrice normanna De Nanteuil de Chatillon, che attraverso i secoli divennero discendenti del Casato Landoglia ed infine del Casato Dell’Antoglietta, come parte del complesso sistema difensivo di Oria e Francavilla.
La masseria fu ristrutturata e adibita a fortificazione, costruendo una torre merlata dal principe Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, nel XV secolo, e protetta da alte mura di corte (paralupi). La masseria passerà a Giacomo dell’Antoglietta, barone di Monteiasi (da cui il nome Antuglia). Questa, insieme alla fortezza medievale di Monte Castelli, divenne feudo della famiglia Imperiali, che la trasformò in residenza estiva e impiantando, nel territorio, una stazione per l’allevamento di cavalli di razza murgese.
Morto nel 1782, senza eredi, Michele Imperiali, il duca di Monteiasi Gioacchino Ungaro, discendente di Giacomo dell’Antoglietta, acquista la proprietà nell’anno 1792; acquista le masseria di Pezza della Corte e Antoglia, insieme alla vasta zona dei Castelli. Il figlio Carlo, suo erede diretto, dà in enfiteusi parte delle terre, per promuovere la piccola proprietà. I terreni vennero concessi in piccoli lotti ai braccianti dei paesi vicini e creando un consistente nucleo abitato intorno al castello sull’antica fortificazione, che fu ristrutturato ed adibito a palazzo ducale.
La masseria/castello è ampliata nel corso del XVIII secolo con la costruzione di stalle indipendenti, di una porta nuova, di una villa rustica, divenendo una contrada. Alla fine del XVIII secolo le merlature ed i cannoni furono rimossi. Nel 1822 parte delle scuderie fu utilizzata per la realizzazione di una cappella, dedicata al Santissimo Crocifisso. Nel 1830 la chiesa venne elevata a parrocchia e consacrata dal vescovo di Oria.
Nel 1900 il Castello venne donato come caserma e scuola. La struttura fu requisita dall’esercito Tedesco, nella seconda guerra mondiale e adibita ad ospedale militare. 
Successivamente ritornò ad essere una masseria.
Oggi è una strutturata in vari edifici, che si estendono su di un fronte di circa 170 metri e si affacciano tutti sulla strada antistante, ognuno di essi era o è tuttora adibito a funzioni specifiche.
Il Castello Ducale, con torre merlata, la parte più antica, è caratterizzata da efficaci strutture difensive; l’ala nuova fu costruita nel tardo ‘800 ed è sempre stata adibita ad abitazione. Il grande capannone, costruito nel ‘700, veniva usato per la conservazione della paglia e la custodia di traini e macchine agricole; era coperto con tegole di argilla cotta.
Il palmento, fino a non molti anni fa, è stato usato per la pigiatura delle uve, non solo dai proprietari ma anche dagli agricoltori della zona.
Le case dei coloni furono costruite all’inizio dell’800, quando i terreni della masseria cominciarono ad essere concessi in enfiteusi o venduti, dando così origine alla frantumazione che, a sua volta, porterà al progressivo abbandono e all’attuale deterioramento delle grandi strutture abitative.
Nella prima metà del ‘700, alla struttura originaria furono accorpati il frantoio, le stalle e la neviera.
Oggi tutto questo, come abbiamo su scritto, è destinato a diventare una splendida struttura ricettiva per vacanze di lusso, con mini appartamenti per gli ospiti, una Spa, sala congressi, ristorante, piscine il tutto immerso in un’oasi di sconfinati e pregiati uliveti, il tutto verrà realizzato nel rispetto dell’antica struttura e dell’ambiente sano e incontaminato che la circonda e l’avvolge.
Il primo lotto dei lavori dell’Antoglia dovrebbe essere completato entro i primi di agosto perché già ci sono le prime prenotazioni per una vacanza di lusso che offrirà questa splendida struttura.
(ndr: le foto aeree sono state fornite dalla Sezione Aerea di Manovra di Grottaglie della Guardia di Finanza)

 

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