Uno schiavo incontrò sulla via del mercato un Saggio e chiese lui: Maestro io sto morendo della assenza di libertà, il mio animo è ormai svilito ed umiliato, non ricordo più la dignità di quando ero un uomo libero ed ogni azione si è appiattita nella ripetizione di un ritmo servile che io non ho scelto. Come posso fare per liberarmi?

Ed il Saggio rispose lui: Smetti di servire.

Diciamoci la verità, ad un certo punto della storia recente, diciamo nei primi anni di questo millennio abbiamo cominciato a capire che qualcosa nel sistema non andava. Abbiamo ascoltato i noglobal gridare il loro sdegno e li abbiamo ignorati, perchè in fin dei conti avevamo la nostra vita e nulla ci mancava. In fin dei conti non dovevamo essere noi a salvare il mondo. Ci avrebbe pensato qualcun altro e noi lo avremmo votato.
Poi è arrivata la bolla immobiliare statunitense che con le sue dinamiche borsistiche perverse ci ha fatto definitivamente capire che le solide basi della nostra economia e cultura occidentale, in realtà poggiano su un puro delirio speculativo di breve termine, ed abbiamo pensato che qualcosa avrebbe dovuto cambiare, ma che noi non potevamo farci niente. E ad essere sinceri, non è neanche colpa nostra se fino ad ora siamo rimasti a guardare, perchè quello che giornali e televisioni, tramite esperti di economia in mezzo busto hanno sempre detto è che queste sono le inevitabili dinamiche del mercato globale, verso le quali non si può e non si deve fare niente, perchè il Mercato ha una intelligenza sua propria, in cui si compensano le negatività in una ciclica successione di fasi economiche positive e negative. Lo diceva anche Marx lo ricordate? Il sistema capitalista tende a aumentare la produzione diminuendone i costi, risparmiando su tutto e soprattutto sul costo della forza lavoro, fino al punto in cui gli operai licenziati, o ridotti alla fame da salari troppo bassi non sono più in grado di comprare i prodotti che il sistema capitalista produce, determinando crisi economiche strutturali e periodiche, di cui quella americana del 1929 fu particolarmente emblematica. Quindi state tranquilli, abbiate fiducia nel Mercato che tutto si risolve.
Quello che però gli esperti non ci hanno detto è che in una economia di mercato globale il Capitale è libero di spostarsi senza limiti, sia sul versate della produzione, sfruttando le condizioni geopolitiche più convenienti per produrre a basso costo, ossia sfruttando i popoli più bisognosi e dal reddito più basso; sia sul versante della vendita di quei prodotti.
La conseguenza ovvia della globalizzazione di queste dinamiche, che ormai anche l'uomo della strada ha capito, ma che è bene ripetere, dato che televisioni e giornali continuano a negarle, è che oggi il Capitale non va in crisi, si sposta soltanto, lasciando dietro di sé un cumulo di macerie sociali, che continua a sfruttare con la scusa della crisi economica contingente, continuando a distruggere diritti ed a precarizzare la vita del popolo, sulla base di una presunta inevitabilità ed ineludibilità delle dinamiche del Mercato.
Ora la ricchezza si è sposta in Oriente, in Cina, India, nelle oligarchie russe e persino gli Stati Uniti d'America faticano a mantenere una immagine di rispettabilità economica internazionale, se si tiene conto del calo della loro produzione e dello stratosferico debito pubblico che hanno nei confronti della Cina, che ormai da molti anni compra titoli di stato statunitensi in quantità industriali, tanto da poterne influenzare l'andamento economico.
Per non parlare degli innumerevoli negozietti di copro oro diffusi in tutta Europa, dove gli europei si recano allegramente a convertire in denaro, i simboli della propria sacralità religiosa, collanine e bracciali ormai fuori moda perchè riportanti l'effige di Cristo e dei simboli più cari alla nostra identità religiosa. Tutto questo oro, pochi lo sanno, ma attraverso percorsi vari finisce a rimpinguare la riserva aurea cinese.
Forse pochi sanno che la riserva aurea di una nazione costituisce la base della propria solidità economica.
Per la verità anche questa è una astrazione del sistema capitalista, perchè se è vero che l'idea di base è di avere una materia prima di scambio in caso di crisi economica che faccia schizzare alle stelle l'inflazione rendendo la moneta priva di valore, è anche vero, che quando alla fine della fiera, questo oro dovrà essere convertito per mandare avanti l'economia nazionale, diciamo cinese, assecondando le dinamiche del capitalismo moderno, non ci sarà più nessuna nazione straniera, fuori dalla Cina, in grado di poter comprare quell'oro, che al contrario potrà essere acquistato solo dai grandi privati capitalisti, che in tal modo assumeranno il potere politico diretto anche sull'ultimo Stato nazione presente sulla Terra.

E noi quindi che possiamo fare?
Gli intellettuali più in vista della nazione si limitano a certificare la situazione, senza prendersi la responsabilità di elaborare proposte positive, gli intellettuali amatoriali, quando non distratti dall'idealismo dissociativo della sinistra radical chic, si limitano a certificare la propria impotenza, ed il popolo assecondando il flusso dei disvalori mediatici si abbandona al divertimento, fino a quando ha in tasca anche solo qualche euro da spendere, e si prodiga in truffe, banche rotte fraudolente, furti e rapine per procurarsi il mezzo del mero sostentamento, quando non addirittura il mezzo di alimentazione di quell'edonismo psicotico indotto dal sistema, che spinge uomini e donne di ogni età ad uscire da casa, alla ricerca del piacere e di una propria impossibile autorealizzazione individuale indossando capi firmati, facendo mutui per finanziare vacanze in esclusivi hotel di lusso, ma senza i soldi in tasca per poter riempire il frigorifero il giorno dopo.

Ecco, una prima cosa che possiamo fare è smettere di servire e per fare questo dobbiamo interrompere il flusso di mistificazioni che ci asserviscono ai falsi miti del sistema liberista. Dobbiamo capire che le minacce del terrorismo economico diffuso dalle agenzia di rating prezzolate dalla finanza e dalle multinazionali che minacciano di spostare all'estero la produzione, costituiscono solo un ricatto psicologico che ormai dobbiamo superare e che non abbiamo più interesse ad assecondare.
Il capitale ha distrutto le dinamiche della famiglia, ha distrutto la sicurezza del lavoro, la certezza del lavoro, ha trasformato il reddito individuale da culturale in reddito di mera sopravvivenza, che cosa potrebbe farci di più? Toglierci la casa? Beh mi dispiace dirvelo, ma se non ci diamo una mossa per determinare una risposta politica nazionale a queste dinamiche, credo che lo farà comunque, riducendoci ad unità impotenti ed impossidenti.
Io quindi direi che i tempi dei facili calcoli opportunistici siano finiti e che l'istinto di sopravvivenza deve imporci di rinascere nella dignità che ci è propria e che ci spetta.

Mi viene in mente il paradosso della rana che nuota nella pentola.
All'inizio la rana avrebbe la forza per dare un colpo di zampe e saltare fuori dalla pentola, ma non lo fa perchè tutto sommato sta comoda dentro. L'acqua è il suo ambiente naturale e la pentola costituisce per lei una piscina futuristica. Quando sotto la pentola viene acceso il fuoco e l'acqua comincia a riscaldarsi, la rana se ne rallegra perchè quel tempore diffuso è molto piacevole, ha la sensazione finalmente, dopo tanta sofferenza, di trovarsi nella confortevole vasca riscaldata di un centro benessere.
Quando l'acqua diventa molto calda, la rana comincia a soffrirne e ad indebolirsi, ma pensa che in fin dei conti andrà tutto bene come è sempre andato. Bisogna avere fede ed anche questo calore eccessivo passerà.
Quando poi l'acqua diventa ormai troppo calda, la rana finalmente capisce che non ha più scampo e che quella è la sua fine, perchè il calore l'ha stordita ed indebolita al punto tale da non consentirle più alcuna via di fuga.

Ora, la domanda che vi faccio è questa: quanto ancora deve salire la temperatura del nostro termometro sociale prima di deciderci alla azione???
Sì è vero, da soli non possiamo fare nulla, ma all'orizzonte si stanno formando le forze di una destra nazionale che ha tutto l'interesse di assecondare la volontà popolare in vista della sua tutela nei confronti del capitale e della riscoperta di una identità nazionale in cui il popolo torni padrone delle istituzioni democratiche e l'uomo torni al centro della vita politica, economica e sociale, in cui, secondo diritto inviolabile garantito dalla nostra Costituzione egli ha diritto di esprimere e sviluppare la propria personalità, assecondato ed aiutato dallo Stato e non ostacolato dalla economia.

Per iniziare a realizzare tutto questo io vi chiedo, depuratevi dalla menzogna e cominciate a ragionare con la vostra testa. Se vi fosse possibile, buttate la televisione ed informatevi comparando le notizie così come provenienti da varie testate giornalistiche. Cercate di approfondire gli argomenti attraverso la lettura di testi specifici, o se avete voglia di svago, invece di subire passivamente il flusso di stimoli sottoculturali provenienti dalla Tv, leggete romanzi d'autore che al di sotto di una storia avvincente vi lascino spunti di riflessione per portare voi stessi oltre le vostre convinzioni attuali. Tornate alla vita vera, allo sport, alla frequentazione delle piazze vere, al dialogo con i vostri familiari. Spegnete la Tv almeno durante i pasti e cercate di pranzare e cenare tutti insieme. Siate uomini e donne del futuro, ma ancorati ai precetti associativi ed umanistici della nostra Tradizione e della nostra natura.

Quello che io vi chiedo è una rinascita interiore costruita con i piccoli gesti della quotidianità.
Solo così potremo rifondare una nuova autostima, una nuova armonia familiare, una nuova Nazione dalle macerie del presente e dalle dinamiche dissociative in cui ci hanno imprigionati.

Smettete di servire!!! Questo io vi chiedo.

Avrebbe compiuto 30 anni il prossimo mese di novembre, un bellissimo ragazzo, un professionista, persona molto riservata e molto ben voluta in Città. Cosa lo abbia portato all'estremo gesto se lo chiedono i genitori Cataldo, stimato professionista grottagliese,  e Carmela,  da quando, questa mattina, l'hanno trovato esanime nel loro giardino della villetta in contrada Paparazio a Grottaglie, sul luogo sono intervenuti gli agenti del locale Commissariato, diretto dal dott. Andrea Rosato, ovviamente per il giovane non c'è stato nulla da fare se non constatarne il decesso avvenuto nella notte. Non ha lasciato un biglietto, si indaga nel suo smart phone. Marco Favale è andato via lasciando un vuoto e un'angoscia immensa nella sua famiglia e in chi gli voleva un gran bene,  ma che sfortunatamente non ha letto la sofferenza che covava. In Grottaglie appena si è sparsa la notizia c'era incredulità mista a sgomento, attoniti e increduli tutti ad esclamare: Perché?

Ecco cosa scrive Pina Colitta, già docente liceale: 

La morte di un ragazzo ha sempre un solo effetto ... Come mamma, come docente, come persona il primo pensiero non può essere che per lui, per la repentina interruzione di un suo progetto di vita, ma anche va per i suoi genitori, per lo sforzo che dovranno fare per sopravvivere, anche per i fratelli, per i parenti, e poi per tutti noi, che meno vicini siamo comunque partecipi, perché la morte di un giovane colpisce inevitabilmente tutta la comunità. Ognuno di noi viene toccato, nell’affetto, nel senso di impotenza, nel dolore... Può una persona, un umano non entrare in sintonia con il dolore altrui, spingendolo a riflettere, a interrogarsi, a ricercare un senso nella perdita? Una vita che si spegne troppo presto priva tutti noi di un po’ di futuro e di fiducia.

Le domande sono tante e tanti i propositi... Aiutare, rendersi utili, può alleviare la pena, può essere una strada per superare il sentimento di impotenza che in certi momenti sovrasta ogni cosa?
Una domanda, purtroppo, che si accende e si spegne senza una motivazione. Non è mai razionale così come non lo è una giovane vita che si spegne!!

 Ciao Marco

Ma siamo sicuri che i nostri amministratori vogliono chiudere veramente la discarica?

La domanda mi diventa più forte assistendo alle ultime manfrine. Durante la campagna elettorale cortei e proclami e interviste e impegni e affermazioni perentorie di figuri e figurine e bla, bla, bla per carpire il voto. Passate le elezioni, spariscono tutti e ritornano le manfrine, le “piccinnate” di chi, evidentemente, non vuole intervenire decisamente una volta per tutte e risolvere il problema.
È chiaro che il gioco, dopo tanti anni, e con altri giocatori, ha stufato e non regge più. Ma una cosa è evidente: è stato sempre dannoso per noi grottagliesi. La prendiamo sempre in quel posto NOI. Ospedale docet. Sembriamo dar ragione al detto: quando ti mettono qualcosa nel didietro, non muoverti, non agitarti, faresti il gioco dell’avversario. Così è. I politicanti fanno manfrina tra loro: è colpa vostra, no la colpa è vostra; noi c’eravamo, voi no; etc. etc. e nei momenti topici, al grido: no discarica, tutti in piazza, tutti in corteo e giù la partecipazione di cittadini e studenti e di decine d’ignote sigle, di illustri e illustrini e perfino il contorno di zombi colpevoli dello scempio o soci. In contemporanea il misfatto va a compimento.
Il canovaccio è sempre questo. I pupari muovono i pupi e mentre la democrazia si sfoga, dietro le quinte fanno gli affari loro: i milioni sono milioni. Anche ora la commedia è in atto ed alle battute finali. Faccio gli scongiuri che non vada a finire come andrà a finire.
Detto questo, fissiamo dei punti fermi prima di arrivare al nocciolo di questo mio dire.
Primo. La discarica è nata, è stata ampliata e continua ad espandersi essendoci sindaci e amministratori tutti rigorosamente di Sinistra al Comune, alla Provincia e alla Regione. L’attuale maggioranza di elettricisti di On si colloca dalla stessa parte.
Secondo. Fin dall’inizio la popolazione, mai consultata, è stata contraria ed ha attuato occupazioni, proteste, cortei, manifestazioni, inutilmente. Gli illustri e meno illustri pupari “piglianxxlo”, tramite gli utili idioti, hanno sempre fatto i loro comodi, tanto da portarci ad essere il nostro territorio la pattumiera d’Italia.
Vi rendete conto? Ci hanno fatto diventare la pattumiera d’Italia. Cosa da rabbrividire. E ancora giocano: discarica sì, discarica no.
Veniamo agli ultimi accadimenti.
- Contro ogni aspettativa, il CTP dà parere favorevole all’ampliamento.
I nostri amministratori gridano al tradimento, ma non oppongono per iscritto nessuna deduzione contro.
Per fortuna il parere del CTP non è vincolante.
- I Presidente della Provincia – sì quella abolita dal chiacchierone - organizza una conferenza stampa e, che io sappia, né il primo cittadino né il consigliere provinciale vi partecipano in quanto offesi dal mancato invito a parteciparvi. Vi potevano partecipare di diritto e dovevano andarci col coltello in bocca, invece…
Ma meno male che nemmeno il Presidente della Provincia ha poteri decisionali in materia. Quindi, in un caso e nell’altro, masturbazioni mentali.
E si attende. Che cosa? Boh! Che ce la mettano definitivamente in quel posto, alias che qualche funzionario decida come i pupari, che sanno ben oleare, vogliono.
E allora, signor sindaco, cosa aspetta a prendere l’iniziativa, a comandare veramente e a decidere i destini del territorio che lei ha chiesto di amministrare, sa bene cosa vogliono i suoi cittadini. Passi alla storia locale, dimostri di avere gli attributi. Lei sa come fare, è un avvocato. E se ha qualche dubbio, contatti qualche luminare del settore, ad esempio il prof. Cosimo Damiano Sticchi.
E allora non perda tempo, preceda tutti, prenda esempio da Emiliano che ha bloccato l’Ilva, ed emetta un’ordinanza sindacale con la quale ordina la chiusura immediata della discarica per motivi di igiene e salute pubblica. I tumori e le leucemie non aspettano le manfrine e i giochi nascosti dei potenti e dei politici.
Secondo.
Da quello che sappiamo, la società che gestisce la discarica non paga, si dice da 2 anni, le royalties dovute, tanto è vero che il bilancio di previsione 2018 non riporta i 2 milioni e mezzo che sarebbero dovuti entrare,
Ebbè, costoro ci avvelenano, non pagano, si fregano i soldi di chi conferisce, e voi state zitti e non fate niente?
Non sono un avvocato, ma so bene che quando qualcuno non paga, lo si butta fuori. Che aspettate a fare gli atti e cacciarli, come è normale che sia ed a bloccare ogni accesso alla discarica? Sono passati due anni e ve ne state con le mani in mano?
Cogli la palla al balzo, signor sindaco, e muoviti. Prendi la situazione in mano e procedi. Hai gli strumenti, le capacità, le motivazioni, sei il sindaco. Detta la linea e compi la volontà dei cittadini. Gli altri si accoderanno.

In questi giorni la cronaca locale è stata interessata dalla notizia sul fatto che il Comitato tecnico provinciale abbia dato parere positivo all'innalzamento del Terzo Lotto della discarica di La Torre Caprarica a Grottaglie, decisione grave che coinvolge direttamente tutti i comuni adiacenti.

Siamo tutti d’accordo che la discarica debba essere fermata nella sua espansione (verticale, orizzontale, ecc.) e possibilmente chiusa, ma la complessità della situazione – ed anche interessi economici di non poco conto – ad oggi impediscono ciò che avvenga.
La vicenda è stata ampiamente documentata sul social network più seguito grazie anche alle riprese video della giornalista Lilli D’Amicis che ha diffuso sia la conferenza stampa voluta dal Presidente della Provincia Tamburrano e la successiva intervista, sia la conferenza stampa del Sindaco di Grottaglie D’Alò. I quotidiani locali – la stampa ufficiale ed autorizzata – ne hanno dato ampia diffusione e divulgazione. Tra l’altro nella rete sono facilmente rintracciabili anche il documento riepilogativo contenente le tappe dell’istanza ed il documento del parere sull’innalzamento stilato dal Comitato tecnico provinciale (CTP). Il lettore attento che vuole informarsi per capire, già con i mezzi sopraindicati potrà farsi un’idea precisa ed una valutazione attenta delle responsabilità. Chi scrive propende che le responsabilità oggi siano ripartite in 51 e 49 percento, e districarsi tra le norme non è dote comune ai più. Anche tra gli attori primari si nota una certa confusione nell’interpretare le complesse norme, pertanto si invitano costoro – Presidente della Provincia e Sindaci del comprensorio ove è ubicata la discarica in questione – di incontrarsi e colloquiare, perché quello che viene prepotentemente alla luce dopo essersi documentati è proprio questo: mancanza di comunicazione seria tra i rappresentanti delle istituzioni attrici.
Si assiste ad una sorta di strumentalizzazione della vicenda, con anche forme populistiche, a scapito della buona fede dei cittadini perché a prescindere la buona intenzione di limitare/chiudere la discarica, le norme comunque vanno rispettate poiché siamo in uno Stato di diritto. Una strumentalizzazione messa in campo, che a campagna elettorale chiusa, non si comprende a chi possa giovare.
Nella vicenda esposta ha destato clamore il diniego ai Sindaci di partecipare alla conferenza stampa tenuta dal Presidente della Provincia, anche se poi si è saputo che nella conferenza erano presenti – imboscati chissà in quale veste - due rappresentanti del movimento politico di appartenenza del sindaco di Grottaglie.
Ma il fatto che ha destato maggiore clamore è stato l’impedire al Consigliere Provinciale di accedere nel palazzo dell’ Istituzione che egli stesso rappresenta. Vicenda gravissima che potrebbe sfociare in un illecito penale da parte del Presidente della Provincia - se vera e così confermata nei fatti esposti – pertanto, non si comprende la mansuetudine rassegnazione con cui è stato accettato questo impedimento da parte dell’ interessato consigliere provinciale. Si fa notare che al quinto piano dello stesso palazzo dove è ubicata la Provincia (quarto piano) è presente la Prefettura, con un proprio comando di polizia, con compito generale di garantire l'esercizio coordinato dell'attività amministrativa degli uffici periferici dello Stato e vigilare sulle autorità amministrative operanti nella Provincia, oltre ad esercitare rilevanti funzioni proprie nel campo dell'ordine e sicurezza pubblica. Il lettore attento e maturo trarrà le proprie conclusioni.
Sfogliando internet per documentarsi meglio su tutta questa vicenda quasi paradossale, ormai strumentalizzata da tutti i colori politici, ci si imbatte in articoli inerenti la questione pubblicati per un giornale online dove l’autore – guarda caso un partecipante alla sopracitata conferenza stampa – dimentica spesso e facilmente il concetto di obbiettività dell’informazione. Ovvero gli articoli scritti sono colmi di una faziosità esasperata che non fa bene al giornalismo – chi li ha scritti però non è un giornalista – e contrastanti con l’etica del vero giornalista, che impone anzitutto la ricerca della verità la quale, come evidente, è difficilmente raggiungibile se si parte da una posizione partigiana. C’è sempre un cordone ombelicale pericoloso e mai tagliato di netto che lega lo pseudo (non solo) giornalismo alla politica. E’ una relazione pericolosissima, da dove il buon giornalista fugge sempre.
Si consiglia al forse aspirante giornalista di documentarsi adeguatamente sui diritti e doveri del giornalista espressi in particolare all’articolo 2 della legge 69 del 3 febbraio 1963 che recita: “… ed è loro obbligo [giornalisti] inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede.” Perché l’obiettività è l’arma dei giornalisti per difendere la propria autonomia, il proprio ruolo e il proprio prestigio nella società. Ferruccio De Bortoli (giornalista, ex direttore Corriere della Sera e del Sole 24 Ore) nel giugno del 2003 scriveva: “Cos’è un giornale? Un’istituzione di garanzia impegnata a ragionare sui fatti senza le lenti delle ideologie o delle appartenenze”.
Ma l’essere sopraffatti dal proprio egotismo vuol dire anche voler esercitare professioni non proprie ed inciampare maldestramente tra le proprie righe.

Ciro Urselli
#impopolare

Per fortuna anche le cose più orride passano. Perché lo spettacolo offerto dalla classe politicante – chi più, chi meno – per la formazione delle liste, è stato squallido, indegno, ed ha dimostrato quale grado di arroganza e sfacciataggine abbiano raggiunto lor signori.

Quanto passato davanti ai nostri occhi, in un Paese serio avrebbe la conseguenza dell’allontanamento, del mandarli al diavolo con gravi conseguenze per la democrazia. Noi invece, così, gli faremmo il più grande dei favori, perché da noi non esiste un quorum di affluenza, al di sotto del quale tutti a casa. E no. Le norme se le sono scritte tutte a loro favore. Da sempre. Per cui, anche se andasse a votare il 10% degli elettori ed un partito prendesse, diciamo, il 25% dei voti, si vanterebbe di aver preso questa percentuale, passandola come se fosse del totale degli aventi diritto, quando invece, realmente, è la miseria del 25% del 10%. E’ già accaduto.
Comunque, lo spettacolo disgustoso visto porta a fare qualche riflessione.
Primo.
Anche a livello nazionale è l’assalto alla diligenza. In grande stile essendo più grosso il bottino. Costoro, è evidente, non se ne fregano niente di quello che sarebbe il loro compito: servizio, portare il popolo al benessere e ragionano in termini di tornaconto personale, di arraffamento di denari, privilegi e vitalizi.
Secondo.
Mentre a tutti noi, ed in modo particolare ai nostri giovani, hanno gridato a non finire che non esiste più il posto sicuro, distruggendo così ogni certezza, lor signori si sono scannati per avere il collegio sicuro e l’elezione certa.
Terzo.
Se fossimo un popolo serio a maggior ragione dovremmo mandare gli sporcaccioni con le gambe per aria.
Quarto.
L’esperienza dell’ospedale e della discarica ci dovrebbe far capire che se non abbiamo un eletto grottagliese che ci protegge, - sì, che ci protegge, - questa è l’amara realtà, saremo ancora carne da macello nelle mani di chi ci toglie i servizi e ci regala le discariche.
E’ questo il momento, ricattando col voto, di prendere per petto Emiliano e Tamburano, ad indicare i loro partiti, e farci restituire quello che ci hanno tolto: ospedale, uffici Enel, Gas, Aqp, per ricordarne alcuni, ed ottenere quello che vogliamo: no discarica.
Amministrazione, Capi partito, battete un colpo!
Quinto.
A tal fine il mio suggerimento: mettiamo giudizio e votiamo grottagliese.

Alcuni giorni fa sono stati resi noti i nomi dei tre candidati grottagliesi per le prossime elezioni politiche del 4 marzo, appena pubblicati sul social network più diffuso si è scatenato il cosiddetto flame (nel gergo della rete, una discussione dai toni particolarmente accesi).

Tanti a proporre, quasi ad imporre, l’idea di scelta del proprio candidato considerato ed osannato come deus ex machina capace, nelle intenzioni di costoro, di poter capire e risolvere tutti i problemi noti del nostro territorio e contesto sociale dimenticandosi del ruolo di ben più ampio spessore istituzionale a cui il loro candidato sarà chiamato in qualità di Deputato del Parlamento italiano.
Ad un attento lettore il fervore mostrato nelle discussioni virtuali porrà alcune domande, di cui la sociologia cerca da tempo di dare risposte. Ricerche di psicologia politica si sono concentrate sullo studio delle determinanti del comportamento di voto (Caprara G.V., Barbaranelli C., 2000) ed hanno rilevato che il voto viene innanzitutto guidato dalle cosiddette “attese di vantaggi e svantaggi”.
È presente perciò una tendenza secondo la quale il voto è dato ai rappresentanti politici che si ritiene possano produrre i cambiamenti sociali desiderati che risultano essere principalmente della giustizia sociale, dell’equità fiscale, del lavoro e della stabilità economica, ecc. Purtroppo oggi non si vota più come una volta: un tempo erano le ideologie, i valori, gli interessi delle classi sociali e di ogni singolo elettore ad orientare una scelta politica. L’influenza mediatica era meno condizionante, mentre oggi il processo di voto è influenzato principalmente dalle caratteristiche di ogni singolo candidato. Oggi la politica passa attraverso molti canali mediatici che frammentano le informazioni rendendole spesso confuse e contrastanti. Il potenziale elettore cattura l’immagine del candidato tramite i media, favorendo ulteriormente dei processi di pensiero che si basano su semplificazioni cognitive ed emotive e quasi banalmente, in assenza di etichette sociali, oggi l’elettore può essere classificato in tre grandi categorie: chi vota con la testa; chi vota con il cuore; chi vota con la pancia.
L’elettore che vota con la testa è fortemente condizionato da elementi razionali e oggettivi, risponde a logiche ben definite e chiare, ovvero voterà il determinato schieramento politico e/o candidato perché rincorre una promessa che farà comodo e ognuno potrà facilmente trovare parecchie ragioni valide per votare qualsiasi partito.
Chi vota con il cuore rincorre le passioni, i sentimenti, i ricordi, le speranze, i desideri, che riguardano anche grandi concetti sociali. Sono coloro che seguono le idee che muovevano la prima Repubblica (democristiani, liberali, comunisti, ecc.), che cercano in cuor loro di tornare ad una politica legata a schieramenti e idee di un tempo oramai passato. Categorie da cui, negli ultimi anni, è andato piuttosto di moda scappare anche se la maggior parte delle persone, nel contesto politico italiano, continui a fare riferimento a destra e sinistra. Anche quelli che dichiarano che destra e sinistra non hanno più senso.
Poi ci sono gli elettori di pancia, questa tipologia sostanzialmente è nata con la seconda Repubblica ed è formata da uomini e donne pronte a spostarsi in maniera massiccia da uno schieramento all’altro. Si vota facendosi condizionare dai mass media, ma anche dai fallimenti di un uomo o di un partito. A questa tipologia diffusa nell’espressione della volontà popolare appartiene il voto su base prevalentemente istintiva. Soprattutto coloro che risultano indecisi, ma poiché tutti ragioniamo e indubbiamente facciamo le scelte della nostra vita in base a una logica succede spesso che il ragionamento è dominato dalle emozioni per cui viene asservito a una decisione che era già maturata dentro di noi. Esprimono il loro voto per simpatia o antipatia, magari per sentito dire al bar.
Il riassunto è che la gente crede quello che vuole credere e quello che non ama non lo sente nemmeno, rischiando di crearsi illusioni effimere sull’ennesimo candidato che non ha vocazione politica. Perché di questo si tratta: una vocazione, una missione e non un trampolino di lancio verso il potere. Come ha scritto Papa Francesco, «la politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose di carità, perché cerca il bene comune». Ed il candidato che riuscirà ad arrivare in Parlamento, inesorabilmente si troverà a fronteggiare dinamiche in cui è richiesto grande senso di responsabilità nei confronti della comunità nazionale, spesso contrastanti con le necessità di pancia degli elettori locali.
Pertanto in cuor mio e nella mia testa mi è già chiaro a chi darò il voto anche se la mia pancia rimarrà scontenta!

Ciro Urselli

#impopolare

E sì, signor Sindaco, così proprio non va. Capisco che lei è il leader di Sud in movimento e vuole che tutti i grottagliesi siano in movimento, ma così non può proprio andare. Capisco pure che il movimento fa bene alla salute ed i medici lo consigliano, ma è quello che si fa a piedi che fa bene, non con la macchina. Anzi, se fatto con le macchine, è dannoso a chi ci sta alla guida ed ai passeggeri, ai pedoni per la strada e allo stesso ambiente. È questa la questione. Lei vuole questo? Spero no!

Come di che parlo. Ma della genialata di costringere i grottagliesi di arrivare al centro città passando per le periferie. Mi spiego meglio.
Una sua ordinanza ci obbliga, praticamente, ad andare dalla parte nuova a quella vecchia della città, e viceversa, utilizzando via Ennio o via De Gasperi.
Via Crispi è percorribile solo a scendere, ma non per salire. Sono contenti i ceramisti? C’è stato un incremento di turisti?. Se no, subito ripristinare il doppio senso.
La cosa più controproducente e veramente fatta ad cap… è l’ostruzione, la strozzatura, che si ha, salendo dal paese vecchio, subito dopo l’arco di porta S. Giorgio, obbligando a girare per via Sonnino e poi perdersi per via Leopardi, stretta e difficile, o in fondo, per via Mafalda di Savoia, parallela di via Ennio. Non è cosa, signor sindaco, creda a me, non è proprio cosa. La percorra per una sola volta con una macchina di media cilindrata o con un furgoncino e poi mi dica. Ma attento a non girare per via Bari, che è a senso unico a scendere, ma che non ha alcun divieto all’incrocio con via Sonnino, quindi, sic stantibus rebus, si può anche salire.
Ora, non presumo di avere ragione, ma se così fosse, non le sembra che affidando l’incarico a “forestieri”, che come minimo non conoscono le necessità del paese e fanno tutto sulla carta, l’Amministrazione ha buttato 50 mila euro, come mi dicono, dei cittadini? Non c’erano tecnici sul Comune, assessore al ramo, vigili, o qualche semplice cittadino, conoscitori delle strade del paese, da chiamare e a costo zero? E oltre questo, prima di varare un piano, non si fa una verifica sul campo? Con questo stravolgimento del traffico, pensate veramente di rivitalizzare il centro storico e di incrementare le attività nel quartiere delle ceramiche?
Io penso proprio di no. Anzi, le dico di più, secondo me il provvedimento va nel senso contrario.
Perciò, caro Sindaco, si faccia un giro, verifichi di persona, chieda alla gente se è soddisfatta, e se tutto è come dico io, dimostri saggezza e capacità amministrativa: cancelli tutto e ripristini quello che c’era prima, perché più funzionale. Sarà un merito, non un demerito, ricredersi su un progetto che si pensava utile e che si rivela controproducente.
E in ultimo, per favore, non butti via i soldi dei cittadini. Ricordi che questa Amministrazione, come le precedenti PD, si “frega” le addizionali sui nostri stipendi e pensioni. D’autorità, per non usare altro termine, e nessuno di noi vi ha autorizzato, né ora né prima. Ed è tempo che la smettiate, tutti: comuni e regioni.
E comunque: buon anno a tutti.

Eccoci, il nostro o meglio il vostro oraquadra, giornale on line di Grottaglie, è tornato, dopo molti mesi di assenza, purtroppo causata da varie situazioni. Ma zitti zitti stiamo tornando operativi.

Devo essere sincera come d'altronde lo sono sempre, questo giornale senza il valido lavoro del dott. Ciro Urselli, non avrebbe rivisto la luce, grazie alla sua professionalità e passione siamo tornati, senza di lui avrei chiuso i battenti. Purtroppo la vita di ognuno di noi è fatta di alti e bassi dovuti a situazioni contingenti che ci portano ad effettuare delle scelte, delle priorità che ci obbligano a percorrere altre strade, specialmente se queste strade riguardano la sfera familiare e quella della salute, quindi gioco forsa bisogna fare delle rinunce, mettere le 4 frecce e riflettere molto sul da farsi, e questo è accaduto in questi mesi di fermo, una situazione che ancora permane che  sto superando e mi auguro di tornare operativa al 100% come ai vecchi tempi.

Intanto grazie all'amico Ciro Urselli il giornale sta andando avanti, il giornale lo stiamo limando, perfezionando, manca ancora il canale video da inserire in home e qualche altro dettaglio. 

Cosa contiamo di fare con il nuovo oraquadra? sicuramente vogliamo informare in modo chiaro, trasparente ed efficace, continueremo con la scelta editoriale di pubblicare integralmente i comunicati stampa, al fine di far sapere senza filtri cosa scrivono le fonti, senza correzionie/o interpretazioni. Lo spazio delle opinioni sarà nella sezione degli editoriali/corsivi (Apertamente). Insomma un giornale  rinnovato nell' impalcatura grafica e curato nei contenuti.

Quindi ci avviamo verso il nuovo anno con un nuovo giornale e ci facciamo l'augurio di riuscire a portarlo avanti considerata la sofferenza del comparto editoriale ormai sempre più senza risorse finanziarie e impallinato dai social, ferito quotidianamente dai dilettanti dell'informazione e dagli abusivi del mestiere del giornalista e mi auguro che Babbo Natale mi porti uno o più  imprenditori che vogliano investire in questa vera impresa editoriale e quindi  insieme a noi portare avanti questa avventura editoriale, questo al fine di avere più forza nel difficile lavoro dell'informare in modo libero ed onesto.

Chiudo qui per il momento e auguriamo noi di Oraquadra ( Lilli D'Amicis, Ciro Urselli, Giuseppe Gallo)  un Buon Natale, all'insegna della serenità vera e dell'Amore quello vero che ci accompagni sempre.

Oraquadra è un giornale on-line con autorizzazione del Tribunale di Taranto del 6 dicembre 2011, iscrizione registro dei giornali e periodici n.11/2011.

Oraquadra.info è ospitato sui server di Register.it Spa

Foro competente: Taranto

Editore e Direttore: Arcangela Chimenti D'Amicis alias Lilli D'Amicis

Legal Advisor: avv. Michela Tombolini

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