“Il tradimento è servito. Il reparto di Ortopedia dell' Ospedale S. Marco di Grottaglie chiude i battenti dal quindici ottobre.  Le attività ambulatoriali e chirurgiche, e successivamente i dirigenti medici, saranno trasferite al Ss. Annunziata di Taranto. A comunicarlo agli ortopedici grottagliesi, con una breve disposizione di servizio, è il direttore di reparto dell'ospedale del capoluogo, d’intesa con la Asl e le direzioni medica e sanitaria del Presidio ospedaliero centrale (Poc). 

La dismissione del reparto è ormai l’anticamera della chiusura del presidio sanitario. Emiliano rade al suolo l’attuale sistema di medicina territoriale, senza prima aver creato valide alternative di cura”.
Lo dichiara Francesca Franzoso, consigliere regionale di Forza italia.
“Immancabilmente -prosegue Franzoso - il Governatore disattende gli impegni politici, trasferendo un altro pezzo di sanità dalla periferia – dove peraltro funziona benissimo - al centro, il SS. Annunziata, una pentola a pressione che rischia di scoppiare. E a nulla vale il tentativo maldestro di arginare le proteste con una fantasiosa parziale rettifica a firma del Dg Asl. Rossi se non si riportano i medici del San Marco al loro posto.
Nel versante occidentale della provincia gli esponenti dalla maggioranza in Consiglio hanno fatto sentire il loro peso, incassando la retromarcia dell’Asl e di Emiliano sulle scelte per i presìdi sanitari di Martina e Castellaneta. È ora che, anche per l'intero versante orientale, provato da tagli e ridimensionamenti delle strutture, possa mobilitarsi la stessa forza, per fare giustizia e riportare in equilibrio il sistema”.

 

È a tutti nota la situazione della Sanità della provincia jonica, dove il singolo cittadino, a cui è rimasto a disposizione un solo pronto soccorso, quello del S.S. Annunziata di Taranto, non trova naturalmente prontezza di cure, come è prevedibile per una struttura al collasso che non riesce ad ottemperare alle esigenze di tutta la popolazione di oltre 350.000 persone. Dal Consigliere Massimiliano Stellato nasce l’idea di una raccolta di firme in ogni comune del poc ( presidio ospedaliero centrale) per la riapertura dei punti di pronto soccorso ed è così che domenica 27 maggio, il Comitato in difesa dell’Ospedale San Marco, si è unito al Consigliere Stellato nella raccolta di firme su Grottaglie.

Ed è proprio la cittadinanza grottagliese che ringraziamo, la quale con oltre 1500 firme ha dimostrato quanto questa situazione stia a cuore a tutti. Siamo stati sostenuti da esponenti politici del territorio pugliese e non. Accanto a noi i Consiglieri regionali Franzoso e Borraccino e l’on. Ludovico Vico, da sempre vicini al Comitato, nonché l’ on. Mauro D’Attis che da Brindisi è arrivato per sostenere questa causa e per sottolineare come per il suo partito ( Forza Italia) questa situazione sia di estrema importanza. Ribadiamo anche in questa sede e abbiamo dimostrato domenica che il Comitato non ha bandiera politica, ma che tutti coloro che sostengono la causa “Salute e Sanità” sono ben accetti e ringraziati.

Avremmo voluto i politici grottagliesi, ma, ad onor del vero, gli unici presenti sono stati alcuni esponenti del Partito Democratico e nello specifico ne ringraziamo il Segretario avv. Francesco Montedoro e Vincenzo Palmisano che ci hanno supportato anche materialmente con fotocopie e fogli per le firme. Grazie a tutti i volontari che ci hanno aiutati e ai parroci grottagliesi che hanno sensibilizzato alla causa e alle donne e gli uomini del Comitato che hanno ancora una volta dimostrato di esserci. Hanno dimostrato che non ci si arrende davanti all’ingiustizia e all’incapacità di governare una Regione che ha bisogno di gridare che chi amministra ha e sta calpestando il suo diritto alla salute!! 

A seguito di notizie apparse su alcuni organi di stampa è opportuno precisare.
In primo luogo, è senz’altro utile descrivere con accuratezza e misura il fenomeno, ricreando un clima di maggiore fiducia e rifuggendo da inutili e dannosi allarmismi.
Giorno 01/03/2018 dal Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero Centrale SS. Annunziata venivano inviati alla Struttura Semplice di Dermatologia due dipendenti (1 OSS ed 1 infermiera) i quali si sottoponevano a visita per sospetta diagnosi di
“ scabbia”: a loro veniva prescritta adeguata terapia, redatta denuncia obbligatoria per malattia infettiva.
Venivano, altresì, gli altri eventuali dipendenti interessati che fossero risultati sintomatici per questa parassitosi, benchè non risultasse allo stato nessun paziente ricoverato in reparto affetto da tale parassitosi, a sottoporsi presso gli ambulatori di Dermatologia.
Allertatasi la Direzione Medica del Presidio Ospedaliero Centrale per il sopraggiungere di alcune denunce di scabbia provenienti da altre strutture pubbliche e private (inizialmente 2/3), venivano messe in campo una serie di interventi di disinfestazione dell’ambiente e materiale lettereccio del reparto interessato (come da protocollo), ed invitato il personale a sottoporsi a visita dermatologica con accesso diretto sia quelli sintomatici che quelli asintomatici.
Per cui tutti i pazienti del suddetto reparto venivano visitati, sia quelli che avevano eseguito terapia antiscabbia, in quanto avevano ricevuto diagnosi di scabbia, sia quelli che avevano eseguito il trattamento a scopo profilattico, in aggiunta i dipendenti asintomatici e non trattati terapeuticamente per accertare l’avvenuta guarigione, ovvero di non essere affetti da parassitosi.
Tutti quelli sottoposti a visita dermatologica (clinica e strumentale per la ricerca dell’eventuale parassita) venivano dichiarati al momento guariti o comunque privi di lesioni cutanee patognomoniche per scabbia: ultima visita effettuata venerdi 3 c.m, sia per il trattamento congruo, sia per la tempestività dell’intervento.
Si ricorda che il parassita in questione (Sarcoptes scabiei varietà hominis) ha un tempo di incubazione che varia da 5- 6 giorni a 45 gg per cui dando per certo come risulta agli atti il primo caso di contagio dell'1 Marzo e constatato che allo stato attuale non vi sono pazienti sintomatici in itinere, si può concludere che il fenomeno nella sua interezza possa essere circoscritto.
Comunque, eventuali casi di pazienti tra il personale del reparto interessato eventualmente risultanti sintomatici anche con sintomatologia frustra o dubbia, verranno osservati dalla Direzione Medica e sottoposti a visita dermatologica. Il tutto è affrontato dai sanitari, e non solo, con chiarezza e con crescente sensibilità al problema.

Nei giorni scorsi, una giovane donna, di anni 28, alla sua seconda gravidanza, ha portato alla luce una bambina grazie ad un delicato intervento che ha richiesto il lavoro in equipe di differenti specialisti.

Durante la gestazione, i ginecologi dell’Ospedale “Di Venere” di Bari, che seguivano la paziente, avevano scoperto che si era formata una placenta “accreta”, cioè sviluppata nella parete dell’utero anziché sulla sua superficie interna. Questa condizione avrebbe comportato una gravissima emorragia durante il parto con elevato rischio per la vita della giovane mamma.
Per questo motivo, la paziente è stata indirizzata al “SS. Annunziata”, di Taranto, dove è da anni attiva una Unità Operativa di Radiologia e Neuroradiologia Interventistica che, operando congiuntamente ai Medici Ostetrici, avrebbe potuto ridurre il rischio emorragico.
Grazie ad una modernissima apparecchiatura angiografica, in grado di erogare una bassissima dose di radiazioni X, il dott. Nicola Burdi (foto a destra), Responsabile della Unità Operativa di Radiologia e Neuroradiologia Interventistica, e i suoi colleghi dott. Vittorio Semeraro e dott. Nicola Lucarelli hanno posizionato, prima del parto, due cateteri “a palloncino” nelle arterie ipogastriche allo scopo di bloccare l’afflusso di sangue all’utero per il tempo necessario al dott. Emilio Stola, Direttore della Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia, coadiuvato dalla dott. Letizia Marra, di far nascere la bambina e rimuovere la placenta e la porzione di utero da essa infiltrata.
L’intervento ha visto la stretta collaborazione dei Medici Anestesisti, guidati dal dott. Francesco Carrieri, e dei Medici Neonatologi, guidati dal Direttore dell’Unità Operativa di Terapia Intensiva Neonatale dott. Oronzo Forleo, che hanno seguito i primi giorni di vita della neonata.
L’intervento, che non ha avuto complicanze post-operatorie di rilievo né per la mamma né per la bambina, è l’ennesimo successo dell’ASL di Taranto in campo chirurgico.
Il Direttore Generale dell’ASL di Taranto, avv. Stefano Rossi, ha espresso viva soddisfazione per il successo del team che ha messo in atto l’intervento: «Il delicato intervento realizzatosi nei giorni scorsi presso il SS.Annunziata evidenzia, ancora una volta, la competenza la grande professionalità e la capacità di lavorare in team multidisciplinari delle équipe mediche che operano nelle strutture ospedaliere dell’Azienda, che non hanno niente da invidiare a quelle attive presso i migliori centri chirurgici nazionali il che ci rende fieri, come rappresentanti di questa ASL e come cittadini tarantini».

Taranto: la sanità privata conta 600 posti letto (pagati dalle finanze regionali) indisponibili per l’emergenza influenzale, mentre il SS Annunziata deve gestire l’intera emergenza con circa 300 posti letto

Vico: “Dopo l’inascoltata richiesta di proclamare lo stato di crisi, ho chiesto l’intervento del Prefetto. Necessario riservare il 30% dei posti letto delle cliniche private alle emergenze”

“Le cliniche private accreditate, pagate con i soldi della sanità pubblica, a Taranto hanno 600 posti letto e sono indisponibili ad alcuna emergenza sanitaria. Esse ricoverano esclusivamente “per elezione” (cioè per interventi programmati) e vengono pagate totalmente dalle finanze sanitarie pubbliche regionali. I posti letto al SS Annunziata sono circa 300, cioè la metà di quelli che la Regione garantisce alle cliniche private, nonostante la struttura ospedaliera centrale debba gestire su emergenze e urgenze un bacino di utenza di circa 300mila persone. Ecco, questo è il nodo di sempre. I privati della sanità accreditati vivono della spesa pubblica e sono esentati dalle emergenze. Per questo, ritengo necessario che almeno il 30% dei posti letto delle cliniche private venga riservato ai ricoveri delle emergenze, come quella in corso e quella estiva”.

È quanto rilevato dall’on. Ludovico Vico, impegnato da tempo nella denuncia di quella che è ormai divenuta l’insostenibile situazione della sanità ionica.

“All’ospedale SS Annunziata di Taranto – ribadisce il parlamentare Dem – da giorni all’emergenza del Pronto Soccorso, si è affiancata quella della carenza dei posti letto in tutti i reparti. Basti pensare che ancora oggi, solo in Medicina, sono 86 i ricoverati. In quel reparto i posti letto disponibili sono 48, che con i cosiddetti letti bis (ovvero aggiungendo letti nelle stanze) arrivano a 70. Oggi, però, i ricoveri sono 86, cosicché i posti letto hanno sforato di 34 unità i posti standard e di 16 unità quelli bis”.

“Il 3 gennaio scorso – ricorda Vico -, il direttore medico del SS Annunziata, aveva deliberato il “blocco dei posti letto”. Ma come tutti potevano immaginare, tale decisione non poteva sortire alcun effetto in merito all’emergenza influenzale, perché non si può rifiutare il ricovero ad alcuno. Inoltre, tale provvedimento, non ha sortito alcun intervento da parte della Regione Puglia. Come avevo già suggerito lo scorso 4 gennaio, bisognava allora ed occorre ancora oggi, dichiarare lo stato di crisi”.

“Lo stato di crisi – conclude l’on. Vico - esige un provvedimento urgente da parte della Regione Puglia, che tarda ad arrivare. È per questo che ho chiesto al Prefetto di Taranto di intervenire. Chiedo, inoltre, ai sindaci, alle associazioni, ai sindacati, a tutte le Onlus e alle associazioni di volontariato di far sentire la propria voce, affinché la sanità ionica, non muoia nel silenzio di chi avrebbe già dovuto intervenire repentinamente per tutelare la salute dei cittadini, ma non ha tempo e volontà di farlo, perché occupato ad occuparsi di altro”.

Emiliano riveda scelte oggi stesso

Il “tutto esaurito” al Ss. Annunziata di Taranto segna una pagina vergognosa della sanità regionale pugliese. L’indisponibilità di posti letto nell’ ospedale centrale della provincia - dichiarata in modo inequivocabile dal direttore medico attraverso comunicazione interna ai dirigenti degli altri nosocomi- certifica il fallimento della politica sanitaria di Emiliano, ma soprattutto segnala l’alienazione del diritto insopprimibile all'assistenza e alla cura a Taranto. Il collasso del Poc, pochi giorni dopo l' inizio del nuovo anno, l’inagibilità per sovraffollamento del pronto soccorso, sanciscono lo scempio del piano di riordino sanitario. Sono il canto del cigno della politica della Salute pugliese.
A tuonare è Francesca Franzoso, consigliere regionale di Forza italia.
“Più volte abbiamo messo in guardia Emiliano e i suoi dirigenti dalle devastanti ricadute del suo piano di riordino. Oggi siamo allo scandalo per cui, se hai bisogno dell’ospedale a Taranto, devi sapere che sarai certamente ricoverato altrove, in qualche paese , ammesso che ci sia la specialità richiesta dopo i tagli post riordino, o addirittura fuori provincia.
Bambini con febbre alta, respinti per mancanza di reparto ( a Manduria) ospedali come quello di Grottaglie con reparti nuovi di zecca, ma vuoti inutilizzati, e dall'altra parte il Ss. Annunziata che alza bandiera bianca di fronte all’ondata di ricoveri e richiesta di accessi, con i corridoi del Pronto soccorso trasformati, pare, in un ospedale da campo. Un trattamento disumano effetto delle scelte scellerate della giunta Emiliano, a cui chiedo di rivedere oggi stesso le decisioni di politica sanitaria, riaprendo i punti di assistenza là dove sono stati assurdamente chiusi. Taranto non può farcela con un solo Pronto soccorso ed un unico ospedale per tutta la provincia.

 

 

 

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