Interverranno: Paolo PELUSO Segretario Generale CGIL, Antonio CASTELLUCCI Segretario Generale CISL, Giancarlo TURI Segretario Generale UIL, Vincenzo CESAREO Presidente di CONFINDUSTRIA Taranto presso la sede sociale in p/le Bestat, via Dante n°5.
Perché un appello per l’Europa? Perché l'Unione europea ha garantito una pace duratura in tutto il nostro continente e ha unito i cittadini europei attorno ai valori fondamentali dei diritti umani, della democrazia, della libertà, della solidarietà e dell'uguaglianza. Perché l’UE è stata decisiva nel rendere lo stile di vita europeo quello che è oggi. Ha favorito un progresso economico e sociale senza precedenti con un processo di integrazione che favorisce la coesione tra Paesi e la crescita sostenibile. Continua a garantire, nonostante i tanti problemi di ordine sociale, benefici tangibili e significativi, nella comparazione internazionale, per i cittadini, i lavoratori e le imprese in tutta Europa. Perché gli interessi economici nazionali, oggi, possono essere perseguiti, in una dimensione continentale, solo attraverso politiche europee. Di fronte ai giganti economici, i paesi europei presi singolarmente, avranno sempre minore peso politico ed economico. Perché stiamo affrontando enormi sfide, una globalizzazione senza regole, il risorgere di nazionalismi, tensioni internazionali, ridefinizione delle relazioni UE-Regno Unito, migrazioni, disoccupazione, prospettive per il futuro dei nostri giovani, cambiamenti climatici, trasformazione digitale, crescita costante delle diseguaglianze economiche e sociali. Perché la risposta non è battere in ritirata ma rilanciare l’ispirazione originaria dei Padri e delle Madri fondatrici, l’ideale degli Stati Uniti d’Europa.
Per queste ragioni noi Parti Sociali italiane siamo più che mai convinte che il colpo d’ala europeo sia storicamente maturo, necessario, possibile. Esso rappresenta la risposta coerente ed efficace per preservare e sviluppare, nella complessità del nostro tempo, il patrimonio di civiltà costruito nei secoli dall’Europa nel quale trovano compendio gli ideali di progresso economico, giustizia sociale, democrazia, pace.
Per queste ragioni esortiamo i cittadini di tutta Europa ad andare a votare alle elezioni europee dal 23 al 26 maggio 2019 per sostenere la propria idea di futuro e difendere la democrazia, i valori europei, la crescita economica sostenibile e la giustizia sociale.
Massa Critica Ionio

La scuola, l’innovazione, l’impresa, le start-up ma soprattutto i sogni. Sono stati questi gli argomenti trattati nel corso dell’evento conclusivo che il Nidil CGIL, la segreteria confederale e il SOL (Sportello Orientamento al Lavoro) del sindacato tarantino, hanno sviluppato con due scuole cittadine (l’istituto Pitagora e il Liceo Aristosseno) e con l’importante ausilio della Camera di Commercio di Taranto.

Un dibattito vero e vivace in cui i ragazzi, dopo un percorso formativo durato alcune settimane e dedicato al mondo del lavoro, hanno raccontato le loro perplessità e i loro dubbi rispetto all’idea di futuro che si sta facendo spazio nella loro mente. La ricerca della CGIL aveva già evidenziato attraverso l’interpretazione delle informazioni raccolte tra circa 500 studenti delle quarte e quinte classi delle scuole superiori tarantine, che i sogni di questi ragazzi non risiedevano più nella loro città d’origine.
La maggior parte di loro sogna infatti di andare via e stabilirsi fuori in via definitiva – spiega Daniele Simon, segretario del NIDIL CGIL di Taranto – e noi attraverso questo percorso abbiamo voluto fornire invece utili informazioni per rompere il tabù dello sviluppo e del lavoro che invece proprio questi ragazzi, con le loro competenze, possono creare nelle loro singole comunità.
Leggiamo oggi dalla stampa che la Puglia perde in questi ultimi anni circa 4000 posti di lavoro, ma contemporaneamente mancano sul territorio figure professionali che le imprese sono costrette a cercare altrove – sottolinea il segretario generale della CGIL di Taranto, Paolo Peluso – Ecco perché questo percorso va costruito con urgenza consapevoli però che senza il protagonismo dei lavoratori del domani e di questi ragazzi in sarà difficile la costruzione di un nuovo modello di sviluppo economico per la provincia ionica, e soprattutto la realizzazione di una impresa eco-sostenibile. Ecco perché dobbiamo interrogarci non solo sul presente, ma anche sul futuro che si costruisce seguendo anche le loro indicazioni e non solo calandole dall’alto.
Il mondo del lavoro cambia, ma non dobbiamo farci intimorire – spiega la segretaria nazionale del Nidil, Sabina Di Marco – perché sono convinta che questa generazione sarà capace di gestire i cambiamenti così come le precedenti hanno gestito i loro. Cambiamento, solidarietà e creatività sono gli strumenti che auguriamo a questi ragazzi di portare in dote, consapevoli che la CGIL dovrà stare accanto a questi lavoratori come ha sempre fatto e come fece il grande Giuseppe di Vittorio, quando negli anni bui dell’Italia propose un grande e straordinario piano per l’occupazione.
Ai tecnici invitati questa mattina in sala il compito di proporre strade possibili.
Gianmaria Zilio, esperto di accesso al credito e avvio di start-up, nonché consulente esterno della CGIL per lo sportello “imprese e start-up”, a dare informazioni utili sulla finanza agevolata e sui percorsi per arrivare all’impresa.
Esistono molte formule per essere accanto alle imprese e alle imprese che sanno innovare – spiega Zilio – ecco perché è opportuno non solo avere una buona idea, ma calarla sul territorio con un bagaglio di competenze capace di fare la differenza.
Un settore che vede la Camera di Commercio di Taranto impegnarsi a pieno titolo con l’Ufficio Assistenza Qualificata dedicata alle imprese e le procedure digitali per la costituzione di imprese e il loro avvio immediato. Uno sportello che consente di diventare impresa con pochi click e con minore dispendio di tempo e energie economiche.
Al 31 dicembre 2018 l’Italia registra il saldo di oltre 10mila start-up innovative costituite – spiega Francesca Sanesi, della Camera di Commercio di Taranto – 402 delle quali nate in Puglia e solo 35 a Taranto: segno di un gap da recuperare.
La Sanesi poi cita la ricerca Excelsior sulla Digital Trasformation.
Nella pubblicazione della Camera di Commercio che segna i livelli di previsione sul fabbisogno occupazionale per i prossimi 5 anni si evince un dato su tutti – dice – Nel prossimo quinquennio tra i 270mila e 300mila lavoratori saranno ricercati con competenze specifiche quasi tutte legate a questo settore e all’industria 4.0.
Prepararsi e non arrendersi. Lo dicono, anche, i tre imprenditori che questa mattina hanno portato la loro testimonianza nella sala “Emanuele Basile” del Pitagora.
Maurizio Saiu di Chianche Web che dopo esser nato in Sardegna, e aver studiato in Toscana, ha deciso di “restare al Sud” e stabilirsi in Puglia, a Martina Franca nello specifico.
Noi ci occupiamo di digitalizzazione della pubblica e media impresa – dice – e dopo il primo restio approccio di certe aziende, oggi lavoriamo e diamo reddito alle nostre famiglie in una digital factory che mette insieme il bello della nostra tradizione (le chianche – ndr) con tutto il potenziale del web.
Poi è stata la volta della testimonianza di Carmelo Fanizza, biologo marino, ricercatore e presidente della Jonian Dolphin Conservation.
L’Università non finanziava la nostra idea di fare ricerca e così ci siamo rimboccati le maniche e ci siamo autofinanziati – dice – e dopo il primo catamarano, è arrivato il secondo e ora una barca interamente dedicata alla ricerca. Finanziamo le indagini sulla qualità del nostro mare e della nostra fauna marina ospitando quotidianamente turisti provenienti da tutto il mondo.
Alessandro Deodati, è invece il giovane ingegnere meccanico, che insieme ad altri colleghi di università ha fondato la Niteko.
Non lo diciamo in giro ma siamo quelli che hanno inventato il robot pulisci spiaggia, ma anche il primo lampione stradale a led – dice – e io come voi, alla vostra età, non riuscivo ad immaginarmi nel futuro. Poi ad un certo punto, per senso di riscatto, e perché non volevo arrendermi all’idea che a Sud non si potesse, ho cominciato a focalizzare l’attenzione sul mio futuro, e ho scelto io per me la mia vita. E’ questo che vi invito a fare!
L’iniziativa è stata moderata dalla giornalista Maristella Bagiolini.

E su Youtube finiscono le immagini della pioggia nei corridoi

Bagni indecorosi, crepe lungo i muri, acqua che cade copiosa dal tetto nei giorni di pioggia e infine un pavimento (quello in linoleum) che mostra i segni del tempo, peccato che sotto ci sia ancora l’ex copertura in amianto.
E’ la denuncia che la Funzione Pubblica CGIL invia ai giornali e posta attraverso il suo canale Youtube, mostrando le immagini ( https://youtu.be/rBj56gnDy84 ) di quanto accade in una normale giornata di pioggia al primo piano del Palazzo di Giustizia di Taranto.
Abbiamo scritto al presidente e al dirigente amministrativo del Tribunale di Taranto, nonché allo Spesal – dicono Cosimo Sardelli e Lorenzo Caldaralo, della FP CGIL di Taranto – e attendiamo che al più presto si possa convocare un incontro, che dopo temporeggiamenti e attese, ora consideriamo urgente.
Quello che desta maggiore preoccupazione è la condizione di salubrità di uno stabile che ogni giorno viene frequentato da centinaia di lavoratori e operatori del settore e migliaia di cittadini.
Appare ineludibile una verifica sullo stato del pavimento realizzato a copertura dall’originaria pavimentazione in amianto – scrivono - in particolare, si riscontrano in tutti i piani del palazzo la presenza di diverse aree dove la predetta copertura risulta evidentemente rovinata e divelta. In un caso, addirittura, si riscontra una buca nel pavimento, dove all’interno è evidente la presenza di polveri bianche. Talvolta, l’intervento si è limitato semplicemente ad apporre del nastro adesivo a copertura della feritoia.
Ci sono, inoltre – dicono i due esponenti della CGIL - numerose stanze con le finestre rotte e anziché essere riparate sono state bloccate impedendo il necessario ricambio di aria; per non parlare, poi, degli archivi situati in spazi angusti e privi di areazione e, talvolta, anche con la presenza di apparecchiature tecnologiche.
Il palazzo non è dotato di una via di fuga alternativa alle due scale principali che portano ai piani, con i conseguenti rischi in caso di evacuazione.
Poi ci sono le pioggie.
Se vi capita di andare in tribunale nei giorni di pioggia trovereste i corridoi invasi da bacinelle e secchi – dice Sardelli – servono per raccogliere l’acqua che si infiltra dal tetto, mettendo a ulteriore rischio l’incolumità di lavoratori e utenti.

Non dobbiamo avere paura. Non possiamo retrocedere di fronte agli attacchi continui che la stampa (di tutti i colori) continua a ricevere, e non possiamo chiudere in un recinto di terrore o di gogna mediatica chi ha ancora voglia di manifestare, partecipare, esprimersi. Per questa ragione, partendo proprio dagli ultimi deprecabili episodi di attacco violento attraverso i social a testate giornalistiche come La Ringhiera, Martina News, e dalla campagna denigratoria nei confronti di tutti i media, chiediamo che si vada ben oltre la solidarietà. 

Così Paolo Peluso, segretario generale della CGIL, che lancia l’allarme degli hater da tastiera che spesso arrivano a condizionare anche l’agire politico e sociale delle nostre comunità.
Esprimere la propria opinione è un conto, minacciare, usare linguaggi violenti o aizzare pensieri razzisti o discriminatori è un altro. Ad Assisi nei giorni scorsi, proprio in occasione della Marcia per la Pace Perugia-Assisti, è stato varato la prima bozza di Manifesto “Le parole non sono pietre” - spiega Peluso – Un testo che potrebbe essere una buona base di lavoro non solo per gli operatori dell’informazione ma per chiunque operi nel mondo della comunicazione.
Il giornalista che racconta di un episodio di cronaca non può e non deve subire gli attacchi violenti di chi dalla mattina alla sera soffia sul fuoco dell’odio – commenta ancora Peluso – e lo fa in alcuni casi rivestendo non avendo informazioni dettagliate, inseguendo fake news o peggio ancora rivestendo anche ruoli professionali di “servitore dello Stato”, che a maggior ragione dovrebbe tenere alla difesa di tutti i diritti sanciti dalla nostra Costituzione.
Noi facciamo nostra la Carta d’Assisi e ci faremo promotori di un incontro più specifico sul tema chiamando accanto a noi l’Ordine dei Giornalisti, l’Associazione della Stampa e tutte le associazioni che in nome della giustizia e del dialogo operano sul territorio – conclude il segretario della CGIL – e non solo per difendere il giornalismo, ma anche per proteggere la dignità delle notizie e della ricerca della verità.

 

Peluso: “Non è solo una questione tecnica. La strategia “rifiuti zero” è una scelta politica”

Il sindacato chiede la convocazione al tavolo per la condivisione di un Contratto Territoriale

Arrivare in Regione con una idea univoca per diminuire il flusso di rifiuti verso la nostra provincia. Quanto dichiarato dal presidente della Provincia di Taranto, Martino Tamburrano, ci sembra il vero punto saliente di dichiarazioni rese alla stampa che partendo dal “caso” della discarica di Grottaglie, mostrano però scarsa lungimiranza in un settore che invece è per noi strategico non solo al fini ambientali, ma anche nell’ottica di un nuovo modello di sviluppo sostenibile perorato dall’Agenda Europea 2030, ma anche dalle più recenti linee guida della Regione Puglia in materia di gestione dei rifiuti.

Paolo Peluso, segretario generale della CGIL di Taranto, interviene sul dibattito in corso relativo all’ipotesi di raddoppio della discarica di Torre Caprarica a Grottaglie.

Invochiamo che al tavolo per la redazione di un Contratto Territoriale sul tema arrivi e abbia ruolo la voce dei lavoratori di questa provincia – dice Peluso – perché il futuro nella gestione dei rifiuti prodotti qui o altrove, non è una questione meramente tecnica, così come detto dal presidente della provincia, ma è una questione politica che interroga le parti sociali in maniera direi dirimente. Il ciclo dei rifiuti appartiene alla discussioni in atto sul benessere eco-sostenibile, ma è anche un interrogativo che riguarda i cittadini che pagano la TARI, così come i lavoratori del comparto che dovranno prepararsi all’innovazione di processi complessi che non possono più trovare il loro terminale in discarica.

La scelta di essere una comunità che attua la strategia “rifiuti zero” ha bisogno di un processo politico e sociale che indichi la direzione e sia in grado di stare accanto a quelle amministrazioni che dicono no ad ulteriori scempi ambientali – continua Peluso – per questo continueremo a sostenere il sindaco di Grottaglie e tutti quei sindaci che si opporranno ad una logica che in cambio dell’interesse economico di singoli, pregiudica il patrimonio di ambiente, salute e sicurezza di molti.

Su questa strada la CGIL sarà ben lieta di condividere percorsi comuni che coinvolgano tutti i partner istituzionali che vorranno perseguire l’importante obiettivo dell’economia circolare – conclude Peluso – per questo attendiamo con fiducia di essere convocati e partecipare attivamente al percorso auspicato dal presidente Tamburrano.

Ieri visita all’Ospedale San Marco di Grottaglie
Peluso: “Carenza di specialisti e tempi medio-lunghi per la riconversione, ma la sanità è richiesta quotidiana. Sbagliata la chiusura dei Pronto Soccorso di Moscati e San Marco”

Continuiamo a contestare la riorganizzazione della rete ospedaliera tarantina da parte della Regione Puglia e continuiamo a considera la chiusura del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Marco e del Moscati una scelta sbagliata. Oggi abbiamo ricevuto notizie rincuoranti, e abbiamo visitato una struttura ben tenuta, che però misura la sua efficienza rispetto ai bisogni di salute della comunità di Grottaglie e dei dintorni sulla base di una carenza di risorse mediche specialistiche, di riorganizzazione infermieristica e di personale oss di supporto, ormai cronicizzate e un progetto di riconversione che ha ancora tempi medio-lunghi, perché la salute è una esigenza quotidiana che non si può misurare con l’”accadrà”.
Così al termine della visita dei reparti e dell’incontro con i dirigenti dell’ASL di Taranto e i referenti della struttura del San Marco, il segretario generale della CGIL di Taranto, Paolo Peluso, accompagnato da una delegazione della Funzione Pubblica e del sindacato pensionati.
Il nostro tour nella sanità pubblica tarantina inizia dal caso emblematico del San Marco – dice Peluso – dove nonostante spazi e competenze, e in attesa di una riqualificazione generale della struttura che diventerebbe secondo i dettami della Regione, polo riabilitativo (finanziamento FESR per circa 6,5 milioni di euro e ulteriore finanziamento circa 3 milioni di euro per l’adeguamento antincendio – ndr) c’è da governare un presente che è ancora troppo fumoso.
Abbiamo appreso dall’ingegnere incaricato dall’ASL tarantina, oltre che dell’iter di riconversione del polo del San Marco, anche di importanti novità che riguardano il futuro Ospedale San Cataldo per cui proprio nei giorni scorsi è stato approvato il progetto esecutivo, inviato con tutti gli atti a Invitalia, responsabile per il CIS per la realizzazione di quell’investimento – dichiara ancora il segretario della CGIL – ma come dicevamo prima che in quei 26 ettari tra Taranto e San Giorgio, si realizzi la mega struttura da 700 posti letto, c’è una risposta sanitaria da gestire nell’imminente e per noi sia il San Marco che il Moscati restano Presidio Ospedaliero Centrale e quindi "hub", con SS. Annunziata, ospedali veri e propri in tutti i sensi.
La CGIL giudica pertanto soddisfacente l’incontro di oggi, svoltosi in un clima di cordialità e collaborazione.
C’è un potenziale in questa struttura che ci fa ben sperare per il futuro – continua Peluso – quello che ci preoccupa è il presente, anche nella dicotomia tra gli intendimenti dell’ASL e quello che pensionati, cittadini e operatori del settore registrano quotidianamente. Ma ancora di più ci preoccupa la carenza di organico anche alla luce degli esiti delle ultime evidenze pubbliche ad esempio disertate dai medici specializzati in pediatria.
Proprio ieri, invece, si sono svolte le selezioni per nuove figure di anestesista.
All’incontro hanno preso parte Gregorio Colacicco, direttore sanitario ASL Taranto, Maria Leone dirigente POC SS. Annunziata, Giuseppina Ronzino, direttrice distretto TA6, Anna Rita De Santis, referente ASL per Ospedale San Marco. Per la CGIL oltre il segretario generale Peluso, erano presenti Eva Santoro della Segreteria Generale, Mino Bellanova, responsabile settore sanità, Lorenzo Caldaralo, segretario della FP CGIL, Silvia Mancino e Vincenzo Manigrasso dello SPI CGIL, e gli RSU CGIL al San Marco di Grottaglie, Antonio Ricchiuti, Giuseppe De Gaetani e Maria Sampietro.

 

Stabilito con decreto del Ministro del Lavoro il costo del lavoro medio per gli addetti dei call center.

“Il 2018 è iniziato così: un decreto del ministro del Lavoro, con il quale si stabilisce il costo del lavoro medio degli addetti ai call center. E’ il risultato della lunga lotta che stiamo conducendo contro il dumping sociale”.

È quanto dichiarato dall’on. Ludovico Vico del Pd, da sempre in prima linea nella tutela dei lavoratori e delle lavoratrici dei call center, che nella provincia ionica sono diverse migliaia.

“Con questo decreto – dice Vico -, avranno più strumenti i lavoratori e le lavoratrici con i loro sindacati per contrastare la strada al “massimo ribasso”, a quelle imprese scorrette che vincono le gare praticando i ribassi anomali - incompatibili con il rispetto dei contratti di lavoro - e che producono lavoro nero. Ma anche uno strumento di contrasto alla sleale concorrenza tra imprese, tra quelle in regola e i “furbi” di turno”.

“Questo Decreto del Ministro Poletti – continua il parlamentare ionico - è anche frutto del confronto fattivo tra Asstel-Confindustria e Cgil, Cisl, Uil e Ugl, oltreché della battaglia parlamentare. Un altro passo per la salvaguardia del lavoro dei giovani italiani”.

“Inoltre – evidenzia l’on. Vico - voglio anche ricordare, che nelle settimane scorse, in sede Parlamentare abbiamo battuto chi, nel testo della legge di Bilancio approvata dal Senato, aveva cercato di cancellare l’obbligo di dichiarare da quale Paese avviene la telefonata tramite call center. Anche questo è un altro passo nella lotta alle delocalizzazioni”.

Un protocollo di intesa o un accordo di programma così come chiede il Sindaco di Taranto. Va bene. Ma è importante serrare i tempi e capovolgere lo schema operativo e il metodo che ha contraddistinto la trattativa in questi ultimi mesi dove la controparte non sembrava l’impresa ma gli enti istituzionali.

Così il segretario generale della CGIL di Taranto, Paolo Peluso, che interviene sulle ultime novità che riguardano il travagliato percorso della vertenza ILVA.

Le garanzie ambientali che potranno giungere dal protocollo o dall’accordo di programma per Taranto, da considerare in aggiunta al DPCM, non sono solo uno strumento di ulteriore tutela per gli interessi della collettività – dice Peluso – ma stabiliscono finalmente un cambio di passo rispetto alle questioni che riguardano lo schema stesso del negoziato dove sindacati e datori di lavoro si confrontano avendo però sempre dalla parte dei lavoratori le istituzioni che devono svolgere ruolo di mediazione. Se l’ipotesi dell’accordo di programma dovesse concretizzarsi finalmente torneremmo al tavolo con un nuovo assetto che non farebbe di Arcelor Mittal il punto di riferimento.

Peluso parla della trattativa, ma anche delle condizioni di conflitto istituzionale che hanno consentito a Mittal di rilanciare con una lettera indirizzata al Governo e di porsi addirittura nel ruolo di mediatore e garante nei confronti dei lavoratori con la lettera spedita a Natale proprio a tutti i dipendenti ILVA.

Mittal non può essere garante – spiega – ne va delle condizioni di salute dei tarantini, della tutela dell’ambiente, ma anche del naturale alveo di confronto in cui la trattativa sul piano industriale, sugli organici e sui livelli contrattuali si dovrà svolgere, e in cui ci attendiamo come sindacato di avere sia il Governo che gli enti locali dalla nostra parte.

Secondo Peluso dunque il metodo non resta variabile ininfluente.

Dobbiamo evitare che Mittal vinca a prescindere – spiega – sia che la contrattazione vada in porto, sia che non porti a un nulla di fatto e consegnando così al mercato dell’acciaio una ILVA depotenziata e in grado di non nuocere al domino delle quote di mercato internazionale.

Ci auguriamo pertanto che tutte le parti in causa sollevino lo sguardo oltre le loro singole posizioni – afferma il segretario della CGIL - e ci consentano di tornare a quel tavolo con tutto il tempo necessario per discutere davvero e senza ricatti occupazionali o giuridici sulle spalle.

Comunicato stampa

Peluso: “Un fenomeno che uccide intimamente le persone e fa concorrenza sleale alle aziende sane”.

33 centesimi di euro l’ora non sono una paga. Sono il dazio doganale lungo la frontiera della schiavitù. Questo fenomeno così diffuso e così capillare dello sfruttamento nei call center merita un approfondimento al pari di quello ottenuto contro le condizioni di riduzioni in schiavitù già denunciate nei cantieri o nelle campagne.

Paolo Peluso, segretario generale della CGIL di Taranto chiama tutta l’organizzazione sindacale attorno alla denuncia che attraverso la SLC CGIL sette coraggiose donne hanno reso nei giorni scorsi.

Queste lavoratrici e questi lavoratori non possono essere lasciati soli e hanno bisogno di un grado di attenzione più alto e per questo abbiamo scritto al Prefetto – dice Peluso – chiedendo espressamente la formulazione di una precisa e decisa assunzione di responsabilità anche delle Istituzioni, nei confronti di un fenomeno che per dimensione, frequenza e livello di sfruttamento, non è molto lontano dalle fattispecie previste dalla Legge 199 contro il Caporalato.

Un incontro che la CGIL chiede di calendarizzare con una certa urgenza perché la posta in gioco è alta.

Questi lavoratori vengono attirati in tranelli veri e propri e il diffuso senso di precarietà e disagio sociale porta molte donne e uomini a spingersi fino all’inverosimile – spiega ancora Peluso – la promessa di ingaggi da favola si infrange contro con una dura realtà, fatta di ignobili condizioni di subalternità e paghe da terzo mondo. Questa condizione è una vera e propria emergenza sociale che assume i connotati di un fenomeno che sfrutta, inganna e in qualche maniera uccide nell’intimo le persone.

Oltre all’attenzione nei confronti delle vittime dirette la CGIL alza il livello di dibattito anche sulle ripercussioni economiche e occupazionali di questo fenomeno.

L’incontro con il Prefetto speriamo possa consentire una disamina più approfondita del fenomeno in questione, auspichiamo in tal senso strategie operative più stringenti come quelle appena varate per il protocollo di legalità nelle campagne – sottolinea – ma deve servire anche per evitare le pesanti ripercussione del dumping contrattuale che questi finti call center esercitano sul mercato provocando danni con concorrenza sleale anche alle aziende sane e rispettose dei contratti.

Comunicato stampa

Il Reddito di Inclusione (ReI) è una misura nazionale di contrasto alla povertà, che si compone di
due parti: un beneficio economico, erogato mensilmente attraverso una Carta di pagamento
elettronica, e un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa volto al
superamento della condizione di disagio o povertà.


Ma su questa misura e sui metodi di presentazione della domanda, nei giorni scorsi, specie nella
nostra città, si sono rincorse voci non proprio veritiere – ammette Eva Santoro, della segreteria
generale della CGIL di Taranto - Come CGIL abbiamo ritenuto opportuno pertanto fare chiarezza
anche per evitare che strutture improvvisate aumentino il grado di aspettativa dei cittadini o
richiedano, come già accaduto, il pagamento di spettanze non richieste dal protocollo REI.
Le domande per il Reddito di Inclusione, scrive nella nota la CGIL, potranno essere inoltrate solo
dopo le festività natalizie. Tale posticipo è dipeso dai tempi di accreditamento con i Comuni per
l’accesso alla piattaforma informatica. Pertanto appena espletato questo percorso, sarà finalmente
comunicata la data precisa per la presentazione delle istanze.
Nel frattempo la cittadinanza è invitata a non dar credito a voci fuorvianti – continua la Santoro – e
a rifiutare qualsiasi pagamento indebito richiesto da alcuni CAAF, che non solo stanno
raccogliendo le domande ma a fronte di tale pratica stanno richiedendo anche 16 euro di
contributo economico. L’istanza della domanda in Puglia è assolutamente gratuita e si può
presentare solo on line attraverso la piattaforma non ancora attiva.


Comunicato stampa

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Oraquadra è un giornale on-line con autorizzazione del Tribunale di Taranto del 6 dicembre 2011, iscrizione registro dei giornali e periodici n.11/2011.

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