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Martedì 02 Ottobre, il ponte girevole di Taranto aprirà, in via straordinaria, dalle ore 09.00 alle ore 12.00 e dalle 14.00 alle 19.00 per esigenze relative a riprese cinematografiche.
Per le eventuali emergenze, di ambulanze, mezzi dei Vigili del Fuoco o autopattuglie, si dovrà utilizzare il percorso alternativo dal Ponte di Punta Penna.

 

Primo ciak domani alle ore 18,00 presso il Museo Archeologico Ribezzo per la rassegna cinematografica dedicata al '68. Si inizia con il film di Marco Bellocchio "Pugni in tasca".

"Il '68 che voglio ricordare è quello della prima stagione. Dell' immaginazione al potere, della contestazione antiautoritaria non violenta, [...] della resistenza passiva, della liberazione sessuale, dell'emanciparsi dalle famiglie. Del reagire all'ingiustizia pacificamente. Dopo è arrivato il potere sulle canne dei fucili, la giustificazione della violenza. Fu progresso e apertura, poi soffocati dal delirio ideologico e militaresco. Purtroppo il vento libertario, in particolare contro il conservatorismo cattolico, si esaurì presto"  (Marco Bellocchio, La Repubblica, 20 febbraio 2008)

“ Le Metamorfosi” Convegno organizzato nell'ambito della seconda edizione della Mostra del Cinema di Taranto.

Si è tenuto ieri sera, 18 settembre, nella Biblioteca Comunale di Taranto in via Acclavio, un interessante convegno intitolato “Le metamorfosi” organizzato nell'ambito della seconda edizione della Mostra del Cinema di Taranto, sotto la direzione artistica di Mimmo Mongelli e del vice direttore artistico Alfredo Traversa, alla presenza di intellettuali di grande livello quali il filosofo Diego Fusaro, il prof Francesco Bellino, il prof Mario Carparelli ed il dott Giuseppe Vinci.
Risulta doveroso innanzi tutto complimentarsi con la direzione artistica per la scelta coraggiosa del tema trattato, ossia le metamorfosi della società moderna ed i suoi riflessi nella vita dell'individuo. La consequenziale scelta dei Relatori ha poi permesso di sviscerare l'argomento accedendo alle conoscenze specialistiche di ognuno di loro.
Il prof Bellino ha fatto un elogio del decostruttivismo logico, consigliando al pubblico di tornare al buon senso del cittadino comune, dell'uomo della strada, del possessore di quella percezione immediata della realtà, che a detta del Professore si esprime in una naturale saggezza popolare. Prosegue il prof Bellino lodando l'intensità di stimoli dell'attimo, la percezione del tempo nella pienezza dei propri significati e dei propri stimoli esistenziali, invitando a ritrovare nell'attimo la originaria pienezza esistenziale che si può intuire nella serenità dello sguardo contadino e nel suo esistenzialismo immediato.
Per carità, nulla di sbagliato, ma ci si sarebbe aspettato qualcosa di più da un intellettuale. Quello a cui fa riferimento il Prof Bellino è la trascendenza immanente della filosofia zen, ossia la centratura dell'individuo con il “qui ed ora” percepito senza filtri logici e sovrastrutture mentali, ma attraverso la percezione sensoriale pura. La ripetizione dell'atto attraverso la tecnica porta ad una immedesimazione del soggetto con la attività svolta, che interiormente placa le ansie individuali e determina la fusione dell'individuo con un Tutto panteistico che trova la propria estrema realizzazione in una trascendenza immanente.
Spero di interpretare correttamente il messaggio del prof Bellino, perchè al contrario dalle sue parole sembrerebbe quasi cogliersi l'invito ad un sensismo esistenzialista dell'attimo, di tipo emotivo, caotico, decostruttivo, in cui il Bellino invita a prendere atto della imprevedibilità della esistenza e quindi di ridurre le aspettative alla mera percezione della ricchezza e della potenzialità dell'attimo. Una sorta di Carpe Diem nella propria declinazione più bassa, che finisce per snaturare l'individuo in una mera contingenza caotica degna della migliore letteratura dell'assurdo, caratterizzata dallo sfaldamento teleologico dell'individuo, dalla perdita di senso della esperienza umana nella propria interezza e dimensione ultima.
Quindi spero di aver capito male e che il messaggio del prof Bellino fosse un invito alla declinazione nobile della locuzione tratta dalle Odi di Orazio: “ Carpe diem quam minimum credula postero” ossia “ Cogli il giorno, confidando il meno possibile nel domani”. Interpretato nella pienezza del suo significato, questo verso non è un invito al libertinaggio ed alla immanenza sensoriale, ma è una vera e propria massima morale di natura metafisica, interpretabile come un invito alla pienezza del Sè nel mondo, alla completa centratura dei tre livelli esistenziali di cui è composto l'individuo ( corpo, anima e spirito) nell'attimo del mondo fisico.
Per chiarire meglio il concetto è necessario premettere che le dimensioni della esistenza sono fondamentalmente due: la dimensione del tempo e la dimensione dello spazio.
La scienza a partire dalla relatività generale di Einstein, proseguendo con gli sviluppi della fisica quantistica, ha dimostrato la sostanziale inesistenza del tempo nel mondo fisico, ossia la natura convenzionale del concetto di tempo rispetto alle dinamiche energetiche della materia. Questi dati scientifici confermano la natura atemporale dello Spirito. Ossia l'accesso ad una dimensione imperitura che l'uomo può effettuare attraverso la conoscenza delle dinamiche spirituali che agiscono nella propria interiorità.
Chi realizza se stesso nelle dinamiche dello Spirito accede ad un attimo eterno che lo rende completo a dispetto della contingenza carnale e della stessa morte biologica. Attimo come pienezza dello Spirito, attimo come trascendenza nel mondo.
Essere signori del tempo, significa vivere nella assenza del tempo che è la forma più nobile di realizzazione del tempo, sulla base del principio metafisico di coincidenza e realizzazione reciproca degli opposti in sintesi tra loro. L'essenza che si realizza nella assenza, lo yin e lo yang, il nirvana buddista.
Viceversa, la dimensione dello spazio è la dimensione del quantificabile fisico in cui per ragioni cosmogoniche l'uomo si trova ad agire nel proprio iter di perfezionamento interiore, come una delle dimensioni possibili dello spirito, o per essere più precisi, la sua dimensione più bassa, ossia la dimensione del divenire samsarico, della contingenza fisica e del perfettibile morale.
Confondere i due piani del tempo e dello spazio, dello spirito e della materia, non può che comportare una schizofrenia dissociativa dell'individuo verso il mondo e verso se stesso. Pertanto, queste sono tematiche da trattare con molta serietà e responsabilità.

Passando alla analisi dell'intervento del Filoso Diego Fusaro, devo riscontrare una pressochè totale condivisione della sue vedute in ambito di Filosofia della Storia e di analisi sociologica della modernità. Il Filosofo ha preso le mosse citando la trasformazione dei compagni di viaggio di Ulisse in porci da parte della maga Circe, esempio mitologico questo che in modo diretto e chiaro esprime la condizione umana nei tempi moderni, in cui la dimensione spirituale dell'uomo è stata pressoché annientata dalla seduzione edonistica del consumismo capitalista. Prosegue poi Fusaro mettendo in mostra il processo di mercificazione dei vari aspetti della vita umana anche nell'ambito delle organizzazioni politiche moderne, ponendo l'accento sul principio di libera circolazione delle merci e delle persone sul territorio della Unione Europea, dove nota il filosofo, l'individuo è stato degradato a mera risorsa economica del processo produttivo del mercato transnazionale, in cui la sua circolazione deve essere agevolata perchè funzionale al sistema produttivo, al pari della circolazione delle merci e delle materie prime.
Con riferimento al tema delle Metamorfosi cita Hegel, Fichte ed i postulati dell'idealismo tedesco, secondo cui nel divenire interiore, il non-io è parte integrante dell'io come processo del proprio divenire. Analizzata la questione in questi termini, secondo la filosofia idealista, tutto l'universo è una creazione ideale dell'io in cui l'individuo manifesta se stesso.
Che dire? É questo il punto in cui la filosofia occidentale si è avvicinata maggiormente alla dottrina buddista del karma, come percorso di autorealizzazione dell'individuo attraverso l'esperienza dell'altro da sé, il superamento dell'ostacolo fisico e relazionale nelle dinamiche del samsara, attraverso cui l'individuo supera se stesso in un processo di perfezionamento morale e spirituale.
Bisogna però rilevare che il concetto che in termini metafisici ha senso nell'ambito di una dottrina religiosa, limitato nell'ambito logico deduttivo della pura immanenza filosofica perde di senso nell'insuperabile paradosso della creazione individuale dell'esterno da sé non umanamente controllabile, né modificabile. In sostanza, ciò che non spiega l'idealismo è in che modo l'io possa creare un cataclisma naturale che determini la morte fisica dell'io, senza accedere ad un sistema metafisico che trascenda la mera logica aristotelica. A mio modesto parere, la filosofia occidentale, formale e rigorosa si è fermata a questo paradosso, esattamente come Fusaro che vi ha aderito sulla base di una equazione personale incline alla pacatezza interiore ed al rigore del formalismo logico.
Assisteremo poi alla degenerazione della logica attraverso la prosa ditirambita nietzschiana che abbatte le categorie del sapere filosofico ricercando la risposta ultima tra le pieghe irrazionali della natura umana, anche se poi, negata la trascendenza di una tale teoria del sapere, ci si trova davanti al vicolo cieco senza scampo della follia e del caos, in un processo di immedesimazione intellettuale ed emotiva che portò Federico Nieztsche ad abbracciare in lacrime un cavallo sferzato dalla frusta di un cocchiere.

Il prof Mario Carparelli ha avuto il merito di esporre in modo pacato il ruolo che il filosofo salentino Giulio Cesare Vanini ( 1585-1619) ha avuto nel rinascimento filosofico italiano, riscoprendo nella storia del pensiero un filosofo interessante che era stato oscurato per mero provincialismo della cultura italiana dall'albo dei nomi degni di nota. Questa opera del prof Carparelli è particolarmente meritoria nell'ambito di quella che deve essere la riscoperta delle ricchezze storiche e culturali del nostro territorio, tappa obbligata per la ricostruzione di una identità locale e nazionale che sia alternativa al qualunquismo ed al conformismo della cultura internazionalista, e della storia del pensiero ufficiale cosi come cristallizzatasi nel tempo.

Infine, il dott Giuseppe Vinci ha analizzato le metamorfosi della società moderna alla luce delle dinamiche psichiche e relazionali dell'individuo, dando una lettura convincente dei fenomeni politici e sociali attuali. Tuttavia, anche in questo casi si deve rilevare il carattere di pensiero debole del Dott Vinci rispetto a quelle che sono le esigenze culturali della modernità in antitesi al nulla concettuale imperante. Parlare di individuo in una società liquefatta dal controllo dei mezzi di informazione da parte di poteri economici antisociali ed antipolitici è una mera inutile utopia. Significa ancorarsi alla base del problema negandosi qualsiasi sblocco risolutivo.
In buona sostanza, quello che si rileva nell'intervento del dott Vinci quando parla di salute mentale ed emotiva dell'individuo come base del progresso della società, così come quando il prof Bellino parla di buon senso dell'uomo comune, significa parlare di mezze verità che non hanno nessun potere modificativo della realtà sociale, data la assoluta irrilevanza del singolo rispetto alla moltitudine e della incomunicabilità del precetto individuale attraverso l'esempio, stante il potere pervadente della disinformazione e della decostruzione culturale che la economia di massa applica nella sfera sociale.
In termini concreti, il buon esempio del buon padre di famiglia nell'ambito di una sana relazionalità familiare, oggi nulla può sulla prole rispetto al potere diseducativo del messaggio mediatico a cui il minore accede in ogni singolo momento della propria giornata e della propria vita relazionale esterna al nucleo familiare, tramite tutti gli strumenti della comunicazione di massa quali lo smartphone, il computer, la televisione ed il cinema.
Legittimamente nulla ci si poteva aspettare di più di quello che è stato dato, in considerazione del fatto che si è trattato di un approfondimento culturale nell'ambito di una mostra del cinema, che si interroga sì sulle dinamiche sociali, ma che è maggiormente interessata alla spiegazione ed alla rappresentazione artistica di tali dinamiche più che alla loro modificazione attraverso insegnamenti e concetti determinati.
Non una arte per l'arte, ma una arte che si limita a descrivere le dinamiche immanenti della esistenza giungendo al proprio apice spirituale nella certificazione del nulla, della morte concettuale e culturale di una epoca e di una società.
Ad esempio tali momenti di elevazione limitata e limitante si rilevano nell'opera cinematografica di Paolo Sorrentino dove nei film “ La grande bellezza” e “Youth – Giovinezza” prende atto di tale degenerazione e fornisce una timida risposta positiva data dalla ripresa dell'istinto creativo, letterario nel primo film e musicale nel secondo. In coerenza con quanto affermato con il dott Vinci quando parla di lotta al cinismo, ossia lotta al concetto che il presente non sia migliorabile e che non valga la pena lottare per il suo miglioramento, in quanto tale cinismo rappresenterebbe la parola fine della esistenza individuale e se diffuso attraverso gli orientamenti culturali di massa, costituirebbe al parola fine di una intera civiltà.
Fine del convegno ed inizio del dibattito.
Ed è stato proprio nel dibattito che in questi strani tempi moderni sono emersi dati significativi. Ovviamente, il pubblico vede nell'intellettuale un individuo illuminato che ha un sapere adeguato per risolvere i problemi culturali che l'intellettuale stesso ha enunciato ed espresso. Ma a questa richiesta del pubblico ci si trova immancabilmente di fronte ad una mera attività di certificazione del decesso culturale.
Il prof Bellino ha preso a parlare del taglio di fondi alla istruzione, della burocratizzazione della vita universitaria, del conformismo didattico del sapere universitario, della stessa mancanza di dibattito intellettuale tra gli intellettuali, punto questo che la dice lunga sulla entità della stagnazione in cui versa l'epoca moderna.
A questo punto, una signora del pubblico, alzando la voce ed interrompendo il Prof Bellino, animata da una rabbia nascente dall'amore per un mondo morente, ha posto le seguenti domande: “Dove sono oggi gli intellettuali???” “ Cosa fanno gli intellettuali per arginare lo sfacelo culturale moderno???” “ Quale è il loro insegnamento positivo??? Il loro esporre la via da imboccare???” determinando in tal modo reazioni al quanto imbarazzate dei relatori.
Il Prof Bellino si è dichiarato con la coscienza apposto per aver fatto nel proprio piccolo quanto in suo possesso per incentivare la autonomia intellettuale degli studenti.
Il Filosofo Fusaro ha fatto autocritica alla categoria di appartenenza affermando che le dinamiche della esistenza sono meglio comprensibili dall'uomo della strada piuttosto che dagli intellettuali, che a suo dire, oggi si muovono in percorsi logici standard sempre più dissociati dalla realtà. Ed evidentemente Fusaro ha nuovamente ragione, riferendosi alla cultura radical chic di sinistra, la cultura del politicamente corretto, la cultura che ha perso ogni possibilità di comprensione della realtà sotto la spinta mistificante di un idealismo che pretende di modificare il concreto partendo dal generale, come diretta derivazione dell'orientamento ideologico del '900, ormai decaduto a mero idealismo dissociato.
Quello che è emerso nel dibattito è che esiste un popolo italiano colto, molto ridotto numericamente, ma pur esistente, che ha bisogno di punti di riferimento e che si aggrega in eventi culturali quali quello qui in analisi come zombies alla ricerca di linfa vitale, come naufraghi alla ricerca di brandelli di terra abitabile, come minori non accompagnati alla ricerca di linee guida per scorgere il futuro, ed a questa esigenza, gli intellettuali odierni non possono fare fronte.
Quello che hanno fatto i relatori è stato giustamente di deresponsabilizzarsi in modo responsabile, perchè così facendo, rimanendo nel solco della mera analisi del presente, omettendo di impegnarsi nella elaborazione e divulgazione di una chiave di lettura utile al superamento dell'attuale, evitano di finire negli ingranaggi della macchina distruttrice del sapere ufficiale.
Ossia, fin tanto che svolgano attività di certificazione del presente e si limitino a dare vaghi stimoli intellettuali ad uso del singolo impotente, le case editrici, i giornali nazionali ed il sistema mediatico permettono loro di esprimersi e nella sciagurata inutilità della loro opera, riescono nel male a costruire briciole di sapienza, spunti di riflessione, ad instillare in chi ha orecchie per sentire semi da cui far germogliare una rinascita interiore. Diversamente da ciò sarebbero progressivamente censurati e peggio ancora delegittimatici nelle proprie tesi dai cani feroci della cultura di massa.
La loro voce fuori dal coro costituisce la maschera che il sistema economico politico indossa per autoproclamarsi fittiziamente e mendacemente come pluralista e democratico.
Tanto ebbi a riflettere qualche mese fa in un colloquio con Marcello Veneziani in occasione della presentazione del suo libro “Tramonti” e di tanto ho avuto conferma ieri.
Nel mondo della cultura c'è spazio solo per una critica inutile, improduttiva di effetti sociali, di tramonti, ma non di albe. Ossia, è negata qualsiasi forma di riscatto culturale, che non si inserisca nelle dinamiche del nuovo populismo di destra, che altro non è se non un fenomeno di compensazione sociale del vecchio populismo di sinistra.
In buona sostanza non c'è spazio per la cultura e non c'è spazio per le risposte.
Quindi pur sentendo ribollire il sangue davanti ai migliori intellettuali della nostra epoca, che come aquile regali sbattono le proprie ali rotte, non possiamo attribuire loro nessuna responsabilità, ma al contrario dobbiamo accettare la triste verità che come popolo non siam ancora pronti per parlare di Tradizione e di rinascita spirituale alla luce dei principi metafisici della Tradizione.
Detto questo, rivolgo i miei più sentiti complimenti agli organizzatori dell'evento per aver creato l'occasione di sollevare problematiche, mostrando, forse involontariamente, i termini della loro irrisolvibilità, attività questa che non è vana, perchè ho la speranza che costituisca almeno una sorta di rullino fotografico in negativo che una volta sviluppato dalle dinamiche della storia, possa creare una immagine nitida della grandiosa bellezza dell'essere Umano trascendente e della sua infinita potenza spirituale.

Quattro incontri a settembre. Tra gli ospiti Giancarlo De Cataldo e Diego Fusaro

Settembre è l’ultimo mese di programmazione per la seconda edizione della Mostra del Cinema di Taranto. La direzione artistica coordinata da Mimmo Mongelli ha scelto di concludere l’annualità 2017/18 nel palazzo della cultura. Ospiti illustri, presentazioni di libri e analisi di produzioni audiovideo si alterneranno in due eventi diversi, per quattro appuntamenti. Spazio alla rassegna “Film e letteratura”, con tre tappe il 7, 14 e 21 settembre e al convegno “Le Metamorfosi” del 18 settembre. Inizio, per tutti, alle ore 18:00 nella Biblioteca Acclavio in piazzale Bestat a Taranto. Ingresso libero.

FILM E LETTERATURA. Primo ospite, Venerdì 7 settembre alle ore 18:00, lo scrittore Carlo D'Amicis e il romanzo Il gioco, finalista al Premio Strega 2018. D’Amicis dà vita a un intreccio ironico e tragico, morboso e lieve, costruito su un trio di personaggi indimenticabili. Dopo il dibattito con l’autore, alle ore 19:00, ci sarà la visione del film La guerra dei cafoni, diretto da Davide Barletti e Lorenzo Conte, con Claudio Santamaria.

Secondo incontro, venerdì 14 settembre ore 18:00, con lo scrittore e sceneggiatore Diego De Silva che ha pubblicato diversi romanzi tra cui Certi bambini, da cui è stato tratto il film omonimo vincitore dell’Oscar europeo e di due David di Donatello. Alle ore 19:00, le immagini della pellicola Terapia di coppia per amanti, diretta da Alessio Maria Federici, con Ambra Angiolini e Sergio Rubini.

Appuntamento conclusivo venerdì 21 settembre ore 18:00 con Giancarlo De Cataldo, magistrato, scrittore e sceneggiatore. Il suo libro più famoso è Romanzo criminale, dal quale sono stati tratti un film, diretto da Michele Placido, e una serie televisiva. Il suo ultimo romanzo è L’agente del caos. Alla presenza dell’autore tarantino, verrà visionato Suburra, film diretto da Stefano Sollima, con Pierfrancesco Favino e Claudio Amendola.

Tutti i dibattiti saranno moderati dal giornalista Ignazio Minerva e da Mimmo Mongelli e Alfredo Traversa, rispettivamente direttore e vice direttore artistico MCT.

CONVEGNO “LE METAMORFOSI”. Tavola rotonda a più voci per il convegno che accoglie l’argomento trainante della seconda edizione della MCT. Martedì 18 settembre ore 18:00 si parlerà del processo incessante di trasformazione del mondo e dell’umanità. A dibattere, prestigiosi relatori: Diego Fusaro, filosofo,scrittore editorialista, docente dello IASSP di Milano, è considerato tra i più importanti studiosi dei giorni nostri. Mario Carparelli, autore di saggi e vicepresidente del Centro Internazionale di Studi Vaniniani, Giuseppe Vinci, psicologo psicoterapeuta, esperto nella formazione di centri nel campo della salute mentale, e Francesco Bellino, professore di Filosofia morale e presidente della società italiana per la Bioetica e i comitati etici. A coordinare il convegno l’autrice teatrale ed attrice Antonella Maddalena.

 

A quarantasei anni dalla sua uscita in sala, “Ultimo Tango a Parigi” torna nelle sale cinematografiche il 21-22-23 maggio 2018, per la prima volta in lingua originale (francese-inglese) sottotitolata in italiano.
La nuova versione cinematografica è stata restaurata dal Centro Sperimentale di Cinematografia.
Il film, presentato in anteprima all’edizione del Bif&st 2018, ha visto ospite proprio il regista Bernardo Bertolucci, protagonista di una masterclass al teatro Petruzzelli di Bari.

Il regista parmense ha vantato il lavoro del Centro Sperimentale: «Rivedendolo oggi l’emozione è stata molto forte.» Dichiara Bertolucci alla fine della visione: «L’impressione è quella di un film che ho finito da pochissimo tempo. La copia mi sembra bella, con quel piccolo velo di vintage.» concludendo simpaticamente con la battuta: « Verrà il giorno in cui il Centro Sperimentale, le cineteche, oltre a restaurare i film restaureranno anche i registi.».

Davanti a una folta platea di giornalisti, il regista ha parlato della lavorazione del film che, dal rifiuto di Jean-Paul Belmondo alle pretese da produttore di Alain Delon, fino alla scelta definitiva: Marlon Brando che, dopo averlo incontrato a Parigi, lo invitò a Los Angeles a parlare della sceneggiatura. «Andavo tutti i giorni a casa sua e parlavamo di tutto ma mai del film. Ero contento perché voleva dire che non c’era nessun tipo di pregiudizio da parte di Marlon Brando.». Bertolucci ha parlato anche del rapporto buono e armonioso tra Brando e la Schneider, con la quale lui era molto paterno e protettivo, raccontando anche piccoli aneddoti dal set, soprattutto sui problemi di memoria dell’ex “Vito Corleone”, che si scriveva i momenti salienti dei dialoghi per renderli più immediati e personali.

Il regista ha parlato anche dei problemi distributivi e censori che il film ebbe in Italia, messo al rogo dalla Corte di Cassazione che, tra l’altro, aveva condannato Bertolucci, Brando e Grimaldi (il produttore) a due mesi di prigione con la condizionale, poi mutata nella perdita dei diritti civili per cinque anni, durante i quali, ricorda il regista, non poté votare.

Bertolucci ha poi parlato della genesi creativa che dal caos fa nascere un prodotto artistico, dell’importanza del ritmo del film come passo per reinventare cinematograficamente una storia che esiste aggiungendo i corpi, il sangue, gli occhi, il movimento degli attori.

A cinquant’anni dal 1968, il regista ricorda quel momento storico come un occasione per liberare “certe forze” che gli hanno permesso di andare da un cinema “di monologo” e “auto-confessione”, verso un cinema più aperto e dialogante con il pubblico.

Oraquadra.com ha chiesto a Bertolucci se, nel mondo del cinema, della musica, della letteratura e dell’arte in generale, fosse giusto distinguere nettamente i concetti di “Autore” da “Mestierante”. Il regista parmense ha risposto con cordialità e competenza: «Questa distinzione mi sembra un pochino illusoria. Molto spesso dietro un mestierante si nasconde un autore e dietro gli autori c’è un mestierante che sta nascosto, pronto a balzare sul pubblico. Io non so chi da queste definizioni di comodo. Forse in un certo momento della storia del cinema c’è stato bisogno di creare questo “personaggio”, come successe in Francia con la “Nouvelle Vague”, come contestazione a quello che chiamavano “Cinéma de papa”. Io però non credo tanto all’autore con la A maiuscola.».

 

GIUSEPPE GALLO

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“Da lontano non si vede”, domani, 28 febbraio 2018, dalle 10 alle 12, al teatro Orfeo di Taranto (ingresso libero). Taranto va in scena, anzi la visione che di Taranto si ha; le sensazioni che si percepiscono; le riflessioni che se ne traggono.

Quante volte l'abbiamo detto o sentito dire... da lontano non si vede. Già, ma cosa?
Il bello? Il brutto? Entrambi? Dal cielo, dal mare, in foto, in video, al cinema, in tv, sui social, cosa si vede? Come si vede?

L'iniziativa è organizzata da “la Ringhiera” e sarà condotta dai giornalisti della stessa testata online Angelo Di Leo e Michele Tursi che dialogheranno con una serie di ospiti: il prof. Riccardo Pagano dell'Università di Bari, Riccardo Chiaradia di Taranto Sottterranea, Carmelo Fanizza di Jonian Doplhin Conservation, Raimondo Musolino del circolo fotografico Il Castello e Massimo Causo, critico cinematografico.

In platea un nutrito gruppo di studenti con i quali “la Ringhiera” da due anni, ormai, svolge corsi di Alternanza dedicati alla comunicazione e all'informazione. Saranno presenti classi di Ferraris-Quinto Ennio, Pitagora, Aristosseno, Vittorino, Moscati di Grottaglie, Battaglini, Righi, Pacinotti, Liside, Archita e Cabrini.

La giornata prevede uno spaccato dedicato alla solidarietà e al volontariato nel nome del giornalista e scrittore tarantino Alessandro Leogrande prematuramente scomparso nelle scorse settimane. In collaborazione con l'associazione Abfo verrà avviata la campagna di crowdfunding e raccolta fondi “marenascosto” per sostenere gli studi di ragazze/i bisognosi di Taranto.

 

Tutto pronto a Grottaglie per l'uscita ufficiale del film "SARA' UN MONDO MIGLIORE" 25 e 26 Gennaio, lo comunicano il Comitato Film e Spettacoli e Cinema Hobby Puglia, con la regia di Tony Zecca e Mino Chetta. La prima proiezione ufficiale è prevista per Giovedì 25 Gennaio ore 19:30 e 21:30, con replica il giorno dopo, Venerdì 26 Gennaio ore 19:30 e 21:30, al Cine Teatro Monticello di Grottaglie.

Mentre giorno 8 Febbraio sarà presentato a Bari nella sede di Apulia Film Commission. Per realizzare questo lavoro ci son voluti circa cinque mesi. Girato a Alberobello, Grottaglie, Ostuni, Lecce, Taranto, Martina Franca e Matera. Si tratta di  una storia inventata, riguardante una tipica famiglia di Puglia, molto numerosa, alle prese con il lavoro che manca. Gli attori principali sono Spiro Cometa (grottagliese), che in passato ha avuto un ruolo nel fil Papa Giro amore e vendetta, mentre Martino Meuli (martinese), ha avuto moltissimi ruoli in diversi film, come l'ultimo di Checco Zalone che interpretava il ferroviere.

Meuli e Cometa creano una nuova coppia comica, voluta fortemente dai registi. Interpretano due fratellastri che ne combinano di tutti i colori, un pò imbroglioni e sulla bocca del paese. È una  commedia brillante molto allegra e divertente, adatta a qualsiasi età. Oltre a Meuli e Cometa figurano Rocco Santoro, reduce dall'ultima trasmissione di Gerry Scotti Italia's Got Talent, poi c'è la bella Daniela Di Maggio che balla nelle palestre e balere, Antonio Di Nunzio, Giampaolo Maresca, Cosimo Solito, Lorena Antonazzo, Annamaria Gerlone, Giovanni Ruggiero, Cosimo Capuzzimati e Angelo Zaccaria. Un cast molto affiatato, dove ogni personaggio rende il film allegro. Si noteranno le bellezze della Puglia, paesaggi, trulli e ulivi.

Pellicola che dura 84 minuti, rientra tra i film di cinema indipendente, sostenuto dal blog Apulia Cinema. La presentazione ufficiale con proiezione si svolgerà Giovedì 25 Gennaio ore 19:30. È possibile prenotare il posto a sedere presso "il Pennacchiotto" Viale G. Pignatelli 35 Grottaglie. C'è molta attesa intorno a questo nuovo lavoro di Tony Zecca e Mino Chetta. 

Dopo l'avventura milanese, i Tucci sono tornati a Torresecca senza un soldo. In realtà, però, il piccolo Kevi (Giulio Bartolomei) rivela ai familiari che non solo sono ancora ricchi... ma addirittura più ricchi di prima! Urge proteggere il danaro dalle grinfie dello Stato e così, grazie al cervello della figlia Tamara (Federica Lucaferri), i Tucci portano Torresecca fuori dall'Italia, creando un principato con a capo Danilo Tucci (Christian De Sica), Loredana Tucci (Lucia Ocone) e la "regina madre" nonna Nicoletta (Anna Mazzamauro). Ma le sorprese sono dietro l'angolo!

Se nel sequel francese i Touche andavano in America, in "Poveri ma Ricchissimi" i Tucci preferiscono restare nel loro Paese... Anzi! Ne creano uno nuovo!
Il sequel di "Poveri Ma Ricchi" si spoglia dei camei e della critica di costume del film precedente, si allontana dal modello francese e, come per "Benvenuti al Nord" (2012), si italianizza definitivamente.
"Poveri ma Ricchissimi" realizza il più bel sogno degli italiani: non pagare le tasse!
Così, in questo principato trash e cafonal vediamo interagire i protagonisti della vicenda, fra equivoci, parodie cinematografiche e gag fisiche e verbali in puro stile De Sica, precedentemente riccioluto e ora presentato con una chioma fluente alla "Trump".
Oltre ai Tucci troviamo le new entry Paolo Rossi, Tess Masazza e Massimo Ciavarro, affiancati da Lodovica Comello e Ubaldo Pantani, nei panni rispettivamente di Valentina e del maggiordomo Gustavo.
Se il primo film puntava tutto sull'istrionismo di De Sica e su Enrico Brignano (qui nuovamente nel ruolo dello zio Marcello), il secondo approfondisce la vis comica di Lucia Ocone, qui in coppia principalmente con Ciavarro. Brignano, invece, gigioneggia tra Paolo Rossi e Christian De Sica, regalando allo spettatore una doppia coppia comica, dove l'ultima meriterebbe ulteriori approfondimenti in film successivi.
In tempo di campagna elettorale, poi, il film rispecchia anche l'ideale politico degli italiani. Così vediamo l'Italia preferire Danilo Tucci al premier italiano (Dario Cassini), preso a calci nel sedere in diretta televisiva.
Che De Sica possa essere il Presidente del Consiglio che tutti vogliamo? Chissà...
Nel frattempo, godiamoci "Poveri ma Ricchissimi" e... Uno per Tucci, Tucci per uno!

GIUSEPPE GALLO

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Guardate il trailer su: https://www.youtube.com/watch?v=yxoiKjJq-Mo

Titolo: POVERI MA RICCHISSIMI
Regia: FAUSTO BRIZZI
Soggetto: FAUSTO BRIZZI, MARCO MARTANI
Sceneggiatura: FAUSTO BRIZZI, MARCO MARTANI, LUCA VECCHI, FABIO GUAGLIONE, FABIO RESINARO
Prodotto da: MARIO GIANANI, LORENZO MIELI, LORENZO GANGAROSSA
Cast: CHRISTIAN DE SICA, LUCIA OCONE, ENRICO BRIGNANO, ANNA MAZZAMAURO, FEDERICA LUCAFERRI, GIULIO BARTOLOMEI, DARIO CASSINI, MASSIMO CIAVARRO, PAOLO ROSSI, LODOVICA COMELLO, TESS MASAZZA, UBALDO PANTANI
Genere: COMMEDIA
Durata: 90’
Produzione: ITALIA, 2017
Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES

"Star Wars 8: Gli Ultimi Jedi"la saga stellare, ormai al suo ottavo episodio, nelle sale dal 13 dicembre e lo si può vedere anche al Cinema Vittoria a Grottaglie  fino a martedì prossimo, attenzione quando arrivate alla fine,  perché nei titoli di coda c'è il nome di un giovane ingengere del  Cinema, laurea conseguita a Torino, si tratta di Giuseppe Laterza, è tra i glu artist che hanno curato nel film gli effetti speciali: Giuseppe figlio della professoressa Colitta, lavora presso la Industrial Light a Londra dove con i suoi 25 anni è il più giovane dell'azienda ed è un Roto/prep, esperto di effetti speciali nel mondo del cinema.  Giuseppe Laterza a tutti gli effetti, è il caso di dirlo, è un altro giovane grottagliese doc di cui anche in questo caso la Città di Grottaglie può andare orgogliosa.

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