“La Valutazione del Danno Sanitario contenuta nel decreto Balduzzi-Clini è un’arma spuntata. Per questo ho depositato al Senato un’interrogazione indirizzata ai ministri della Salute e dell’Ambiente sapere se gli stessi intendano rivedere i criteri contenuti nel Decreto del 24 aprile 2013”.

Lo annuncia il senatore del Movimento 5 Stelle, Mario Turco, che nel documento ricostruisce così la vicenda: “Dopo il sequestro penale dell’area a caldo da parte della magistratura tarantina e la pubblicazione dell’aggiornamento dello studio epidemiologico Sentieri, il 24 aprile 2013 è stato emanato il decreto interministeriale recante "Disposizioni volte a stabilire i criteri metodologici utili per la redazione del rapporto di valutazione del danno sanitario"”.
“Tuttavia – rileva ancora il parlamentare tarantino - la valutazione del danno sanitario introdotta con il summenzionato decreto, secondo l’autorevole parere di diversi esperti, non viene avviata qualora le autorità di controllo riscontrino valori soglia al di sotto dei limiti di legge per ciascuno degli inquinanti presi in esame”.
“Si tratta – aggiunge Turco – di un paradosso inaccettabile in quanto, se i livelli di diossine, polveri, benzo(a)pirene e altri inquinanti emessi dall’acciaieria si mantengono entro i limiti di legge, non si procede ad una stima del danno che quegli stessi cancerogeni provocano sulla salute dei tarantini”.
“La mia richiesta – conclude il portavoce Turco – è che la valutazione del danno sanitario venga eseguita prescindendo dal rispetto dei valori soglia previsti per ogni singolo inquinante misurato dalle autorità sanitarie. E questo soprattutto in vista dell’aumento dei volumi produttivi annunciato da ArcelorMittal”.

 

Le conseguenze sull’economia tarantina, il rispetto degli accordi nell’acquisto della più grande azienda siderurgica europea da parte di ArcelorMittal, l’impatto socio economico di tutto ciò, al centro dell’incontro che PiattaformaFuturo ha organizzato per il prossimo 10 novembre a Taranto dalle 18,00 nella sala Lacaita della Provincia di Taranto in via Anfiteatro.
Tessuto industriale a Taranto tra accordo ILVA e Aerospazio, il tema scelto per l’incontro tarantino. Tema che pone in evidenza la fase di transizione che sta vivendo la realtà economica Ionica, da una caratterizzazione tutta basata sull’acciaio verso tecnologie dell’ultima generazione dell’aerospazio, passando dall’integrazione del sistema porto aeroporto, a confrontarsi e cercare di formulare proposte la politica nazionale e regionale, il modo sindacale, le organizzazioni professionali.
I lavori del 10 novembre saranno introdotti da Ciro Marseglia, responsabile comunicazione Puglia di EPI, coordinati da Mimmo Mazza, capo redattore de La Gazzetta del Mezzogiorno di Taranto, gli interventi di Ylenia Lucaselli, Onorevole di FdI, Francesca Franzoso, consigliere regionale Puglia di FI, Luigi de Filippis, Ordine degli Ingegneri di Taranto, Antonio Castellucci, segretario provinciale TA-BR Ust Cisl, Ciro Intermite, architetto. Le conclusioni a cura di Stefano Parisi, segretario nazionale di EPI.
Il convegno e le attività che sta svolgendo sul territorio PiattaformaFuturo saranno presentate da Ciro Marseglia, Pierdonato Costa, Luigi De Filippis e Ciro Intermite nella conferenza stampa fissata per le 16,00 dell’8 novembre nella sala riunioni della Provincia di Taranto.

La salute sempre in secondo piano e un accordo sindacale che strappa una buona parte di diritti sotto la voce: " non si poteva fare meglio". Il ricatto continua e peggio di prima.

Il S.I.M, come noto, nasce come movimento a forte vocazione ambientalista, figlio anche delle politiche (scellerate) che hanno storicamente caratterizzato lo sviluppo socio- economico del territorio Jonico.

Conosciamo bene la questione ambientale di Taranto e ci teniamo a ribadire la nostra posizione nei confronti di Ilva.

Riteniamo sia stato un errore l'insediamento di un polo industriale, in pieno stile americano, concentrato in un territorio, senza considerarne la sostenibilità.

Infatti, se da un lato la nascita dell’Italsider ha portato, indiscutibilmente, un "boom" soprattutto economico e occupazionale, dall'altra, non si è tenuto mai conto degli effetti ambientali impattanti a lungo termine su tutta la provincia.

Consideriamo incosciente (e la storia ci ha dato ragione) la scelta di consegnare un impianto di tale rilevanza nelle mani di una multinazionale, cambiando di fatto i suoi principi fondanti, da sviluppo socio-economico per il meridione a profitto privato.

È dunque diabolico, secondo noi, perseverare con la logica privatista che ignora l'interesse pubblico favorendo il profitto di pochi, a discapito della vita, con atti scellerati come l'immunità penale, ma non solo.

Gli atti d'intesa e i processi protrattisi negli anni, alla luce dei fatti, si possono tranquillamente definire una colossale presa in giro, e sommati al resto, come risultato, provocano un devastante disagio sociale in una provincia martoriata con oltre il 40% di disoccupati e un grave danno sanitario scientificamente provato. Costringendo la popolazione a scegliere tra un ignobile dilemma: salute o lavoro.

L'accordo sindacale raggiunto, dopo mesi di estenuanti passaggi istituzionali e di strane dichiarazioni, ci restituisce una situazione priva di novità tecnologiche e gestionali dello stabilimento, ma soprattutto non dà risposte dal punto di vista ambientale vista la situazione sanitaria del territorio.

Per non parlare del nuovo contratto che i lavoratori andranno a firmare il quale garantisce sì un mantenimento dei livelli economici acquisiti negli anni, ma getta ombre, serie ombre, sulla contrattazione di secondo livello che verrà messa in discussione nei prossimi due anni.

L'impegno sindacale sarà stato sicuramente volto a cercare di garantire le "massime" garanzie, ma non si può nascondere che a venir meno siano un piano industriale in grado di produrre dei seri cambiamenti strutturali alla produzione, e soprattutto un piano ambientale e sanitario in grado di rispettare la città e i lavoratori visto l'aumento esponenziali delle malattie.

Siamo dell'idea che se ILVA deve continuare a produrre ha bisogno di cambiare radicalmente il ciclo produttivo, dopo la bonifica e messa in sicurezza dei suoli.
Contrariamente non ha più ragione di esistere una produzione di quel tipo che va anche in contrapposizione con le più elementari norme europee in termine di ambiente, dove si pretende che i cittadini vengano messi al centro delle politiche da perseguire.

Se così non è non ha senso "illudere" una città e 12mila lavoratori, anche perché il pacco, come è stato preparato, è tutto a favore della multinazionale indiana che con il minimo sforzo, blindato per legge, farà i massimi profitti per un po' di anni per poi lasciare tutto così com’è adesso.

A perdere saranno nuovamente cittadini e lavoratori.

Se l'acciaio è così fondamentale come si dice, allora realizziamo un impianto moderno altrove, possibilmente lontano da centri abitati, in linea con la legge Seveso, pubblico e senza la necessità di affidarci alla multinazionale di turno. Sarebbe una svolta epocale per Taranto e l'Italia stessa oltre che un vero segnale di cambiamento.

Non vogliamo entrare nella ridicola guerra tra i vari partiti di Governo, ma ci rendiamo conto che ultimamente la parola Taranto è diventata merce di scambio tra gli attori sgangherati della politica locale, regionale e soprattutto nazionale.
È necessario quindi che la politica esca dai social e vada a raccontare la verità ai cittadini e ai dipendenti, perché qui non ha vinto nessuno, non è stato raggiunto nessun risultato migliore possibile, anzi i cittadini continueranno ad ammalarsi e gli operai andranno a lavorare con il rischio di morire e nessuno potrà pagare.

Ma non avrebbe vinto nessuno nemmeno se avessimo chiuso ILVA senza un piano industriale di riconversione.

La rivoluzione culturale del paese italia deve e può ripartire da Taranto senza personalismi e interessi personali, ma con un grande senso di appartenenza al quel territorio a cui molti devono chiedere scusa.

Con ordinanza n. 240 la Polizia municipale ha istituito il divieto di sosta, con rimozione coatta, dalle 00.01 e sino alla completa esecuzione delle operazioni di bonifica notturna nelle strade ricadenti nel quartiere Tamburi.

L’istituzione del divieto di sosta e le conseguenti operazioni di rimozione dei veicoli a mezzo autogrù costituisce un ulteriore segnale da parte dell’amministrazione che tanto ha investito e continua ad investire per la tutela degli abitanti del quartiere Tamburi.
La pulizia straordinaria, partita già nello scorso mese di agosto, costituisce attuazione di un più ampio progetto di tutela dei concittadini residenti nel quartiere Tamburi avviato con le ordinanze sindacali del 24 e 27 gennaio scorso, e viene effettuata due giorni al mese, prescindendo dal verificarsi dell’evento denominato Wind Day ed in aggiunta alla pulizia ordinaria già calendarizzata ed eseguita con mezzi Amiu.
La pulizia viene effettuata tramite mezzo idoneo a raccogliere le polveri di ferro depositate negli interstizi del manto bituminoso stradale, comprensivo dei marciapiedi, lasciando la stessa perfettamente scevra da polveri, con costi a totale carico di ILVA s.p.a. .
Mentre a Roma si decidevano le sorti dell’azienda, a Taranto si continuava a lavorare per la tutela degli abitanti del quartiere Tamburi, con grande senso di responsabilità, nonostante taluni rappresentanti a livello cittadino dell’attuale Governo abbiano continuato a creare grande confusione e caos, cercando di spostare il fuoco delle responsabilità, salvo poi smarcarsi dalla forza politica in cui hanno militato, gettando fumo negli occhi degli abitanti ed avendo rallentato il processo di ambientalizzazione che poteva essere avviato già sei mesi fa.
Noi continuiamo con il nostro lavoro, segnato dalle linee guida tracciate dal Sindaco che si è sempre impegnato in prima persona per la collettività che rappresenta.

Roma, 7 set – “In queste ore ho letto, ascoltato e visto la reazione indignata di una parte della città rispetto al concretizzarsi dell’accordo per la cessione dell’Ilva al gruppo Am InvestCo”.

“Capisco la rabbia e comprendo la frustrazione di quanti protestano anche alla luce del contenuto nel contratto di governo. Tuttavia sono convinto che i cittadini di Taranto hanno colto e seguito con attenzione l’evolvere delle azioni messe in campo dal Governo per verificare se vi fossero le condizioni per annullare l’aggiudicazione del gruppo siderurgico, accertando una serie di illegittimità”.
È quanto afferma il senatore tarantino del Movimento 5 Stelle, Mario Turco.
“Dopo aver messo da parte l’irrazionalità propria di sentimenti come la delusione e la sfiducia – aggiunge Turco -, ritengo che occorra guardare con pragmatismo e responsabilità al futuro e ciò senza trascurare il profilo della tutela ambientale, da assicurarsi attraverso costanti ed efficaci attività di verifica e controllo”.
“Allo stesso tempo, sul piano tecnico, ritengo che la partita non sia ancora conclusa definitivamente. Sul contratto di affitto d’azienda, con diritto di acquisto, pendono comunque rischi, tra cui quello delle eventuali sanzioni per aiuto di Stato e le problematiche legate alla circostanza che la fabbrica è attualmente sotto sequestro e potrebbe essere confiscata al termine dei procedimenti penali in corso”.
“Di fronte a questo stato di cose – puntualizza il parlamentare ionico -, Taranto e i suoi cittadini non possono stare a guardare. Taranto, vanta un credito enorme nei confronti del Paese e personalmente voglio fare sì che la comunità che rappresento riesca a convertire tale credito in una prospettiva di rilancio economico e culturale duratura. Lavorerò per presentare al Governo un piano per la riconversione economica del nostro territorio che includa, tra l’altro, l'autonomia universitaria, la valorizzazione paesaggistica, artistica e culturale del territorio, compresa quella delle isole Cheradi, lo sviluppo del sistema aeroportuale, una zona franca che preveda agevolazioni fiscali per le imprese di settori ritenuti strategici, il potenziamento del porto e della retroportualità. Chiederò, inoltre, di mettere allo studio il riconoscimento di un credito d'imposta alle imprese ammesse in via chirografaria alla procedura fallimentare”.
“Il ministro Di Maio ha parlato di una legge speciale per Taranto e di risorse da inserire nella manovra finanziaria di ottobre; si tratta di un’apertura che personalmente intendo capitalizzare al massimo per dare un senso profondo al mio impegno politico”, afferma ancora Turco, che conclude: “Si è chiusa momentaneamente una pagina della nostra storia recente. Da domani inizia una nuova sfida per Taranto e dobbiamo essere compatti nel portare avanti le istanze che permetteranno alla città e al suo territorio di vedere il futuro in maniera diversa”.

Dopo le dichiarazioni, rese a margine dell'incontro della trattativa Ilva, del ministro dello Sviluppo economico, del Lavoro e delle Politiche sociali, circa la volontà del governo di lavorare ad una legge speciale per Taranto, oggi ho inviato al ministro Di Maio una lettera (che si allega) con la quale chiedo un incontro per illustrare i contenuti dellalegge regionale speciale per Taranto approvata dal Consiglio regionale lo scorso 16 gennaio. Lo scopo è quello di far conoscere al governo giallo-verde l'esistenza di un provvedimento innovativo che potrebbe costituire un punto di partenza qualora la compagine governativa decidesse di adottare, per le proprie competenze, provvedimenti similari.
Ecco il testo:
Egr. Sig. Ministro,
sono Gianni Liviano, consigliere regionale della Puglia e tarantino.
Ho ascoltato le dichiarazioni da Lei rilasciate giovedì 6 settembre a conclusione della trattativa sulla cessione dello stabilimento Ilva di Taranto. In quell’occasione, Lei ha annunciato la volontà Sua e del governo di cui fa parte di lavorare ad una legge speciale per rilanciare la città di Taranto.
Questa Sua dichiarazione, caro ministro, mi ha colpito favorevolmente. Per questo motivo ho deciso di scriverLe dal momento che la Regione Puglia, il 16 gennaio c.a., ha approvato una legge speciale per Taranto pensata e redatta dal dal gruppo di lavoro da me coordinato.
Si tratta di un provvedimento innovativo, che sono lieto di allegarLe alla presente.
Perché abbiamo pensato, sig. Ministro, ad una legge regionale speciale per Taranto? Perchè in Europa e nel mondo, molte città hanno mostrato la capacità di invertire con successo le proprie condizioni di declino in nuove prospettive di futuro ricreando condizioni competitive e di coesione sociale. Sono quasi sempre città di media grandezza, spesso legate al destino del ciclo di vita di grandi imprese storicamente lì insediate.
Il destino delle One Company Town appare segnato quasi sempre da grandi investimenti industriali, dalla generazione di ricchezza distribuita ma anche dalla distruzione di risorse identitarie e fattori competitivi originali, dall’accelerazione dell’attrattività urbana anche oltre i confini territoriali, all’abbandono urbano e al degrado dei processi di de-industralizzazione legati alla fase discendente del ciclo di vita degli investimenti di grandi industrie. Dalla incorporazione di nuove competenze professionali alla dissipazione dei profili professionali tradizionali e alla perdita della spinta innovativa del tessuto economico e sociale. Dall’innalzamento repentino del tenore di vita di una comunità al progressivo lacerarsi della sua coesione sociale nei tempi della crisi. Sino all’antinomia occupazione contro salute. Come nel caso di Taranto.
Taranto, infatti, non sfugge a questo destino e, se può dirsi, lo accentua nei suoi fenomeni più dirimenti.
La spinta straordinaria e l’attenzione crescente anche da parte del Governo nazionale precedente con il CIS su Taranto sono il segno, forse anche tardivo, di una condizione di specialità che la città di Taranto e il suo comprensorio manifestano in virtù degli effetti che legano il suo destino a quello dell’Ilva.
Le città più competitive non sono quelle in grado soltanto di attrarre innovazione, persone ed economie ma quelle che diventano generatrici di creatività, si configurano come potenti incubatori di economie dell’innovazione, della cultura, della ricerca, della produzione, investendo nella economia dell’esperienza e rafforzando il proprio capitale identitario.
Il cosiddetto “indice d’identità” è ciò che specularmente ha garantito il successo di strategie di città come Liverpool, Valencia, Marsiglia, Helsinki attraverso nuove visioni di rigenerazione urbana e comunitaria che sono state fortemente sostenute dalle autorità locali e nazionali.
Il successo nell’implementazione di nuove strategie di sviluppo urbano e territoriale è stato conseguenza dall’esistenza di una profonda stratificazione culturale di risorse identitarie, accoppiata a volontà e competenze istituzionali e tecniche capaci di metterle in valore e ad una popolazione che avverte la necessità di interagire e di partecipare al progetto di trasformazione.
Con la legge regionale speciale per Taranto, egr. sig. Ministro, abbiamo pensato di rafforzare il sistema delle competenze e delle dotazioni pubbliche ed istituzionali per aumentare la capacità di visione e tecnica ed operativa degli attori pubblici locali; di avvicinare le competenze ordinarie ed operative della Regione Puglia al governo dei fattori territoriali; di rafforzare i processi di partecipazione attiva della comunità territoriale al confronto pubblico sul destino e sul futuro della città e del suo comprensorio; di integrare nel sistema degli obiettivi generali della programmazione dello sviluppo regionale 2014-2020, gli obiettivi specifici prioritari per accelerare una nuova dislocazione di Taranto nelle strategie di sviluppo regionale; di assumere condizioni peculiari e transitorie nell’azione ordinaria di governo qualora necessarie alla accelerazione dei processi virtuosi ricercati (sotto il profilo della fiscalità regionale piuttosto che sui fronti degli aspetti normativi e regolativi sui temi urbanistici, ambientali, economico-produttivi, della salute); di focalizzare gli aspetti territoriali specifici nella dotazione degli strumenti di Pianificazione regionale (piano dei trasporti, Acqua, salute, rifiuti, PPTR) proponendo azioni specifiche; di costituire un tavolo interdipartimentale che programmi il set di azioni strategiche per Taranto non lasciando la definizione delle strategie di sviluppo regionali sul tema ai soli effetti della programmazione del CIS; di attivare una funzione di integrazione e coordinamento delle Autorità di Gestione dei fondi SIE e del FEASR per garantire una programmazione di risorse integrate nel ciclo 2014-2020 che faccia emergere il valore di una strategia multisettoriale per la città di Taranto ed il suo territorio; di definire azioni finalizzate alla rigenerazione urbana e alla coesione sociale.
Ecco, sig. Ministro, alla luce di quanto espostoLe e delle Sue recentissime dichiarazioni, Le chiedo di poterLa incontrare al più presto, insieme agli altri estensori della legge, in modo da meglio esplicitarLe il senso e i contenuti della legge regionale speciale per Taranto e intraprendere un percorso comune sulla strada per il rilancio della città dei due mari offrendo un valido punto di partenza al governo di cui Lei è autorevole espressione e, magari, trovare le forme perché questa legge regionale speciale per Taranto possa usufruire anche di finanziamenti statali.
In attesa di un Suo cortese riscontro, l’occasione mi è gradita per rivolgerLe i più cordiali saluti.



Ora mobilitazione fino a reale soluzione della vertenza”.

“Seppure tardiva, la protesta sindacale ha avuto l’effetto di smuovere le acque e indurre Di Maio - spaventato dalla piazza - a convocare il tavolo su Ilva. Sciopero da non revocare, fino ai titoli di coda della farsa messa in scena dal Ministro”. 

Lo dichiara Francesca Franzoso, consigliere regionale di Forza italia, all’indomani della convocazione del tavolo Ilva da parte del Ministro dello Sviluppo, dietro “pressione” di uno sciopero unitario.
“La mobilitazione unitaria – prosegue Franzoso – a due settimane dalla data della deadline, la fine della gestione commissariale, ha spaventato il Ministro. Ma la convocazione del cinque settembre non deve fare abbassare la guardia: occorre ancora tempo, a Di Maio, per traghettare il suo elettorato dall’utopia della campagna elettorale alla realtà del ruolo di governo, dalla chiusura dello stabilimento alla cessione a Mittal. Il che potrebbe voler dire ulteriori scelte dilatorie. Rinvii che sin qui hanno svuotato le casse della fabbrica, ulteriormente aggravato la crisi dell’indotto e, in parallelo, reso più insicuro lo stabilimento per il crollo degli interventi di manutenzione. Ma soprattutto lo stop alle operazioni di trasferimento del complesso industriale ha determinato la frenata delle opere di ambientalizzazione.
Ecco perché ora la mobilitazione sindacale deve avere come obiettivo la definizione della vertenza e l’accordo con Mittal. Stop a tavoli e conferenze stampa inconcludenti. Il tempo della propaganda è scaduto, ora Di Maio scelga quale piazza far manifestare: quella di chi vuole la continuità dello stabilimento o quella che ne invoca la chiusura e per questo lo ha votato ”.

L’Onorevole Giancarlo Cito, scende in campo a sostegno delle 14 mila famiglie dei dipendenti Ilva, che ancora oggi, non conoscono il proprio destino lavorativo. Si rivolge al vice premier Di Maio, chiedendo una volta per tutte una soluzione per Taranto, presa in giro per troppo tempo.

On Cito: “ il Ministro Di Maio non può permettersi di perdere altro tempo, sa bene che ormai il tempo sta scadendo e queste famiglie, non possono rischiare di trovarsi senza un lavoro. Il nostro sud è già colpito da un’enorme crisi economica, la chiusura dell’Ilva porterebbe Taranto, ad una guerra civile, la così detta “guerra tra poveri”.Di Maio deve assumersi le sue responsabilità ed arrivare ad una conclusione .Tutela occupazionale e risanamento ambientale, di questo ha bisogno Taranto. Cosa aspetti Di Maio?Il mio appello è rivolto,anche al primo cittadino , a lui il compito di difendere con tutte le sue forze i 14 mila dipendenti Ilva. Caro Melucci, Taranto in questi giorni è protagonista di numerosi atti vandalici, furti scippi e liti in strada da parte di stranieri. Sindaco le chiedo, dov’è la sicurezza e la tutela del cittadino?Quando io ero sindaco,la città era vivibile, i cittadini mi potevano facilmente incontrare per le vie della città,tu dove sei?Ero il terzo sindaco più amato in Italia,giravo tutte le notti con una pattuglia dei vigili urbani e grazie alla collaborazione delle Forze dell’Ordine, Taranto era una città sicura. Sindaco fatti conoscere ,Taranto è diventata una città invivibile. La maggior parte dei cittadini che mi vengono a trovare,mi raccontano di essere vittime ,purtroppo di furti e scippi. La città è nuovamente piena di zingari, il sindaco Cito in prima persona provvedeva allo sgombero dei campi rom posizionati alle periferie della città,dove trovavo discariche a cielo aperto, uomini e donne ricchi di oro e oggetti preziosi. Ti consiglio di prendere esempio,anche per una questione igienica verso la nostra città. Non basta consegnare ai cittadini la scarpata del lungomare,ciò che preoccupa e’ la mancanza di igiene .Numerosi cittadini lamentano, senza alcuna risoluzione, la presenza di ratti e soprattutto di blatte. Melucci e’ arrivato il momento di tutelare il cittadino, sei il sindaco e devi farlo, basta con gli interessi personali e politici. Vorrei vedere rinascere la mia città,soprattutto dal punto di vista ambientale, il pensiero va ai piccoli tarantini colpiti purtroppo dal male del secolo, ti ricordo che ho partecipato ogni anno alla famosa traversata contro l’inquinamento. Ci tengo alla rinascita del commercio tarantino, ormai alla deriva. Quando mi capita di passeggiare per le vie del borgo, noto quante serrande sono chiuse per sempre e penso a quanti grandi sacrifici a fatto quel piccolo imprenditore, per nulla. L a chiusura dell’Ilva non può avvenire a Taranto, stiamo vivendo ad un vero e proprio dramma economico. Io sono nato in questa città e ci tengo ai tarantini e soprattutto spero nella rinascita dell’imprenditoria di qualunque livello.

Sindaco difendi Taranto.

 

“C’è un aspetto inconfutabile su cui tutti concordano ed è il disastro prodotto dal Pd. - dichiarano i Parlamentari tarantini del M5S - Abbiamo accertato un trasferimento del complesso aziendale che non accontenta nessuno tra sindacati, lavoratori e cittadini. Allo smemorato segretario del Pd, Maurizio Martina, ricordiamo che in cinque anni di governo non sono stati capaci di risolvere la vicenda Ilva e di mettere in sicurezza gli impianti e la salute dei lavoratori e della cittadinanza. L’unica cosa che sono riusciti a garantire è la continuità delle fonti inquinanti che seguitano a produrre solo eventi di malattia e morte. Ascoltare ora dalle parole di Martina che il tempo è scaduto, è l’ennesimo schiaffo del Pd alla città di Taranto.

Oggi davanti ai cancelli dell’Ilva di Taranto, di fronte a qualche lavoratore, solo dichiarazioni irresponsabili e menzogne: la cessione voluta dal Pd prevedeva circa 3.500 lavoratori in esubero senza nessuna riassunzione, altro che zero esuberi. La propaganda e la mancanza di responsabilità politica sono prerogative del Pd e non del M5S, che su Ilva sta dimostrando solo grande senso di responsabilità, visto che in caso di annullamento del contratto Mittal impugnerebbe davanti al TAR tale decisione, esponendo lo Stato al rischio di pagare rilevanti penali, oltre che responsabilità davanti alla Corte dei Conti.
Le illegittimità giuridiche accertate, prima dall’Anticorruzione e successivamente dall’Avvocatura dello Stato, hanno confermato i dubbi già palesati dal M5S sulla procedura di gara Ilva, chiaramente viziata da rilevanti criticità e da poca trasparenza. Il Ministro Luigi Di Maio e il governo hanno l'obbligo prima di prendere una decisione, che non tarderà ad essere presa, di fare chiarezza, rivelando le diverse criticità tenute nascoste dal Pd all'opinione pubblica. Ci chiediamo con quale faccia la delegazione Pd si sia presentata davanti ai lavoratori Ilva dopo una enorme mole di decretazione d’urgenza che ha concesso, tra le altre cose, anche l’immunità penale per i commissari e i futuri acquirenti tanto da legarla al contratto di cessione dell’Ilva. Indipendentemente dalle decisioni che saranno assunte, difenderemo quanto scritto nel programma di governo”.

Ormai non c’è limite all’imbarazzo nel commentare le dichiarazioni del Ministro Di Maio intorno ad Ilva, tali e tanti risultano gli argomenti di irrazionalità e di disprezzo dei bisogni della comunità ionica.

Al suo insediamento abbiamo mostrato pazienza, garantito leale e costruttiva collaborazione, ma quelli che sembravano solo inesperienza e smarrimento politico si stanno rivelando un calcolo premeditato. E si spiega il suo silenzio ininterrotto davanti alle sollecitazioni degli enti locali, si comprende il teatro delle 62 sigle al Mise. È questa la sua idea di trasparenza? In cosa sarebbe migliore dei predecessori che tanto critica, come se fossero il vero nodo di una vertenza così complessa? Può smetterla di usare Taranto per i suoi problemi politici?

Ministro, ci dica cosa vuole fare senza altri giri di parole, per carità. Se vuole chiudere lo stabilimento, si accomodi. Sarà sempre suo e del suo Governo l’onere di gestire bonifiche miliardarie e decine di migliaia di disoccupati. Stia pur certo che verremmo tutti in pianta stabile in Via Veneto a darle una mano. Le garantiamo tutto il supporto possibile, faremo in modo che Taranto resti in ogni caso una priorità della nazione fino a che non sarà tutelato l’ultimo lavoratore, l’ultimo concittadino, ripristinato l’ultimo lembo di terra.

Ministro, che fa, chiude o no? È semplice la risposta, non inventi altri colpi di teatro. Non so se lei sia un credente, ma dice il Vangelo: “sia il vostro parlare sì, sì, no, no; il di più viene dal Maligno.”

Quindi, sia chiaro, vuole piuttosto un tavolo serio per implementare le misure ambientali, sanitarie e sociali? Noi ci siamo anche in questo caso, con eguale convinzione.

Credo che sia giunto il momento di una iniziativa forte ed univoca da parte della comunità tutta, sentiremo a stretto giro le organizzazioni sindacali e imprenditoriali, i nostri esponenti istituzionali, i portatori di un interesse sano verso il futuro di Taranto.

Nel frattempo, il Civico Ente ha trasmesso in data odierna istanza formale di accesso completo agli atti predisposti dall’Avvocatura dello Stato. Abbiamo diritto a fatti, non dichiarazioni strampalate.

Ministro, sì o no?

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