Il Presidente Emiliano mi segnala e mi fa segnalare da più parti che avrebbe piacere a ricostruire un rapporto politicamente compromesso col sindaco del secondo capoluogo pugliese. Purtroppo reitera nelle sue modalità affatto istituzionali e rispettose dell'interesse tarantino.

Apprendere dalla stampa delle sue nuove proposte su Ilva farebbe simpatia, se non fosse per lo scarso tempo a disposizione delle parti e per la considerazione che per uno scampolo di visibilità si gioca sempre sulla pelle di migliaia di cittadini ed imprese tarantini.

Ora valuterò attentamente, con i tecnici del Civico Ente, il contenuto di queste circa trenta pagine, presentate in pompa magna a Bruxelles, grazie ai contribuenti pugliesi. Immagino si sia fatto ben consigliare dai suoi nuovi esperti. Resto anche curioso di ascoltare le reazioni dei sindacati metalmeccanici.

Purtroppo, nel quadro del percorso normativo esistente non posso che registrare già una probabile irrealizzabilità rispetto ad alcuni scenari proposti, dunque tanto varrebbe parlare chiaramente del parco giochi di Grillo. Spero davvero che la pazienza dell'investitore non sia prossima all'esaurimento.

ILVA: AMBIENTALIZZAZIONE E SALVAGUARDIA DI TUTTI I LIVELLI OCCUPAZIONALI DIRETTI, DELL’APPALTO E DELL’INDOTTO
Dichiarazione di Antonio Castellucci – Segretario generale


Diamo atto al Ministro Luigi Di Maio dell’attenzione mostrata durante il primo incontro interlocutorio con le Organizzazioni sindacali di categoria e confederali, dopo le incertezze emerse qualche settimana fa dai contenuti del Contratto di Governo M5S-Lega circa le ipotesi, non ben chiare, sul futuro dello stabilimento Ilva di Taranto.
Nel corso del confronto al Mise, infatti, il Ministro ha affermato che salute e lavoro non devono e non possono confliggere, quindi che non saranno assunte decisioni unilaterali e, al contempo, che ci sarà un percorso da fare insieme, appunto salvaguardando lavoro, salute e sicurezza e sostenibilità ambientale.
In attesa di conoscere compiutamente gli esiti anche degli altri incontri programmati, ancora presso il Mise, tutto fa ben sperare, dunque, seppur cautamente, in ordine alla prosecuzione della trattativa su Ilva per giungere ad un accordo positivo, anche perché non bisogna perdere altro tempo prezioso, dal momento che gli stabilimenti, i lavoratori con le rispettive famiglie, Taranto, l’intera provincia e il Paese hanno bisogno di certezze per il futuro.
Come Cisl riteniamo imprescindibile la necessità che siano tutelati e salvaguardati tutti i livelli occupazionali diretti, dell’appalto e dell’indotto –una polveriera pronta ad esplodere - e che si proceda ad una vera ambientalizzazione tanto del sito industriale quanto delle aree e dei quartieri circostanti, a garanzia della salute dei dipendenti e di tutti gli abitanti dell’area ionica.

Antonio Castellucci

Nell’intervista al quotidiano La Stampa il Ministro Gian Marco Centinaio dice due cose che da Sindaco di Taranto hanno attirato la mia attenzione.

"L'Ilva deve continuare a essere un sito produttivo” e “Io non andrei a passare le mie vacanze lì a meno che non farne una grande Eurodisney”.

Sulla prima frase siamo d’accordo, Ministro Centinaio. Sto infatti aspettando l’invito al Mise da parte del ministro Di Maio per ripartire dal protocollo di intesa approntato con il precedente Ministro, con tutte le eventuali modifiche del caso, per la messa in sicurezza delle migliaia di posti di lavoro e della questione ambientale. Come saprà anche lei, è una corsa contro il tempo, a fine mese le casse di Ilva saranno vuote, ecco perché stavamo accelerando con il ministro Calenda. So che comprenderà la gravità della situazione, così come sono certo la comprenderà il Ministro del lavoro, delle politiche sociali e dello sviluppo economico; ecco perché mi rasserena molto sapere che anche per lei “ilva deve continuare a essere un sito produttivo”, sicuro e salubre, aggiungo.

Sul secondo punto, caro Ministro, duole farle notare invece una brutta scivolata.

Leggo sempre nell’intervista, che anche la delega al Turismo appartiene da qualche giorno al suo dicastero oltre a quella dell’agricoltura; bene, a mio parere il ministro del turismo ha l’obbligo di promuovere ogni angolo del paese che rappresenta. Anche il luogo meno avvenente deve essere messo da lei in condizione di creare sviluppo e turismo. Quindi non può andare in giro dichiarando che non andrebbe mai in vacanza in questa o quella città d’Italia. Non può dirlo neanche di Taranto nonostante lei sia dirigente del partito anti meridionale per eccellenza come era (?) la Lega Nord. Ha la fortuna di essere ministro del Turismo nel paese con più bellezze paesaggistiche e culturali del pianeta, non le sarà difficile promuovere l’Italia tutta. Non le sarà difficile neanche per Taranto della quale non le dirò nulla perché sono certo che solo dopo averla visitata non avrà alcuna difficoltà a diventare il nostro miglior promotore turistico.

Prima di fare proposte alternative su ilva abbiamo il dovere di salvare più di 20 mila lavoratori tra dipendenti e indotto. Abbiamo il dovere di rendere competitiva ilva dal punto di vista ambientale e industriale. Ilva non è una località turistica ma una industria, un luogo di lavoro che va messo in sicurezza. Per il bene dei cittadini e dei lavoratori. Accetti un consiglio, lasci perdere Eurodisney.

La aspetto a Taranto, magari anche con il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Salvini che so essere un amante della Puglia, ma che probabilmente non conosce ancora Taranto.

Questa è la stagione ideale, Ministro Centinaio. E dopo mi dirà se l’unica proposta che vorrà farmi è l’Eurodisney.

Rinaldo Melucci - Sindaco di Taranto

Le aziende di autotrasporto fornitrici di servizi per l’ILVA stanno attraversando una crisi quasi irreversibile.

A seguito dei procedimenti di amministrazione straordinaria a carico della stessa azienda tarantina,
avviatasi già dal gennaio 2015, circa 100 aziende di autotrasporto lamentano il mancato pagamento dei
crediti vantati nei confronti dell’ILVA. Ovvio che tale situazione ha creato un malessere che ha
inevitabilmente coinvolto tutte le famiglie di tutte le aziende di autotrasporto, ponendole in una situazione
di estremo disagio.
Dal 4 maggio presso il Tribunale di Milano sono cominciate le udienze volte a determinare la liquidazione di
questi crediti. Il giudice delegato, Caterina Macchi, ha rigettato l’istanza promossa dalle aziende di
autotrasporto di liquidazione. Ciò anche in contrapposizione alla Legge n. 123 del 12 agosto 2017
Conversione del decreto per la crescita economica del Mezzogiorno, dove si fa riferimento alla
prededucibilità dei crediti vantati dalle aziende di autotrasporto, cui fai riferimento il caso in ispecie.
UNION PMI, che sostiene e perora la causa di queste imprese per voce del suo Direttore Generale dott.
Pasquale D’Alena, si scaglia contro il silenzio assordante di tutti gli attori economici, sociali e soprattutto
della classe politica. Afferma infatti “Non è possibile assistere inerti al modo in cui la città di Taranto nel suo
complesso viene trattata; sono stati superati i limiti della tolleranza e chinare nuovamente il capo vorrebbe
dire subire passivamente un nuovo oltraggio; la crisi che sta coinvolgendo il comparto delle imprese dei
trasporti ha del surreale e ha l’aggravante di essere acuita dall’ inerzia di tutte le componenti economiche e
politiche. La tutela dei diritti delle persone e delle imprese sembra non interessare alcuno. Ma se vogliamo
rivoluzionare il sistema culturale dobbiamo agire all’unisono e riappropriarci del concetto di solidarietà che
pare mancare ad una città che ha tutto per poter essere la perla del Mediterraneo, in cui il settore della
logistica e trasporti gioca un ruolo cruciale per lo sviluppo della città e della regione Puglia. Questa vuol
essere una chiamata ad unirsi per concorrere allo sviluppo di una città che vanta una storia invidiabile, ma
soprattutto far valere quei diritti delle piccole aziende e di persone spesso bistrattate, come sta accadendo
in questi giorni.”

Editore, Direttore responsabile, Caporedattore e Redazione tutta de “L’Eco di Bergamo”,

riteniamo l’articolo da voi titolato “Se chiude l’Ilva paghiamo tutti”, pubblicato in data 19 maggio 2018, offensivo per l’intera comunità pugliese. Come tarantini, ancor più profondamente e duramente censuriamo le vostre parole. Queste sono talmente sciagurate da non trovare la benché minima giustificazione.

Da anni la comunità tarantina paga un prezzo altissimo, insopportabile per quella produzione che, secondo voi, è di supporto anche all’economia del nord. Vi siete mai chiesti quanto costa, a noi tarantini, un chilo di acciaio? Non ci riferiamo ai costi della semplice produzione (a questo sapreste rispondere in un secondo, immaginiamo); vi chiediamo quanto costi in termini di distruzione. Quanto costa in vite umane? Quanto in malattie e spese sanitarie? Quanto in tumori in ogni parte del corpo, senza distinzione di sesso e età? Quanto in gravi patologie cardiovascolari? Quanto in quelle respiratorie? Quanto in viaggi della speranza, quasi sempre diventata disperazione? Quanto in casi di depressione? Quanto in casi di infertilità maschile e femminile? Quanto in bambini nati già malati, nati morti o mai nati? Quanto in offese alle tombe dei nostri morti, deturpate dall’infinita impronta del rosso-ruggine maledetto? Quanto in diritti negati, soprattutto ai bambini? Quanto in territorio offeso? Quanto in giovani che partono per colpa di un’industria che crea disoccupazione? Quanto in agricoltura e allevamento negati? Quanto in mare violentato? Quanto in inquinamento che toglie il respiro? Quanto in futuro negato ad un’intera provincia di questa nazione? Quanto in sfregi alla bellezza e alla Storia? Quanto costa in tradimenti della Costituzione della Repubblica italiana? Voi, invece, vi preoccupate delle ricadute economiche sull’Italia del nord. Le nostre carni malate e i nostri morti vengono sacrificati per garantirvi uno sviluppo sicuro e senza danni; falsamente auspicate artificiose soluzioni per conciliare il lavoro con la salute di una città (tipo la copertura dei parchi di minerali che copre quello che si vede, ma lascia agire tutto quello che non si vede, a cominciare dalle emissioni di diossina o il piombo entrato nel sangue dei nostri bambini, giusto per fare un paio di esempi). Vogliamo ricordarvi che l’area a caldo di Genova venne chiusa perché procurava morti e malattie ad operai e cittadini. Quella stessa area di produzione venne trasferita a Taranto e fu, per le stesse ragioni, l’oggetto che mosse la Magistratura tarantina ad ordinarne il sequestro senza facoltà d’uso. Voi dichiarate discutibile l’intervento dei giudici; i governi italiani lo hanno calpestato con ben dodici decreti legge, prevedendo, tra le altre cose, l’immunità penale per i commissari e anche per i futuri acquirenti. Cose da quarto mondo!

Impianti talmente vetusti da cadere a pezzi non potranno mai garantire (e già da decenni non garantiscono) sicurezza e salute sia per quei 14.000 dipendenti che richiamate nell’articolo, sia agli abitanti di un’intera provincia, senza parlare di quelli delle province limitrofe. E nessun riferimento alle percentuali di malattie e morte per danni riconducibili all’inquinamento industriale che riguardano il territorio tarantino.

Dal vostro articolo, però, ricaviamo una conferma alle certezze che già nutrivamo. Siete talmente aridi da calpestare il sacrificio di esseri umani, vostri connazionali fino a prova contraria, per continuare ad essere assistiti. Perché la verità è che avete sempre condannato il sud per quella parte d’Italia propensa all’assistenzialismo. In realtà, dopo aver depredato in maniera vergognosa il sud, ancora oggi chiedete sacrifici, non importa di quali entità, a noi per continuare ad essere assistiti a nostre spese.

La nostra principale occupazione è piangere i nostri morti, seppellirli e ricordarli attraverso fotografie su marmi offesi dal rosso del minerale di ferro; per questo, noi paghiamo, non veniamo pagati. I più fortunati tra noi riescono a vedere i propri figli lasciare questa città in cerca di lavoro. Quello che voi chiamate maxi stabilimento affacciato sul Golfo, noi lo chiamiamo enorme palla d’acciaio al piede per il nostro futuro.

Siete inseriti, a buon diritto, in quella Repubblica italiana, vergogna dell’Europa, che legifera in continuazione per difendere la produzione mortale e seppellire i diritti fondamentali garantiti dalla Carta costituzionale.

Questa lettera verrà inviata a tutti gli organi di stampa inseriti nei nostri contatti, ai quali chiederemo di stigmatizzare, dissociandosi, le parole del vostro articolo, in barba al sentimento corporativistico che unisce tra loro gli organi di informazione.

“Destano sconcerto le dichiarazioni rilasciate dal Movimento 5stelle, attraverso Lorenzo Fieramonti a Taranto, che confermano la volontà di avviare la chiusura dello stabilimento Ilva. Colpisce l’impreparazione e l’improvvisazione con cui i grillini si sono presentati ai sindacati che, al termine dell’incontro, sono unanimi nel dichiarare la totale mancanza di risposte a tutti i loro interrogativi. Sono anni che i 5stelle a Taranto predicano lo slogan della chiusura dell’acciaieria ed oggi scopriamo che sono completamente sprovvisti di un piano di deindustrializzazione che dica con quali modi, con quali risorse e in quali tempi avviarla”. 

Lo dichiara Francesca Franzoso consigliere regionale di Forza italia.
“Per tante domande inevase, prosegue Franzoso, oggi l'unica conferma è che i cinque stelle di fronte alla più grande vertenza occupazionale del Mezzogiorno, si dimostra un movimento di dilettanti allo sbaraglio. Gioca col destino di migliaia di lavoratori in angoscia, parla di condivisione e alternative industriale senza avere una visione di futuro concreta e rischia di far saltare il più grande piano di investimento ambientale che Taranto abbia mai avuto. Spero che la città sappia non essere da meno rispetto a Genova dove, intanto, Fim Cisl preannuncia battaglia in piazza, consapevole che la parola "riconversione", già pronunciata nel capoluogo ligure nel 2005 , porto’ alla chiusura dell'altoforno e alla perdita di oltre 1.200 posti di lavoro”.

Un operaio che lavorava all’ILVA di Taranto per un’azienda appaltatrice ha avuto un incidente sul lavoro ed è morto: si chiamava Angelo Fuggiano e aveva 28 anni. I sindacati hanno proclamato lo sciopero dei dipendenti dell’ILVA e di quelli delle società che lavorano in appalto a partire dalle 11 di oggi e fino a venerdì mattina alla scadenza del primo turno.

di seguito le reazioni:

Nota ANMIL Taranto

Questa tragedia non si può più commentare. Quegli operai sono stati lasciati soli e come ANMIL chiediamo l’intervento del Presidente della Repubblica sull’emergenza che vive Taranto. Serve lo Stato qui, uno Stato che torni ad essere amico di questa terra, e serve che sulla grande vertenza che riguarda il futuro di quello stabilimento e della città si torni a parlare di cose possibili, concrete e vere. Lo sciacallaggio che si è consumato sulla pelle degli operai e dei cittadini di Taranto ha di fatto allontanato la soluzione del problema.

Così Emidio Deandri, presidente dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro di Taranto, a commento della morte del giovane operaio dell’appalto ILVA deceduto stamane durante l’operazione del cambio funi al quarto sporgente ILVA del porto di Taranto.

L’ANMIL nella nota inviata alla stampa annuncia anche che sarà pronta a dare assistenza legale alla famiglia e a costituirsi parte civile quando verranno riscontrate le responsabilità penali dell’accaduto.

Nota CGIL Taranto 

Dichiarazione stampa Paolo Peluso Segretario Generale CGIL Taranto

Sospeso questa mattina, dopo la notizia della morte del giovane operaio ILVA avvenuta al quarto sporgente ILVA, il Convegno organizzato dalla CGIL su “Sviluppo Sostenibile – L’impegno del mondo del lavoro”. A darne l’annuncio di fronte ad una platea sgomenta il segretario della CGIL di Taranto, Paolo Peluso, che ha dichiarato inoltre quanto segue:

“Con CISL e UIL , alle 17.30 saremo sotto la Prefettura per un incontro con il rappresentante dello Stato. Questa emergenza è nazionale e l’urgenza di un intervento l’avevamo già manifestata nel corso dello sciopero sui temi della sicurezza dello scorso 30 aprile in tutte le acciaierie dello stabilimento. I metalmeccanici, quelli diretti e quelli dell’indotto, non saranno lasciati soli. Intendiamo sollecitare una mobilitazione ancora più forte che coinvolga anche tutti i livelli nazionali e che rimetta al centro della vertenza quegli operai”.

Nota del Sindacato portuali

Morte di Angelo Fuggiano

I sindacati dei lavoratori marittimi e portuali: “avevamo chiesto armonizzazione norme sulla sicurezza”

Saranno presenti al presidio in Prefettura di questa sera alle 17.30 anche i lavoratori aderenti a FILT CGIL e UIL Trasporti.

In una nota congiunta i segretari di categoria Gaetano Raguseo e Carmelo Sasso, annunciano l’adesione alle forme di protesta proclamate dopo l’infortunio mortale di Angelo Fuggiano e confermano l’urgenza di procedere al più presto all’applicazione di tutte le norme previste in tema di sicurezza.

Avevamo già chiesto l’armonizzazione delle norme in materia di lavoro marittimo e portuale – dicono – e la morte di questo giovane operaio è un atto d’accusa circostanziato nei confronti di chi non ha reso possibile l’applicazione di decreti legislativi ancora del tutto elusi o disattesi.

 

ILVA: Bisogna Riprendere la Trattativa, Serve un grande senso di Responsabilità di tutte le parti per trovare una soluzione che tuteli l’ambiente e salvaguardi l’occupazione di migliaia di lavoratori DIRETTI E INDOTTO

Il ruolo del sindacalista è quello di trattare e contrattare per il bene della collettività, dei cittadini e delle lavoratrici e dei lavoratori, quello che ieri alla trattativa Ilva si tentava di svolgere. Oggi si rischia che l’azienda possa, dopo la chiusura negativa del tavolo negoziale, autonomamente compiere atti non confacenti alle attese delle maestranze.
Bisogna ripartire immediatamente con le trattative, specie per i dipendenti dell’indotto (circa 7800 di tutti i settori contrattuali) molti di loro senza stipendio, altri senza alcuna tutela di salute e sicurezza altri (gli invisibili lavoratori somministrati) senza alcuna clausola sociale di salvaguardia occupazionale.

Ripartire da Cosa:
• Gli Impegni di AM Invest Co devono riguardare anche i lavoratori dell’Indotto con clausole specifiche di salvaguardia occupazionale e reddituale;
• Gli impegni di di Ilva in AS devono prevedere oltre che garanzie per le aziende dell’indotto anche per i lavoratori e le lavoratrici;
• Azioni collaterali per salvaguardare l’indotto dove di debbano prevedere anche per loro ammortizzatori sociali (che non esistono), tutele e prevenzione per la salute e sicurezza (oggi inesistenti).

Come sindacato del Terziario nei prossimi giorni avvieremo le assemblee in tutti i cantieri per decidere insieme come affrontare la VERTENZA ILVA INDOTTO.

Il tempo delle parole si è concluso ora serve ritornare a trattare con grande senso di responsabilità per il bene di tutti.

Il Comune di Taranto esprime soddisfazione per la convocazione odierna del Mise.

“È il giusto traguardo - commenta il sindaco - per il lavoro serio e silenzioso di questi mesi per addivenire ad una piattaforma largamente condivisa, che operi nel verso del miglioramento della fase applicativa del Dpcm in materia ambientale, della ufficializzazione di alcune sostanziali misure economico-sociali per cittadini e imprese locali, dell'istituzione di un costruttivo e periodico confronto tra industria e territorio attraverso un tavolo specifico a Taranto, a guida del Comune capoluogo ma allargato ai Comuni dell'area di crisi complessa”.

È un punto di ripartenza innovativo.

Gli enti locali, fatti salvi gli imprescindibili target della salute e della sostenibilità, hanno compiuto lo sforzo di eliminare ogni residuo ostacolo alla trattativa sindacale, che ora si auspica riprenda con definitivo slancio.

“Siamo certi - conclude il primo cittadino - che il gruppo Mittal sarà in grado di fornire le più equilibrate aperture”.

 

“Siamo in dirittura di arrivo con un protocollo di intesa tra parti istituzionali e private, che recepisce molteplici istanze della comunità ionica. Confermo che l'intesa prevederà, all'atto della sua stipula formale, il ritiro del ricorso al Tar del Comune di Taranto”.

È quanto affermato da Rinaldo Melucci entrando al Mise.

“È stato ristabilito il nostro ruolo in seno alla trattativa, sono stati resi disponibili i documenti necessari alle nostre valutazioni, siamo riusciti a migliorare tempi e condizioni di molte misure ambientali. C'è ancora molto da fare, naturalmente. Entro poche settimane - continua il sindaco di Taranto - partirà la pulizia su larga scala del quartiere Tamburi in conseguenza del fenomeno dei wind days, il 16 di questo mese tenteremo una mediazione a salvaguardia dell'indotto locale, aspettiamo con fiducia che venga su la prima campata della copertura dei parchi minerali, stiamo premendo l'azienda per l'accelerazione di interventi relativi ad alcune importanti servitù e concessioni cittadine. Ringraziamo anche Mittal perché in un momento così difficile non ha chiuso la porta allo studio di tecnologie low carbon, così pure il Governo per il rafforzamento della sorveglianza e delle risorse inerenti il rischio sanitario. Non è ancora il mondo perfetto, ma il clima è del tutto cambiato. Speriamo modifichino anche il nome allo stabilimento, abbiamo bisogno di voltare pagina persino psicologicamente”.

Negli ultimi giorni avevamo avuto modo di evidenziare che la variabile tempo rischia di diventare un grande ostacolo. Ogni settimana che scorre senza una intesa compromette tutto l'impianto, nel senso normativo oltre che fisico del termine.

Già in autunno avevamo a gran voce rivendicato la conoscenza piena del piano industriale e la partecipazione alla trattativa sindacale, a tutela degli stessi lavoratori tarantini. Così non è stato, tuttavia ugualmente ci siamo predisposti alla collaborazione con tutte le parti, nel tentativo quanto meno di implementare le misure connesse al Dpcm afferente alla materia ambientale, specie per eliminare dal tavolo istituzionale ogni alibi, ogni incaglio ad una trattativa, quella sindacale, che alcune organizzazioni davano già per acquisita.

La comunità ionica ha compiuto ogni sforzo plausibile in questi mesi per dimostrare affidabilità agli interlocutori istituzionali ed agli investitori. Abbiamo superato lacerazioni storiche, raccontato ai nostri figli che un altro futuro è possibile, un futuro fatto di produzione sostenibile dal punto di vista ambientale e socio-economico. Non si possono chiedere nuovi immotivati sacrifici ai tarantini, non a qualunque prezzo per Taranto si può chiudere questa trattativa, non può essere l'affare del secolo solo per l'interesse privato ed industriale.

Taranto ha fatto il suo, ora ci aspettiamo dal gruppo Arcelor Mittal un segnale che vada ben oltre i freddi numeri di un contratto stipulato senza conoscere le nostre ferite, i nostri bisogni, le nostre aspirazioni.

Già a luglio spiegammo in occasione della visita della famiglia Mittal a Taranto che questa non è una semplice vertenza sindacale, non una banale acquisizione come tante, la quadratura finanziaria non può non tenere presente quello che questa eroica città ha sin qui assicurato al sistema Paese.

Non è con la rigidità e la spocchia mostrata al Mise che Am Investco Italy definirà positivamente il proprio percorso. A noi non è dato sapere se su quel tavolo si sia mai ufficialmente parlato di quota zero esuberi, di certo, dopo il faticoso lavoro di tutti, non possiamo che esortare il potenziale aggiudicatario a rivedere la sua posizione e a compiere significativi e rapidi progressi nella vicenda occupazionale.

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