Gli Amministratori democraticamente eletti, le Parti Sociali largamente ed autenticamente rappresentative della comunità ionica tutta, chiedono quanto segue al Governo Conte e al Ministro Di Maio in relazione alla vicenda Ilva.

In considerazione dello scarso tempo ormai disponibile per la tenuta dell'azienda e soprattutto per la sicurezza degli impianti, noi chiediamo di ricevere al più presto una voce univoca, inequivocabile, definitiva sul rilancio e l'ambientalizzazione del polo siderurgico tarantino. Ne va della credibilità dell'intero Paese.

Nel contempo, chiediamo al Governo di riattivare con urgenza i lavori del tavolo Cis e dare ogni più concreto impulso al ciclo delle programmate bonifiche del nostro territorio.

In conseguenza di quanto sopra, chiediamo al Ministro Di Maio di confrontarsi seriamente e senza pregiudizi con i cittadini tarantini e le loro Istituzioni, non solo con raggruppamenti di comodo, gli chiediamo il coraggio di visitare Taranto, troverà gente di buona volontà, desiderosa di futuro, questa è la vera trasparenza.

Noi riteniamo che tutto si possa migliorare e che si debba continuare l'opera di moderna e corretta ricostruzione dei ruoli e delle relazioni tra territorio e grande industria, ma occorre ripartire in fretta, o ogni ulteriore slittamento delle misure e tecnologie in tema ambientale penalizzerà soltanto i tarantini, soprattutto le categorie già ampiamente esposte e il grande indotto.

Dunque, noi riteniamo che, al netto di eventuali rapidi e pertinenti approfondimenti del Ministero dell'Ambiente e degli altri organismi deputati, le proposte del Gruppo Mittal sintetizzino un duro lavoro svolto con tutti i portatori di interesse rilevanti e rappresentino quanto meno un buon punto di partenza, uno scenario economicamente e tecnicamente praticabile, un equilibrio con le esigenze della comunità che non si era mai visto nella storia più che cinquantennale di Ilva a Taranto. Altre considerazioni ascoltate in questi giorni sono del tutto sganciate dalla realtà, dal nostro punto di vista non mirano a dare sollievo e futuro a Taranto, contribuiscono solo al clima di confusione e discredito delle Istituzioni.

E ove il Ministro ritenesse insormontabili taluni assetti formali della procedura, come già fatto nelle ultime settimane, torniamo a proporgli di recuperare la bozza di intesa tra le parti, che attraverso opportune implementazioni può tendere a rafforzare i poteri di controllo ed intervento di Amministratori o Prefetto, al fine di bilanciare gli effetti della immunità penale.

In ultimo, chiediamo al Ministro Di Maio di riconvocare senza nuovi indugi il tavolo del negoziato sindacale, solo i lavoratori ed i loro rappresentanti possono fornire le migliori interpretazioni delle problematiche di Ilva e, liberi da ogni influenza politica, possono valutare adeguatamente l'approccio e gli sforzi dell'investitore.

Noi abbiamo sempre massima stima e fiducia nella magistratura, ma chiediamo a tutti di non abusare e strumentalizzare l'intervento di altri organi dello Stato, rispetto ad una vicenda già molto complessa, declinata all'infinito, che rischia di diventare una condanna per un'intero territorio. C'è un interesse pubblico molto alto che va tutelato. Non si può differire ancora la scelta, trincerandosi dietro procedure burocratiche e polemiche politiche.

La vita e la salute dei tarantini non può attendere. Sarebbe per noi tutti assai positivo se il Ministro desse segno di voler assecondare queste richieste odierne entro la ricorrenza del Ferragosto.

F.to
Gli Enti ed Organizzazioni locali presenti alla conferenza stampa del 30 luglio scorso a Taranto.

MITTAL ILLUSTRA IL SUO PIANO A ROMA, MA LA COMPETENZA NON VA LASCIATA A CASA: IL MINISTRO HA PERSO UNA BUONA OCCASIONE

Oggi a Roma, nella sede del Mise, Arcelor Mittal illustrerà le correzioni apportate al Piano Ambientale in virtù delle sollecitazioni ricevute in tal senso dal Governo.

Il ministro Di Maio ha convocato rappresentanze istituzionali, parti sociali e associazioni ambientaliste.
In totale saranno 62i soggetti chiamati ad ascoltare, tra poco, la relazione del gruppo franco-indiano.

Non entriamo nella disputa politica che si va alimentando giorno per giorno come un incendio perpetuo che rischia di bruciare soprattutto le aspettative della comunità, del mondo del lavoro, della produzione e delle professioni.

Ci limitiamo ad osservare che una così importante occasione di dialogo e confronto avrebbe meritato una gestione politico- istituzionale più attenta e calibrata.

Secondo questo Ordine, la Città di Taranto ha il diritto di conoscere apertamente, e direttamente, le proposte di chi si appresta a gestire un’industria come l’Ilva.
Ed è superfluo spiegarne il perché!

Dunque condividiamo l’idea di coinvolgere il mondo delle associazioni, quindi un incontro organizzato a Taranto avrebbe certamente assecondato compiutamente questa innegabile e sacrosanta esigenza civica.

Altra cosa, a nostro modo di vedere, è un tavolo ministeriale intorno al quale devono prendere posto le rappresentanze politiche elette, ovvero legittimate democraticamente a rappresentare tutte le sfumature di una intera comunità, quindi il mondo del Lavoro, della Salute, dell’Ambiente e della Produzione.

Quanto alle Professioni, duole rilevare come il ministro abbia perso una valida occasione per ascoltarci.

L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Taranto l’anno scorso ha presentato dettagliate e compiute osservazioni in sede di rilascio dell’Aia a Mittal (settembre 2017), un lavoro che il Comune di Taranto avrebbe poi recepito in toto inserendolo nel fascicolo tecnico poi consegnato al Mise nei tempi stabiliti dalla legge per le prescrizioni.

Abbiamo inoltre espresso un parere oggettivo sulla costruzione (oggi in corso...) della copertura parchi minerali e siamo convinti che la nostra comunità abbia il diritto di respirare aria salubre e di lavorare al sicuro.

Oggi a Roma avremmo ascoltato volentieri cosa Mittal intenderà fare per raggiungere questi obiettivi.

La competenza non va lasciata a casa. Il ministro ha perso una buona occasione.

ORDINE DEGLI INGEGNERI DELLA PROVINCIA DI TARANTO

 

“Illustrare il piano ambientale e le sue migliorie doveva e deve rimanere un problema della città di Taranto, dei lavoratori dell'Ilva e soprattutto del governo, che deve avere il coraggio di decidere”.
E' ciò che dichiara Antonio Talò, segretario generale provinciale della Uilm di Taranto, in merito alla convocazione, da parte del ministro Luigi Di Maio, del vertice sull'Ilva programmato a Roma lunedì prossimo.
“Questa volta credo che il sindaco di Taranto abbia tutte le ragioni per protestare – commenta il segretario provinciale Uilm Antonio Talò -. E' una posizione che condivido in pieno, in particolare in merito ai soggetti convocati all'incontro. Cosa c’entrano tutti quei soggetti che, con Taranto, non hanno niente da spartire? Il presidente del Consiglio Conte e il ministro Di Maio si prendano la responsabilità del loro ruolo, guardando la realtà: ci sono 15mila famiglie, quelle dei lavoratori e c'è un'economia locale e nazionale che non possono continuare ad aspettare per conoscere qual è il futuro dello stabilimento siderurgico ionico. Lunedì aspettiamo di discutere del “merito” delle questioni: il merito riguarda l'Ilva e Taranto. Perciò ritengo un errore l’ “adunata” di lunedì, seppur nel rispetto di tutti. Va pur bene l'ascolto e la parola alle diverse voci, ma adesso è tempo di decisioni e del fare”.

Dottor Rinaldo Melucci,

rappresentare la nostra comunità è il più grande onore a cui un tarantino possa aspirare, il più grande impegno che si possa assumere; fare rispettare il nostro territorio è impresa ciclopica, ma è ciò che si chiede ed è ciò che si giura nello stesso istante in cui si diventa primo cittadino della nostra città.

Nella diatriba, oramai consegnata al passato, a colpi di tweet con l’ex ministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda, prima del suo incredibile dietrofront con conseguente riallineamento, lei si è spinto fino a richiamare le origini spartane di Taranto, lasciando intendere che da parte sua sarebbe stato adottato un comportamento simile a quello dei nostri fondatori. Per questa ragione, come Genitori tarantini intervenimmo in sua difesa contro le esternazioni fantasiose e ridicole di Calenda, regalandogli quella che alcuni giornali vollero generosamente definire “una lezione di storia”.

Dottor Melucci, a volte la differenza tra uno spartano ed un ilota diventa sottilissima. Se uno si dichiara spartano, come tale deve comportarsi; in caso contrario, cadere nella categoria degli schiavi (gli iloti, appunto) è semplicissimo.

Taranto è precipitata al penultimo posto nella classifica italiana sulla vivibilità. Un affronto insopportabile per una terra di sublime bellezza e per gente che ormai da troppi decenni soffre e muore sull’altare degli affari della nostra nazione.

In un recente passato, pur conoscendo l’importanza di altri problemi, le abbiamo ufficialmente chiesto di attivarsi per individuare i responsabili delle offese arrecate ai sepolcri dei nostri defunti e pretendere da questi di restituire a proprie spese la dignità che il cimitero monumentale San Brunone merita al pari degli altri luoghi sacri dell’intera Italia. Lo avevamo chiesto proprio per affermare che i tarantini meritano rispetto. Lo avevamo chiesto come primo atto per far capire agli inquinatori che più nulla sarebbe stato loro concesso, a Taranto. Come in altri casi, la nostra richiesta non ha ottenuto la sua considerazione. Ci siamo chiesti il perché del suo silenzio e nessuna risposta ha deposto a suo favore. Resta, però, un dato inconfutabile: lei è l’esatta e naturale estensione di chi l’ha preceduta nel ruolo di sindaco di Taranto.

Come tarantini, avremmo gradito che i locali organi di informazione ci tenessero al corrente dei movimenti e delle iniziative dell’Amministrazione cittadina, ma lei ha preferito evitare qualsiasi confronto, concedendo di tanto in tanto solo laconici comunicati stampa. In uno di questi ha voluto rimarcare la sua personale posizione sulle associazioni e i cittadini che da anni si battono per l’ambiente e la salute. Le ricordiamo che la salute dei cittadini da Lei amministrati è tra le maggiori responsabilità che la sua carica le impone, forse la più importante. In questo campo, la sua azione è stata fallimentare, se non addirittura assente. Nessun passo contro gli inquinatori, solo disagi e limitazioni di libertà e diritti per la popolazione. Vogliamo ricordare, a mo’ di esempio, la sua ordinanza che imponeva la chiusura delle scuole del rione Tamburi durante i wind days, seguita da quella che permetteva agli stessi Istituti scolastici l’apertura dalle ore 8 alle ore 12 (proprio le ore di maggior pericolo per la salute, secondo le prescrizioni della Asl tarantina). Tutto qui? No, lei non ha mosso alcuna protesta ufficiale avverso la costruzione della famigerata copertura dei parchi di minerale, ultimo mortale colpo all’idea di sviluppo turistico della città. Nulla ha detto riguardo le falde inquinate, sia di superficie che di profondità; nulla dice sulle emissioni inquinanti che non si vedono. Nascondere la polvere sotto il tappeto: questa sembra la sua politica per l’Ilva. E’ nostra intenzione richiamarla alle sue responsabilità attraverso la raccolta di firme tesa a pretendere di sapere da lei se la salute dei tarantini non è minacciata e, in caso lo fosse, pretendere che lei ponga in essere tutte le misure che la legge mette a sua disposizione per tutelare la salute dei cittadini. La raccolta continua ancora, nonostante le oltre tremila adesioni fino ad oggi riscontrate.

In questi giorni, anche l’Eni si divertita parecchio sulla pelle dei tarantini, facendo a gara con l’Ilva per chi procura danni più seri alla nostra comunità e al nostro territorio. Oggi, 23 luglio 2018, ha nuovamente stravinto l’Ilva.

Probabilmente, durante i consigli comunali, qualche consigliere le avrebbe anche posto domande sull’operato della giunta da lei presieduta già da oltre un anno, ma, a quanto sembra, il sindaco sembra brillare più per la sua assenza che per la sua presenza.

Le navi da crociera che l’anno scorso attraccarono a Taranto sono solo un ricordo, ma sono servite a lei per la sua campagna elettorale. Adesso, non servono più, evidentemente.

Le infrastrutture, il porto, l’aeroporto, la stazione ferroviaria e l’autostrada restano solo il sogno di chi avrebbe voluto per Taranto il posto che le compete per Storia e Bellezza.

Dottor Melucci, “ciò che è giusto è la vera uguaglianza “ e non “ciò che è uguale è la vera giustizia”, dicevano i pitagorici, a cominciare da Archita di Taranto. Da questo, i latini trassero il famoso detto “fiat iustitia, ruat caelum” (sia fatta giustizia anche se i cieli cadono). Giustizia sempre, al di là di qualsiasi conseguenza. Questo, secondo noi, è mancato, nel suo anno da sindaco di Taranto: il senso della Giustizia.

La sua politica per Taranto, fatta di rimpasti continui, tra esoneri di personaggi a lei scomodi e assunzione di persone un tempo all’opposizione, è fallimentare.

Uno spartano saprebbe quando fermarsi, chiedere scusa ed andare; un ilota, al contrario, sa che deve restare schiavo per sempre.

Le chiediamo di fermarsi, chiedere scusa ed andare. 

 

È ora di dire basta. Taranto non può più essere scenario di un insopportabile gioco dell’oca ingaggiato sulla pelle della città, dei suoi abitanti, delle sue forze produttive e soprattutto delle sue speranze.

Il 26 luglio prossimo saranno sei anni di preoccupazioni, incertezze, duri colpi inferti alla nostra economia, agonie produttive ed occupazionali vissute spesso lontano dai riflettori. Sei anni di stop and go estenuanti, fra speranze e delusioni, risalite e fallimenti, realtà economiche tagliate fuori da un mercato oramai stravolto da una crisi anomala, senza precedenti: aziende che popolavano un elenco cospicuo di realtà imprenditoriali d’eccellenza di cui ora non c’è più traccia o solo un pezzo di ciò che erano, un tessuto sfaldato di piccole e grandi economie incapaci di investire nel loro futuro perché private del loro presente. Incertezze e ancora incertezze, illuminate solo qua e là da squarci di luce sempre troppo brevi per poter dire che è tornato il sereno.

La vicenda Ilva è stata, è ancora, tutto questo, ma le ultime settimane, contraddistinte da un’interlocuzione diretta col Ministro dello Sviluppo Economico, arrivata dopo le lungaggini burocratiche, i paletti istituzionali, l’antitrust europeo e i tempi morti del passaggio di consegne governativo, costituiva già di per sé un passaggio di segno positivo, da riportare, sia pure con la dovuta cautela, nell’alveo delle buone notizie, in virtù (lo avevamo detto anche noi, fra gli altri) della disponibilità del Ministro Di Maio a prendere atto delle varie istanze presentategli senza nulla tralasciare delle sia pur molteplici rivendicazioni.

Di lì a poco è arrivata la notizia di uno slittamento dei tempi della gestione commissariale al 15 settembre, ovvero due mesi e mezzo in più rispetto alla data prevista per l’ingresso della cordata indiana nell’acciaieria.

Una notizia tutt’altro che incoraggiante, se si considera che la fabbrica “drena” ogni giorno risorse ingenti, in considerazione di una produzione oramai al lumicino, e che quotidianamente, 24ore su 24, incombe su di essa il pesantissimo gap della sicurezza (come purtroppo le ultime cronache ci confermano) a sua volta esasperato dalla mancanza, oramai da troppo tempo, di risorse fresche da destinare agli impianti ed alla salvaguardia dei lavoratori.

In un quadro già fosco, è intervenuta, pochi giorni fa, la richiesta del Presidente della Regione Emiliano, direttamente indirizzata al Ministro Di Maio, riguardante la verifica di presunte irregolarità sulla procedura che ha portato AM, un anno fa, ad aggiudicarsi la gara su Ilva. Richiesta che, come è risaputo, il Ministro ha tempestivamente inoltrato all’Anac, l’Autorità Anticorruzione. A seguire, le voci – non ancora confermate – di un’altra cordata, facente capo ad alcuni referenti del gruppo concorrente di AM in fase di aggiudicazione, che starebbe riscaldando i motori.

È davvero troppo, e la preoccupazione è tanta: non già per gli esiti della verifica, (che ben venga se servirà ulteriormente a far luce su eventuali discrasie, ma – lo ricordiamo - già esperita da organismi di controllo autorevoli come lo stesso Antitrust europeo); preoccupazione per un possibile, ulteriore e inammissibile slittamento dei tempi che dovranno condurre alla chiusura della trattativa con AM e quindi al riavvio, con tutti i crismi ambientali e industriali, della complessa macchina siderurgica.

Ora più che mai occorre invece tesaurizzare i tempi che ci separano dalla scadenza di settembre e fare in modo che, anche in considerazione della pausa estiva, si arrivi a quella data forti di una visione corale, chiara e univoca. Bene ha fatto, in tal senso, il sindaco Melucci, qualche giorno fa, ad esortare sia Mittal in ordine alla chiusura celere del negoziato sia i sindacati affinchè trovino al più presto la quadra sulle rispettive posizioni rispetto alle problematiche ancora sul tavolo, occupazionali e non solo.

La chiarezza esplicitata dal primo cittadino sulla questione Ilva e sulla necessità essenziale che la fabbrica continui il suo percorso, ambientalizzata e rinnovata anche sul piano del suo rapporto con la città, (che si auspica più aperto e propositivo rispetto al passato), ci fa ben sperare -oggi ancor di più -non soltanto perché da noi ampiamente condivisa ma soprattutto in funzione del significato che assume in un momento così critico per le sorti della città, del territorio circostante e, dal punto di vista delle ricadute economiche, per l’intero Paese.

Il Sistema Taranto va avanti oramai da troppi anni “in ordine sparso”: una condizione che l’ha inevitabilmente condotto ad una ovvia frammentazione, alla nascita di diverse correnti spesso contrapposte e ad una pericolosissima permeabilità e quindi assuefazione – negli ultimi anni - alle facili demagogie o peggio ancora alle correnti del qualunquismo organizzato, sia endogeno sia esogeno.

Non mi riferisco, a scanso di ulteriori equivoci, né alla politica e tantomeno a certe frange estreme di ambientalismo tout court, quanto, piuttosto, ad una diffusa tendenza al “tanto peggio, tanto meglio” che ci riporta alla logica perversa del bambino buttato via assieme all’acqua sporca.

È proprio questa tendenza, purtroppo ancora molto diffusa, deleteria e radicata, che va contrastata. Abbiamo davanti solo qualche settimana per decidere le sorti della nostra comunità per gli anni che verranno. Settimane, giorni, decisivi, fondamentali, utili per tracciare un percorso netto, ben delineato rispetto alle cose da fare.

È il momento della concretezza, occorre una voce univoca, è necessario che Taranto dia di sé l’immagine di una città, pur nella diversità delle sue tante anime (che va invece colta come un segnale di vivacità culturale e dialettica), unita e compatta nel suo progetto di futuro.

Si tratta, per Confindustria, più che di un auspicio, di una necessità. Un’esigenza che dovrà essere recepita da tutti, con il buon senso e lo spirito di fattiva partecipazione di cui Taranto necessita per guardare finalmente avanti e diventare artefice unica della propria storia.

Il nostro auspicio, pertanto, è che la verifica in corso da parte dell’Anac possa essere esperita indipendentemente dai tempi che ci separano dal 15 settembre, entro i quali il Ministero, in cui confidiamo per una celere verifica del dossier, dovrà peraltro pronunciarsi circa l’effettiva bontà dei piani presentati da Mittal: se così non fosse, ovvero se l’indagine dovesse comportare tempi aggiuntivi, ci troveremmo ancora una volta di fronte ad una beffa ancora una volta consumata, come già detto, sulla pelle di un’intera comunità.

Noi, come Confindustria, non staremo a guardare, adotteremo ogni strumento possibile per contrastare una condizione di eterno stand by non più tollerabile.

"Incisivo ed appropriato l’intervento del Ministro Di Maio questa mattina in Parlamento a proposito della complessa questione che riguarda l’ILVA, dichiarando tutto l’impegno possibile per trovare una soluzione a questa importante vertenza, sia sul piano occupazionale, sia sul piano ambientale e della tutela della salute dei cittadini. E’un grande sollievo poter finalmente contare su una politica che punta non solo a fare chiarezza sulle troppe anomalie della gara per l’ILVA, affinchè i responsabili di eventuali irregolarità compiute paghino, ma anche a fare finalmente luce sulle responsabilità politiche e sui tanti errori commessi in passato che hanno portato uno dei poli strategici per la siderurgia europea allo stato attuale, con conseguenze disastrose per il territorio che sono sotto gli occhi di tutti. Anche sulle responsabilità politiche, lo ribadisco, spero che si riesca a fare chiarezza una volta per tutte”. E’ quanto dichiara il deputato Gianpaolo Cassese (M5S), componente della Commissione Attività Produttive della Camera.

“Percorrere la strada della legalità, come ha sottolineato con forza il nostro Ministro in Aula, è il primo fondamentale segnale di cambiamento di cui soprattutto i cittadini di Taranto, che vivono il dramma dell’ILVA sulla propria pelle, hanno bisogno. Di Maio potrà certamente contare, in tale lavoro di ricerca della verità e di affermazione della legalità, sul mio appoggio e su quello della maggioranza dei cittadini che hanno a cuore il futuro di questa terra.” Conclude Cassese.

Quello che è accaduto ieri in Acciaieria 1 nello stabilimento ILVA di Taranto, per fortuna senza esiti nefasti, è però la conferma del perdurante clima di precarietà attorno ai lavoratori più deboli della catena produttiva legata al siderurgico.

Per questa ragione, in attesa che la stessa ILVA faccia ulteriori accertamenti circa l’emissione di monossido di carbonio all’interno dell’impianto in fermata programmata, chiederemo alla ditta dell’appalto per cui lavorano in somministrazione i cinque operai intossicati, di fornirsi ulteriori delucidazioni su quanto accaduto e sulle procedure operative messe in atto. E’ quanto dichiarano in una nota congiunta Paola Fresi, Antonio Arcadio, Carmelo Sasso, Antonio Simon, Elena De Matteis, Antonio Stasi, segretari generali rispettivamente di Filcams Cgil, Fisascat Fist Cisl , Uiltrasporti Uil, Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp Uil. Si tratta di un tema su cui dibattiamo da tempo, ma che continua ad essere fin troppo marginale rispetto alle questioni dei pagamenti dei fornitori, o quelle riferite alle certezze occupazionali per i diretti – continuano i rappresentanti sindacali – Un universo di “invisibilità” che per sua natura continua a macinare nella sua morsa di appalti intermittenti lavoratori che proprio per la delicatezza del lavoro svolto, come nel caso di ieri nell’impianto lavatura fumi, non possono essere in “somministrazione”. Al contrario dovrebbero rispondere a requisiti di certezza e continuità occupazionale che consente di tenere alta l’attenzione su procedure operative, dispositivi e strumenti per la sicurezza.

Taranto lì, 12.07.2018

I segretari generali di categoria
(Paola Fresi, Antonio Arcadio, Carmelo Sasso, Antonio Simon, Elena De Matteis, Antonio Stasi)

Carmine Gazzanni è stato premiato a Trepuzzi, Lecce, per la sua inchiesta sull'ILVA nel corso del prestigioso Premio giornalistico Maurizio Rampino, giunto alla sua XII edizione.

Il giornalista è stato insignito dell'importante riconoscimento da Marco Damilano, direttore dell'Espresso, per la sua inchiesta sull'ILVA di Taranto pubblicata su Left. "Quella di Taranto - commenta Carmine Gazzanni - è una storia drammatica, che dimostra cosa voglia dire vivere senza il supporto delle Istituzioni, intrappolati in un ingiusto ricatto: quello fra il diritto alla salute e al lavoro". Nel suo lavoro, Gazzanni ha raccontato Taranto durante i wind day, ovvero nei giorni in cui
il vento sparge le polveri velenose del parco minerale per tutta la città, rendendo l'aria irrespirabile e paralizzandone la vita, a cominciare dalle scuole e dagli uffici pubblici che vengono puntualmente chiusi.
"Ho cercato - conclude Gazzanni, autore di inchieste per Left, Espresso e Narcomafie - di raccontare la rabbia, lo spaesamento, la miseria di chi si sente abbandonato dallo Stato, e di chi spera adesso di trovare una voce".
Il giovane giornalista - già collaboratore per la nota trasmissione televisiva di Rai3 Presa Diretta - arriverà in libreria a inizio ottobre con il suo primo libro, un'inchiesta che promette di far discutere e che sarà pubblicata da Fandango Libri.

Egregio Ministro,

ho appreso nella tarda serata di ieri della decisione del Governo, su istanza del collegio commissariale del Gruppo Ilva, di avvalersi della proroga prevista dal contratto di aggiudicazione dei compendi aziendali.

Con la presente, sentite le parti sociali a livello locale proprio nella giornata del 26 giugno, al fine di scongiurare possibili mobilitazioni, ovvero trasmettere segnali equivoci a cittadini ed investitori, sono allora a sollecitare in tempi rapidi la riconvocazione presso il Mise del tavolo finalizzato al negoziato occupazionale.

Tutto quanto sopra, indipendentemente dalla discrezione che il Suo dicastero vorrà conservare al termine dell'analisi del corposo dossier Ilva.

Circa la durata della predetta proroga, sono a richiederLe poi precisazioni sullo stato dei conti dell'azienda, che come di certo rammenterà influisce pesantemente anche sulle sorti di un vasto e già provato indotto locale.

Infine, con l'intento di sostenere l'azione del Governo in questa fase difficoltosa, mantenendo sovraordinata la vicenda ambientale e sanitaria alla mera trattativa industriale, sono a rappresentarLe che il Comune di Taranto ha fornito disponibilità alle organizzazioni sindacali ad allargare e meglio articolare il protocollo di intesa sottopostoLe nel nostro incontro dello scorso 18 giugno.

Ringraziando sin d'ora del cortese riscontro.

Distinti saluti.

Rinaldo Melucci - Sindaco di Taranto

Il Presidente Emiliano mi segnala e mi fa segnalare da più parti che avrebbe piacere a ricostruire un rapporto politicamente compromesso col sindaco del secondo capoluogo pugliese. Purtroppo reitera nelle sue modalità affatto istituzionali e rispettose dell'interesse tarantino.

Apprendere dalla stampa delle sue nuove proposte su Ilva farebbe simpatia, se non fosse per lo scarso tempo a disposizione delle parti e per la considerazione che per uno scampolo di visibilità si gioca sempre sulla pelle di migliaia di cittadini ed imprese tarantini.

Ora valuterò attentamente, con i tecnici del Civico Ente, il contenuto di queste circa trenta pagine, presentate in pompa magna a Bruxelles, grazie ai contribuenti pugliesi. Immagino si sia fatto ben consigliare dai suoi nuovi esperti. Resto anche curioso di ascoltare le reazioni dei sindacati metalmeccanici.

Purtroppo, nel quadro del percorso normativo esistente non posso che registrare già una probabile irrealizzabilità rispetto ad alcuni scenari proposti, dunque tanto varrebbe parlare chiaramente del parco giochi di Grillo. Spero davvero che la pazienza dell'investitore non sia prossima all'esaurimento.

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