Progetto di riconversione e riqualificazione dell'area di crisi complessa ionica

Taranto è stata riconosciuta area di crisi industriale complessa con DL 7 agosto 2012, n°129 (Governo Monti). Essa coincide con i confini dell'area ad elevato rischio di crisi ambientale di Taranto e comprende i comuni di Taranto, Statte, Crispiano, Montemesola e Massafra.

Il 3 marzo 2016 (Governo Renzi) con decreto ministeriale del Mise – Ministero dello Sviluppo Economico -, è stato costituito il coordinamento e controllo per l’area di crisi complessa di Taranto con il compito di definire e attuare il PRRI (Progetto di riconversione e riqualificazione dell'area di crisi complessa).

Il 9 gennaio 2017 (Governo Gentiloni) è stata pubblicata la Call (prestito a richiesta) per la raccolta delle manifestazioni di interesse a investire nell’area. Nel contempo è stata avviata la predisposizione del PRRI, da approvarsi con apposito accordo di programma.

Il 23 dicembre 2017 (Governo Gentiloni) l’assessore dello Sviluppo Economico regionale pugliese, Michele Mazzarano, riferisce in una nota stampa “La giunta regionale ha approvato l'accordo di programma del Progetto di riconversione e riqualificazione dell'area di crisi complessa (PRRI) di Taranto. Si tratta di 30 milioni di euro per favorire il rilancio del territorio”.
Principali sottoscrittori dell'accordo di programma sono il Mise, la Regione Puglia e Invitala SpA.

Il 28 febbraio 2018 (Governo Gentiloni) il vice ministro dello Sviluppo Economico, Teresa Bellanova, convoca tutte le aree di crisi complesse italiane a Roma, per sottoscrivere il documento dell’accordo di programma che prevede la destinazione per Taranto, da parte del Mise, di 30milioni di euro per sostenere con nuovi investimenti la diversificazione produttiva e la valorizzazione del patrimonio immobiliare non utilizzato, di proprietà del Consorzio Asi e dell’Autorità portuale. Purtroppo, il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano sono impossibilitati a raggiungere Roma a causa della neve caduta in quei giorni.

Il 17 marzo 2018 (Governo Gentiloni) la Regione Puglia con il ministro allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ed Invitalia, sottoscrivono l’accordo di programma denominato PRRI, come detto sopra, già approvato dalla giunta regionale nel dicembre del 2017.

Ministro Di Maio, onorevole Vianello, come si evince dalla ricostruzione delle date degli eventi (tra l’altro evidenti anche sulla pagine web del Mise), l’accordo di programma era stato già approva dalla giunta regionale il 23 dicembre 2017 e firmato il 17 marzo 2018, prima della nascita del vostro Governo.
Tanto mi era dovuto!
Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare!

 

Incontro Pd ionico - segretari generali provinciali di Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil

“Il caporalato e i voucher in agricoltura aggrediscono la dignità del lavoro e il sistema previdenziale agricolo”.

Così Ludovico Vico, presidente dell’assemblea provinciale del Pd di Taranto, intervenuto oggi all’incontro con i segretari generali della Flai Cgil Taranto, Lucia La Penna, della Fai Cisl regionale, Paolo Frascella e il segretario generale della Uila Uil Taranto, Antonio Trenta, tenutosi oggi a Taranto nella sede della FAILA EBAT Ente Bilaterale Agricolo. Con Vico una delegazione della segreteria provinciale del Pd, composta da Angelina Bibba, Valerio Papa, Mattia Giorno e Pasquale Tortella.
Efficacia della legge di contrasto al caporalato; attività di monitoraggio attivate presso la Prefettura di Taranto; attività ispettive degli enti preposti in terra ionica; numero dei lavoratori e delle lavoratrici iscritti agli elenchi anagrafici; attuale sistema dei trasporti; e stime relative alle irregolarità, sono stati i temi trattati durante l’incontro che è servito ad esaminare il quadro provinciale all’interno del quale operano migliaia di lavoratrici e lavoratori ionici, comunitari ed extracomunitari.
I gravi incidenti del foggiano, in cui hanno perso la vita 16 braccianti agricoli non sono una casualità, ma il risultato di una modalità divenuta ormai consuetudine.
Interessanti i dati forniti dal segretario generale della Flai Cgil, Lucia Lapenna, dai quali si evince che, i lavoratori iscritti negli elenchi anagrafici della provincia di Taranto del 2017 sono stati 28624, di cui 2478 braccianti stranieri (2258 rumeni, 197 bulgari e 23 macedoni). Tra i comuni con il maggior numero di iscritti negli elenchi ci sono: Massafra con 3418 addetti, Grottaglie con 3264, Ginosa con 3094, Palagiano con 2501 e Manduria con 2038.
Da questi dati si evince l’assenza di lavoratori africani i quali, tuttavia, insistono nella zona occidentale della provincia di Taranto, totalmente utilizzati a nero e costretti a vivere in condizioni disumane, in casolari fatiscenti e in edifici abbandonati, di proprietà del consorzio di bonifica.
Rispetto al 2016, gli iscritti negli elenchi anagrafici sono diminuiti di circa 500 addetti, soprattutto nei comuni occidentali di Castellaneta, Ginosa e Massafra, nonostante la produzione agricola sia rimasta invariata.
Dall’incontro è emerso che il caporalato muove migliaia di braccianti, uomini e donne, dalla zona orientale di Taranto verso la zona occidentale ionica, il metapontino lucano e il sud est barese, attraverso un sistema di trasporto che sono pulmini e pulman.
Al fine dell’applicazione della legge di contrastare il caporalato presso la Prefettura di Taranto è stata costituita una cabina di regia per monitorare i flussi migratori della manodopera, che vede insieme parti datoriali, organizzazione sindacale e istituzioni. Il 5 dicembre scorso, è stato inoltre attivato un Piano di azione “per la tutela dello sviluppo agricolo ed il contrasto al caporalato”.
L’applicazione della legge di contrasto al caporalato, nel 2017, ha fatto registrare a Taranto il sequestro di un bus e di una struttura fatiscente senza bagni - dove 35 uomini e donne di nazionalità rumena erano costretti a vivere per lavorare 17 ore al giorno senza riposo - per un valore di 300 mila euro; l’azienda ha avuto inoltre sanzioni per circa mezzo milione di euro e risulta responsabile di un’evasione contributiva pari a quasi 4 milioni di euro.
Nel 2018 è stata la volta di un gruppo di braccianti africani che, costretti a vivere in condizioni disumane nell’agro di Castellaneta, pagando 50euro al mese per un posto letto in una baracca e 5euro al giorno per il trasporto nei campi, minacciati dal caporale e dal titolare dell’azienda con il mancato rinnovo del permesso di soggiorno, hanno denunciato le loro condizioni permettendo così l’arresto del titolare dell’azienda agricola (al quale sono anche stati sequestrati beni a titolo preventivo) con l’accusa di intermediazione illecita di manodopera, sfruttamento del lavoro, sfruttamento del lavoro aggravato, estorsione, furto aggravato, lesioni personali e tentata violenza.
Inoltre, è ancora in corso il procedimento per la morte di Paola Clemente avvenuto nell’estate del 2015, che ha portato all’emanazione della legge 199.
“Diventa importante ricordare – ha detto La Penna - che il caporalato non è esclusivamente legato all’emergenza immigrazione, in quanto il sottosalario o salario di piazza, non è un problema solo degli immigrati ma di gran parte dei braccianti autoctoni. Il sotto salario colpisce tutti quei lavoratori ai quali non viene rispettato il contratto provinciale e il contratto nazionale, che rimangono unica garanzia per le tutele individuali e collettive”.
Come dichiarato dal segretario generale della Uila Uil di Taranto, Antonio Trenta: “Si rende necessario intensificare i controlli, che vanno effettuati a partire dalle 3 del mattino, sequestrando i mezzi e arrestando i caporali. Una misura, questa, da attuare subito”.
“La legge 199/2016 – spiega Trenta – è una legge efficace. Fortemente voluta dai sindacati, non avrebbe visto la luce senza l’impegno del Pd. Ora vanno rafforzati controlli affinché sia fatta rispettare”.
“Bisogna sostenere la legge di contrasto al caporalato – ha ribadito il segretario generale regionale della Fai Cisl, Paolo Frascella – affidando le risorse finanziarie destinate al trasporto agli uffici per l’impiego; potenziando le unità dell’ispettorato del lavoro; e investendo sui centri per l’impiego al fine di debellare l’intermediazione illecita di manodopera”.
“Le tante imprese agricole regolari e virtuose – ha concluso Vico - non temono la legge 199/2016, anzi, ne traggono dei benefici per sé e per i propri lavoratori. Le aziende che utilizzano il caporale per tagliare i salari, ricattare i lavoratori sugli ingaggi, devono continuare a temere questa legge che vuol restituire la dignità e cancellare la moderna schiavitù. Anche chi ha voluto reintrodurre i voucher in agricoltura non è né dalla parte dei lavoratori”.

 

Ieri il primo via libera del Senato al decreto Milleproroghe “estivo”. Un decreto che affronta anche il tema dei vaccini; punto che ha animato il dibattito in aula fra maggioranza e opposizione.

Il decreto, infatti, prevede che per il prossimo anno scolastico tutti i bambini, compresi quelli sprovvisti di documentazione sulla loro vaccinazione, potranno accedere alle scuole per l’infanzia. Le sanzioni per chi viola l’obbligo slittano al 2019/2020. In attesa che il decreto venga convertito definitivamente le famiglie a inizio anno scolastico, ai primi di settembre, dovranno ancora presentare l’autocertificazione.

In questo modo sono a rischio di esclusione scolastica i bambini immunodepressi, cioè quei bambini che a causa di patologia non possono vaccinarsi, ma che sono i più esposti al contagio.

Non a caso la federazione degli ordini dei medici ha lanciato un appello per cambiare la legge, al contempo le Regioni minacciano il ricorso alla Consulta.

È bene ricordare che, grazie al decreto Lorenzin sull’obbligo della vaccinazione per l’accesso a scuola, trasformato in legge nel 2017, la copertura vaccinale in Italia aveva raggiunto quasi la soglia del 95% raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Soglia che garantisce il raggiungimento di quelle che viene definito “effetto gregge”, ovvero quel meccanismo per cui, se una quota sufficiente di persone è vaccinata, viene protetto anche chi non lo è o meglio, non può esserlo. Un’asticella fissata, come detto al 95%, che l’Italia si apprestava a raggiungere con i provvedimenti dello scorso Governo, grazie ai quali la copertura media nazionale per l’esavalente aveva raggiunto al 31 dicembre 2017, il 94,95% e quella contro il morbillo il 91,68% (crescendo del 4,42% rispetto al 2016, anno in cui c‘era stato un aumento del 230% dei casi di morbillo in Italia in relazione al 2015).

Una politica “no vax” non solo pone nel lungo periodo l’Italia a rischio di nuove epidemie, ma come già detto, nel breve periodo mette a rischio la salute dei bambini (e non solo) immunodepressi, che per evitare un eventuale contagio, dovranno scegliere di non frequentare le aule scolastiche.

Ultima in ordine di tempo la proposta del Ministro alla Salute, Giulia Grillo, che vorrebbe creare delle classi dove inserire i bambini immunodepressi con bambini sicuramente vaccinati. Premesso che, all’interno di una stessa classe non potranno convivere due bambini immunodepressi proprio perché non vaccinati e che senza obbligo di vaccinazione i bambini immunodepressi non potranno frequentare la aree comuni (bagni, mensa, giardini, atrii, palestre, ecc), la questione si sposta dal punto di vista clinico a quello pedagogico. Tale proposta, infatti, non tiene conto del diritto alla continuità educativa dei bambini, del concetto di inclusione e condivisione che la scuola dovrebbe offrire. Per non parlare dell’impossibilità organizzativa che i dirigenti scolastici e gli insegnanti dovrebbero affrontare nel gestire una situazione in cui tutti hanno il diritto di andare a scuola, ma i diritti degli uni entrerebbero in contrasto con quelli degli altri.

Una proposta che commenta da sola come questo Governo brancoli nel buio più totale!

Significativo ciò che ha dichiarato l’agenzia della salute inglese, lo scorso luglio, quando ha reso noto che i casi di morbillo nazionali sono raddoppiati a causa “dell’importazione” da parte dei visitatori britannici rientrati dall’Italia.

“E’ scoraggiante – ha dichiarato il Collegio Reale dei medici britannici – se consideriamo quanto eravamo vicini a sradicare completamente la malattia”.

Il Times, puntando il dito contro Lega e 5stelle, scrive agli inizi di luglio: “Il rifiuto dell’opinione medica generale è parte del quadro mentale dei populisti”. E aggiunge: “C’è una spaventosa ironia in un politico come Matteo Salvini, che parla del rischio-malattie dagli immigrati africani e poi fa campagna per una politica cha ammazza i bambini italiani”.

Ludovico Vico

Ludovico Vico (Pd): “A tre anni dalla morte di Paola Clemente la lotta al caporalato è una partita ancora aperta”

Il 13 luglio 2015, Paola Clemente, bracciante agricola 49enne di San Giorgio Ionico (Ta), moriva nei campi di Andria, nel barese. In seguito alla sua morte, ad un anno di distanza, venne emanata la legge di contrasto al caporalato 199/2016.

Il caporalato, oggi, nel nostro Paese, è l'ultimo anello della catena della più spregiudicata forma di lavoro nero irregolare, finanche, in taluni casi, della tratta delle persone. Ma chi sono e quanti sono le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, chi sono i caporali e chi fa la commissione al caporale?

I braccianti agricoli e giornalieri di campagna sono un po’ di più di un milione: il 70% sono italiani, la restante parte stranieri. Il terzo rapporto Agromafie e caporalato del maggio 2016, realizzato dall’osservatorio Placido Rizzotto della Flai-Cgil, rileva che sono trai 400 e i 430mila i lavoratori irregolari impiegati nel settore agricolo in Italia, di cui circa 100mila versano in condizioni di sfruttamento e grave vulnerabilità.

Nel Mezzogiorno l'89% della manodopera è italiano; nel centro nord i braccianti agricoli italiani sono circa il 42%. Il Paese è tagliato a metà: al Sud, prevalenza di braccianti italiani e al Nord di stranieri. In Puglia i braccianti italiani sono il 76%, in Sicilia e Campania il 74%, in Trentino il 38%, in Piemonte e in Veneto il 45%. Se dalle campagne italiane sparissero i lavoratori stranieri, l’agricoltura nazionale subirebbe un calo incalcolabile. Un recente studio condotto dall’Uila (Unione italiana dei lavoratori agroalimentari), documenta in modo dettagliato che, soprattutto nelle aree del Paese a forte trazione leghista, se in agricoltura ad essere impiegati fossero solo gli italiani, la produzione si bloccherebbe. Senza gli immigrati, in Piemonte sparirebbero dai campi 20mila lavoratori su 32mila; nella provincia di Mantova verrebbe a mancare il 58% della manodopera, a Pordenone circa il 66%, a Verona il 69%, a Cuneo si sfiorerebbe il 74% e a Bolzano l’81% L’intero settentrione, senza immigrati, perderebbe in media il 57% della forza lavoro nei campi. Leggermente più bassa la percentuale che si andrebbe a perdere nel centro Italia, fra Toscana, Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo, dove senza manodopera straniera si dovrebbe trovare il modo di integrare circa il 50% di lavoratori. I dati, come già detto, sono differenti nel Sud Italia e nelle isole, dove predominano i lavoratori italiani.

In questo contesto, il caporalato, in molti casi, governa il mercato del lavoro agricolo, in sostituzione dello Stato e delle leggi. Ciò riguarda prevalentemente il Mezzogiorno d'Italia.

Tutto questo produce un danno erariale annuo, in termini di evasione, stimato in 600 milioni di euro, mentre il resto della paga contrattuale, tagliata a metà, come fosse una provvigione, entra nelle tasche del caporale di turno. Costui, il caporale, è un intermediario che riceve una commissione e la esegue, organizzando le squadre, decidendo il salario per i lavoratori, il periodo di lavoro, apre la richiesta per il collocamento e deciderà, casomai, quante giornate legali dovranno essere denunciate, utilizza le società interinali e le agenzie private di trasporti, definisce per sé il prezzo dell’intermediazione. Insomma, organizza un mercato del lavoro non legale parallelo a quello ufficiale. E questa attività diventa, poi, una vera e propria tratta delle persone, quando i braccianti sono stranieri e non solo nei periodi delle grandi raccolte del pomodoro, dell'anguria, dell'uva, degli ortaggi, ma sempre, tutti i giorni. La legge 199 del 2016, con le sue disposizioni, che legislativamente assumono un'azione di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura, di riallineamento retributivo nel settore agricolo, sta dimostrando la sua efficacia per il contrasto al caporalato. E questo è dimostrato anche dagli arresti avvenuti in tutta Italia dal 2016 ad oggi. Gli esiti positivi prodotti dalla legge 199, sono confermati dal rapporto annuale dell’attività di vigilanza dell’Ispettorato nazionale del lavoro di febbraio 2018 che evidenzia 5mila222 lavoratori irregolari rilevati durante le ispezioni effettuate nel 2017 e 387 vittime di sfruttamento in agricoltura per mezzo dell’attività di polizia giudiziaria; sono stati inoltre emessi 360 provvedimenti di sospensione di attività imprenditoriale, di cui 312 successivamente revocati a seguito di regolarizzazione.

Un risultato importantissimo che non possiamo dimenticare essere il frutto del lavoro del Governo Renzi, dei Ministri Orlando e Martina, del Parlamento italiano, delle due Camere, delle Commissioni giustizia e lavoro, dei sindacati dei lavoratori agricoli, delle loro battaglie e di quelle delle associazioni agricole, che rimangono un contributo decisivo e fondamentale. Una battaglia per la legalità e la dignità dei lavoratori e delle aziende agricole virtuose. Questo provvedimento, ora, non può assolutamente essere affossato. Anzi, per incidere in profondità, ha bisogno di una nuova stagione civile e culturale della lotta al fenomeno del caporalato, che muova dalle istituzioni territoriali.

On. Ludovico Vico

Zone economiche speciali: Vico (Pd): “Bozza su bozza sottratti 250 ettari alla Zes di Taranto. Esclusa totalmente e ingiustificatamente l’area orientale di Manduria”

Fermo restando che la Puglia è ancora alla fase “bozze” dei Piani di sviluppo strategico delle Zone economiche speciali, nell’ultima versione si legge una nuova penalizzazione per la Zes ionica interregionale Taranto-Basilicata.

Mettendo a confronto le bozze di marzo 2018 e giugno 2018, infatti, si evince che alla provincia di Taranto vengono sottratti circa 250 ettari in favore della Zes Adriatica Bari-Brindisi.

Nella prima bozza di marzo gli ettari assegnati alla provincia di Taranto erano 1750, mentre quelli destinati alla Zes Adriatica 2650. Oggi, nella bozza dei PSS di giugno, leggo che i 1750 ettari sono diventati 1542 e quelli di Bari-Brindici 2858.

Quindi, al grande ritardo della Regione Puglia nel licenziare le due Zes (ricordiamo che Campania e Calabria hanno già depositato i PSS presso l’Unione Europea), si aggiunge un movimento “ballerino” degli ettari da una Zes all’altra, a discapito dell’area ionica.

Cosa sta accadendo? Perché non c’è niente di ufficiale? Perché la Giunta regionale non delibera? E chi sta decidendo questo “balletto” di ettari? Forse la “politica” verso alcuni territori, che penalizza Taranto?

Vorrei far notare che sia nella prima, che nella seconda bozza, nella provincia di Taranto, la zona orientale – Manduria, Sava, Avetrana, Maruggio, Torricella, Lizzano, San Marzano e Fragagnano -, viene totalmente esclusa. Questo, nonostante i comuni di Manduria, Sava, Fragagnano, Maruggio, San Marzano e Torricella abbiano fatto pervenire al coordinamento regionale le proprie aree disponibili per l’inclusione della perimetrazione Zes.

A tal proposito, mentre il centro di carico intermodale di Francavilla Fontana (Brindisi), viene positivamente aggregato al PSS di Taranto, è stupefacente l’esclusione di Manduria. Eppure, quando fu istituito nel 1987, quel centro era stato concepito come cerniera intermodale nel triangolo Francavilla Fontana, Grottaglie e Manduria.

Queste bozze, che appaiono inspiegabilmente materiali secretati sebbene la procedura preveda ampie consultazioni per la strategia dello sviluppo e di dettaglio, farebbero risultare che la Zes Bari-Brindisi comprenderà 2858 ettari, mentre la Zes del mare ionio interregionale Taranto-Basilicata 2603 ettari in totale, invece di 2811 previsti.

In attesa che al più presto venga emanata la delibera di giunta per le due Zes, per essere trasmessa al Ministero del Mezzogiorno, auspico che intervengano degli elementi correttivi sull’assegnazione degli ettari ed aggiuntivi in riferimento al centro intermodale di Francavilla Fontana in favore di Manduria e dell’area orientale della provincia di Taranto.

Ludovico Vico

Chiusura redazioni Matera, Brindisi e Barletta de La Gazzetta del Mezzogiorno. Vico e Antezza (Pd): “Una scelta che indebolisce la rappresentatività dei territori”

Lascia al quanto perplessi la decisione de La Gazzetta del Mezzogiorno di chiudere le redazioni di Matera, Brindisi e Barletta, proprio in occasione dell’importante traguardo del 130° anniversario dalla fondazione della testata giornalistica. Una scelta che nuoce gravemente alla rappresentatività dei territori in questione. La chiusura di redazioni che hanno fatto la storia di quelle province, non può che indebolire la già precaria situazione dell’informazione.

Cassare l’ufficio di redazione di una città come Matera, che sta vivendo i preparativi che la porteranno ad essere Capitale europea della cultura nel 2019, pone l’obbligo di interrogarsi sulla linea che l’editore sta intraprendendo. Perché indebolire un territorio che si appresta ad affacciarsi sul panorama internazionale? Perché limitarne il potenziale sminuendo e complicando la capacità di diffusione delle notizie?

Chiudendo le redazioni di Brindisi e Barletta, inoltre, si lasciano scoperte due province pugliesi che necessitano di visibilità.

Esprimiamo solidarietà a tutti i giornalisti che in questi anni hanno garantito l’informazione sul territorio. Sappiamo che nessuno sarà licenziato. Ma certamente le condizioni lavorative non potranno essere garantite com’è accaduto fino ad ora. Ci saranno giornalisti trasferiti nelle redazioni più vicine e chi, invece, verrà spostato al tele-lavoro. Come ovvio, però, questa non rappresenta una modalità lavorativa tra le migliori, soprattutto per affrontare periodi di cruciale importanza come quello che sta per vivere Matera.

Chiediamo, quindi, all’editore di ripensare alle sue scelte e di non dimenticare la centralità di quei territori.

 

Maria Antezza

Ludovico Vico

Da ottobre 2016 è pronta la graduatoria dei circa 230 precari dell’Asl di Taranto che, a partire dal 1° gennaio 2018, avrebbero dovuto essere stabilizzati. A cinque mesi da quella data, né il direttore generale dell’Asl ionica, Stefano Rossi, né l’assessore alla Sanità della Regione Puglia, Michele Emiliano, né il direttore di dipartimento regionale della salute, Giancarlo Ruscitti, hanno permesso che ciò venisse messo in pratica.

Le domande che mi pongo e che rendo pubbliche sono numerose.

Per quale ragione Emiliano e Ruscitti si sono inventati un tavolo pugliese delle Asl per fare le liste dei precari, quando per Taranto, ripeto, la lista era pronta già da ottobre 2016?

Per quale ragione il presidente della Regione ha annunciato dieci giorni fa, dopo quattro mesi e mezzo, che “siamo alla vigilia delle assunzioni”, ma non succede niente? Anzi si attivano solo le assunzioni di un concorso dell’Asl di Bari per 199 infermieri, tra cui anche precari di Taranto, Brindisi e Lecce, creando problemi contrattuali non indifferenti.

Per quale motivo Ruscitti continua a gestire un tavolo (perditempo) fino al punto che all’Asl della BAT sarebbe stato affidato, per tutta la Puglia, di organizzare le liste degli aventi diritto, pur sapendo che Asl come quella di Taranto (è d’obbligo ripeterlo) è già in possesso della graduatoria dal 2016?

I precari dell’Asl di Taranto, inoltre, operano da anni negli ospedali ionici e coprono in pianta organica i posti lasciati vacanti dai pensionamenti (turnover). Stando alla circolare Madia (che si rifà al dgl 75/2017), le Asl avrebbero potuto stabilizzare i precari in autonomia, previa ricognizione, già a partire dal 1°gennaio 2018. Perché Rossi non lo ha fatto? Tra l’altro l’immediata stabilizzazione del personale era necessaria allo Stato italiano per interrompere la procedura di infrazione aperta dalla Commissione europea e dagli accordi presi con le Istituzioni comunitarie per porre fine al precariato.

Perché Ruscitti e l’assessore alla Sanità, con l’invenzione del tavolo regionale, stanno impedendo di fatto quell’automatismo? E perché si sta procedendo solo al concorso dell’Asl di Bari?

La mancata adozione fino ad oggi di questo provvedimento da parte non solo dell’Asl ionica, ma della Regione Puglia, sembra fare il paio con la lentezza con cui la Sanità viene amministrata. Il tutto a discapito della tutela dei lavoratori e della salute dei cittadini.

Ludovico Vico

Vico: “Il 118 soccorre la sanità ionica, ma il collasso dell’intero sistema sanitario non può gravare sul servizio d’emergenza”

La sanità pugliese è al collasso! E all’interno di un quadro regionale desolante, il servizio sanitario jonico è sempre più in declino.

Basti pensare che, dopo la chiusura dei Pronto Soccorso del “Moscati” di Statte e del “San Marco” di Grottaglie (divenuti Posti di Primo Intervento), a servire un bacino di utenza di 320mila abitanti, abbiamo a disposizione solo il Pronto Soccorso del “Santissima Annunziata” di Taranto. Ora, il presidente della Regione Puglia, nonché assessore alla Sanità regionale, Michele Emiliano, ha deciso di convertire i PPI in postazioni fisse e mobili del 118. Una scelta che oltre a gravare eccessivamente sul servizio 118 provinciale e aggravare la già precaria situazione del Pronto Soccorso di Taranto, depotenzia la sanità territoriale.

La Regione, continuando ad applicare tagli lineari alla sanità, sta desertificando la sanità pubblica territoriale, ripiegando tutto sull’emergenza e determinando nella comunità ionica un disagio ormai intollerabile. Il tutto, gravando sul lavoro degli operatori del 118 che, nonostante il loro encomiabile impegno, non possono sopperire alle carenze della sanità territoriale. Se da una parte, infatti, il 118 ionico è il più medicalizzato d’Italia, stando ai servizi che gli vengono richiesti, risulta essere sotto organico.

Diamo un po’ di numeri.

Il medici del 118 sono 48 (quando l’organico dovrebbe essere di 75 unità), tutti assunti a tempo indeterminato in convenzione con l’Asl; 120 sono gli infermieri dipendenti Asl; 70 i soccorritori privati, pagati dalle associazioni con fondi regionali; circa 120 i volontari che dovrebbero operare gratuitamente…

28 sono le ambulanze le cui postazioni vengono gestite da associazioni private che devono garantire 4 assunzioni e 2 soccorritori. Ognuna delle 28 postazioni costa alla Regione Puglia circa 23mila euro al mese, per un totale di circa 644mila euro mensili (pari a 7milioni728mila euro). Alle ambulanze, si aggiungono 6 auto mediche, gestite sempre da associazioni private. Un consorzio di associazioni, invece, gestisce le 10 ambulanze di proprietà dell’Asl che servono per gli spostamenti da un ospedale all’altro, per un costo mensile di quasi 90mila euro (pari a 1milioni80mila euro annui). Il tutto, tenendo conto che le cliniche private, per le urgenze verso gli ospedali pubblici, usufruiscono del servizio di 118.

L’immane lavoro degli operatori del 118, ribadisco, non può sopperire alla chiusura dei Posti di Primo Intervento territoriali, che invece andrebbero potenziati per impedire il sovraffollamento del Pronto Soccorso di Taranto. Oggi, per drenare gli accessi al Santissima Annunziata, i codici gialli e i codici verdi, vengono portati al Pronto Soccorso di Martina Franca…anche se il paziente è preso in carico a Pulsano!

Ripongo fiducia nelle iniziative che a tal proposito la conferenza dei sindaci adotterà nei prossimi giorni.

Lettera aperta agli studenti dell’Istituto Musicale “G. Paisiello”. Vico: “L’impegno del governo è stato mantenuto!”

Con l’avvio della statizzazione si può definitivamente asserire che, come più volte annunciato, l’Istituto Musicale Paisiello di Taranto è salvo!

Gli impegni presi dal Governo sono stati portati avanti. L’iter è stato lungo ma, si sa, i passaggi burocratici della legge hanno bisogno dei loro tempi.

In occasione della mia ultima conferenza stampa, tenuta presso il vostro Istituto, incontrai alcuni rappresentati degli studenti ai quali anticipai ciò che sta avvenendo. A loro, come a tutti voi, dico di non lasciarvi strumentalizzare da chi, pur conoscendo la realtà dei fatti, la stravolge per pura propaganda politica. Le dichiarazioni ed i silenzi di alcuni nel periodo post elettorale, infatti, hanno subito una variazione rispetto alle inutili polemiche e prese di posizione pre elettorali.

Qualcuno ha voluto procurare inutili allarmismi per utilizzare in maniera propagandistica i timori di voi studenti e delle vostre famiglie.

A questo punto credo sia d’obbligo ricordare come sono andate le cose, per non dimenticare l’insegnamento che questa vicenda può offrire alle vostre giovani menti.

In seguito all’approvazione dell’emendamento al Decreto Legge n°50/2017 (avvenuta lo scorso maggio e presentata a mia firma), e con la conseguente approvazione in Senato dello stesso Decreto Legge, si dava corso alla graduale statizzazione e razionalizzazione degli Istituti AFAM (Alta Formazione Artistica Musicale) non statali, tra cui il “Paisiello” di Taranto.

Ai fini dell'attuazione della norma, così come previsto dal comma 3 dell’art.22-bis del Dl, fu istituito un apposito fondo, da ripartire con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con uno stanziamento di 7,5 milioni di euro per l'anno 2017, di 17 milioni di euro per l'anno 2018, di 18,5 milioni di euro per l'anno 2019 e di 20 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2020.

Già sin da subito evidenziai che, dopo aver ottenuto di poter stabilire il processo di statizzazione, avevamo avuto una disponibilità di risorse, che stabilivano nel quadriennio la fase di statizzazione in base alla costituzione di una graduatoria. In quella graduatoria è stato di seguito inserita Taranto, che tra l’altro riceverà maggiori risorse, rientrando fra gli Istituti italiani che ne hanno un fabbisogno superiore.

In questi mesi, dalla Provincia di Taranto, ente gestore del Paisiello, sono giunte continua minacce di mobilità per i lavoratori, con conseguente timore per voi studenti e per le vostre famiglie di non poter concludere l’anno accademico. Un’eventualità che è stata sempre scongiurata grazie al continuo e tempestivo intervento del Governo.

Adesso, si può proseguire il cammino nella certezza che non vi è più alcun pericolo per il prosieguo delle attività accademiche dell’Istituto Musicale Paisiello e che il suo futuro è garantito.

Quando si lavora con serietà per il bene comune, il risultato è assicurato!

“È un peccato che il maltempo abbia impedito a Taranto di ricevere oggi i 30milioni di euro dell’accordo di programma col Mise, destinati all’area di crisi industriale complessa del capoluogo ionico.

A causa della neve, infatti, il sindaco di Taranto e il presidente delle Regione Puglia, hanno fatto slittare la sottoscrizione del documento con la viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova. Ricordo che l'accordo di programma su Taranto, con una dotazione del Mise pari a 30milioni di euro, punta a sostenere con nuovi investimenti la diversificazione produttiva e la valorizzazione del patrimonio immobiliare non utilizzato, di proprietà del Consorzio Asi e dellAutorità portuale. Mi auguro che entro la prossima settimana, il sindaco Melucci e il presidente Emiliano, trovino il modo per recarsi a sottoscrivere l’accordo di programma, com’è stato già fatto oggi per Terni/Narni e per Savona”.

Pagina 1 di 4

Oraquadra è un giornale on-line con autorizzazione del Tribunale di Taranto del 6 dicembre 2011, iscrizione registro dei giornali e periodici n.11/2011.

Oraquadra.info è ospitato sui server di Register.it Spa

Foro competente: Taranto

Editore e Direttore: Arcangela Chimenti D'Amicis alias Lilli D'Amicis

Legal Advisor: avv. Michela Tombolini

Web Master: dr. Ciro Urselli

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione per le sue funzionalità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. .

  Accetto i cookies da questo sito web.
EU Cookie Directive plugin by www.channeldigital.co.uk