“Solo lo scorso anno in Italia sono state sequestrati 4 milioni di uova prive di timbratura o con una falsa tracciabilità, e tutto questo accadeva mentre in Europa scoppiava il caso delle uova contaminate da Fipronil, insetticida vietato perché cancerogeno. Questi dati sono stati resi noti oggi dal Colonnello Luigi Cortellessa, Comandante del Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare, durante l’audizione alla Camera sulla proposta di legge sul biologico. Sono la conferma di quanto sia importante lavorare per ottenere la completa tracciabilità delle uova fin dal luogo di produzione, in modo da non esporre i consumatori a facili truffe”. Così il deputato del Movimento 5 Stelle Gianpaolo Cassese, componente della commissione Agricoltura alla Camera e primo firmatario della risoluzione sulle iniziative in materia di marchiatura delle uova, attualmente in discussione in commissione.

“Dobbiamo impedire che circolino uova senza marchiatura, estere o italiane che siano. È necessario che sia sempre apposto, sul luogo di produzione, il timbro che ne indica la provenienza, l’azienda produttrice e la tipologia di allevamento. I consumatori hanno il diritto di sapere tutto su ciò che acquistano e consumano. E al tempo stesso i produttori che fanno i salti mortali per mantenere elevati standard di qualità e rispettare la legge non possono subire la concorrenza sleale di chi è avvezzo alla contraffazione del nostro cibo”, conclude il deputato. 
Qui il link dell’audizione del Colonnello Luigi Cortellessa, Comandante del Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare: https://webtv.camera.it/evento/13227

 

Roma – “Am InvestCo deve fornire risposte chiare e precise alle legittime istanze dei lavoratori dell’Ilva che in queste ore stanno avanzando dubbi sulle modalità con cui sono stati scelti coloro che dovranno transitare nella società facente capo al gruppo Arcelor-Mittal”.

Lo affermano i portavoce del Movimento 5 Stelle Cassese, De Giorgi, Ermellino, Turco e Vianello che poi aggiungono: “A disciplinare il passaggio di consegne che si consumerà dal 1° novembre vi è un accordo sottoscritto al Mise e ci sono le leggi dello Stato italiano che vanno rispettate alla lettera”.
“Tali risposte – sostengono i rappresentanti ionici - Am InvestCo dovrà fornirle durante l’incontro che si terrà al Mise l’8 novembre per volontà del ministro Luigi Di Maio il quale ha prontamente convocato i vertici della newco e i sindacati di categoria. Confidiamo nel fatto che il ministro - con il quale siamo in contatto sin da questa mattina - saprà venire a capo di questa incresciosa situazione”.
“Il rischio di ricorsi collettivi ed individuali nelle sedi giudiziarie, in queste condizioni, è più di una remota possibilità – concludono i portavoce tarantini -. Si tratta di una situazione di ulteriore incertezza che graverebbe nuovamente sulle famiglie degli operai tarantini con costi inaccettabili”.

"L'Italia non può più permettersi di continuare a promuovere manovre economiche di tagli alla spesa pubblica dettate dalla finanza internazionale, che alimenta, tramite lo spread e le valutazioni delle agenzie di rating, politiche speculative che danneggiano i diritti dei popoli e aumentano la povertà dei cittadini. La bocciatura da parte della Commissione Europea della legge di bilancio richiede una approfondita riflessione sulle regole europee di stabilità. Occorre ripristinare la sovranità degli Stati e soprattutto riformare le regole di emissione del debito pubblico, che privilegiano la finanza internazionale a discapito dell’economia reale e dei risparmi dei cittadini. Per questo la Manovra resterà così com'è". Lo dice in una nota Mario Turco, capogruppo M5S in Commissione bilancio del Senato, secondo il quale "in realtà da bocciare ci sono solo le politiche di austerity imposte da un Fiscal Compact che ha reso l'Italia fanalino di coda in Europa per quanto riguarda la crescita del Pil e l'ha invece proiettata al vertice delle classifiche di disoccupazione e debito. Bocciatura o non bocciatura, l'approccio espansivo della Manovra non cambierà, perché è l'unico in grado di far recuperare al Paese i livelli pre-crisi del Pil e di ridare all'Italia il posto che merita".

Appena una settimana fa lo stabilimento ILVA di Taranto è tornato a far parlare di sé. Questa volta l'occasione non è stata rappresentata dagli strascichi del passaggio dell'azienda al colosso siderurgico franco-indiano “ArcelorMittal”, ma da un incidente che sebbene non abbia provocato conseguenze rilevanti è stato in grado di destare allarme ed inquietanti interrogativi.
Causa di tutto è stata una fuga di gas (per la precisione, monossido di carbonio) proveniente da una tubazione dell'impianto denominato Og1 che era sottoposta a bonifica. A dimostrazione della pericolosità dell'accaduto, è stata immediatamente disposta l'evacuazione di alcune decine di lavoratori che stavano prestando servizio fra due Altiforni, i cosiddetti AFO1 e AFO2.
La decisione di far allontanare i dipendenti dal luogo dell'accaduto è stata adottata dalla direzione dello stabilimento a scopo precauzionale. Come reso noto da fonti aziendali, tutto è rientrato nella norma in un paio di ore, ma questo di certo non basta a sminuire la portata di quanto successo. Ad oggi non risulta che siano state fornite notizie capaci di far capire quali effetti quella fuga di gas abbia potuto provocare alla salute di operai e cittadini. Un'incertezza ed una mancanza di informazioni che non lasciano affatto tranquilla una città ormai rassegnatasi a convivere con tutto ciò che le riserva la “grande industria”. L'ILVA, che è il più imponente stabilimento siderurgico in Europa, va avanti da decenni con impianti obsoleti e che difettano in sicurezza. Una situazione strutturale che dovrà esser tenuta in debito conto dagli acquirenti del complesso industriale tarantino, magari intervenendo subito senza attendere la scadenza dell'agosto 2023 per la definizione del cronoprogramma, garantendo comunque gli standard di tutela ambientale, preoccupandosi di evitare il ripetersi di incidenti con emissioni non convogliate (tanto pericolose quanto insidiose) e riflettendo sul fatto che con livelli produttivi superiori ai 6 milioni di tonnellate all'anno si espone la popolazione ad un altissimo rischio cancerogeno. Un rischio che in riva al Mar Jonio viene corso quotidianamente. Un rischio che Taranto ed i suoi abitanti sono stanchi di dover affrontare.

Oltre ad essere bagnata da due mari ed oppressa dalle ciminiere della “Grande industria”, Taranto è soprattutto custode di tradizioni culturali millenarie, indiscusse eccellenze artistiche e impareggiabili tesori storici, patrimoni che troppo spesso vengono trascurati se non, addirittura, dimenticati e, di conseguenza, abbandonati al proprio destino. Sì, abbandonati al proprio destino. Lo stesso rischio che sta correndo il glorioso Istituto di Alta Cultura Musicale “Paisiello”, alle prese da anni con una crisi che, nonostante l'annunciata statizzazione, risulta essere perennemente di drammatica attualità. Fino ad oggi quello che viene considerato a ragione uno dei simboli cittadini è sempre andato avanti fra mille difficoltà, riuscendo non solo a superare ostacoli di diversa natura, ma anche a fornire ai suoi allievi una preparazione di grande livello.
Ebbene, questo storico liceo (la sua nascita risale al 1927, oltre novant'anni fa), inserito a pieno titolo nel sistema nazionale dell'Alta Formazione Artistica e Musicale, dopo aver ottenuto la garanzia di poter diventare un Istituto Statale adesso potrebbe subire la più atroce delle beffe. Difficile sostenere il contrario soprattutto quando si pensa che il “Paisiello” possa chiudere i battenti nonostante vi sia una legge dello Stato che se da un lato è pronta a soccorrerlo, dall'altro non viene ancora applicata.

Le risorse economiche per poter proseguire l'attività didattica sono ormai esaurite ed il prossimo 31 ottobre la Provincia di Taranto (che è l'Ente da cui il “Paisiello” dipende) dovrebbe dar seguito alle procedure di mobilità del personale, che comporteranno la chiusura dell'Istituto con il risultato di far restare senza lavoro oltre cinquanta dipendenti pubblici e di privare 600 studenti della possibilità di frequentare un nuovo anno accademico. Proprio nelle scorse ore il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca ha dato notizia di aver firmato un decreto che farà arrivare nelle casse degli Istituti superiori musicali non statali finanziamenti che, però, pare consentiranno la prosecuzione delle attività sino al mese di dicembre. Troppo poco per autorizzare un minimo di ottimismo. Troppo poco per pianificare un futuro in attesa di una statizzazione che tarda a concretizzarsi. Troppo poco per impedire alla città ionica di perdere un altro pezzo della sua storia.

“Mentre tutti ribadiscono il ‘presappochismo suicida’ che ha contraddistinto la Regione Puglia sin dagli albori della infezione della Xylella fastidiosa nella nostra terra, quando questa era ancora circoscrivibile, il senator ed ex-assessore regionale alle Politiche Agricole Dario Stefàno ha la sagace idea di cercare di incolpare un Governo in carica da appena 4 mesi”. Questo il commento del deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, esponente M5S della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, alle accuse lanciate dal senatore salentino del Partito Democratico al Ministro Gian Marco Centinaio.

“Il parlamentare forse dimentica di far parte e di aver sostenuto tutte le maggioranze responsabili dell’attuale stato di crisi dell’olivicoltura pugliese – prosegue – Dimentica di esser stato assessore alle Risorse Agroalimentari con Nichi Vendola sin dal lontano 2009 e che il primo accertato ritrovamento di Xylella fastidiosa in Puglia è datato 2013 nelle campagne di Li Sauli, tra Gallipoli e Taviano. Da allora la politica regionale del centrosinistra è stata contraddistinta dal motto adda passa ‘a nuttata. In Commissione Agricoltura alla Camera, con il Presidente Filippo Gallinella (M5S) non abbiamo perso tempo e abbiamo dato avvio ad una indagine conoscitiva – continua Giuseppe L’Abbate, che ne è anche relatore – per fare chiarezza sul marasma di informazioni sinora veicolate che non hanno fatto altro che creare maggiore confusione in cittadini, operatori e politica.

Il ministro Centinaio, al contempo, ha subito mostrato la massima attenzione al problema, promettendo un intervento in tempi brevi che si sta già definendo, anche grazie al lavoro della Commissione Agricoltura di Montecitorio, in un decreto dedicato. Tutto ciò mentre nulla di concreto è stato fatto dall’ex ministro Maurizio Martina (PD) per il piano olivicolo approvato, dietro nostre pressioni e insistenze, nel 2015; mentre l’Assessore Leonardo Di Gioia (PD) stenta anche solo a fare l’ordinario nel suo territorio e mentre il Governatore Michele Emiliano (PD) continua a pregare che qualcuno gli tolga le castagne dal fuoco vista la sua totale incompetenza, la mancata volontà di perseguire un obiettivo concreto e il disinteresse nel coordinare i vari uffici regionali, ad iniziare dal Servizio fitosanitario, che pur avrebbero la possibilità di sostenere gli agricoltori e fronteggiare l’avanzata del batterio.

Talvolta – conclude il deputato L’Abbate (M5S) – chi ha condotto il Paese al disastro, dovrebbe guardarsi allo specchio e avere il pudore del silenzio. Se il PD ha qualcosa di utile da dare o proporre agli agricoltori pugliesi, bene; altrimenti i loro esponenti farebbero meglio ad avere il pudore del silenzio”.

Per rampe di innesto su SS 106 dir e A14 appalto previsto per 2019

“L’ammodernamento delle infrastrutture è prima di tutto una questione di sicurezza, elemento che scarseggia sulla Strada Statale 100, indicata tra le strade più incidentate di Puglia nel rapporto redatto per il 2016 dall’Agenzia regionale per la mobilità. Il tratto a una carreggiata che attraversa l’agro di Gioia del Colle e Mottola è addirittura uno dei più incidentati della regione, infatti l’indice di mortalità è pari al 12,5%. La Regione Puglia ha in teoria inserito nel Piano Regionale dei Trasporti il raddoppio di carreggiata della SS 100 ma solo nel tratto compreso tra Gioia del Colle e San Basilio. Quindi, la strada nei pressi del comune di Mottola rimarrebbe ancora pericolosamente a una carreggiata, nonostante le quattro corsie già presenti. Sulla carta ci sarebbero circa 25 milioni a valere sul Piano operativo FSC Infrastrutture 2014-2020, approvato con delibera CIPE del 28 febbraio di quest’anno. Nella pratica, il ministero delle Infrastrutture, rispondendo oggi alla mia interrogazione, ci informa che la programmazione aziendale di Anas non prevede ad oggi alcun intervento di raddoppio sulla statale 100 ma sono ancora in fase le interlocuzioni con la Regione. Anas, in altre parole, per poter avviare le attività progettuali, dovrà necessariamente aspettare l’inserimento delle opere all’interno del Contratto di programma 2016-2020. Quello che vorrei capire dall’Amministrazione regionale è perché non abbia pensato di raddoppiare sin da subito tutto il tratto della SS 100 invece di ampliare solo il pezzo che da Gioia del Colle va a San Basilio, così escludendo Mottola.

Sempre sul tema delle strade ma questa volta con l’attenzione rivolta a una migliore viabilità, si inserisce un altro quesito posto all'attenzione del Mit. Si tratta dello svincolo di interconnessione della SS 106-dir/SS 7 con la A14, siamo nella zona del comune di Palagiano e il completamento delle due rampe di innesto sulla SS 106-dir/SS 7 e A14 permetterebbe una migliore percorrenza per chi transita da e per l’autostrada, riducendo quindi chilometri ed evitando altresì l’intasamento della statale 100. L’appalto per quest’opera infrastrutturale è previsto per il 2019 dopo ovviamente aver acquisito i pareri di tutti gli Enti interessati. Anas ha quindi riavviato su questo fronte le attività progettuali che recepiranno le prescrizioni formulate da Autostrade per l’Italia, il quale dovrà poi fornire un parere sul progetto esecutivo in vista del rilascio delle autorizzazioni e il perfezionamento di eventuali atti concessori”.

 

 

“La Regione Puglia, nella fattispecie il Dipartimento guidato dall’ingegner Barbara Valenzano, a distanza di due settimane rende ancora inevasa la mia richiesta di accesso agli atti riguardanti la riunione intercorsa lo scorso 23 agosto, alla quale avrebbe partecipato anche la società Lutum, rappresentata in quella sede da Antonio Albanese. Da quello che mi risulta la responsabile del dipartimento Mobilità e Qualità urbana della Regione avrebbe convocato un incontro per definire e condividere un cronoprogramma di interventi da mettere in atto a favore della discarica Vergine di Lizzano, ad oggi sotto sequestro da parte della Magistratura. A questa riunione avrebbe partecipato la Lutum in qualità di proprietaria del compendio immobiliare su cui insiste l’impianto di smaltimento rifiuti. Alla luce di questi fatti vorrei capire perché il Dipartimento regionale, competente sulla Vergine, non risponde nemmeno alle mie chiamate. Se è vero ciò che ha ribadito il responsabile dell’Ager, Gianfranco Grandaliano, in merito alla gestione pubblica della discarica Vergine, perché dalla Regione continuano a disattendere una esigenza di trasparenza che ho formalmente fatto presente in base a un disposto legislativo che obbliga le Pubbliche amministrazioni a pubblicare, ove richiesto, documenti, dati e informazioni rimasti taciuti? È quanto mai doveroso fornire il giusto riscontro sul destino della discarica Vergine, la cui storia è disseminata di numerosi disagi non solo per i Lizzanesi ma anche per i residenti dei comuni limitrofi, quali Monteparano, Fragagnano, Roccaforzata e Carosino. I cittadini meritano chiarezza, per questo chiedo pubblicamente alla Regione di rispondere alla mia richiesta per sollevare qualsiasi dubbio sulla futura gestione della discarica". 

Con l’accorpamento del settore “Turismo” al Mipaaf vi era il rischio di modificare le diciture grafiche sui prodotti biologici e d’eccellenza italiani. L’Abbate (M5S): “saggia decisione del ministero che accoglie nostra richiesta di concedere tempo alle imprese, evitando inutili esborsi”

Il rischio di modificare le grafiche delle etichette, con relativi costi e perdite di tempo, di ben 296 prodotti DOP e IGP che interessano oltre 83mila aziende a cui si aggiungono altre 70mila nel settore biologico è stato fortunatamente scongiurato. L’intoppo burocratico è sorto a seguito dell’accorpamento del settore “Turismo” all’interno del ministero delle Politiche Agricole con la decisione degli apparati ministeriali di comunicare, ad inizio agosto, la necessità di modificare la dicitura nelle etichette dei prodotti agroalimentari da certificato da “Organismo di Controllo autorizzato dal Mipaaf” a certificato da “Organismo di Controllo autorizzato dal Mipaaft”.

“Ferma restando la possibilità di poter esaurire le scorte delle vecchie etichette, questa decisione ha suscitato preoccupazione nelle migliaia di aziende, imprese di trasformazione e distribuzione delle eccellenze italiane dell’agroalimentare – dichiara il deputato Giuseppe L’Abbate, esponente M5S in Commissione Agricoltura alla Camera – Paradossalmente, anziché vedersi agevolate, queste società sembrano essere incappate nella ennesima superflua complicazione burocratica”.

In Puglia, ad essere interessate dal possibile cambio di etichetta sarebbero state circa 6.873 aziende del settore biologico a cui si vanno ad aggiungere tutte le imprese agroalimentari che producono le 12 DOP e gli 8 IGP sul territorio regionale. “Per questo – prosegue Giuseppe L’Abbate (M5S) – siamo molto soddisfatti della risposta che abbiamo ricevuto alla nostra interrogazione, con cui il ministero delle Politiche Agricole annuncia che concederà l’utilizzo alternativo di entrambe le denominazioni, sia per esteso che per acronimo. Le aziende agroalimentari del nostro Paese, a maggior ragione quelle di qualità, hanno la priorità assoluta per il Movimento 5 Stelle e per il Governo Conte e oggi – conclude L’Abbate – ne abbiamo dato dimostrazione raccogliendo le rimostranze di AssoBio. La decisione ministeriale di concedere più tempo alle aziende agroalimentari, decidendo di non far gravare i costi della burocrazia sul mondo dell’agricoltura, ci trova completamente favorevoli”.

 

 

Questa mattina in Parlamento abbiamo incardinato le Proposte di regolamento del Parlamento europeo per la PAC 2021-2027. Si apre così una sfida di importanza cruciale per il futuro del comparto agricolo nazionale che non possiamo assolutamente perdere.”

E’ quanto dichiarano i deputati pentastellati della Commissione Agricoltura Gianpaolo Cassese, relatore del Regolamento sui pagamenti diretti, e Dedalo Pignatone, relatore del Regolamento cosiddetto "orizzontale".

“Sono tre le iniziative di regolamento che saranno negoziate, - spiegano i deputati – nello specifico, il regolamento sui piani strategici, quello sull’organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, l’OCM, e il regolamento orizzontale ". Precisano i parlamentari del M5S.

“Nonostante la riduzione dei fondi destinati dalla UE all’agricoltura, l’Italia per la PAC 2021-2027 può contare su una dotazione complessiva pari a circa 36 miliardi di euro, su un totale di 365 miliardi di euro destinati all’agricoltura in tutta l’Europa, corrispondenti a circa il 28,5% del bilancio complessivo. Una somma di grande rilevanza che ci consentirà di dare risposte concrete calibrandole alle esigenze reali degli agricoltori.” Proseguono.

“Nostro fondamentale compito sarà quello di predisporre un piano strategico nazionale all’altezza delle problematiche che intendiamo risolvere, anche per eliminare le storture che si sono sedimentate nel tempo di un sistema di erogazione e rendicontazione, nonché di certificazione e controllo, che certamente va rivisto.” Aggiungono i deputati e concludono:

“Cercheremo di intervenire a Bruxelles prima della approvazione definitiva – concludono i parlamentari– per apportare correttivi a ciò che fin qui non ha funzionato.

Particolare impegno metteremo per risolvere le inefficienze e migliorare la qualità della spesa soprattutto al sud anche mediante una sinergica collaborazione con il Ministero per il Sud.”

 

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