Esattamente un mese fa veniva approvata in Consiglio regionale la nostra mozione per riportare i corsi VFP1 a Taranto: cosa è cambiato?

E’ il quesito che poniamo al presidente Emiliano alla luce anche del nuovo bando della Marina Militare Italiana che ha implementato il numero dei volontari per il prossimo anno. 2225 giovani nel 2019 saranno chiamati a svolgere il corso di formazione militare spendibile per la loro occupazione futura, ma secondo le previsioni del Ministero, questi corsisti saranno dirottati a La Maddalena, una sede strutturalmente poco idonea, ma soprattutto costosa da raggiungere, lasciando completamente vuote le strutture militari tarantine, splendidamente organizzate ed in perfetto stato. Tutto ciò continua ad apparire davvero inopportuno per molteplici aspetti, in primis quello del danno economico alla città, che negli anni si è sempre fregiata di questo connubio con la Marina Militare e si è sforzata di mettere su anche imprese per andare incontro alle esigenze del territorio. Parliamo di perdite che trasversalmente colpiscono tanti settori,con cali impressionanti delle prenotazioni nei circa 200 b&b della città, negli alberghi, nei ristoranti che vivono di turismo balneare, religioso e... della Marina Militare. Il trasferimento dei corsi VFP1 da Taranto a La Maddalena è deleterio per l'immagine della città oltre a danneggiare gravemente quell’economia che riusciva a creare occupazione “a impatto ambientale zero”, ed onestamente pensiamo anche ai tanti giovani di tutto il territorio nazionale costretti magari a rinunciare a tentare la strada dello sbocco lavorativo in Marina, a causa degli oggettivi costi insostenibili per le famiglie per raggiungere la Sardegna. Infatti cambiano notevolmente le cifre per sostenere un viaggio ed una permanenza a Taranto piuttosto che a La Maddalena, che è un’isola di un’isola. Taranto dunque doppiamente beffata se non si interviene urgentemente per recuperare questi corsi, e a tal proposito sollecitiamo il Presidente Emiliano a far valere la nostra mozione al Ministero della Difesa da dove giungono solo vaghe promesse di istituzione di attività alternative ai Corsi VFP1 relative a corsi altamente specializzati in favore di equipaggi di unità navali di Marine Militari di Paesi amici, di cui al momento però non solo non vi è alcuna traccia, ma sarebbero infime rispetto ai corsi dei giovani volontari italiani.

"Questo pomeriggio presso il Palazzo della Provincia, insieme al vice presidente della Provincia di Taranto e al presidente e sindaco della Provincia di Crotone abbiamo discusso di un progetto di partnership tra i due aeroporti che fanno capo alle due province, quelli di Grottaglie e di Crotone.

Si è parlato delle sinergie da mettere insieme per il diritto alla mobilità dei tanti cittadini di questo vasto bacino d’utenza appulo-lucano-calabro e per rilanciare l’economia di questi territori. E’ importante continuare a lavorare in tale direzione, poichè l’aeroporto di Taranto/Grottaglie può e deve fuoriuscire dal ruolo di marginalità che gli viene affibbiato rispetto al ai voli di linea passeggeri. Da troppo tempo, da decenni, siamo relegati a questa preclusione che sta sempre più stretta ad una potenziale utenza che per ragioni di studio, di lavoro, di turismo ha necessità di fruire di servizi di mobilità al passo coi tempi. Siamo dell'idea che bisogna lavorare ancor di più con passione, con energia, anche per supplire all'assenza di quella parte della politica tarantina che, mai come in questo momento,stranamente, non esprime una linea di condotta univoca su questo tema. Cinque parlamentari del Movimento 5 Stelle non dicono nulla sulla necessità di attivare i voli passeggeri dall'aeroporto di Taranto/Grottaglie, anzi qualcuno si è espresso contrario anche in maniera chiara. Molti miei colleghi consiglieri regionali a parole si dichiarano a favore ma quasi sempre disertano questi incontri. Il Comune di Taranto purtroppo spesso assente, solo sporadicamente interviene attraverso la presenza di qualche assessore o consigliere, ma mai attivamente e fattivamente personalmente con il sindaco.
A mio parere quindi occorre fare di necessità virtù e avvalersi dell’impegno, dello spirito, della passione di tanti cittadini, degli uomini e delle donne di "onesto sentire" che muovono le associazioni, per fare in modo che la città di Taranto e la sua provincia escano dal ruolo di subalternità nel quale sono piombate."

In attesa di discutere la mozione presentata, assieme al collega Perrini, per la riapertura dei Pronto Soccorso "Moscati" e "San Marco" che solo nel 2017 hanno ottemperato a ben 35 mila richieste di assistenza sanitaria, faccio, per l’ennesima volta, alcune considerazioni che evidentemente sono sfuggite nell'ultimo Piano di riordino ospedaliero pugliese.

A due anni circa dall'entrata in vigore, le lacune ora appaiono molto più evidenti non solo perché il Piano non è intervenuto con la giusta strategia per ridurre ad esempio la spesa per la mobilità passiva, o il finanziamento alla sanità privata o ancora per attivare i posti letto, circa 1000 su base regionale, a cui si è rinunciato ma anche perché di fatto si sono tolti servizi, chiudendo reparti, senza fornire risposte alternative.

Non si è ottemperato per esempio alle riconversioni degli ospedali, come quella prevista per il “San Marco” di Grottaglie, in Polo riabilitativo, alla quale noi ci siamo sempre dichiarati contrari, però spiace constatare come si è proceduto pedissequamente alla chiusura dei reparti (Punto Nascita e Pronto Soccorso) senza sostituire con altri sevizi annunciati e mai messi in atto.

Il “San Marco” di Grottaglie , in quanto parte integrante del POC (Presidio Ospedaliero Centrale unitamente a "S.S. Annunziata" e "Moscati") deve poter continuare ad essere presìdio di supporto al “S.S. Annunziata”, con tutte le sue funzioni, almeno fino alla costruzione del nuovo ospedale di Taranto, come stabilito anche nel tanto osteggiato da noi, Piano di riordino.

Tutto ciò evidentemente era solo fumo buttato negli occhi dei cittadini che fortunatamente, di fronte alla evidente carenza di servizi sanitari, non stanno esitando a manifestare la loro indignazione, ed hanno avviato anche una imponente petizione popolare, da noi pienamente condivisa e dunque sostenuta e promossa, per chiedere la riapertura dei Pronto Soccorso chiusi. Naturalmente la nostra azione non si ferma e in attesa della discussione in Consiglio regionale della nostra mozione, chiediamo formalmente al Presidente Emiliano comunque di confermare la permanenza dei Punti di Primo Intervento, poichè servono a garantire nell’immediato almeno l’assistenza sanitaria di base.

La zona centro-orientale della provincia di Taranto, che fa riferimento all’ospedale di Grottaglie, con le sue 45 prestazioni sanitarie in media al giorno, necessita immancabilmente di una sua postazione di primo intervento, diversamente di fatto le circa 14.500 prestazioni sanitarie annue andrebbero a riversarsi sul già super affollato Pronto Soccorso del "S.S. Annunziata". E dire che l’ospedale "San Marco" di Grottaglie era una struttura perfettamente funzionante che doveva essere valorizzata al massimo e non depauperata e ridotta “all’osso”. Ricordiamo che lì abbiamo perso un Punto Nascita, che raggiungeva i 500 parti l'anno, e i reparti di Chirurgia e Ortopedia h 24 che fornivano prestazioni all'avanguardia, senza parlare del Pronto Soccorso.

Stiamo anche cercando di salvare il centro cottura ospedaliero, di cui il “San Marco” è dotato, anche recentemente ristrutturato: una cucina all’avanguardia da preservare. Lavoreremo per renderla utilizzabile nella prossima riorganizzazione dei servizi della ristorazione, per fornire i pasti ai reparti in loco e a quelli dell'ospedale di Manduria.

Infine ma non da ultimo, la nota dolente del personale medico carente che ha di fatto sfiancato una struttura ospedaliera sino a due anni fa di eccellenza.

Mino Borraccino
Sinistra Italiana/Liberi E Uguali

Nota del Consigliere regionale di Sinistra Italiana/Liberi E Uguali Mino Borraccino.


“Nella riunione di ieri la VII Commissione ha bocciato il Disegno di Legge recante ‘Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere’, con la motivazione – espressa da qualcuno – che ‘non se ne sente affatto il bisogno’.
C’è da osservare in primo luogo che il parere della VII Commissione è soltanto consultivo, in questo caso, e che quindi appare ultronea la richiesta di esprimersi in merito.
Ma ciò che conta sottolineare è che il ddl in questione intende adottare norme del tipo di quelle già varate da Regioni come la Toscana, la Liguria, il Piemonte, l’Umbria e l’Emilia Romagna e recepisce orientamenti consolidati in sede europea, che stigmatizzano comportamenti di tipo discriminatorio. Il Parlamento europeo, infatti, è intervenuto con diverse risoluzioni al fine di condannare fenomeni di ostilità nei confronti di persone omosessuali, transessuali, transgender e ha censurato le leggi che in alcuni Paesi puniscono il cittadino per la libera espressione del proprio orientamento sessuale, quando non conforme alla cosiddetta ‘normalità’, come la Lituania, la Lettonia e l’Ungheria.
In particolare, nel 2014 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione con cui invita gli Stati membri, incluse le Regioni, a definire una politica per la tutela dei diritti delle persone LGBT, includendo fra questi la non discriminazione nei settori dell’occupazione, dell’istruzione, della sanità e dell’informazione, settori che ricadono nelle competenze regionali.
Per concludere, pur prendendo atto del parere consultivo espresso dalla VII Commissione, la sede propria per entrare nel merito dell’esame del ddl sarà la riunione congiunta della III e della VI Commissione, prevista per il prossimo 12 luglio.
Per quanto ci riguarda, come Sinistra Italiana/ Liberi e Uguali, non possiamo non stigmatizzare gli atteggiamenti oppositivi verso questo ddl, che affiorano anche nella maggioranza; ci auguriamo quindi che rientrino rapidamente ed esprimiamo fin da ora il convinto appoggio a questa iniziativa legislativa della Giunta, che si propone di combattere comportamenti discriminatori, che sempre più spesso affiorano nelle pieghe della nostra società”.

Cogliamo con soddisfazione la notizia dell'imminente pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del maxi concorso per operatori socio sanitari in Puglia.

Ben 1789 OSS troveranno così occupazione stabile, il 50% dei quali concorrerà in una corsia preferenziale, riservata sia a coloro che hanno già maturato 36 mesi di servizio alla data del 31 dicembre 2017, sia a coloro che in servizio come ausiliari specializzati, hanno frequentato il corso di riqualificazione OSS.

I posti disponibili sono così ripartiti in tutte le A.S.L. pugliesi: Taranto 100, Lecce 550, Brindisi 383, Riuniti di Foggia più Policlinico di Bari 200, Bari 170, Foggia 106, BAT 41, Giovanni XXIII 30, IRCS di Castellana Grotte 9.

In linea con la nostra dura e seria battaglia quotidiana per la Sanità pubblica in Puglia, riteniamo apprezzabile l'espletamento di questo tanto atteso concorso, che permetterà la stabilizzazione di parte del personale precario, come auspichiamo da tempo, che darà la possibilità di entrare nel mondo del lavoro a tanti inoccupati della nostra regione, che si sono anche formati professionalmente ed attendono di poter entrare nel mondo del lavoro. In ultimo, non possiamo far a meno di notare il considerevole risparmio per le casse regionali sia in fase di espletamento delle procedure concorsuali, che in termini di impegno di spesa per il personale, oltre a donare serenità lavorativa a centinaia di lavoratori.

Le dichiarazioni rese dall’Assessore ai Trasporti Gianni Giannini nel corso di un dibattito pubblico svoltosi ieri sera a Bari, con le quali si è di fatto chiuso alla possibilità di attivare voli civili da e per l’aeroporto di Grottaglie, meritano un immediato chiarimento da parte del Presidente della Giunta, Michele Emiliano, dal momento che stanno destando grande preoccupazione oltre ad aver generato molta confusione. Nei mesi scorsi ho più volte sollecitato una presa di posizione del Governo regionale al fine di consentire la valorizzazione dello scalo tarantino con l’arrivo di voli civili, e lo stesso Presidente, così come l’assessore al Turismo, Loredana Capone, avevano annunciato l’imminente pubblicazione di un bando per attrarre, grazie ad un contributo regionale di circa 7 milioni di euro, compagnie aeree low cost interessate ad operare su Grottaglie. Ora, però, contrariamente a quanto già annunciato, le parole di Giannini rappresentano una doccia gelata per tutti quanti ritengono, come il sottoscritto, che quell’aeroporto possa rappresentare un importante e strategico volano per la crescita dell’economia soprattutto turistica di tutta l’area jonica. Limitarsi a considerare l’aeroporto di Grottaglie solo uno scalo per le attività cargo o puntare tutto sui voli suborbitali da attivare (forse) tra diversi anni, significa di fatto condannare tutto il territorio tarantino alla marginalità, considerandolo solo una periferia che non merita attenzione. Al contrario noi riteniamo che consentire l’arrivo di voli civili a Grottaglie darebbe un impulso molto significativo al turismo e, quindi, alla crescita economica di tutto il territorio. Per questo crediamo che non sia più tempo di dichiarazioni in libertà di questo o quell’altro assessore che si smentiscono vicendevolmente. Il Presidente Emiliano chiarisca quali sono le sue reali intenzioni e ci faccia sapere se conferma la sua intenzione di investire sul futuro di quell’aeroporto, o se, rimangiandosi quanto già dichiarato, condivide le parole dell’assessore Giannini che di fatto chiudono alla prospettiva di Grottaglie come scalo per i voli civili. Ora occorrono parole chiare, perché con il gioco delle tre carte non si può governare a lungo. Ne va della dignità e della credibilità delle istituzioni che rappresentiamo.

Intervento del consigliere regionale di Sinistra Italiana/Liberi E Uguali Mino Borraccino.

"Prosegue il nostro impegno per garantire pasti cucinati freschi per i degenti e il mantenimento dei posti di lavoro del personale impiegato presso i centri di cottura ospedalieri. Con una pec urgente, inviata a tutti i Direttori Generali delle Asl delle sei province pugliesi ho chiesto loro di conoscere quali sono i centri cottura ospedalieri attivi, se sono in possesso della relativa Certificazione di Prevenzione Incendi e se hanno l’agibilità. Occorre conoscere lo stato delle cucine spedaliere, affinche si possa provvedere tempestivamente alla loro messa a norma. Come stabilito infatti nella audizione in II Commissione, da me presieduta, del 1° giugno scorso, occorre verificare l’idoneità delle cucine ospedaliere, molte delle quali ristrutturate recentemente affinchè possano essere utilizzate a tutti gli effetti, con tutte le necessarie autorizzazioni, per la preparazione dei pasti e scongiurare così l’ipotesi del cook and chill. Auspichiamo che possano essere recuperati tutti i 21 centri cottura ospedalieri presenti sul territorio regionale e venga così restituito un servizio importante per la Sanità pugliese che nel contempo dà lavoro a circa 1200 nostri conterranei".

Nota del consigliere regionale di Sinistra Italiana/Liberi E Uguali, Mino Borraccino.

“Il progetto ‘Tempa Rossa’ (Protocollo siglato da Eni in Joint - venture con Total-Shell-Mitsui), prevede la realizzazione di due enormi serbatoi (180.000 metri cubi complessivi) per la capacità annua di 2,7 milioni di tonnellate di greggio che consentiranno alle compagnie di incrementare del 40% l’esportazione complessiva nazionale di petrolio. Una cifra che fa capire quanto sia rilevante il business di cui Taranto sembra essere al centro soltanto per lo sfruttamento del proprio territorio. L’opera da realizzare è un impianto considerato a rischio di ‘incidente rilevante’ secondo la ‘Direttiva Seveso’ e dovrebbe essere sottoposto al superamento delle procedure previste dalla normativa stessa, ma anche su questo non viene fornita nessuna garanzia dal Governo.
Il progetto prevede, fra l’altro:
Un prolungamento del pontile, a mare, per una lunghezza di 515 metri; due nuove aree di pompaggio per la spedizione del greggio al pontile; una nuova condotta per il trasferimento del petrolio dai serbatoi; un impianto di preraffreddamento del greggio; due nuovi impianti di recupero vapore a integrazione dell’esistente;
Questa ennesima infrastruttura, che inciderà pesantemente sul territorio, viene calata dall’alto nonostante tutti gli Enti locali avessero sollevato questioni rilevanti che sono state ignorate. L’autorizzazione non è subordinata ad una compensazione ambientale, indicata e concordata preventivamente con il territorio, ma rimanda tutto alle fasi successive. Il Consiglio dei Ministri, attraverso la Delibera del 22 dicembre 2017, sottolinea la ‘rilevanza energetica dell’opera’ e la ‘strategicità dell’infrastruttura’, ma non tiene conto delle posizioni degli Enti locali a tutela di salute e ambiente.
Taranto ha bisogno di ridurre le emissioni inquinanti e ancora una volta si sta evitando di coinvolgere un grande protagonista dello scenario produttivo industriale, con conseguente impatto ambientale, in un percorso condiviso verso il raggiungimento dell’obiettivo di ridurre le emissioni attuali.
Noi riteniamo che l’Eni debba essere chiamata a discutere dei suoi progetti complessivi e non sulle singole infrastrutture che intende realizzare. Visto che la produzione energetica degli impianti ubicati in Puglia, per soddisfare il fabbisogno nazionale, supera di moltissimo il quantitativo utilizzato dal territorio, con tutto quello che ciò comporta in termini di inquinamento, noi riteniamo che ad Eni si debba chiedere un impegno per la riconversione della produzione della centrale di Taranto, attraverso l’utilizzo di fonti combustibili a minore impatto emissivo.
Abbiamo più volte indicato quella che è la nostra posizione e la ribadiamo ancora una volta, con la speranza che si riesca a discutere di questo a livello locale e nazionale. La Regione Puglia su questo tema può avere un ruolo importante, anche in virtù del Piano Energetico Regionale esistente (il PEAR realizzato dal Governo Vendola) che indica la strada della riduzione delle emissioni proprio attraverso la sostituzione delle fonti combustibili. Auspico un intervento del Presidente Emiliano per recuperare una interlocuzione reale su questo punto”.

Borraccino: “Comprendere Taranto nella Via Francigena del Sud, presentata interrogazione”. Nota del consigliere regionale di Liberi E Uguali, Mino Borraccino.

“Con una specifica interrogazione all’Assessore regionale all’Industria turistica e culturale, noi di Sinistra Italiana/Liberi e Uguali chiediamo lumi circa il mancato inserimento nella Via Francigena del Sud del territorio ionico, comprendente Taranto ed alcuni suoi comuni. Da autorevoli fonti storiche, come il testo, tradotto dall'inglese a cura della Prof.ssa Anna Trono (UniSalento) e del prof. Nunzio Fiore (Accademia Belle Arti) del volume “Viaggiando verso est e sulla via Francigena attraverso arte cultura e storia” si evince chiaramente che Taranto è compresa nel tracciato storico della via Francigena. Questo testo chiarisce inequivocabilmente la centralità di Taranto nel percorso della Via Francigena, poiché la via Appia, come tutti sappiamo, storicamente era ed è la strada principale che collegava, e collega, Roma con l'Italia meridionale. Dopo aver attraversato la Basilicata orientale il tratto finale della via Appia attraversa le province di Taranto e di Brindisi e si unisce alla via Traiana più a nord, prima di dirigersi verso Lecce e Otranto.
Nel Medioevo un grande numero di santuari, chiese, ostelli, conventi e monasteri furono costruiti per venire incontro ai bisogni di Santi, crociati e pellegrini che calpestavano questa strada per raggiungere la Terra Santa. Come testimonia Guidone nel XII secolo i pellegrini sull’ultimo tratto di strada dopo Melfi e Matera, si dirigevano attraverso Laterza, Ginosa, Castellaneta, Massafra, Taranto, Grottaglie, Oria e Mesagne sull’Adriatico. Una grande rete di strade collegava la città, le masserie fortificate, i monasteri, le chiese, i mercati e gli insediamenti rupestri dove i pellegrini e viandanti trovavano ospitalità. La Cattedrale Normanna di Taranto era essa stessa un luogo di pellegrinaggio dal momento che conservava le reliquie di San Cataldo, vescovo taumaturgo e Santo Patrono di chi viaggiava per mare.
Dopo Taranto la strada continua verso Monteiasi, Carosino, passando dalla piccola collina che si affaccia sulla piana di Brindisi tra Grottaglie e San Marzano, vicino all'antica stazione Normanna di Misicuro, dove si trovano gli ultimi significativi insediamenti rupestri e santuari collegati al culto di Maria, come quello della Madonna delle Grazie di Grottaglie, che attesta la presenza della cultura urbana mediterranea tra est e ovest. La planimetria delle strade, degli spazi e la collocazione strategica degli ingressi e i principali edifici civili e religiosi ancora oggi forniscono una mappa simbolica chiara e funzionale per i residenti e i viaggiatori. Superate le ultime colline, la via Appia entra nella piana di Brindisi, attraverso uliveti, vigneti, alberi di mandorle e campi di grano, costeggiando Oria.
Il terreno pianeggiante ha aiutato a preservare l'antica strada fino al punto che perfino oggi rimangono dei lunghi tratti. Le nuove planimetrie predisposte sulla base del lavoro svolto dalla Società Geografica Italiana, incaricata di redigere le mappe, risulta che La via Francigena del Sud comprende anche Taranto. Pertanto chiediamo all’Assessore all’Industria Turistica e Culturale, dott.ssa Capone, di conoscere le iniziative che la Regione Puglia intende intraprendere, affinché possa essere inserito anche il territorio jonico, comprendente Taranto ed alcuni suoi comuni nella Via Francigena del Sud. La città di Taranto innegabilmente è sempre stata al centro della storia, grazie anche alla sua posizione geografica che la portava ad essere importante nodo viario interessato costantemente da flussi di viandanti, pellegrini, commercianti. L’inserimento di Taranto nella Via francigena del Sud, è molto importante per il territorio, poiché rappresenterebbe un’altra valida opportunità di sviluppo entrando a far parte di un contesto europeo specifico identitario che da Canterbury va a Roma fino alla Puglia”.

Persiste nella nostra società un diffuso approccio di disinteresse riguardo all’assistenza affettiva e sessuale per persone con disabilità o patologie invalidanti. Questo argomento, ancora considerato un tabù, è oggetto di una mozione che ho ritenuto opportuno sottoporre all’attenzione del Consiglio regionale della Puglia, affinchè il diritto alla sessualità e al benessere sessuale, da considerarsi a tutti gli effetti e per tutte le persone un diritto soggettivo pieno, venga riconosciuto nella nostra regione per le persone con disabilità. Occorre un riconoscimento completo di tale esigenza nell’ambito dell’ordinamento giuridico, nella consapevolezza che la negazione di questo diritto è da considerarsi alla stregua di una violazione dei diritti all’uguaglianza, alla non discriminazione, alla dignità e alla salute. Anche la stessa Corte Costituzionale ha chiarito, nella sentenza n. 561 del 18 dicembre 1987 che “essendo la sessualità uno degli essenziali modi di espressione della persona umana, il diritto di disporne liberamente è senza dubbio un diritto soggettivo assoluto, che va ricompreso tra le posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione ed inquadrato tra i diritti inviolabili della persona umana che l’art. 2 Cost. impone di garantire”.

A causa di condizioni di disabilità e di non autosufficienza, a molte persone viene di fatto negato il diritto a vivere relazioni interpersonali complete anche sotto il profilo psico-affettivo, emotivo e sessuale, con la conseguenza che spesso tale privazione genera nel soggetto disabile ulteriore perdita di autonomia e autostima che, a sua volta, produce maggiore sofferenza. Come ad ogni persona deve essere riconosciuta la possibilità di compiere scelte consapevoli rispetto alla propria sessualità, quale condizione che concorre al raggiungimento di un benessere psicofisico pieno e al riconoscimento del suo diritto alla salute, disponendo di opportunità e mezzi adeguati per raggiungere questo scopo.

Troppo spesso la difficoltà di gestire situazioni molto delicate e complesse ricade completamente sulle famiglie che, in mancanza di un supporto adeguato da parte delle istituzioni, si trovano sole di fronte a queste specifiche esigenze dei disabili.

E’ necessario, pertanto, da un lato superare barriere e pregiudizi di carattere culturale che impediscono la piena consapevolezza dell’esistenza di questo tema e, dall’altro, porre in essere iniziative istituzionali finalizzate a riconoscere che la dimensione della sessualità delle persone con disabilità debba essere sostenuta attraverso interventi a loro rivolti finalizzati all’assistenza all’emotività, all’affettività e alla sessualità.

Su questo tema in molte parti d’Europa (Danimarca, Svizzera, Germania, Paesi Bassi, Austria) si è diffusa la figura dell’Assistente Sessuale che, a seguito di un rigoroso percorso di formazione di tipo psicologico e medico, è in grado di aiutare le persone affette da disabilità fisico-motorie oppure psichico-cognitive a vivere esperienze emotive o sessuali soddisfacenti, in modo da gestire meglio sentimenti o pulsioni che, in molti casi, ove non correttamente approcciate, si traducono in rabbia o aggressività.

In Puglia molte famiglie di persone affette da disabilità hanno evidenziato la necessità di un intervento di tipo normativo, da parte della Regione, per affrontare questo tema, sul quale si è creato un movimento di opinione nazionale.

Pertanto auspichiamo, con la nostra mozione, di mettere in campo iniziative finalizzata a diffondere, sul territorio pugliese, la problematica legata al riconoscimento pieno del diritto soggettivo al benessere psico-fisico, emotivo e sessuale per le persone affette da disabilità, verificando la possibilità di avviare, anche in via sperimentale e con la collaborazione delle ASL pugliesi, l’istituzione di un Albo di Operatori/Operatrici accreditati a svolgere, sul territorio regionale e dopo un adeguato percorso formativo, la funzione di Assistente Sessuale.

 

 

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