Le dichiarazioni rese dall’Assessore ai Trasporti Gianni Giannini nel corso di un dibattito pubblico svoltosi ieri sera a Bari, con le quali si è di fatto chiuso alla possibilità di attivare voli civili da e per l’aeroporto di Grottaglie, meritano un immediato chiarimento da parte del Presidente della Giunta, Michele Emiliano, dal momento che stanno destando grande preoccupazione oltre ad aver generato molta confusione. Nei mesi scorsi ho più volte sollecitato una presa di posizione del Governo regionale al fine di consentire la valorizzazione dello scalo tarantino con l’arrivo di voli civili, e lo stesso Presidente, così come l’assessore al Turismo, Loredana Capone, avevano annunciato l’imminente pubblicazione di un bando per attrarre, grazie ad un contributo regionale di circa 7 milioni di euro, compagnie aeree low cost interessate ad operare su Grottaglie. Ora, però, contrariamente a quanto già annunciato, le parole di Giannini rappresentano una doccia gelata per tutti quanti ritengono, come il sottoscritto, che quell’aeroporto possa rappresentare un importante e strategico volano per la crescita dell’economia soprattutto turistica di tutta l’area jonica. Limitarsi a considerare l’aeroporto di Grottaglie solo uno scalo per le attività cargo o puntare tutto sui voli suborbitali da attivare (forse) tra diversi anni, significa di fatto condannare tutto il territorio tarantino alla marginalità, considerandolo solo una periferia che non merita attenzione. Al contrario noi riteniamo che consentire l’arrivo di voli civili a Grottaglie darebbe un impulso molto significativo al turismo e, quindi, alla crescita economica di tutto il territorio. Per questo crediamo che non sia più tempo di dichiarazioni in libertà di questo o quell’altro assessore che si smentiscono vicendevolmente. Il Presidente Emiliano chiarisca quali sono le sue reali intenzioni e ci faccia sapere se conferma la sua intenzione di investire sul futuro di quell’aeroporto, o se, rimangiandosi quanto già dichiarato, condivide le parole dell’assessore Giannini che di fatto chiudono alla prospettiva di Grottaglie come scalo per i voli civili. Ora occorrono parole chiare, perché con il gioco delle tre carte non si può governare a lungo. Ne va della dignità e della credibilità delle istituzioni che rappresentiamo.

Intervento del consigliere regionale di Sinistra Italiana/Liberi E Uguali Mino Borraccino.

"Prosegue il nostro impegno per garantire pasti cucinati freschi per i degenti e il mantenimento dei posti di lavoro del personale impiegato presso i centri di cottura ospedalieri. Con una pec urgente, inviata a tutti i Direttori Generali delle Asl delle sei province pugliesi ho chiesto loro di conoscere quali sono i centri cottura ospedalieri attivi, se sono in possesso della relativa Certificazione di Prevenzione Incendi e se hanno l’agibilità. Occorre conoscere lo stato delle cucine spedaliere, affinche si possa provvedere tempestivamente alla loro messa a norma. Come stabilito infatti nella audizione in II Commissione, da me presieduta, del 1° giugno scorso, occorre verificare l’idoneità delle cucine ospedaliere, molte delle quali ristrutturate recentemente affinchè possano essere utilizzate a tutti gli effetti, con tutte le necessarie autorizzazioni, per la preparazione dei pasti e scongiurare così l’ipotesi del cook and chill. Auspichiamo che possano essere recuperati tutti i 21 centri cottura ospedalieri presenti sul territorio regionale e venga così restituito un servizio importante per la Sanità pugliese che nel contempo dà lavoro a circa 1200 nostri conterranei".

Nota del consigliere regionale di Sinistra Italiana/Liberi E Uguali, Mino Borraccino.

“Il progetto ‘Tempa Rossa’ (Protocollo siglato da Eni in Joint - venture con Total-Shell-Mitsui), prevede la realizzazione di due enormi serbatoi (180.000 metri cubi complessivi) per la capacità annua di 2,7 milioni di tonnellate di greggio che consentiranno alle compagnie di incrementare del 40% l’esportazione complessiva nazionale di petrolio. Una cifra che fa capire quanto sia rilevante il business di cui Taranto sembra essere al centro soltanto per lo sfruttamento del proprio territorio. L’opera da realizzare è un impianto considerato a rischio di ‘incidente rilevante’ secondo la ‘Direttiva Seveso’ e dovrebbe essere sottoposto al superamento delle procedure previste dalla normativa stessa, ma anche su questo non viene fornita nessuna garanzia dal Governo.
Il progetto prevede, fra l’altro:
Un prolungamento del pontile, a mare, per una lunghezza di 515 metri; due nuove aree di pompaggio per la spedizione del greggio al pontile; una nuova condotta per il trasferimento del petrolio dai serbatoi; un impianto di preraffreddamento del greggio; due nuovi impianti di recupero vapore a integrazione dell’esistente;
Questa ennesima infrastruttura, che inciderà pesantemente sul territorio, viene calata dall’alto nonostante tutti gli Enti locali avessero sollevato questioni rilevanti che sono state ignorate. L’autorizzazione non è subordinata ad una compensazione ambientale, indicata e concordata preventivamente con il territorio, ma rimanda tutto alle fasi successive. Il Consiglio dei Ministri, attraverso la Delibera del 22 dicembre 2017, sottolinea la ‘rilevanza energetica dell’opera’ e la ‘strategicità dell’infrastruttura’, ma non tiene conto delle posizioni degli Enti locali a tutela di salute e ambiente.
Taranto ha bisogno di ridurre le emissioni inquinanti e ancora una volta si sta evitando di coinvolgere un grande protagonista dello scenario produttivo industriale, con conseguente impatto ambientale, in un percorso condiviso verso il raggiungimento dell’obiettivo di ridurre le emissioni attuali.
Noi riteniamo che l’Eni debba essere chiamata a discutere dei suoi progetti complessivi e non sulle singole infrastrutture che intende realizzare. Visto che la produzione energetica degli impianti ubicati in Puglia, per soddisfare il fabbisogno nazionale, supera di moltissimo il quantitativo utilizzato dal territorio, con tutto quello che ciò comporta in termini di inquinamento, noi riteniamo che ad Eni si debba chiedere un impegno per la riconversione della produzione della centrale di Taranto, attraverso l’utilizzo di fonti combustibili a minore impatto emissivo.
Abbiamo più volte indicato quella che è la nostra posizione e la ribadiamo ancora una volta, con la speranza che si riesca a discutere di questo a livello locale e nazionale. La Regione Puglia su questo tema può avere un ruolo importante, anche in virtù del Piano Energetico Regionale esistente (il PEAR realizzato dal Governo Vendola) che indica la strada della riduzione delle emissioni proprio attraverso la sostituzione delle fonti combustibili. Auspico un intervento del Presidente Emiliano per recuperare una interlocuzione reale su questo punto”.

Borraccino: “Comprendere Taranto nella Via Francigena del Sud, presentata interrogazione”. Nota del consigliere regionale di Liberi E Uguali, Mino Borraccino.

“Con una specifica interrogazione all’Assessore regionale all’Industria turistica e culturale, noi di Sinistra Italiana/Liberi e Uguali chiediamo lumi circa il mancato inserimento nella Via Francigena del Sud del territorio ionico, comprendente Taranto ed alcuni suoi comuni. Da autorevoli fonti storiche, come il testo, tradotto dall'inglese a cura della Prof.ssa Anna Trono (UniSalento) e del prof. Nunzio Fiore (Accademia Belle Arti) del volume “Viaggiando verso est e sulla via Francigena attraverso arte cultura e storia” si evince chiaramente che Taranto è compresa nel tracciato storico della via Francigena. Questo testo chiarisce inequivocabilmente la centralità di Taranto nel percorso della Via Francigena, poiché la via Appia, come tutti sappiamo, storicamente era ed è la strada principale che collegava, e collega, Roma con l'Italia meridionale. Dopo aver attraversato la Basilicata orientale il tratto finale della via Appia attraversa le province di Taranto e di Brindisi e si unisce alla via Traiana più a nord, prima di dirigersi verso Lecce e Otranto.
Nel Medioevo un grande numero di santuari, chiese, ostelli, conventi e monasteri furono costruiti per venire incontro ai bisogni di Santi, crociati e pellegrini che calpestavano questa strada per raggiungere la Terra Santa. Come testimonia Guidone nel XII secolo i pellegrini sull’ultimo tratto di strada dopo Melfi e Matera, si dirigevano attraverso Laterza, Ginosa, Castellaneta, Massafra, Taranto, Grottaglie, Oria e Mesagne sull’Adriatico. Una grande rete di strade collegava la città, le masserie fortificate, i monasteri, le chiese, i mercati e gli insediamenti rupestri dove i pellegrini e viandanti trovavano ospitalità. La Cattedrale Normanna di Taranto era essa stessa un luogo di pellegrinaggio dal momento che conservava le reliquie di San Cataldo, vescovo taumaturgo e Santo Patrono di chi viaggiava per mare.
Dopo Taranto la strada continua verso Monteiasi, Carosino, passando dalla piccola collina che si affaccia sulla piana di Brindisi tra Grottaglie e San Marzano, vicino all'antica stazione Normanna di Misicuro, dove si trovano gli ultimi significativi insediamenti rupestri e santuari collegati al culto di Maria, come quello della Madonna delle Grazie di Grottaglie, che attesta la presenza della cultura urbana mediterranea tra est e ovest. La planimetria delle strade, degli spazi e la collocazione strategica degli ingressi e i principali edifici civili e religiosi ancora oggi forniscono una mappa simbolica chiara e funzionale per i residenti e i viaggiatori. Superate le ultime colline, la via Appia entra nella piana di Brindisi, attraverso uliveti, vigneti, alberi di mandorle e campi di grano, costeggiando Oria.
Il terreno pianeggiante ha aiutato a preservare l'antica strada fino al punto che perfino oggi rimangono dei lunghi tratti. Le nuove planimetrie predisposte sulla base del lavoro svolto dalla Società Geografica Italiana, incaricata di redigere le mappe, risulta che La via Francigena del Sud comprende anche Taranto. Pertanto chiediamo all’Assessore all’Industria Turistica e Culturale, dott.ssa Capone, di conoscere le iniziative che la Regione Puglia intende intraprendere, affinché possa essere inserito anche il territorio jonico, comprendente Taranto ed alcuni suoi comuni nella Via Francigena del Sud. La città di Taranto innegabilmente è sempre stata al centro della storia, grazie anche alla sua posizione geografica che la portava ad essere importante nodo viario interessato costantemente da flussi di viandanti, pellegrini, commercianti. L’inserimento di Taranto nella Via francigena del Sud, è molto importante per il territorio, poiché rappresenterebbe un’altra valida opportunità di sviluppo entrando a far parte di un contesto europeo specifico identitario che da Canterbury va a Roma fino alla Puglia”.

Persiste nella nostra società un diffuso approccio di disinteresse riguardo all’assistenza affettiva e sessuale per persone con disabilità o patologie invalidanti. Questo argomento, ancora considerato un tabù, è oggetto di una mozione che ho ritenuto opportuno sottoporre all’attenzione del Consiglio regionale della Puglia, affinchè il diritto alla sessualità e al benessere sessuale, da considerarsi a tutti gli effetti e per tutte le persone un diritto soggettivo pieno, venga riconosciuto nella nostra regione per le persone con disabilità. Occorre un riconoscimento completo di tale esigenza nell’ambito dell’ordinamento giuridico, nella consapevolezza che la negazione di questo diritto è da considerarsi alla stregua di una violazione dei diritti all’uguaglianza, alla non discriminazione, alla dignità e alla salute. Anche la stessa Corte Costituzionale ha chiarito, nella sentenza n. 561 del 18 dicembre 1987 che “essendo la sessualità uno degli essenziali modi di espressione della persona umana, il diritto di disporne liberamente è senza dubbio un diritto soggettivo assoluto, che va ricompreso tra le posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione ed inquadrato tra i diritti inviolabili della persona umana che l’art. 2 Cost. impone di garantire”.

A causa di condizioni di disabilità e di non autosufficienza, a molte persone viene di fatto negato il diritto a vivere relazioni interpersonali complete anche sotto il profilo psico-affettivo, emotivo e sessuale, con la conseguenza che spesso tale privazione genera nel soggetto disabile ulteriore perdita di autonomia e autostima che, a sua volta, produce maggiore sofferenza. Come ad ogni persona deve essere riconosciuta la possibilità di compiere scelte consapevoli rispetto alla propria sessualità, quale condizione che concorre al raggiungimento di un benessere psicofisico pieno e al riconoscimento del suo diritto alla salute, disponendo di opportunità e mezzi adeguati per raggiungere questo scopo.

Troppo spesso la difficoltà di gestire situazioni molto delicate e complesse ricade completamente sulle famiglie che, in mancanza di un supporto adeguato da parte delle istituzioni, si trovano sole di fronte a queste specifiche esigenze dei disabili.

E’ necessario, pertanto, da un lato superare barriere e pregiudizi di carattere culturale che impediscono la piena consapevolezza dell’esistenza di questo tema e, dall’altro, porre in essere iniziative istituzionali finalizzate a riconoscere che la dimensione della sessualità delle persone con disabilità debba essere sostenuta attraverso interventi a loro rivolti finalizzati all’assistenza all’emotività, all’affettività e alla sessualità.

Su questo tema in molte parti d’Europa (Danimarca, Svizzera, Germania, Paesi Bassi, Austria) si è diffusa la figura dell’Assistente Sessuale che, a seguito di un rigoroso percorso di formazione di tipo psicologico e medico, è in grado di aiutare le persone affette da disabilità fisico-motorie oppure psichico-cognitive a vivere esperienze emotive o sessuali soddisfacenti, in modo da gestire meglio sentimenti o pulsioni che, in molti casi, ove non correttamente approcciate, si traducono in rabbia o aggressività.

In Puglia molte famiglie di persone affette da disabilità hanno evidenziato la necessità di un intervento di tipo normativo, da parte della Regione, per affrontare questo tema, sul quale si è creato un movimento di opinione nazionale.

Pertanto auspichiamo, con la nostra mozione, di mettere in campo iniziative finalizzata a diffondere, sul territorio pugliese, la problematica legata al riconoscimento pieno del diritto soggettivo al benessere psico-fisico, emotivo e sessuale per le persone affette da disabilità, verificando la possibilità di avviare, anche in via sperimentale e con la collaborazione delle ASL pugliesi, l’istituzione di un Albo di Operatori/Operatrici accreditati a svolgere, sul territorio regionale e dopo un adeguato percorso formativo, la funzione di Assistente Sessuale.

 

 

Assieme ad alcuni sindaci del tarantino ho partecipato all’incontro convocato dal Presidente della Provincia di Taranto sulla discarica Linea Ambiente di Grottaglie.

Nel mio intervento ho ribadito la necessità di rivedere gli atti fin ora prodotti e soprattutto il parere favorevole al sopralzo della discarica, messo a verbale lo scorso 15 febbraio dalla commissione tecnica provinciale, in totale controtendenza rispetto a tutti i pareri negativi sin ora prodotti da parte della Asl di Taranto,da parte dell’Arpa Puglia, da parte delle associazioni, da parte dei comuni. Serve valutare le ultime controdeduzioni presentate dal sindaco di Grottaglie Ciro D'Alò. La provincia jonica merita attenzioni particolari ed è per questo che ritengo possano esserci tutte le condizioni per far affermare il cosiddetto “fattore di pressione” nella nostra provincia, ovvero occorre negare ogni tipo di autorizzazione per ampliamenti di discariche e inceneritori. Il nostro territorio infatti è già fortemente compromesso dal punto di vista ambientale dall’azione inquinante dei complessi industriali (Ilva, Eni, Cementir), oltre ad essere interessato dalla presenza delle discariche di Lizzano, Statte, Grottaglie, Manduria e Massafra, che nel complesso provocano un impatto ambientale e socio-sanitario non più sostenibile, negativo, importante, che non va sottovalutato, per la salute pubblica e per tutto ciò che ne consegue.

Ho invitato quindi il presidente Tamburano a rivedere tutto l’iter autorizzativo consapevole del fatto che, in ogni caso, a monte di tutto ciò, c'è il problema fondamentale di una mancata pianificazione della gestione dei rifiuti a livello regionale in questi anni. In Puglia non si riesce a risolvere il “problema discariche” a causa della mancata chiusura del ciclo dei rifiuti, mentre una seria politica della raccolta differenziata avrebbe evitato il loro proliferarsi. Siamo fiduciosi che quel parere favorevole del comitato tecnico provinciale, contrario alle aspettative dei cittadini Grottaglie e di tutto il comprensorio, possa essere rivisto e quindi che dalla Provincia di Taranto non si conceda l'autorizzazione al sopralzo. Noi di Liberi e Uguali continueremo a vigilare e a guardare con grande attenzione le vicende ambientali che interessano il nostro territorio.

Siamo pronti alla mobilitazione a sostegno delle Amministrazioni che si stanno opponendo all’ennesimo disastro ambientale, perciò già a partire da domani seguiranno una serie di iniziative volte a rimarcare la nostra volontà.


Domani saremo al sit-in organizzato davanti a palazzo della Provincia di Taranto a partire dalle ore 16:00 assieme ai Sindaci, estendiamo il nostro invito a tutte le realtà del circondario e ai cittadini che oggi vogliono scegliere per il proprio futuro e per quello delle prossime generazioni.
Le recenti vicende legate all’atteggiamento omissivo del Presidente della Provincia Martino Tamburrano hanno dimostrato la sua incapacità nel prendere atto delle istanze dei cittadini in qualità di garante della Provincia tarantina. Un’amara constatazione a fronte di tutte le mobilitazioni che si sono susseguite negli anni sino all’ultima Manifestazione del 13 Gennaio 2018, in occasione della quale per la prima volta nella storia tutti i Comuni, con Grottaglie capofila, in coordinamento con le associazioni del territorio sono scesi in strada affinché Tamburrano ufficializzasse il diniego, in merito all’innalzamento proposto dalla società Linea Ambiente.
Il diritto alla salute e alla tutela dell’ambiente sono temi di estrema attualità ed è quanto negli ultimi decenni l’intera comunità jonica chiede a gran voce, diritti che, oramai, da troppo tempo sono subordinati ad una politica economica e di comodo, a vantaggio di chi costruisce imperi personali lasciando dietro di sé il deserto.
Ed è proprio contro questo deserto che l’intera provincia con le sue associazioni, i suoi cittadini e con alcune forze politiche al proprio fianco si è unita affinché i propri diritti vengano riconosciuti definitivamente.
Tutto l’arco jonico è già fortemente compromesso dall’azione inquinante di numerose realtà diffuse in tutto l’areale, dai distretti industriali (Eni, Cementir, Ilva) alle discariche che interessano i comuni di Lizzano, Statte, Grottaglie, San Marzano, Fragagnano, Manduria e Massafra. Un impatto ambientale e socio-sanitario di non poco conto se consideriamo gli ultimi dati emersi dal Registro Tumori di Taranto.
Il percorso condiviso sino a questo momento tra le varie realtà territoriali ha generato una vera e propria rete che va sotto il nome di “Movimento Ambientale Jonico”. Invitiamo tutti i cittadini a farne parte: oggi ribadiamo il nostro NO incontrovertibile a qualsiasi forma di ampliamento della discarica di La Torre Caprarica e a qualunque scelta politica priva di prospettiva che sostenga la salute e l'ambiente.

 

di seguito interviste al Sindaco della Città di Grottaglie, Ciro D'Alò, al Consigliere regionale Mino Borraccino e al Presidente della Provcia di Taranto, Martino Tamburrano.

Siamo esterrefatti nell’apprendere, da notizie giornalistiche diffuse in queste ore, della volontà della Regione Puglia di acquisire la discarica “Vergine” di Lizzano, al fine di riattivarla in modo che possa raccogliere i rifiuti provenienti da tutta la Puglia. Si tratta di una notizia che, ove confermata, vedrebbe la nostra più ferma opposizione assieme a quella di tutte le comunità che vivono sul quel territorio che già devono patire le conseguenze nocive derivanti dalla presenza di numerosi impianti per lo smaltimento di rifiuti a distanza di pochi chilometri.

Stiamo parlando, infatti, di una discarica di proprietà privata sottoposta a sequestro giudiziario dal 2014 per presunti gravi reati ambientali e che versa in uno stato di totale abbandono, tanto che nei mesi scorsi abbiamo depositato un esposto in Procura segnalando la gravità e la pericolosità della situazione per la salute dei cittadini e per la sicurezza delle coltivazioni agricole della zona. Ma piuttosto che adoperarsi per bonificare immediatamente quell’area (come chiediamo da tempo) e chiudere definitivamente la discarica di Lizzano, la Regione Puglia, attraverso la sua Agenzia per il servizio di gestione dei rifiuti, l’AGER, pensa addirittura di riattivarla e avrebbe già avviato contatti diretti e trattative private con la “Vergine Srl”, società di gestione del sito di smaltimento, per procedere con l’acquisizione. Da quanto si apprende ci sarebbero già stati dei sopralluoghi e, addirittura, si sarebbe già arrivati alla sottoscrizione di un preliminare di acquisto. Se queste notizie dovessero essere confermate, ci troveremmo dinnanzi a un fatto gravissimo che non esito a definire sconcertante. La Giunta guidata da Michele Emiliano calerebbe definitivamente la maschera, chiarendo finalmente il suo reale obiettivo: fare della provincia di Taranto la discarica di tutta la Puglia e non solo, mettendo una pietra tombale su ogni ipotesi di rilancio di questo territorio già così fortemente provato dalle tante ferite ambientali che gli sono state inferte nel corso degli anni. Tutto questo è inaccettabile. La città di Taranto e la sua provincia sono già sottoposte a una incredibile pressione a causa degli enormi carichi ambientali dovuti, da un lato, dalla presenza dell’Ilva e, dall’altro, dalle molteplici vicende ancora aperte relative ai rifiuti: dal solpralzo della discarica di Grottaglie, fino all’inceneritore di fanghi e all’impianto per rifiuti liquidi proposti a Massafra, per non parlare delle volumetrie aggiuntive per l’impianto “Italcave” di Statte. Aggiungere anche la riapertura della discarica “Vergine” rappresenterebbe un colpo ferale per le condizioni di vivibilità dei cittadini che vivono in quel territorio e che già affrontano quotidianamente rischi molto alti per la loro salute.

Noi di Liberi e Uguali ci batteremo con forza contro questa ipotesi e abbiamo già protocollato un’interrogazione urgente al presidente Emiliano e nel contempo chiesto la convocazione urgente in Commissione Ambiente del Commissario dell’AGER, Gianfranco Grandagliano, e della Direttrice del Dipartimento “Mobilità e Qualità Urbana” della Regione Puglia, Barbara Valenzano, per sapere innanzitutto se le notizie diffuse dalla stampa in ordine addirittura alla sottoscrizione di un preliminare per l’acquisto della discarica “Vergine” di Lizzano corrispondano al vero, e per esprimere con determinazione tutta la nostra contrarietà a questa ipotesi che rappresenterebbe un oltraggio insostenibile per tutta la provincia di Taranto.

 

 

 

Contrastare mafia e corruzione garantisce sicurezza e qualità della vita, per il presente e per il futuro: No alla criminalizzazione dei poveri; Si alla cancellazione dell’economia criminale. Mafia e corruzione costano al Paese circa 300 miliardi all’anno.

Oggi, venerdì 23 febbraio, alle ore 16,30, presso l’Hotel Delfino in Viale Virgilio n.66 a Taranto, Pietro GRASSO illustrerà il programma di Liberi e Uguali, assieme a Rossella Muroni (Candidata alla Camera nel collegio Proporzionale) ed al sottoscritto Mino Borraccino (Consigliere Regionale della Puglia).

Finalmente si butta la maschera e si procede con l’attuazione di ciò che il presidente Emiliano ha sempre smentito a parole ma puntigliosamente svolto coi fatti, vale a dire la chiusura dell'ospedale "San Marco" di Grottaglie. Infatti con delibera qui allegata, la Direzione Generale della ASL di Taranto ha dato mandato di avvio dei lavori per la trasformazione dell'ospedale di Grottaglie in Polo della riabilitazione. Quindi adesso si entra nel vivo della destrutturazione del "San Marco" di Grottaglie, nonostante le tante promesse fatte, nonostante ciò che è scritto anche nell'ultima versione del Piano di riordino ospedaliero, dove relativamente all’ospedale "San Marco" di Grottaglie si specifica che sarebbe diventato centro riabilitativo dopo l'entrata in funzione del "San Cataldo" di Taranto, il nuovo ospedale per il quale a breve saranno avviati i lavori di costruzione. L’ ospedale di Grottaglie quindi avrebbe dovuto mantenere almeno ancora attivi i servizi attuali. Ma questo purtroppo è stato totalmente ignorato e l'ospedale di Grottaglie sarà solo un lontano ricordo... quindi addio Pronto Soccorso, addio alla tanto evidente necessità di aiutare a decongestionare la richiesta di assistenza sanitaria che ogni giorno giunge al Pronto Soccorso, e gli altri reparti, dell’ospedale "S.S. Annunziata" di Taranto, addio a tutti i reparti. Una fine davvero triste per un ospedale che per decenni ha garantito, in tutta la provincia di Taranto, reparti di eccellenza, di elevata assistenza socio-sanitaria per tutto il territorio. Penso al Punto Nascite, penso all’Ortopedia, penso alla Medicina, alla Chirurgia, allo stesso Pronto Soccorso, che era tra P.S. con più accessi in tutta la Puglia. Adesso resterà soltanto un reparto di lungodegenza, con 32 posti letto e la riabilitazione. Spiace constatare il vanificarsi delle tante battaglie di tanti cittadini che ci hanno messo la faccia, la passione e l'impegno, che avvertiranno l’amarezza di questa perdita per il territorio, a causa di un Piano di riordino che, secondo la legge, dal nostro punto di vista, come segnalato anche da alcune organizzazioni sindacali, è illegittimo, in quanto approvato senza l'adozione degli atti aziendali da parte dei Direttori Generali delle Asl pugliesi. Un passaggio importante che non è stata fatto e quindi rende illegittimo l’intero Piano di riordino ospedaliero pugliese.Quindi tutto ciò avviene con una decisione straordinariamente negativa nei confronti dell'ospedale di Grottaglie.

 

 

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