Zone economiche speciali: Vico (Pd): “Bozza su bozza sottratti 250 ettari alla Zes di Taranto. Esclusa totalmente e ingiustificatamente l’area orientale di Manduria”

Fermo restando che la Puglia è ancora alla fase “bozze” dei Piani di sviluppo strategico delle Zone economiche speciali, nell’ultima versione si legge una nuova penalizzazione per la Zes ionica interregionale Taranto-Basilicata.

Mettendo a confronto le bozze di marzo 2018 e giugno 2018, infatti, si evince che alla provincia di Taranto vengono sottratti circa 250 ettari in favore della Zes Adriatica Bari-Brindisi.

Nella prima bozza di marzo gli ettari assegnati alla provincia di Taranto erano 1750, mentre quelli destinati alla Zes Adriatica 2650. Oggi, nella bozza dei PSS di giugno, leggo che i 1750 ettari sono diventati 1542 e quelli di Bari-Brindici 2858.

Quindi, al grande ritardo della Regione Puglia nel licenziare le due Zes (ricordiamo che Campania e Calabria hanno già depositato i PSS presso l’Unione Europea), si aggiunge un movimento “ballerino” degli ettari da una Zes all’altra, a discapito dell’area ionica.

Cosa sta accadendo? Perché non c’è niente di ufficiale? Perché la Giunta regionale non delibera? E chi sta decidendo questo “balletto” di ettari? Forse la “politica” verso alcuni territori, che penalizza Taranto?

Vorrei far notare che sia nella prima, che nella seconda bozza, nella provincia di Taranto, la zona orientale – Manduria, Sava, Avetrana, Maruggio, Torricella, Lizzano, San Marzano e Fragagnano -, viene totalmente esclusa. Questo, nonostante i comuni di Manduria, Sava, Fragagnano, Maruggio, San Marzano e Torricella abbiano fatto pervenire al coordinamento regionale le proprie aree disponibili per l’inclusione della perimetrazione Zes.

A tal proposito, mentre il centro di carico intermodale di Francavilla Fontana (Brindisi), viene positivamente aggregato al PSS di Taranto, è stupefacente l’esclusione di Manduria. Eppure, quando fu istituito nel 1987, quel centro era stato concepito come cerniera intermodale nel triangolo Francavilla Fontana, Grottaglie e Manduria.

Queste bozze, che appaiono inspiegabilmente materiali secretati sebbene la procedura preveda ampie consultazioni per la strategia dello sviluppo e di dettaglio, farebbero risultare che la Zes Bari-Brindisi comprenderà 2858 ettari, mentre la Zes del mare ionio interregionale Taranto-Basilicata 2603 ettari in totale, invece di 2811 previsti.

In attesa che al più presto venga emanata la delibera di giunta per le due Zes, per essere trasmessa al Ministero del Mezzogiorno, auspico che intervengano degli elementi correttivi sull’assegnazione degli ettari ed aggiuntivi in riferimento al centro intermodale di Francavilla Fontana in favore di Manduria e dell’area orientale della provincia di Taranto.

Ludovico Vico

Vico: "Quando, le giunte regionali di Puglia e di Basilicata, intendono deliberare i piani di sviluppo strategico da inviare al Governo?”

Il ritardo nella delibera del Piano di sviluppo strategico (PSS) della Zona economica speciale (ZES) Ionica interregionale Taranto-Basilicata, da parte dei governi di Puglia e Basilicata, è incomprensibile, quanto ingiustificabile. Soprattutto perché è ancora ignoto lo stato della procedura da parte delle due Regioni. Già a marzo scorso, rivolgendomi direttamente al coordinatore delle Zes pugliesi, prof. Berlinguer, avevo segnalato che per la Puglia bisognava predisporre il Piano di sviluppo strategico per Taranto e per la Basilicata, separatamente dalla Zes Adriatica Bari-Brindisi. Ad oggi, non è dato sapere nulla di tutto questo, ed inoltre, riscontro che la Basilicata dal canto suo ha predisposto un piano di sviuppo non coordinato con Taranto attraverso la Puglia. Ribadisco: è necessario stilare un solo piano di sviluppo strategico per la Zes Taranto-Basilicata, la cui area dovrà essere di 2811 ettari, di cui 1750 per Taranto e 1061 per la Basilicata.
E' noto a tutti che le Zes della Campania e della Calabria, controfirmate dal Governo Gentiloni, sono state già depositate presso l'Unione Europea . Atto che ha permesso alle due Autorità portuali di Napoli e Gioia Tauro, di esibire la costituzione delle rispettive Zes, al mercato cinese il 20 maggio scorso, in occasione della Fiera Transport & Logistic di Shanghai.
Il porto di Taranto e la sua Zes interregionale è un'opportunità inconprensibilmente sottovalutata e troppo spesso non compresa. Il punto centrale non sono solo le agevolazioni europee e regionali ai fini infrastrutturali e fiscali, ma soprattutto come la retroportualità sposterà le merci sul porto di Taranto. Sia chiaro che l'area di cui stiamo parlando va da Melfi a Tito, passando da Ferrandina fino alla Val Basento, verso la città di Taranto, per estendersi a Grottaglie, Martina Franca e Castellaneta ed infine al Centro intermodale di Francavilla Fontana. Questo è lo sviluppo di cui stiamo parlando ai fini dell'importanza del porto di Taranto, del sistema portuale, della logistica e delle politiche industriali e commerciali che stabiliranno gli assetti competitivi dello scenario commerciale nei prossimi 10 anni nel Mediterraneo e per l'Italia.
Così la retroportualità diventa un distretto che convoglia le merci verso il porto di Taranto, ai fini dell'export e nel contempo ai fini dell'import.
Per comprendere cosa rappresenta una Zes per un territorio, faccio mia la metafora utilizzata in occasione del recente convegno di Srm (Studi e Ricerche del Mezzogiorno) tenutosi a Napoli lo scorso 5 giugno: "Occorre non commettere l'errore di considerare la Zes il rimedio di tutti i mali della crescita. Essa è solo il martello di una cassetta degli attrezzi che deve contenere: chiodi solidi (le imprese), l'incudine (un porto efficiente con terminalisti, centri intermodali e/o aree retroportuali ben strutturati), la chiave inglese (un sistema burocratico solido), l'olio lubrificante (un sistema logistico di prim'ordine), un giravite (il sistema degli incentivi) e la tenaglia (il supporto delle istituzioni). Sono questi i tools (gli utensili, ndr) che devono girare insieme per far valere sul territorio di riferimento la Zes".
Assessori regionali allo Sviluppo Economico di Puglia e Basilicata, Nunziante e Cifarelli, presidenti Emiliano e Pittella, e coordinatore dei PSS Berlinguer, facciamola funzionare subito questa "tenaglia".

Ludovico Vico

“I piani di sviluppo strategico delle Zone Economiche Speciali della Puglia devono essere due. Ovvero: un piano di sviluppo per la Zes Adriatica e l’altro per la Zes Ionica interregionale Taranto – Basilicata.

I due piani devono essere presentati in maniera separata. Questo chiarimento iniziale, si rende necessario al fine di ricordare che il piano generale pugliese, a cui si aggiunge la Basilicata, non è conforme al Dpcm, relativamente all’articolo 5 (Proposta di istituzione Zes) e all’articolo 6 (Requisiti delle proposte e Piano di sviluppo strategico). Rischiando di sembrare ridondante, ribadisco che bisogna presentare due piani generali di sviluppo strategico distinti: uno per la Zes Adriatica, la cui estensione è di 2650 ettari e l’altro per la Zes Ionica, la cui estensione è di 1750 ettari ai quali si vanno ad aggiungere 1061 ettari della Basilicata, per un totale di 2811 ettari di estensione totale”.

A tornare a parlare di Zes, dopo l’intervento sulle pagine di un quotidiano regionale del coordinatore delle Zes Puglia Aldo Berlinguer, è l’on. Ludovico Vico. Il piano di sviluppo strategico generale delle Zes Puglia, è stato presentato nelle scorse settimane al Ministero della Coesione territoriale dalla Regione Puglia.

“Ad oggi – spiega ancora Vico -, la Regione Puglia ha presentato un unico piano strategico generale che comprende entrambe le Zes e nel quale rientra anche la Basilicata. Invece è necessario predisporre due distinti piani strategici, in maniera conforme al Dpcm. Su questo versante bisogna recuperare il tempo perduto, perché l’obiettivo è quello di giungere alle istituzioni delle Zes seguendo pedissequamente il Dpcm. Ribadisco: il primo obiettivo è l’istituzione delle Zes e mi permetto di eccepire al dottor Berlinguer che il prossimo Dpcm relativo alle semplificazioni amministrative e burocratiche, è temporalmente successivo alle istituzioni delle Zes. Cioè, se non vengono istituite le Zes con i criteri stabiliti dal Dpcm disponibile, quello successivo, altrettanto importante, non potrà essere attuato”.

“Ancora una volta – conclude Vico - mi trovo a dover ricordare che, soprattutto per quanto attiene la Zes interregionale, il tempo va utilizzato al meglio dai coordinatori di entrambe le Regioni interessate, proprio perché bisogna integrare coerentemente gli interventi specifici fra Taranto e la Basilicata, al fini dell’istituzione della Zes stessa. Ed anche qui richiamo quanto richiesto dal Dpcm”.

“La Campania e la Calabria, come noto, hanno già predisposto i loro relativi piani di sviluppo strategici. Ora, sono in attesa a giorni dell’approvazione da parte della Corte dei Conti del Dpcm sulle Zone economiche speciali. Le due Regioni in questione, quindi, sono già pronte per la presentazione delle loro Zes. Tenendo presente che il piano di sviluppo strategico è un atto preliminare fondamentale, a che punto sono quelli della Puglia per la Zes Adriatica Bari – Brindisi e la Zes Ionica Taranto, nonché Zes interregionale Taranto-Matera?”

È l’interrogativo principale lanciato dall’on. Ludovico Vico a dieci giorni dall’approvazione del Dpcm sulle Zes.

“Ricordo – spiega l’on. Vico – che il piano di sviluppo strategico deve contenere la documentazione necessaria ad identificare l’area interessata e i soggetti economici e politici coinvolti, nonché le agevolazioni concesse”.

Ma le domande poste dal parlamentare ionico al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, all’assessore regionale allo Sviluppo Economico Michele Mazzarano e al coordinatore tecnico delle Zes pugliesi Aldo Berliguer, non finiscono qui.

“A che punto è la mappatura relativa ai 4.408 ettari rientranti nelle aree Zes pugliesi? – continua l’on. Vico – Quanti andranno alla Zes Adriatica e quanti alla Zes Ionica? Quali sono le aree già indicate oltre alla partualità e alla retroportualità dei tre porti? E quali le agevolazioni che la Regione Puglia è obbligata a prevedere nelle Zes? Se ciò fosse complicato, mi permetto di suggerire che basterebbe copiare quello che ha fatto la Regione Campania. Nella vita, è consentito, anzi consigliato, copiare ciò che gli altri fanno bene, come appunto la regione Campania che ha previsto nel suo piano strategico il seguente regime fiscale: esenzione Ires, Irap, Imu e Tari per i primi tre periodi, oltre alla riduzione sui contributi per i lavoratori dipendenti a tempo interminato ed altro. E per le semplificazioni normative, di competenza della Regione Puglia, cosa sta prevedendo? Anche in questo caso suggerirei di copiare le proposte della Regione Campania, come l’abrogazione delle norme che impongono restrizioni o divieti non giustificati all’avvio delle attività; i tetti unici in materia di commercio e attività produttive, ecc. Ed ancora: quali sono le proposte della Regione Puglia per la infrastrutturazione nelle aree specifiche?”

“E sulla Zes interregionale Taranto-Matera – aggiunge l’on. Vico –, a che punto siamo? Il presidente della Regione Puglia ha definitivo l’intesa con il presidente della Regione Basilicata? Compete, infatti, alla Puglia accettare la proposta con la quale la Regione Basilicata chiede di associarsi alla Zes Ionica. E il presidente Marcello Pittella, ha proceduto ad avviare le procedure in tal senso?”

“Allineare la Puglia alla partenza della Zes Campana e a quella Calabrese – conclude Vico – significa assicurarsi nel Mezzogiorno una pari competitività per i porti pugliesi, evitando che gli investitori si riversino a Napoli e Gioia Tauro. Valorizzare e rendere competitiva la portualità pugliese, significa permettere alla Puglia di stare nei grandi traffici mediterranei e soprattutto in quelli della via della Seta. Questa è una delle sfide che la Puglia non può perdere. Avanti tutta e ognuno si assuma le responsabilità di eventuali ulteriori ritardi”

 

Michele ConteNel 1239 un sovrano illuminato varò una riforma portuale che arrivò persino ad anticipare, di quasi ottocento anni, le ZES di cui tanto si parla oggi a Taranto!

Federico II di Svevia, infatti, ha giocato un ruolo fondamentale nella definizione della governance dei porti del Mezzogiorno. Tale passaggio fu accompagnato dalla ristrutturazione degli scali esistenti e dalla costruzione o dall’ampliamento di nuovi porti.

Il 5 ottobre del 1239 venne emanata l’Ordinatio novorum portuum per regnum ad extrahenda victualia, con oggetto la specializzazione di undici porti e la nomina di custodes portuum e notarii.

La politica portuale di Federico II è accompagnata anche da una visione di sviluppo, che lega fortemente i territori, le vocazioni produttive ed i commerci in un sistema logistico con una defiscalizzazione che ricorda, se non anticipa, le odierne ZES.

A questo momento importante della storia portuale europea è dedicato il libro "La riforma Portuale di Federico II" di Alfonso Mignone, avvocato marittimista con la passione per la storia e Presidente del Propeller Club di Salerno.

Il volume sarà presentato a Taranto alle ore 18.00 di venerdì 26 gennaio, presso il Ristorante "Il Nautilus" in viale Virgilio, sede del Propeller Port of Taras.

I lavori, moderati da Michele Conte, presidente del Propeller Club Port of Taras, prevedono gli interventi di Gianluca Lovreglio della Società di Storia Patria per la Puglia, Lino de Guido, presidente APS “Le belle Città”, Sergio Prete, Presidente AdSP Mar Ionio, e dell’autore Alfonso Mignone.

La presentazione del libro sarà un'occasione anche per discutere dell'attuale stato della riforma portuale e delle possibilità future del nostro Porto.

L’iniziativa avvia il programma dell’annualità 2018 del Propeller Port of Taras che ha tra i suoi scopi quello di promuovere, appoggiare e sviluppare le attività marittime, il commercio, le pubbliche relazioni con spirito di amicizia e di propositi comuni, favorendo altresì l’aggiornamento tecnico, culturale e professionale fra tutti gli appartenenti alle categorie economiche e professionali legate alle attività marittime, promuovendo l’incontro e la riunione di persone, i cui sforzi comuni possano permettere il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Zes: parere favorevole del Consiglio di Stato. Vico: “Confermati 4.400 ettari per la Puglia e 1.000 ettari per la Basilicata”

“Con il parere favorevole al Dpcm sulle Zone economiche speciali (Zes), da parte del Consigli di Stato, vengono confermati 4.400 ettari per la Zes Puglia e 1.000 ettari per la Zes Basilicata”.

A dichiararlo è l’on. Ludovico Vico all’indomani dall’emanazione del documento con cui il Consiglio di Stato esprime parere favorevole al Dpcm concernete l’istituzione delle Zes. Un provvedimento in cui vengono riportate, da parte del Consigli di Stato, anche le osservazioni sullo stesso Dpcm.

“Tali osservazioni allo schema di provvedimento – dice il deputato Dem –, pur non essendo vincolanti, saranno tenute in debita considerazione da parte del Ministero, che provvederà a vagliarle, applicando le modifiche condivisibili”.

Le osservazioni spaziano dalla redazione di un più chiaro glossario dei vocaboli più rilevanti impiegati nel provvedimento, alla specificazione di quelle che dovranno essere le “aree anche di carattere aeroportuale”; dalla richiesta di maggiori chiarimenti in merito alle Zes interregioni (in tutte le sfaccettature che le caratterizzeranno), ad una più precisa identificazione di tempi, organi competenti e limiti di competenze, nelle diverse fasi dell’individuazione delle Zone economiche speciali, sia regionali, che interregionali.

“Con il ‘via libera’ da parte del Consiglio di Stato all’istituzione delle Zes – conclude l’on. Vico – si dovranno ora avviare tutte le procedure necessarie, con l’auspicio che entro la fine di questa legislatura, tutte le Zone economiche speciali meridionali possano essere depositate all’Unione europea”.

L’occasione era inoltre propizia affinché, criticità e diversità potessero e
dovessero essere trasformate in speranze concrete per migliaia e migliaia di
persone e nuclei familiari.

Nella trattativa in corso, la posizione Cisl a tutti i livelli, è l’ambientalizzazione
e la messa in sicurezza dello stabilimento, con il suo rilancio produttivo, la difesa
della salute e della sicurezza interna ed esterna alla fabbrica, la salvaguardia
occupazionale dei lavoratori diretti e indiretti, per la quale al Presidente della
Regione chiediamo, così come è stato formulato anche dalla nostra segretaria
generale nazionale Annamaria Furlan, unitamente a Cgil e Uil, di agire con
responsabilità ritirando al più presto il ricorso al Tar di Lecce, per non vanificare
tutte le giuste premesse di investimento, rilancio e ambientalizzazione a carico di
ArcelorMittal.
Vista l’estrema delicatezza del mandato istituzionale che ricopre, al Sindaco
di Taranto, invece, riconosciamo in questa complessa vertenza passione ma allo
stesso tempo, auspichiamo e facciamo appello che egli possa essere sintesi vera
e portavoce unico, ascoltando solo il territorio (forze sociali, imprenditoriali, enti,
associazioni, ecc..), poiché Taranto ha bisogno di rappresentanti istituzionali coesi,
forti e autorevoli, e non di interferenze, riprendendo da subito il dialogo sociale
anche con le OO.SS. Confederali, così come era nelle premesse del suo mandato
elettorale, per confrontarsi, discutere e costruire tutt’insieme un progetto ben
definito di quale territorio e quale sviluppo vogliamo.
Non ci appassionano le discussioni inconcludenti o le strumentalizzazioni;
ma bisogna raggiungere l’esito finale e positivo dell’investimento con tutte le
garanzie possibili per il bene territorio; ricordiamo garanzie economiche stimate
complessivamente in oltre cinque miliardi e che saranno, a nostro avviso, in grado
di rigenerare compiutamente la sostenibilità ambientale e la produttività di un
sistema industriale utile al nostro territorio e all’intero Paese.
Altrettanto importante, per Taranto, così come tutte le altre opere realizzate
nell’area portuale in questi ultimi anni, è l’opportunità che riguarda per esempio
l’accordo quadro intervenuto tra l’Agenzia Industrie Difesa (Aid) e l’Autorità di
Sistema portuale del Mar Ionio, forse anche passata ingiustamente in sordina, per
la realizzazione, con i caratteri della sostenibilità ambientale, di un hub
specialistico per le demolizioni navali da allocare presso l’ex yard Belleli.
Un progetto competitivo a livello europeo che, a nostro avviso, potrà puntare
non soltanto al naviglio della Marina Militare ma anche a penetrare nel mercato
civile e militare sia nazionale che internazionale.
Una volta di più, dunque, il sistema logistico-portuale ionico mette a frutto le
proprie possibilità e capacità attrattive, grazie oltretutto al lavoro a tutto tondo dei
dirigenti dell’Autorità Portuale di Sistema su una ribalta che non può che essere
mondiale.
Costituiscono in questo anno, inoltre, ulteriore opportunità l’imminente​
redazione del piano strategico concernente la Zona Economica Speciale (Zes)
interregionale Taranto-Matera unitamente alle priorità realizzative ed al core
business cui come parti sociali chiediamo fin da ora di poter partecipare
attivamente, in quanto trattasi realmente di vera e propria progettazione dello
sviluppo del territorio che implica lavoro e quindi anche nuova occupazione.
Fanno però, da contraltare alla serie di positività in corso di realizzazione,
diseguaglianze e povertà che anche nel 2018 indeboliranno, se non si interviene
al più presto, il vivere sociale di questo territorio, come anche convenuto con
l’Arcivescovo Mons. Filippo Santoro - incontrato nei giorni scorsi come Gruppo
dirigente della Cisl - che ha sollecitato l’intera comunità a prendersi cura di ogni
persona, specie di quelle più piccole ed indifese, così da camminare in forma
solidale verso la realizzazione di un mondo più giusto, pacifico e inclusivo.
È molto alto qui il rischio della regressione dei redditi delle famiglie e, dunque,
dell’aumento delle povertà materiali e sociali, la riduzione dei livelli occupazionali
soprattutto degli ultra cinquantenni, i rischi di disoccupazione giovanile in particolar
modo quella altamente scolarizzata costretta a realizzare altrove - e non solo in
Italia – la propria dignità mediante il lavoro.
Pertanto, politiche di riordino ospedaliero ancora penalizzanti e un welfare
socio-sanitario non ancora adeguato alle esigenza particolari della realtà tarantina,
una più esigibile legalità nel mercato del lavoro, un sistema cultura-scuola-
formazione capace di divenire vero architrave e paradigma per lo sviluppo e per il
progresso della comunità: continueranno ancora nel 2018 a costituire il quotidiano
dell’impegno sindacale confederale e della vertenzialità diffusa che impegna tutte
le nostre Federazioni di categoria, nei luoghi di lavoro e nel territorio.
Confidiamo che tutta la classe dirigente tarantina – amministratori pubblici,
politica, rappresentanze parlamentari e consiliari regionali, organizzazioni
imprenditoriali, associazionismo sociale - possa avere una vision condivisa che,
oltretutto, consenta a Taranto di consegnare al più presto serenità, speranza e
risposte esigibili da troppo tempo attese.

Antonio Castellucci

Nella giornata di oggi si è riunita a Palazzo di Città di Taranto l'Assemblea dei Sindaci dell'Area Vasta tarantina, convocazione operata dal Comune capoluogo dopo più di un biennio di stasi.

Gli amministratori intervenuti hanno condiviso il desiderio di eseguire una ricognizione dello stato dell'arte della convenzione del 2007, di elaborare rapidamente un concreto piano strategico per il triennio 2018-20, di riordinare statuto e metodo dei futuri lavori assembleari, di tenere un calendario fitto di appuntamenti operativi per l'Area Vasta ed i suoi organismi interni.

Tra i primi grandi temi all'ordine del giorno, i Sindaci ionici hanno inteso trattare di Zes, infrastrutture di trasporto e ricettive, polo tecnologico, armonizzazione dei tributi locali, urbanistica e bonifiche ambientali. Per dare il necessario impulso alle varie aree di intervento, saranno previste delle commissioni tecniche già dal prossimo mese di gennaio. Durante lo scambio di auguri natalizi seguente, gli amministratori hanno anche confermato l'insediamento dell'ufficio di rappresentanza dell'Area Vasta presso il Comune capofila.

In conclusione, il Sindaco Melucci, ringraziando i colleghi intervenuti per aver offerto convinta disponibilità a questa rinnovata visione sistemica e sinergica del territorio provinciale, ha dichiarato: "Il ripristino del ruolo dell'Area Vasta è una grande opportunità per tutte le nostre comunità, insieme ed al di là delle appartenenze politiche, possiamo fare di più e meglio negli ambiti regionali ed europei, è l'Area Vasta il corretto contenitore istituzionale nel quale contemperare e rafforzare i rispettivi progetti amministrativi. Non possiamo lavorare gomito a gomito solo nelle emergenze o nelle crisi ambientali ed industriali, ora siamo chiamati a pianificare congiuntamente il futuro e a promuovere con più logica tutto il nostro meraviglioso territorio".

Comunicato stampa

“Alle zone logistiche semplificate del Centro Nord non vengono applicati i vantaggi fiscali del credito d’imposta che, invece, sono previsti esclusivamente per i porti del Sud, così come in merito alle zone economiche speciali riservate al Sud i vantaggi fiscali sono solo per i porti meridionali Ten-T ed i retro porti”.

Lo chiarisce l’on. Ludovico Vico in merito all’emendamento alla Legge di Bilancio, approvato ieri sera, che prevede la possibilità di istituzione di zone logistiche semplificate (ZLS) con l’obiettivo di creare condizioni favorevoli allo sviluppo di nuovi investimenti nei porti Ten-t delle regioni del centro nord.

“Posso dunque tranquillizzare tutti coloro che mi hanno sollecitato chiarimenti in merito – aggiunge il deputato Dem - che l’emendamento non costituisce alcun elemento di svantaggio o concorrenza per il Sud”.

“I benefici – conclude l’on. Vico - sono solo per il Sud. Quello che dunque mi permetto di suggerire – conclude Vico - è di accelerare le procedure per la costituzioni delle zone economiche speciali meridionali”.


Comunicato stampa

Sull'istituenda ZES tarantina il Civico Ente precisa che il gruppo di studio già allestito a livello regionale ha da settimane avviato la redazione di una bozza del Piano Strategico previsto dal Dpcm in materia,

e grazie all'opera puntuale della Direzione Urbanistica ha iniziato a perimetrare le aree nel quadro della attuale disponibilità indicata dal Governo, per altro coinvolgendo alcuni dei comuni dell'Area Vasta tarantina ed altri organismi, come l'ASI.

Si attende ancora, invece, un eventuale utile contributo dagli enti lucani, nella ipotesi di una zona interregionale.

Ci risulta inoltre che i membri dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, che sta egregiamente coordinando il gruppo di lavoro ed alla quale lo stesso Dpcm destina la futura governance della ZES tarantina, siano stati in questi giorni in visita conoscitiva ad omologhe zone economiche polacche, per meglio articolare gli obiettivi del Piano Strategico in via di redazione.

Una volta tanto bisognerebbe mettere da parte il disfattismo e riconoscere che enti ed operatori tarantini stanno agendo rapidamente ed efficacemente nel verso del Dpcm, finanche in largo anticipo rispetto a quanto sta avvenendo in altre realtà destinatarie dello strumento ZES.

Infine, rispetto alla coerenza del Piano Strategico al Dpcm, si desidera sottolineare che tra gli elementi necessari alla selezione delle aree da includersi nella zona tarantina rilevano il nesso funzionale e dimostrabile con il nostro porto, nonché la prontezza di infrastrutture e progetti commerciali di internazionalizzazione, presupposti che di per se escludono gran parte delle aree di cui oggi si discute nei citati contesti informali o non promossi dal Comune di Taranto.

Comunicato stampa - Comune di Taranto

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