Giornalismo e odiatori da tastiera. La CGIL chiede un fronte unico sotto l’egida della Carta d’Assisi

Comunicato stampa 09 Ott 2018
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Non dobbiamo avere paura. Non possiamo retrocedere di fronte agli attacchi continui che la stampa (di tutti i colori) continua a ricevere, e non possiamo chiudere in un recinto di terrore o di gogna mediatica chi ha ancora voglia di manifestare, partecipare, esprimersi. Per questa ragione, partendo proprio dagli ultimi deprecabili episodi di attacco violento attraverso i social a testate giornalistiche come La Ringhiera, Martina News, e dalla campagna denigratoria nei confronti di tutti i media, chiediamo che si vada ben oltre la solidarietà. 

Così Paolo Peluso, segretario generale della CGIL, che lancia l’allarme degli hater da tastiera che spesso arrivano a condizionare anche l’agire politico e sociale delle nostre comunità.
Esprimere la propria opinione è un conto, minacciare, usare linguaggi violenti o aizzare pensieri razzisti o discriminatori è un altro. Ad Assisi nei giorni scorsi, proprio in occasione della Marcia per la Pace Perugia-Assisti, è stato varato la prima bozza di Manifesto “Le parole non sono pietre” - spiega Peluso – Un testo che potrebbe essere una buona base di lavoro non solo per gli operatori dell’informazione ma per chiunque operi nel mondo della comunicazione.
Il giornalista che racconta di un episodio di cronaca non può e non deve subire gli attacchi violenti di chi dalla mattina alla sera soffia sul fuoco dell’odio – commenta ancora Peluso – e lo fa in alcuni casi rivestendo non avendo informazioni dettagliate, inseguendo fake news o peggio ancora rivestendo anche ruoli professionali di “servitore dello Stato”, che a maggior ragione dovrebbe tenere alla difesa di tutti i diritti sanciti dalla nostra Costituzione.
Noi facciamo nostra la Carta d’Assisi e ci faremo promotori di un incontro più specifico sul tema chiamando accanto a noi l’Ordine dei Giornalisti, l’Associazione della Stampa e tutte le associazioni che in nome della giustizia e del dialogo operano sul territorio – conclude il segretario della CGIL – e non solo per difendere il giornalismo, ma anche per proteggere la dignità delle notizie e della ricerca della verità.

 

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