Il sacerdote secolare Cosimo Occhibianco è tornato alla Casa del Padre: lascia alla sua amata Grottaglie un ricco patrimonio morale, spirituale e culturale

Nino Gemmellaro 03 Gen 2019
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Il prossimo 23 ottobre avrebbe compiuto la veneranda età di 91 anni; ma all’alba di mercoledì 2 gennaio scorso il caro don Cosimo Occhibianco abbandonava la sua esistenza terrena fatta di umiltà, di modestia, di fede e di amore per la sua Grottaglie e grottagliesi.

Don Cosimo Occhibianco era nato in una modesta famiglia contadina e ne andava fiero per le “mille” buone tradizioni tramandategli: riferimento per molte sue pubblicazioni. Entrato in Seminario in età scolastica, “Cosimo” segue il corso ginnasiale a Taranto, quello liceale a Molfetta ed il Teologico presso la Facoltà Teologica di Posillipo (Napoli), dove consegue titoli accademici e la Licenza in Sacra Teologia. Il 2 settembre 1951 è ordinato sacerdote presso il Seminario “Villa Sacro Cuore” di Martina Franca”. Consegue la Laurea in Filosofia col massimo dei voti presso l’Università di Lecce ed assume la docenza negli istituti superiori della provincia di Taranto, a Grottaglie in particolare.

Negli anni ’50 è vice parroco nella parrocchiale del Carmine con don Dario Palmisano e successivamente con don Cosimo Desiati. Con De Siati, nel dicembre 1960, volendo sistemare e ripulire l’antico presepe di pietra in occasione del santo Natale, ne scoprivano il nome dell’autore: lo scultore rinascimentale pugliese “Stefano da Putignano” inciso alla base del presepe (opera priva di paternità fino a quella data) e fu “storia dell’arte”. La sua attenzione verso l’arte e la civiltà contadina della sua terra natia, cui ne è stato infaticabile traduttore, gli suggeriscono di approfondirne il folclore e le tradizioni, mirando soprattutto alla loro conservazione nel tempo e diffonderle coltivandole nelle nuove generazioni; Cosimo sacerdote ne è stato un appassionato ricercatore e custode.

Nel 1989 esordisce con la pubblicazione della saga dei “Ccussì...”, che inizia col volume “Ccussì ticevunu li nanni nuesci”: sei eleganti tomi dedicati ad una meticolosa raccolta di proverbi, indovinelli e barzellette; ad un breviario dei poveri e dei soprannomi grottagliesi, fino ad un ricercato glossario sul linguaggio dei figuli suoi concittadini. Scrittore e saggista, nel 1996 scrive un poderoso libro, di limitata tiratura, intitolato “Grottaglie che ora è?”, parafrasando l’originale “Napoli che ora è?”: l’espressione ricorrente del santo concittadino Francesco de Geronimo S.J., al tempo della sua missione sacerdotale nella città partenopea. Una copia del volume la fece recapitare in dono a Papa Bergoglio, all’inizio del pontificato, con l’invito a visitare la patria del santo patrono di Grottaglie, suo “omonimo in “Francesco” ed appartenente al medesimo ordine sacerdotale Ignaziano.

Scrive e pubblica testi su patri monumenti e chiese di Grottaglie e nel 2010 da alla stampa l’atteso “Dizionario del Dialetto Grottagliese – Ccussì parlàvunu li nanni nuesci” (Congedo editore): un percorso di oltre 15mila vocaboli formulati dalla “a” alla “zeta”, da lui scelti e suddivisi in “Italiano-Grottagliese” ed in “Grottagliese – Italiano”, con la prestigiosa presentazione di Rainer Bigalke, già professore di dialettologia presso l’università di Osnabruck (Germania), suo affezionato amico. Non trascura i personaggi della civiltà contadina ed in tempi differenti pubblica nove quaderni dedicati ai vari mestieri, con l’immagine dei volti dei rispettivi protagonisti e parte della loro storia lavorativa, vissuti dalla fine dell’800 ai giorni nostri. Non solo, dall’anno 1994 al 2006 pubblica “Calannariu vurtagghijesi”, un effemeride, formato giornale, con la storia e relative immagini degli eventi più importanti dell’anno di riferimento ed altro fra ricette e detti popolari che affascinano lettori e lettrici di ogni età; e tante altre uscite minori fra fascicoli, santini e pieghevoli. Insomma, un corposo bagaglio di pubblicazioni. Scrivere e ricercare per lui è stata una passione forte che lo entusiasmava e si compiaceva, nella sua simpatica e genuina modestia, di discuterne con amici e nei vari convegni organizzati sulle sue pubblicazioni.

Don Cosimo, sempre benvoluto ed apprezzato dalla sua comunità, è stato vicario presso la Madonna delle Grazie e presso il SS. Rosario, qui fino allo scorso anno con il parroco don Ciro Monteforte, ed il vice don Giuseppe Mandrillo; precedentemente con il vice don Andrea Casarano. Ultimamente, con l’attuale parroco titolare, Mons. Luca Lorusso ed il vice don Luciano Matichecchia. Fino a qualche anno fa don Cosimo Occhiabianco ha diretto il “Coro degli adulti”, un impegnato ensemble che immancabilmente accompagnava all’organo. Don Cosimo Occhibianco lascia una ricca eredità culturale che racconta volume per volume la sua amata terra, fra storia, costumi popolari, santi ed il santo patrono principale concittadino “padre Francesco”. La mattina del 3 gennaio, giorno del suo funerale presso il tempio del SS. Rosario, il freddo intenso e gli spruzzi di neve, non hanno scoraggiato quanti hanno voluto salutarlo per l’ultima volta e la chiesa si è ritrovata gremita fin’oltre il Sagrato. Hanno concelebrato i sacerdoti di Grottaglie e dell’arcidiocesi di Taranto, alla presenza di mons. Filippo Santoro, arcivescovo metropolita di Taranto e di mons. Salvatore Ligorio, arcivescovo di Potenza. Ha presieduto l’assemblea Il presule del capoluogo jonico, che, nel corso della sua omelia, di don Cosimo, ha detto: uomo di fede, di grande cultura e di umana sapienza; doti che ha saputo trasmettere con amore alla sua comunità parrocchiale e concittadina. Sull’altare ha letto la sorella di Don Cosimo: Teresa. Al termine del rito funebre, la salma ha raggiunto la chiesa della Madonna del Carmine per un ultimo saluto da parte di quei confratelli.

Al sacerdote Cosimo Occhibianco, amico e maestro spirituale di vita, diciamo un corale sentito grazie!

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