Giornale notizie news cronaca Grottaglie Taranto Puglia - Items filtered by date: Martedì, 30 Ottobre 2018

È allarme ambientale in pieno centro. A denunciarlo è l’associazione “Carosino Adesso”, dopo l’intervento, in consiglio comunale, del consigliere di minoranza Onofrio Di Cillo e dopo le varie segnalazioni da parte della cittadinanza, il tutto documentato sul sito facebook dell’Associazione. “La cura del parco comunale sembra non interessare per nulla a questa amministrazione, guidata dal sindaco Arcangelo Sapio e sostenuta dal PD – LeU – Rif. Comunista” ha affermato Onofrio Di Cillo, portavoce di “Carosino Adesso”, che denuncia il degrado, mentre puntualmente i nostri amministratori rimangono in un silenzio “tombale”.
La verità resta tragicamente questa: la villa è in rovina per colpa di un’amministrazione che non è stata capace di supportare alcuna iniziativa che potesse rivalutarla. La manutenzione del verde e delle aiuole è completamente assente, i rifiuti raccolti nei bidoni sono abbandonati a se stessi, come si possono trovare sparsi in giro bottiglie di vetro, escrementi umani ed animali, per non parlare del cattivo odore causato anche dall’impossibilità di fruire dei bagni pubblici che sono chiusi a chiave. Siamo andati personalmente nella villa per verificare, constatando una situazione davvero inconcepibile e scandalosa per un paese civile, poiché qualunque bambino, giocando, potrebbe ritrovarsi a contatto con quegli oggetti. I nostri bambini devono poter vivere il parco in piena libertà e sicurezza; se per caso ad un bambino dovesse succedere qualcosa, la colpa di chi sarebbe? Noi riterremo personalmente responsabile il Comune e gli amministratori che, in tutti questi anni, non hanno mai badato alla sicurezza e alla bellezza della nostra villa.
“Tanti genitori consentono ai propri figli di recarsi in villa, convinti che possano giocare in piena sicurezza e invece può accadere il peggio”, continua Di Cillo, “e già solo per questo la villa andrebbe immediatamente chiusa per permettere lo smaltimento di questi rifiuti. Tutto questo accade in pieno centro storico e per di più a due passi dalle scuole. Se alcuni cittadini incivili giungono a tanto indisturbati, è perché la nostra amministrazione è totalmente disinteressata al parco”. Occorrono provvedimenti urgenti nell’immediato, una riqualificazione urgente e un controllo puntuale del nostro parco. Chiediamo, pertanto, che il parco venga chiuso, che venga effettuato un sopralluogo in tutti i suoi angoli più nascosti e solo dopo essere sicuri che sia tutto in sicurezza, riaprirlo al pubblico.

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Il progetto “reMar Piccolo: natura e tradizioni per rivivere il mare” del Comune di Taranto ha ottenuto il terzo posto sui fondi del programma POR PUGLIA 2014/2020 - ASSE VI – AZIONE 6.6 – SUB-AZIONE 6.6.A – “INTERVENTI PER LA TUTELA E LA VALORIZZAZIONE DI AREE DI ATTRAZIONE NATURALE”. RIQUALIFICAZIONE INTEGRATA DEI PAESAGGI COSTIERI per un importo riconosciuto pari a 1.298.682,00 €.

L’area di intervento del progetto di riqualificazione è la fascia costiera del secondo seno del Mar Piccolo, compresa tra il Parco Cimino e il molo dei Battendieri, in cui ricadono sensibilità ambientali quali il SIC “Mar Piccolo”, la Riserva “Palude La Vela” e gli habitat presenti nel 65° Deposito dell’Aereonautica Militare, quest’ultimo in fase di dismissione.

Il progetto prevede numerosi interventi di recupero e valorizzazione del territorio tra cui il miglioramento dell’accessibilità e della viabilità della costa del Mar piccolo, attraverso la realizzazione di infrastrutture destinate alla mobilità lenta e sostenibile nelle aree interessate dalla presenza della ferrovia dismessa Circummarpiccolo, e la riappropriazione degli spazi presenti nel sedime del 65° Deposito per dare avvio a nuove funzioni (sport, cultura, natura) sul Mar Piccolo utilizzando le infrastrutture viarie già presenti all’interno dell’area militare ed in particolare il lungo molo dismesso, utilizzato in precedenza per l’attracco delle navi cisterne, ecc.

“Il progetto - fa sapere il sindaco Melucci -
rappresenta il primo tassello di una strategia a medio lungo termine orientata alla tutela e valorizzazione del paesaggio del mar piccolo di Taranto e che vede nella difesa e nella promozione del patrimonio culturale ed ambientale lo strumento principale per la creazione di nuove opportunità economiche e sociali legate al turismo sostenibile e alla blue economy”.

“Crediamo fermamente - interviene l’assessore all’ambiente Francesca Viggiano - nella riqualificazione e sviluppo dell’area di mar Piccolo e stiamo mettendo in atto ogni azione utile a valorizzare quell’area cittadina che costituisce un’oasi di biodiversità senza eguali. Voglio ringraziare di cuore per il grande lavoro fatto i tecnici e naturalmente il direttore della Palude La Vela, Marco Dadamo”

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È evidente come la nuova proprietà dello stabilimento siderurgico di Taranto abbia già voluto imprimere il suo marchio in fabbrica.

Abbiamo contestato da subito la volontà del Governo di cedere #ILVA a un nuovo soggetto privato, consci già della passata gestione Riva.

Ieri, attraverso un semplice link sul web, i lavoratori hanno conosciuto la loro sorte, nel silenzio più assoluto rispetto al metodo di selezione barbarico scelto dall'azienda con la complicità sindacale.
Ancor più evidenti sono, però, i metodi scelti per selezionare il personale; avrebbero dovuto rispettare alcuni criteri familiari e professionali, ma è andata a finire con la selezione per simpatia e ribellione.

L'accordo sindacale raggiunto al Mise, insieme al ministro Luigi Di Maio, è completamente saltato e pone serie ombre sul futuro rispetto ai criteri da rispettare.

Sono stati esclusi padri di famiglia con figli e mogli a carico, gravati da mutui ipotecari; sono stati esclusi anche tutti gli operai che in questi anni hanno denunciato gli abusi che, prima i Riva e poi la gestione commissariale, hanno perpetrato ai danni della nostra terra, dei suoi uomini e delle sue donne.
Oltre 2000 persone sono state mandate via, come se fossero loro i responsabili del disastro tarantino.

Mandati via con un click.

Il silenzio è imbarazzante sia da parte dei sindacati che da parte di quei parlamentari locali eletti dalle stesse persone che sono state licenziate. Avrebbero dovuto difenderli e vigilare sull'attuazione di un accordo che il loro ministro aveva inquadrato come il miglior risultato possibile.

Siamo vicino e restiamo a disposizione delle tante famiglie che hanno perso il lavoro. A loro va tutta la nostra solidarietà

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Negli ultimi venti anni la logica amico-nemico ha imperversato sulla scena pubblica di Terra Ionica. I catastrofici risultati prodotti da questa nefasta concezione della battaglia politica sono sotto gli occhi di tutti: per anni abbiamo rivendicato, ma solo a parole, quella compattezza istituzionale che altri territori, come Bari e Lecce, hanno sempre espresso con i fatti. Ci siamo divisi su tutto e non parlo certo della fisiologica contrapposizione delle proposte politiche formulate dai partiti. Dalla questione ambientale alla vertenza industriale, dalle specifiche peculiarità che avrebbe dovuto assumere il nostro polo universitario all’implementazione di quella diversificazione produttiva sbandierata ai quattro venti, Taranto e la sua provincia si sono sempre distinte per riottosità e incapacità ad assumere posizioni chiare e condivise.

È sempre mancata la capacità, di fare sintesi. Dobbiamo forse prendere esempio da quanto è avvenuto in altri territori nei quali si discuteva ma poi, al momento opportuno, si lottava compatti a Bari, cioè in Regione, come a Roma e, quando necessario, a Bruxelles. Noi abbiamo fatto spesso il contrario: reclamavamo unità di intenti, ma poi ad emergere era fatalmente l’interesse del particulare. Con il rinnovo degli organi della Provincia di Taranto abbiamo finalmente l’occasione di cambiare rotta e mutare atteggiamento. Le Province, che la riforma Del Rio ha di fatto ridimensionato, rappresentano tuttavia un’istituzione di Area Vasta con il compito di coordinare i piani di sviluppo territoriale. Pensiamo per esempio alle Aree Metropolitane che ruotano inevitabilmente attorno al comune capoluogo: così è certamente per città come Catania, Palermo, Bologna, Genova, ma anche della stessa Bari.

La ragione è semplice: la spinta propulsiva che può esercitare la città più popolosa, su cui si concentrano inevitabilmente le maggiori attenzioni dei superiori livelli di governo, difficilmente può essere esercitata da un altro comune. Questo non vuol dire, sia chiaro, che Taranto debba avere un ruolo preminente rispetto agli altri ventotto comuni. Significa semplicemente che la candidatura del primo cittadino di Taranto può ben incarnare, se adeguatamente sostenuto come io mi auguro, l’idea di un territorio che vuole riscattarsi nell’interesse di tutti i comuni di Terra Ionica. In sintesi: tutti sullo stesso piano, ma tutti più forti grazie al coordinamento della città capoluogo. E a chi si scandalizza di determinate posizioni rese note alla vigilia del voto, rispondo che la trasparenza è sempre sinonimo di chiarezza. Del resto, non si capirebbe perché a un candidato-presidente debba essere concesso di incassare il sostegno di un avversario politico mentre al suo concorrente tutto ciò dovrebbe essere impedito! Ecco perché da tempo sostengo la necessità di riportare la discussione nell’alveo di ragionamenti squisitamente politici che favoriscano il dialogo e mettano al bando i personalismi e le offese gratuite che semmai qualificano chi le fa.

Taranto e la sua provincia hanno bisogno di una pacificazione sociale senza la quale non sarà possibile raggiungere gli obiettivi che da tempo perseguiamo e rispetto ai quali disponiamo, in alcuni casi, anche di cospicui finanziamenti: sviluppo della portualità, miglioramento della viabilità e della mobilità su base provinciale, valorizzazione del patrimonio storico e culturale in chiave turistica, tutela e promozione delle eccellenze enogastronomiche di Terra Ionica, consolidamento del polo universitario, sostegno al sistema produttivo locale che deve assumere un ruolo da protagonista nelle scelte di politica industriale e negli interventi di riqualificazione urbana orientati al criterio della sostenibilità ambientale. Siamo cioè chiamati ad una prova di maturità per abbandonare, come richiamavo in premessa, la logica amico-nemico e inaugurare una ben più proficua stagione ispirata ad una sana,efficace ed autorevole governante territoriale.



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Grazie a una serie di ispezioni disposta dall'assessorato ai Lavori Pubblici

Con un impegno di circa 50mila euro, l’amministrazione Melucci sta compiendo una prima ricognizione sullo stato di salute di queste infrastrutture, nello specifico del cavalcaferrovia sulla strada per Massafra (zona Taranto croce), dei 5 manufatti (sovrappassi e cavalcavia) distribuiti lungo via Ancona, del piazzale Bestat (superficie pedonale e sottopasso carrabile) e del cavalcaferrovia su via Napoli. A questi, ove necessario, seguiranno alcuni interventi di riqualificazione.

«Tale attività - ha spiegato il Sindaco Melucci - era indifferibile; considerando l’età dei manufatti è già in corso ed è in piena sintonia con la pianificazione che caratterizza la nostra azione amministrativa. Avendo piena contezza dello stato delle infrastrutture cittadine, infatti, possiamo prevedere gli interventi per tempo e senza farci trovare impreparati dalle emergenze».

“Per la riqualificazione strutturale del piazzale Bestat - interviene l’assessore Motolese - il Comune ha già messo a bilancio 400mila euro cui si aggiungeranno altre risorse necessarie per impianto di illuminazione e tinteggiatura. Un percorso che sarà seguito anche per le altre infrastrutture coinvolte, all'esito delle attività di ispezione”.

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Invitati anche i consiglieri regionali e i parlamentari ionici

Si svolgerà dalle 9.30 di mercoledì 31 ottobre il sit-in di protesta dei lavoratori somministrati di Teleperformance. Il raduno sarà davanti ai cancelli della multinazionale che si occupa di comunicazione al quartiere Paolo VI di Taranto.

Quel decreto dignità nel percorso che auspica e che pure sentiamo di condividere in maniera ideale, di fatto passa sulla carne di molti lavoratori che dal primo novembre, nel sito di Taranto, potrebbero trovarsi senza più un lavoro – dice Daniele Simon – per questa ragione contiamo di lanciare appelli all’ascolto e la condivisione delle nostre preoccupazioni.
Lo abbiamo fatto anche con l’azienda – continua il referente del NIDIL CGIL di Taranto – proponendo insieme a SLC una bozza di accordo che garantisse una sorta di garanzia di continuità occupazionale, ma siamo stati inascoltati. Ora,anche a fronte della perdita della commessa per Enel Mercato Libero, ci proviamo anche con i consiglieri regionali e i deputati tarantini eletti in questa circoscrizione, che abbiamo invitato ufficialmente all’iniziativa di mercoledì.

L’appuntamento per i giornalisti è mercoledì 31 ottobre a partire dalle 9.30 davanti al cancelli TP in via del Tratturello Tarantino, 6 a Taranto.

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“Arterie strategiche extraurbane che improvvisamente non sono più necessarie, collegamenti funzionali che in maniera incomprensibile spariscono dai radar, con buona pace di tutti, Regione, Provincia e Comune di Taranto. Che fine ha fatto il completamento della Tangenziale nord del capoluogo ionico? Le ultime notizie a riguardo risalgono a qualche giorno fa, dopo una brusca interruzione di informazioni perdurata per quasi un anno, ossia quando a fine dicembre dello scorso anno arrivò l’ok della Regione Puglia con lo sblocco dei finanziamenti. E allora, ieri come oggi, per un’altra arteria di collegamento provinciale, ossia la Tangenziale sud di Taranto, l’uscente presidente della Provincia, Martino Tamburrano, esultò per il traguardo raggiunto in accordo bipartisan. Chissà, quindi, se anche il progetto  della Tangenziale sud evaporerà, magari per non intralciare qualche altra ‘attività produttiva già autorizzata’, tipo una discarica come quella gestita da Italcave, la quale casualmente insiste proprio su una parte del tratto che interesserebbe il completamento della Tangenziale nord, ora non più utile”. Lo dichiara il deputato del Movimento 5 Stelle, Giovanni Vianello.

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“Chi oggi pensa che il Decreto Dignità sia un vulnus per i lavoratori di Teleperformance Taranto non solo dimostra di non essere coerente con la storia di quella azienda ma soprattutto perpetra una propaganda pretestuosa dove i lavoratori sono solo un ripiego per attaccare la riforma del lavoro di turno. In poco più di dieci anni Teleperformance Taranto è diventata la seconda realtà occupazionale della città, passando per varie riforme del lavoro, da contratti a tempo indeterminato ai contratti a progetto che hanno spremuto fino a dove era possibile i dipendenti dell’azienda solo per arrivare a segnare il termine delle campagne pubblicitarie. Poi è dilagato il fenomeno della delocalizzazione e infine il Jobs Act del governo Renzi che ha falcidiato il mondo del lavoro. Ai contestatori del Decreto Dignità che, secondo loro, si abbaterebbe in maniera più che negativa sulla vita dei lavoratori Teleperformance, dico che sarebbe meglio giocarsi la carta della sincerità con questi dipendenti, smettendola di strumentalizzare una riforma che non ha niente a che fare con le conseguenze che denunciano, perché la visione dei ‘polli in batteria’ all’interno dei call center c’è sempre stata. Il punto a Taranto, da un po’ di tempo a questa parte, è sempre uno: si guarda il dito di chi indica la luna, i posti a rischio sarebbero comunque stati a rischio nel lungo periodo, non certo per colpa del Decreto Dignità. La questione del lavoro all’interno dei call center e, più in generale in Italia è a monte e, il Decreto Dignità anche con la reintroduzione delle causali spinge il datore di lavoro a rivalutare il contratto a tempo indeterminato. Entriamo infine nel merito dei limiti imposti al contratto di somministrazione, oltre alle causali obbligatorie per l’imprenditore che stipula un rapporto di lavoro per più di dodici mesi, si prevede che il contratto dovrà avere una durata massima di 24 mesi e potrà essere prorogato al massimo per quattro volte, inoltre il numero di lavoratori assunti con contratto di somministrazione a tempo determinato non potrà eccedere il 30% dell’intero organico”. Lo dichiara la deputata Alessandra Ermellino del Movimento 5 Stelle. 

 

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Più vivo l’esperienza del Patto dei Sindaci e degli amministratori e più penso che il 31 ottobre si possa festeggiare non solo un nuovo presidente, ma anche una nuova modalità di ascolto e condivisione comunitaria, formata da 29 municipalità e non da un solo uomo al comando.

Così Vito Punzi, sindaco di Montemesola, e tra i primi firmatari del patto che candida Giovanni Gugliotti a presidente per la Provincia di Taranto.
Il Patto è un progetto alla luce del sole che abbiamo voluto condividere attraverso un’idea di trasversalità che è soprattutto etica e morale – dice Punzi – perché la pari dignità dei territori, il rispetto delle comunità amministrate, il no ad ulteriori accordi sottobanco per agevolare carriere personali ai danni di una intera provincia, sono valori condivisi che non guardano alla casacca. Ed è puerile chi continua ad agitare queste argomentazioni infischiandosene degli spettri che animano la coalizione pro-Melucci, la stessa che quattro anni fa portò alla nomina di Tamburrano.
Siamo la vera discontinuità – continua il Sindaco di Montemesola – ed è stato facile per noi riconoscersi in una strada che abbiamo già imparato a condividere, quando ad esempio ponevamo un freno alle mire espansionistiche di Tamburrano all’interno del Consorzio Trasporto Pubblici (CTP). Da sindaci compatti dicemmo no a quelle nomine. No a quella politica. Ma accanto a noi non trovammo il sindaco del comune capoluogo e alla luce di quanto sta accadendo in queste ore è facile intuire perché.
Un accordo che secondo Punzi serve solo ad appiattire e rendere egemoni le posizioni in campo.
Il Contratto Istituzionale di Sviluppo continua ad essere per noi un luogo in cui porre l’attenzione necessaria ad una territorio che ha già subito tanto – afferma Punzi – e pensare che questo importante strumento possa appiattirsi sulle posizioni di Melucci, sindaco e presidente, non è solo un errore politico, ma anche un problema di rappresentatività di temi, come ad esempio l’agricoltura o il turismo, che il sindaco del capoluogo dimostra di non conoscere limitando tutta la sua campagna elettorale al modello-Taranto e al rapporto con Mittal.
Crediamo invece che la Provincia debba lavorare insieme ai Comuni e farlo anche nel tentativo di intercettare risorse che servano a sviluppare un nuovo modello di sviluppo, oltre alle necessarie risorse per avviare le bonifiche – dice Vito Punzi – e su questi principi cardine si regola il Patto dei Sindaci e degli amministratori tarantini. Un metodo che è anche stile politico.
Esiste una cultura nell’uso delle parole che dovrebbe impedire a tutti noi l’offesa come strumento di proposizione delle proprie tesi – sottolinea – rappresentanti istituzionali, politici, amministratori, dovrebbero cominciare a dare il buon esempio e non cedere alla tentazione di “sbracarsi” quando di fronte a un microfono c’è da dare dello “zaraffo” (contadino cafone – ndr) a qualcuno. Gli avversari politici vanno sempre rispettati e io sinceramente mi vergognerei anche solo di condividere lo stesso tavolo con chi la pensa diversamente, figuriamoci una cena.
Permettetemi un ultimo pensiero – afferma Punzi – rivolto in particolare ai Consiglieri comunali di Taranto che hanno, responsabilmente, preferito la chiarezza, la trasparenza, la programmazione e la condivisione, scegliendo di appoggiare la candidatura di Gugliotti.
Insieme possiamo fare grandi cose, se resta in noi sempre vivo il principio del bene comune. Un progetto – dice - ripetibile, che raccoglie intorno a una piattaforma programmatica i valori essenziali e le esigenze dei nostri territori.

 

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