Oraquadra giornale notizie news cronaca Grottaglie Taranto - Items filtered by date: Giugno 2018

Egr. Sig. Ministro,
mi indignerei volentieri con Lei. Le direi che Ella rappresenta una dimensione valoriale che non mi appartiene. Da un Ministro della Repubblica ci attenderemmo parole e comportamenti mirati a costruire comunità, a far crescere unità. Ogni Sua parola e ogni Suo gesto, invece, raccontano odio, separazione, criminalizzazione delle diversità.
Lei non mi piace Sig. Ministro, perché per incrementare il Suo consenso cerca permanentemente dei nemici e li individua nelle fasce più deboli. Utilizza la sofferenza della gente come mero strumento elettorale, le Sue dinamiche raccontano sempre di un noi contrapposto ad un voi: prima i settentrionali contro i meridionali (meritevoli di essere seppelliti dalle ceneri del Vesuvio), poi gli Italiani contro i migranti, contro i rom. Costruisce guerre tra poveri, calpesta la dignità delle persone.
Però, paradossalmente, per quanto, come è evidente, io non abbia alcuna stima nei Suoi confronti, non è Lei a farmi paura. Se Lei ha preso così tanti consensi e se i Suoi voti, come tutti i sondaggi unanimamente riconoscono, sono in evidente crescita, è evidente che i (non) valori che Ella trasmette trovano terreno fertile nell'elettorato. È evidente cioè che la cultura di comunità, l'appartenenza ad un'unica famiglia, che è la famiglia dell'umanità, che il sentirsi "noi", si sta fortemente dissolvendo.
La centralità della persona, di ogni persona, l'accoglienza delle diversità, l'orizzonte di senso da condividere, sta lasciando spazio in maniera sempre più prepotente, ad un rallentamento nelle relazioni tra le persone, ad una dissoluzione dei rapporti, a solitudini diffuse. L'inclusività lascia il posto ad autoreferenzialità, la solidarietà tra gli umani ad egoismi crescenti. Siamo in un momento difficile: la forte incertezza economica e la paura del domani (e in verità anche dell'oggi) alimentano disagi e sofferenze.
Lei, Sig. Ministro, cavalca queste paure e Le fa diventare consensi. Non è l'unico, di personaggi così irresponsabili ce ne sono stati altri prima di Lei, ce ne saranno altri dopo di Lei. L'irresponsabilità in chi fa politica è argomento diffuso e imperituro e Lei non ha inventato niente. Ma le persone serie, quelle che ancora fanno politica non in funzione dei consensi e dei ruoli, ma avendo in mente la centralità della persona e la cultura del servizio: non possono ora tacere di fronte a questo scempio. La passione educativa non può essere sopita, il desiderio di costruire una comunità di uomini e di donne giusta e solidale non può addormentarsi. L'unità nella diversità va costruita ora tra tutti coloro che continuano a pensare che la politica sia arte nobile e difficile.
Questo è il momento di osare: domani potrebbe essere tardi. Questa nostra terra: la terra che ha dato i natali a don Tonino Bello e alla sua convivialità delle differenze, a Guglielmo Minervini e alla sua politica generativa (ciò che genera, che fa nascere vita e futuro, e non racconta chiusura di relazioni e di porti cioe' morte) sia terra di Pace e di Accoglienza, terra dai porti aperti e dai cuori aperti.

dott. Gianni Liviano  - Consigliere regionale Puglia

Hanno sottoscritto la lettera i sigg.ri:
Lucia Schiavone (docente), Franco Silvestri (operatore culturale), Mariano Bruni (medico), Silvia De Vitis (archeologo), Daniele Nuzzi (archeologo), Mimmo Guida (informatico), Vito Calamita (impiegato), Adriano Verdicchio (docente), Vittorio Angelici (già parlamentare della Repubblica), Mimmo Blasi (impiegato), Giuseppe Mastronuzzi (geologo), Ornella De Filippo (ass. sociale), Antonio Malese (pensionato), Giovanni De Giovanni (pensionato), Tonia Marsella (impiegata), Grazia Benedetti (pediatra), Luigi Labrosciano (ingegnere), Alessandro Litrenta (intermediario bancario), Bonaventura Iavernaro (pensionato), Massimiliano Altomare (ingegnere), Maurizio Angelici (impiegato), Marisa Metrangolo (operatore sociale), Emanuele Luccarelli (impiegato), don Giuseppe D’Alessandro (sacerdote), Gianfranco Guarino (pensionato), Mimmo Marilla (pensionato), Claudio Fabbiano (operaio), Peppe Sancesario (impiegato), Michele Traja (pensionato), Stefano Angelici (impiegato), Aldo Russo (pensionato), Anna Marra (impiegata), Maria Silvestrini (operat. culturale), Gabriella Castronovi (educatrice), don Francesco Santoro (sacerdote), Lella Caputo (docente), Carmine Guarini (piccolo imprenditore), Marco Urago (medico), Ciccio buongiorno (operaio), Carlo Parrini (imprenditore), Mario Barnaba (pensionato), Davide Pignatale (docente), Giovanni Farese (ingegnere), Carla Maria Coppola (ricercatrice), Gianni Brunetti (avvocato), Bruno Pastore (dentista), Franca Roberti (docente), Antonio Panarelli (pensionato), Rosa Calabrese (pensionata), Gianfranca Parisi (docente), Rino Giangrande (operat. Sociale), Saverio Fanigliulo (docente), Mimmo Balzamo (operat. sociale), Michele Bungaro (ingegnere), Michele Mancone (docente), Ndoffe Diouff (intermed. culturale), Vincenzo Cesario (impiegato), Vincenzo Carotenuto (pensionato), Fedele Izzinosa (pensionato), Vittorio Amodio (docente), Tonia Marangi (impiegata), Claudio Capodaglio (impiegato), Silvana Stanzione (docente), Cosimo de Rinaldis (operatore culturale), Koumare Malamine (ingegnere), Roberto Calienno (docente), Paola Di Somma (docente in pensione), Enzo Pascali (odontotecnico), Rino Montuori (impiegato-sindacalista), Alberto Ruggieri (pensionato), Annamaria Bonifazi (operatore culturale), Piero Conversano (manager), Tonino De Pace (autista), Nino Nastasi (operatore sociale), Luigi Nuzzi (pensionato), Massimo Calò (consulente economico, progettista), Pino Loconte (operatore culturale), Claudio Fabrizio (sociologo), Davide Monteleone (docente), Gregorio Miccoli (operatore sociale), Andrea Rega (operatore culturale), Olimpia Cherces (operatore sociale), Anna Fabbiano (operatore sociale), Giovanni Guarino (operatore culturale), Michele Traja (operat. culturale), Rocco Ressa (docente, già sindaco), Aldo Pugliese (sindacalista), don Mimino Damasi (sacerdote), Mimmo Nume (medico), Costantino Frega (commerciante), Antonio Anaya (docente), Luigi Trotta (dirigente Regione Puglia), Rosa Gatto (docente), Martina Fuina (docente), Tonino Cavallo (già sindaco di Lizzano), Max D'Ambrosio, Maria Anglani (pensionata), Franco Mastronuzzi (pensionato), Alessandro Lomartire (impiegato), Franco Semeraro (dirig. scolastico in pensione), Franco Spinuso (pensionato), Lorenzo Fico (musicista, già direttore ist. Paisiello), Giuseppe Vinci (architetto), Antonio Vozza (pensionato), Pasquale Pricci (barbiere), Cecilia Giannoccaro (medico), Raffaele Sellitti (medico), Giovanna pignatale (infermiera), Annunziata Franco (farmacista), Sabino Zinni (notaio, consigliere regionale), Fabio Simone (consulente Enel), Lina Monteleone (dottore commercialista), Carmine De Gregorio (operatore culturale), Alessandro Ladiana (impiegato), Giuseppe Seminara (vicedirettore d'azienda), Fabio Mancini (docente), Chiara Raffo (casalinga), Franco Minervini (già direttore prov.le ag. Entrate-avvocato), Franco Gallo (pensionato, educatore), Michela Lepore (insegnante), Irene Bracelli (funzionario p.a.), Giuseppe Gallo (informatico), Sergio Natale Maglio (funzionario regione Puglia), Maria Pia Barletta (docente in pensione), Titti Proto (impiegata), Mariagrazia Solabate (impiegata), Nicola Natale (giornalista), Silvia Quero (impiegata, scrittrice), Mariagrazia Pacella (libero professionista), Mariarosaria Intermite (casalinga), Giusy Francavilla (insegnante in pensione), Vito Vetrano (operaio), Lucia Palmisano (docente), Valerio Bassi (avvocato), Angelo Fornaro (docente), Tina Rogante (insegnante), Danila Borsci (infermiera), Roberto Grande (assicuratore), Cosimo Manica (impiegato), Paola Grande (impiegata), Giacomo Resta (pensionato), Pasquale Fiorillo (centralinista), Tonia De Giorgi (casalinga), Gianni Scollo (impiegato), Sonia Sarli (insegnante), Valeria Brillante (insegnante), Franca Storino, Vincenzo Bisignano (ingegnere) Carmen D'Incecco (operat. Culturale) Marcello Settanni (ex tecnico energia), Ilaria Pizzolla (ass. sociale), Maria Luisa Redi (docente in pensione), Giuseppe d'armento (insegnante), Anna Cosa, pensionata), Adriano D'Altri (docente), Michele Santoro (operatore culturale), Cinzia Gravanese (docente), Maria Grazia Bianco (insegnante in pensione), Gianfranco Sperti (impiegato).

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Torna Castelli Sociali, la manifestazione in cui, con lo slogan “Insieme per costruire comunità”, il terzo settore si racconta… e incontra la cittadinanza; l’iniziativa è uno dei momenti partecipativi organizzati dal Centro Servizi Volontariato di Taranto.

Castelli Sociali si terrà a Grottaglie nel pomeriggio di giovedì prossimo, 5 luglio, presso il Castello Episcopio, con il patrocinio della Amministrazione comunale locale.

A Castelli Sociali di Grottaglie hanno già aderito numerose realtà del terzo settore, locale e non, che daranno vita a un interessante programma che sarà reso noto, nella sua forma definitiva, nei prossimi giorni.

Le associazioni che non avessero ancora aderito a Castelli Sociali possono scaricare la scheda di adesione dal sito www.csvtaranto.it e inviarla via mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o al fax 099.9943274.

Prima dell’inaugurazione di Castelli Sociali, alle ore 15.30 nel Castello Episcopio, il CSV Taranto organizza il seminario pubblico “la Riforma del Terzo settore: le principali novità del Codice del Terzo Settore”, un momento di approfondimento a favore delle numerose realtà che compongono il tessuto associativo locale.

Il seminario sarà aperto dai saluti dell’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Grottaglie, Marianna Annicchiarico, e del Presidente del CSV della provincia di Taranto, Francesco Riondino.

Relazionerà poi Piero D’Argento, docente di organizzazione e programmazione dei servizi sociali alla Lumsa di Taranto e membro del Consiglio nazionale del Terzo Settore; dopo la sua relazione è previsto uno spazio per i quesiti da parte dei partecipanti.

Per tutte le organizzazioni di volontariato e per le altre realtà del terzo settore, in particolar modo per quelle di Grottaglie e dei comuni limitrofi, il seminario rappresenta un’occasione per addentrarsi, guidati da Piero D’Argento, negli articoli del Codice del Terzo Settore soffermandosi sulle principali novità che gli stessi comportano per la loro operatività futura.

Questo di Grottaglie è l’ultimo di una prima serie di seminari, tutti condotti da Piero D’Argento, che il CSV Taranto ha realizzato nei mesi scorsi, a Taranto e in altri comuni della provincia al fine di favorire al massimo la partecipazione delle associazioni, per analizzare i cambiamenti in atto a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 117 del 03 luglio 2017 e le conseguenze per le organizzazioni.

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Domenica 1 luglio, alle ore 11, in Piazza Principe di Piemonte, a Grottaglie, presso il bar Crema Caffè, il Circolo del Partito Democratico di Grottaglie ospiterà l’On.le Roberto Giachetti, per presentare il suo ultimo libro “Sigaro, politica e libertà” scritto con il giornalista Alberto Gaffuri.

Sarà l’occasione per parlare dell’attualità politica italiana tra nuovi sovranismi, neo nazionalismi e del Partito Democratico, che dopo la sconfitta del 4 marzo, vuole ripartire per opporsi a questo modello di Italia proposto dal Governo Lega-Movimento 5 Stelle.
Ma sarà anche l’occasione per ripercorrere la vita politica di Roberto Giachetti, che si interseca inevitabilmente con quella privata, caratterizzata dalla sua doppia adesione al Partito Democratico e al Partito Radicale, per parlare del suo rapporto con Marco Pannella, della sua esperienza amministrativa alla guida del Comune di Roma come Capo di Gabinetto di Rutelli, dello sciopero della fame contro il porcellum e della sua candidatura a sindaco contro Virginia Raggi sempre a Roma.
Un politico autentico, Roberto Giachetti, che dice sempre quello che pensa, anche a costo di sembrare antipatico e troppo diretto, come ce ne sono pochi, ma di cui il nostro Paese soprattutto in questi momenti, ha estremamente bisogno.
La cittadinanza è invitata a partecipare.

Avv. Francesco Montedoro - Segretario Cittadino Pd Grottaglie

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BCC San Marzano ospita allo Yachting Club il celebre sociologo nell’ambito della Rassegna L’angolo della conversazione.

Sabato 7 Luglio ore 21.00 presso lo Yachting Club di San Vito (Ta), la BCC San Marzano ospita l’incontro con il celebre psichiatra e sociologo Paolo Crepet, tra i volti più noti della tv italiana, nell’ambito della Rassegna Culturale l’Angolo della Conversazione giunta alla sua quattordicesima edizione.

L’intervento di Crepet è una vera e propria lectio magistralis che trae spunto dal suo ultimo libro “Il coraggio. Vivere, amare, educare”, edito da Mondadori, nel quale affronta il disagio sociale odierno, caratterizzato da persone che vagano senza una meta, proponendo un inventario di declinazioni del coraggio in vari ambiti dell’esperienza umana. «Un tempo il coraggio – nella sua accezione di ardimento fisico – era solo opera dell’umano, poi le macchine se ne sono impossessate (…)», spiega l’autore. «Un po’ come accade ora con la tecnologia: fino a trent’anni fa occorreva pronunciarsi, scrivere, telefonare, dunque esporsi. Oggi si può comunicare senza un’interfaccia umana, dunque senza rischio, senza paura di compromettersi. E le umane virtù vengono delegate a ciò che umano non è. Così, anche il coraggio e la forza d’animo che vi è intrinsecamente connaturata stanno diventando sempre più un’astrazione virtuale, svuotata di senso, per uomini e donne che vagano senza bussola, giovani accecati dal presente e vecchi incartapecoriti nel ricordo».

Oltre alla denuncia, in questo libro Crepet offre però anche la ricetta. Un inventario di declinazioni del coraggio (il coraggio di educare, di dire di no, di ricominciare, di avere paura…), dedicato a genitori, educatori e nativi digitali. Una sorta di brain-storming, un esercizio utile per stimolare adulti e non ancora adulti a ritrovare la forza della sfacciataggine e la capacità di resistenza che la vita ogni giorno ci chiede.

L’evento è organizzato in collaborazione con il Festival del Libro Possibile.

Inizio ore 21.00 – Ingresso Libero - Yachting Club – Via Ombrine 4, San Vito – Taranto Info: 099 9577470 – 3481532197.

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DOCUMENTO illustrato e consegnato dai Segretari generali territoriali di CGIL (Paolo Peluso), di CISL (Antonio Castellucci), di UIL (Giancarlo Turi), insieme con Daniela Fumarola, Segretario generale CISL Puglia, al Dott. Andrea Chiari (Direttore Amministrativo) e al Dott. Gregorio Colacicco (Direttore Sanitario) della ASL Taranto

La mobilitazione odierna in tutte le città pugliesi capoluoghi di provincia è a sostegno della vertenza che CGIL CISL UIL regionali, da tempo, hanno avviato sui problemi determinati dal Piano di riordino ospedaliero e dei Servizi sociali, decisi dalla Giunta regionale che finora, sorda a tutti i richiami e alle richieste di confronto, continua a far arretrare sia l’offerta sanitaria che il welfare a danno dei cittadini.
A distanza di due anni dal varo del suddetto Piano di riordino è indubbio l’arretramento quantitativo e qualitativo dell’offerta sanitaria e, in moltissimi casi, persino la possibilità di curarsi adeguatamente anche negli Ospedali del territorio tarantino.
Un riordino senza anima e tutto realizzato con la calcolatrice non avrebbe potuto registrare risultati diversi.
Esso ha tagliato presidi ospedalieri, posti letto e personale necessario, continua ad allungare i tempi di attesa per diagnosi, cura e riabilitazione e, ancor peggio, continua a costringere alla mobilità tantissimi cittadini-utenti verso presidi di eccellenza di altre Regioni italiane, soprattutto del Nord.
In molti altri casi li porta a rivolgersi alla Sanità privata pagando costi elevati, così determinando una odiosa discriminazione tra quanti possiedono risorse economiche adeguate e chi, non disponendone, spesso rinuncia a curarsi.
A tutt’oggi, i territori pugliesi sul versante dei Servizi sociali sono ancora senza i nuovi Piani Sociali di Zona 2018 – 2020, soprattutto a causa dei ritardi della Regione e delle criticità legate al IV Piano delle Politiche Sociali, per superare le quali CGIL CISL UIL regionali da mesi chiedono, invano, un confronto con l’Assessore al ramo.
La giornata di lotta odierna è, dunque, per denunciare lo stato di cose sopra esposte e la immutabile sordità della Regione al necessario confronto con chi rappresenta i lavoratori, i pensionati, i cittadini–utenti più in generale, su tali questioni importanti che riguardano la salute e la dignità delle persone.

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L'autore del bestseller “Non dirmi che hai paura” ospite del format che esalta la letteratura di qualità e la buona enogastronomia. L'evento si terrà il 3 luglio alla masseria Pilano, a Crispiano

È Giuseppe Catozzella l'ospite del prossimo Aperitivo d'Autore, che si terrà martedì 3 luglio (ore 20) nella splendida Masseria Pilano, a Crispiano. L'autore del caso internazionale “Non dirmi che hai paura”, tradotto in tutto il mondo e vincitore in Italia di 14 premi (tra cui lo Strega Giovani), presenterà il suo nuovo romanzo “E tu splendi” (Feltrinelli Editore), da più di due mesi in classifica. Si tratta di una storia di sconvolgente attualità, che parla di coraggio e del senso di giustizia di un ragazzino che lotta contro il razzismo in un piccolo paesino del Sud Italia.
Aperitivo d'Autore è il format itinerante di Volta la Carta che, dal 2015, abbina la letteratura contemporanea di qualità alla buona enogastronomia del nostro territorio, il tutto in location ricercate di Taranto e provincia.
Converserà con l'autore l'ideatore di Aperitivo d'Autore, il giornalista Vincenzo Parabita. Per questo appuntamento l'aperitivo sarà a cura del Symposium Cafè e abbinato ai vini di Cantina Lama Di Rose. La libreria AmicoLibro è partner dell'evento.
Per partecipare all'evento è obbligatorio prenotare chiamando al numero 380.4385348 oppure scrivendo all'indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

L'AUTORE
Giuseppe Catozzella è nato nel 1976 a Milano, dove si è laureato in Filosofia. Dopo la laurea si è trasferito per un lungo periodo in Australia, a Sydney, e poi è tornato a vivere nel capoluogo lombardo. Scrive o ha scritto articoli, reportage e inchieste su La Repubblica, L’Espresso, Sette de Il Corriere della Sera, Vanity Fair, Granta, Lo Straniero, MilanoMafia, e ha collaborato con la trasmissione televisiva Le Iene. Ha tenuto conferenze e lezioni alla Columbia University di New York, alla UM University di Miami, alla University of Calgary in Canada, alla Freie Universität di Berlino, all’Università di Oslo, all’Università di Tirana e in molti altri atenei italiani e stranieri, oltre che alla Scuola Holden di Alessandro Baricco. A ottobre 2013 ha rappresentato l’Italia a New York per l’Anno italiano della cultura negli Stati Uniti.
Ha pubblicato il libro in versi “La scimmia scrive” e i romanzi “Espianti” (Transeuropa, 2008), “Alveare” (Rizzoli, 2011; Feltrinelli, 2014), da cui sono stati tratti molti spettacoli teatrali e il film “L'assalto”, “Non dirmi che hai paura” (Feltrinelli, 2014), “Il grande futuro” (Feltrinelli, 2016) e “E tu splendi” (Feltrinelli, 2018).
Ha vinto il Premio Strega Giovani 2014 e, lo stesso anno, è stato finalista al Premio Strega con “Non dirmi che hai paura”, un bestseller tradotto in tutto il mondo in cui ha raccontato la storia vera dell'atleta somala Samia. Per l’attenzione sull’Africa e sulla Somalia che questo romanzo ha portato nel mondo, Catozzella è stato nominato dall’ONU Goodwill Ambassador UNHCR, Ambasciatore dell’Agenzia ONU per i Rifugiati.

IL LIBRO
Arigliana, “cinquanta case di pietra e duecento abitanti”, è il paesino sulle montagne della Lucania dove Pietro e Nina trascorrono le vacanze con i nonni. Un torrente che non è più un torrente, un’antica torre normanna e un palazzo abbandonato sono i luoghi che accendono la fantasia dei bambini, mentre la vita di ogni giorno scorre apparentemente immutabile tra la piazza, la casa e la bottega dei nonni. Intorno, una piccola comunità il cui destino è stato spezzato da zi’ Rocco, proprietario terriero senza scrupoli che ha condannato il paese alla povertà e all’arretratezza. Quell’estate, che per Pietro e Nina è fin dall’inizio diversa dalle altre (sono rimasti senza la mamma), rischia di spaccare Arigliana, sconvolta dalla scoperta che dentro la torre normanna si nasconde una famiglia di stranieri. Chi sono? Cosa vogliono? Perché non se ne tornano da dove sono venuti? È l’irruzione dell’altro, che scoperchia i meccanismi del rifiuto. Dopo aver catalizzato la rabbia e la paura del paese, però, sono proprio i nuovi arrivati a innescare un cambiamento, che torna a far vibrare la speranza di un Sud in cui si mescolano sogni e tensioni. Un’estate memorabile, che per Pietro si trasforma in un rito di passaggio, doloroso eppure pieno di tenerezza e di allegria: è la sua stessa voce a raccontare come si superano la morte, il tradimento, l’ingiustizia e si diventa grandi conquistando il proprio fragile e ostinato splendore. Attraverso questa voce irriverente, scanzonata eppure saggia, Catozzella scrive un romanzo potente e felice, di ombre e di luce, tragico e divertente, semplice come le cose davvero profonde.

LA LOCATION
La masseria Pilano è un’antica masseria pugliese del XVII secolo, collocata in una vasta piana della zona pre-murgiana, a 340 metri d'altitudine, nel cuore del Parco naturale regionale “Terra delle Gravine”, tra Crispiano e Martina Franca. Le attività prevalenti della masseria sono la produzione di olio extravergine biologico, di grano duro nonchè l’allevamento delle splendide vacche podoliche pugliesi e dei cavalli murgesi. Fanno parte della masseria anche i boschi di macchia mediterranea dove vivono in libertà cinghiali, lepri, istrici, volpi, tassi, faggiani, tordi, beccacce e molte altre specie di volatili. Dal 2007 Pilano è anche agriturismo e offre la possibilità di soggiornare nelle antiche strutture, ricavate dal restauro delle tipiche stalle e dei trulli del seicento, che circondano il caseggiato padronale con servizio di bed & breakfast. Inoltre le ampie corti esterne e la filare dei trulli del '600 costituiscono un'invidiabile ed autentica cornice per matrimoni, eventi e cerimonie. Di recente masseria Pilano ha ricevuto il prestigioso riconoscimento di agriturismo a cinque Girasoli, il primo del Sud Italia.

I VINI
La famiglia Tagliente da sempre si è dedicata con grande passione alla coltivazione dei vigneti. Questa dedizione, unita allo spirito di sacrificio, è stata trasmessa da Domenico e Margherita ai loro figli. Forte delle proprie convinzioni e con il fine di fare al meglio viticoltura ed esaltare la bontà delle produzioni vinicole che il territorio è capace di dare, hanno pensato di valorizzare i vitigni autoctoni. Stiamo parlando di uve quali il Primitivo, la Verdeca, Il Fiano Minutolo, oltre ad alcuni vitigni alloctoni che, uniti ai nostri, danno vini di grande struttura e serbevolezza. Con questa forte consapevolezza, i fratelli Tagliente, con l'obiettivo di mantenere un’unica entità tecnica e produttiva capace di affrontare le sfide del mercato, hanno dato vita alla società agricola e cantina denominata “Lama di Rose”. Nel 2003 aprono la cantina per la trasformazione dell’uva prodotta dalla società, che vanta una superficie di circa 28 ettari, di cui 18 a vigneto, 5 a oliveto, 4 a seminativo e 1 di macchia mediterranea. In questi ultimi anni l’azienda si sta arricchendo di nuovi componenti che stanno dando all’azienda nuove idee, la linfa vitale di un’impresa giovane e moderna.
Attualmente i vini prodotti dalla cantina Lama di Rose sono i seguenti: Pizzichicchio (primitivo IGP Salento), Fucaraz (primitivo IGP Salento), Tufaja (pinot bianco IGP Salento), Fiano (fiano IGP Salento), Cabernet (rosso IGP Salento). Tutti i vigneti sono ubicati nei Comuni di Crispiano e Massafra. La cantina e il punto vendita, invece, si trovano a Crispiano, in via Paganini.

Vincenzo Parabita

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Il Comune di Taranto ha candidato tre scuole cittadine al finanziamento di interventi straordinari di riqualificazione, per un totale di circa 2,5 milioni di euro, da inserire nel “Piano regionale triennale di edilizia scolastica 2018/2020 e dei relativi piani annuali”.

L’avviso pubblico, consente alle amministrazioni di proporre interventi di ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento sismico, efficientamento energetico di immobili di proprietà pubblica adibiti all’istruzione scolastica statale.

L’ente aveva già nel suo parco progetti l’adeguamento alle norme di prevenzione incendi delle scuole “C. Battisti” di via Acton, “L. Pirandello” di via Pastore (quartiere Paolo VI) e “C. G. Viola” di via Zara, tre interventi rimasti però senza copertura.

«Abbiamo subito colto questa opportunità – ha commentato il primo cittadino Rinaldo Melucci –, deliberando in Giunta l’approvazione dei tre progetti esecutivi e la loro successiva candidatura a finanziamento. Si tratta di lavori complessi che garantiranno standard più elevati di sicurezza e vivibilità per gli studenti che frequentano le strutture».

I progetti hanno ricevuto una sorta di upgrade necessario per adeguarli alle indicazioni dell’avviso pubblico, che prevedeva oltre all’adeguamento alle norme di prevenzione incendi, anche ulteriori interventi finalizzati a dare la piena agibilità e funzionalità alle strutture scolastiche.

Nello specifico, per la scuola “C. Battisti” è stato predisposto un progetto da 765mila euro, per la scuola “L. Pirandello” da 860mila euro e per la “C. G. Viola” da 850mila euro.

«In questo modo – la parole dell’assessore ai Lavori Pubblici Massimiliano Motolese – confermiamo la capacità del Comune di intercettare le opportunità di finanziamento garantite dagli enti di livello superiore, prestando particolare attenzione al tema della sicurezza».

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Hanno fatto la scelta coraggiosa di fare un viaggio con un biglietto di “solo ritorno” con destinazione Taranto. Sono le giovani socie della Cooperativa sociale ISAC PRO (Istituto di Scienze dell’Apprendimento e del Comportamento PRO), quattro donne laureate presso prestigiose università settentrionali, che hanno deciso di tornare a Taranto per realizzarsi nella loro terra natale.

Le attività della cooperativa sono state presentate in conferenza stampa (giovedì 28 giugno), presso Sala Monfredi della Camera di Commercio.

Oltre alle giovani socie della cooperativa, visibilmente emozionate, sono intervenuti il Presidente della Camera di Commercio, Cavaliere Luigi Sportelli, l’Assessore comunale alle Politiche Sociali, Avvocato Simona Scarpati, e il presidente di ConfCooperative Taranto, Carlo Martello.

Le socie nel CdA della Cooperativa ISAC PRO sono quattro: una di Taranto, due di Grottaglie e una di Monteiasi. La presidente è la trentaseienne Maria di Giorgio, la più “anziana” del team, con lei ci sono Enrica Sibillio, Mariangela Cavallo e Giusi Leone.

Dopo alcune esperienze in altre regioni italiane, le giovani professioniste tarantine hanno scelto di tornare a lavorare nella loro terra, cercando di operare in uno degli ambienti socio sanitari più difficile, quello della disabilità mentale. Sono pedagogiste e psicologhe-terapeute, ma nello staff ci sono anche altre numerose professionalità.

In conferenza stampa la presidente Maria Di Giorgio ha spiegato che alla base delle attività della Cooperativa sociale ISAC PRO c’è stata la scelta di superare la psicologia tradizionale per applicare la cosiddetta “prosocialità”, ovvero una serie di comportamenti che la persona compie a proprie spese, al solo fine di realizzare o migliorare il benessere di altre persone o ridurne lo stato di sofferenza.

Giusi Leone ha poi sottolineato come tutto ciò debba avvenire in assenza di pressioni esterne, quali la promessa di una ricompensa o la minaccia di una punizione, e in un contesto in cui l’emittente non stia adempiendo ad obblighi di ruolo.

La persona “prosociale” ha da questo stile di vita molte gratificazioni che producono il suo benessere esistenziale e, nel loro insieme, realizzano un ambiente caratterizzato da una forte positività: per queste professioniste, infatti, la prosocialità non è soltanto un potente strumento professionale, ma soprattutto una consapevole scelta di vita.

Finora la Cooperativa sociale ISAC PRO ha realizzato, anche attraverso il Centro Mediterraneo, una serie di servizi per promuovere l’autonomia personale, abitativa e sociale di bambini e giovani adulti con Ritardo Mentale e disturbi della relazione e del comportamento, coniugando il rigore dell’approccio Cognitivo Comportamentale con il paradigma della prosocialità.

Un settore di eccellenza nello sviluppo dell’autonomia personale è quello della domotica sociale che consiste nello studio e nella applicazione di dispositivi che aumentano il grado di autonomia dei diversamente abili e la loro qualità della vita nell’ambiente domestico, un servizio che viene svolto dalla Cooperativa ISAC PRO sia presso il proprio centro attrezzato anche con una cucina domotica, in viale Virgilio n.99 a Taranto, sia presso a domicilio della persona da assistere.

Finora le attività sono state realizzate prevalentemente in regime privatistico, ma ora anche le famiglie meno abbienti potranno usufruirne grazie alle agevolazioni derivanti dal conseguimento dell’autorizzazione ex art. 105 del Reg. Reg. 4/2007 del Centro Mediterraneo – Centro Polivalente per Disabili ISACPRO, finalizzato al mantenimento e al recupero del livello di autonomia delle persone con bassa compromissione delle autonomie funzionali e al sostegno delle loro famiglie.

Questa è la “good news” portata in conferenza stampa, laddove Carlo Martello, presidente di Confcooperative Taranto, ha sottolineato come la piena operatività della Cooperativa sociale ISAC PRO sia stata finora ritardata dalle difficoltà burocratico-interpretative delle norme che disciplinano questo settore, incertezze superate grazie alla caparbietà delle nostre conterranee.

Il Presidente della Camera di Commercio Luigi Sportelli ha lodato il coraggio di queste giovani professioniste che hanno deciso di tornare a Taranto, sottraendosi così a quel flusso “di sola andata” che rappresenta uno dei principali problemi del nostro territorio.

L’Assessore comunale alle Politiche Sociali, Avvocato Simona Scarpati, proprio riferendosi alle attività di domotica sociale, ha parlato del programma PROVI, volto a sostenere la vita indipendente di persone con disabilità, annunciando che tali interventi sono stati previsti e disciplinati anche Piani Sociali di Zona.

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È li bella, dominante e superba, nonostante i danni subiti dal tempo e dall’abbandono, l’antichissima masseria de l’Antoglia spicca con la sua austera torre merlata di età medievale (XIV secolo), siamo in agro di Villa Castelli e questa masseria comprendente abitazioni, frantoio, stalle, granai, neviera (anticamente anche una cappella) in poche parole un vero e proprio agglomerato urbano, è patrimonio di una persona nativa di Ceglie Messapica, in gioventù cittadino grottagliese, anni 52, da 30 anni residente a Modena, dove ha fatto fortuna diventando un imprenditore di successo e oggi,  il dott. Adriano Annicchiarico ha deciso di investire nella sua amata terra di origine, la Puglia.
Circa un paio di anni fa diventa proprietario della parte centrale di questa antichissima masseria dove insiste l’austera torre per farne il suo buen retiro, la sua oasi di pace incastonata un appezzamento enorme di uliveti e campi da semina. Arrivando in questo angolo di pace si percepisce un’energia particolare, qualcosa che distende e carica, quasi una magia che ti avvolge e ti accarezza l’anima e porta a un gran benessere interiore con una sinestesia unica.
Ma questo patrimonio di grande energia positiva accarezzato da un’aria pura non può essere lasciato alla fruizione di un’unica famiglia andrebbe reso in qualcosa di più importante. Ecco che l’illuminante incontro con l’architetto restauratore Francesco Carbotti, professionista di elevato spessore e quasi coetaneo del dott. Adriano Annicchiarico, diventa la stura per un progetto ambizioso e di grande respiro, l’Antoglia diventerà un resort di lusso e quindi i lavori partono spediti il 19 febbraio 2018, dopo l’acquisizione del parere positivo della Soprintendenza, del Paesaggistico, permesso a costruire del Comune di Villa Castelli, dove tutto il personale dell’Ufficio Tecnico si è messo a completa disposizione dell’architetto Carbotti che va avanti, come sua consuetudine, attraverso principi inderogabili che lui ama sempre mettere in premessa prendendoli da un piccolo prezioso manuale del 1849 di John Ruskin (1819-1900) “The seven lamps of architecture”:
“… Due doveri si impongono verso l’architettura nazionale; il primo è di rendere storica l’architettura della propria epoca, il secondo di conservare come la più preziosa eredità quella dei secoli passati. Quando si segue questa via, il “ricordo” può veramente chiamarsi la sesta lampada dell’architettura.”
“… Quello che noi stessi avremo innalzato, siamo liberi di abbattere; ma quello che altri uomini hanno compiuto al prezzo del loro vigore, ricchezza, vita, è loro. I loro diritti non si estinguono con la morte. Questi diritti appartengono a tutti i loro successori.”
“Questo importanti principi sono il fondamento per un architetto restauratore. – ci dice perentorio Carbotti - Nulla può prescindere da questo e ogni intervento deve mirare a perseguire questo scopo: l’intervento DEVE avere il carattere di “RESTAURO CONSERVATIVO”, tutti gli interventi avranno come fine ultimo, la restituzione all’antico splendore del Castello Ducale dell’Antoglia. Ove ciò non fosse possibile, così come prevede il “RESTAURO FILOLOGICO” si provvederà all’integrazione delle parti mancanti, senza snaturare l’essenza stessa del manufatto architettonico, migliorando la lettura estetica del tutto e rendendo funzionale una costruzione abbandonata e deturpata dalle angherie del tempo e degli uomini.
Si utilizzeranno le metodologie più innovative e meno invasive consentite dal RESTAURO architettonico. Oltre all’aspetto prettamente architettonico, l’intervento è volto anche al rispetto dell’ambiente: si utilizzeranno materiali ecosostenibili e biocompatibili. Inoltre mi preme ringraziare il funzionario della Soprintendenza di Taranto, l’architetto Carmelo Di Fonzio, per la disponibilità e i preziosi consigli”.
Visitando più volte il cantiere dell’Antoglia, la prima volta, quando i lavori erano appena iniziati, si è avuta subito l’impressione di una partenza spedita, con idee chiare e maestranze all’altezza di questo progetto ambizioso e di sicuro impatto sia dal punto di vista architettonico che economico, dopotutto va detto che non nascono ogni giorno resort di lusso in zone come le nostre e dove sicuramente si creerà un indotto impressionante di manovalanza e di profili professionali di altissimo livello.
I lavori sono seguiti con grande attenzione e professionalità dal su citato arch. Carbotti che ne sta curando la progettazione, il calcolo statico e la direzione ai lavori. Per la progettazione degli impianti elettrici, sempre l’arch. Carbotti, si sta avvalendo della collaborazione dell’ing Domenico Pappadà, mentre il responsabile per la sicurezza l’arch. Francesco Siliberto, un tris di assi che sta facendo dormire sonni tranquilli al proprietario dell’Antoglia che come si dice: l’appetito vien mangiando, infatti sta provvedendo ad acquisire tutto ciò che è intorno alla torre medievale, per farne un qualcosa di veramente unico, considerata la secolare età dell’intera masseria di cui vi raccontiamo in breve la sua storia che è iniziata, appunto, alcuni secoli fa.
La torre dell’Antoglietta, come già scritto, è una torre di età medievale (prima metà del XIV sec.); fu costruita dalla famiglia Nantolio, discendenti della potente famiglia di matrice normanna De Nanteuil de Chatillon, che attraverso i secoli divennero discendenti del Casato Landoglia ed infine del Casato Dell’Antoglietta, come parte del complesso sistema difensivo di Oria e Francavilla.
La masseria fu ristrutturata e adibita a fortificazione, costruendo una torre merlata dal principe Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, nel XV secolo, e protetta da alte mura di corte (paralupi). La masseria passerà a Giacomo dell’Antoglietta, barone di Monteiasi (da cui il nome Antuglia). Questa, insieme alla fortezza medievale di Monte Castelli, divenne feudo della famiglia Imperiali, che la trasformò in residenza estiva e impiantando, nel territorio, una stazione per l’allevamento di cavalli di razza murgese.
Morto nel 1782, senza eredi, Michele Imperiali, il duca di Monteiasi Gioacchino Ungaro, discendente di Giacomo dell’Antoglietta, acquista la proprietà nell’anno 1792; acquista le masseria di Pezza della Corte e Antoglia, insieme alla vasta zona dei Castelli. Il figlio Carlo, suo erede diretto, dà in enfiteusi parte delle terre, per promuovere la piccola proprietà. I terreni vennero concessi in piccoli lotti ai braccianti dei paesi vicini e creando un consistente nucleo abitato intorno al castello sull’antica fortificazione, che fu ristrutturato ed adibito a palazzo ducale.
La masseria/castello è ampliata nel corso del XVIII secolo con la costruzione di stalle indipendenti, di una porta nuova, di una villa rustica, divenendo una contrada. Alla fine del XVIII secolo le merlature ed i cannoni furono rimossi. Nel 1822 parte delle scuderie fu utilizzata per la realizzazione di una cappella, dedicata al Santissimo Crocifisso. Nel 1830 la chiesa venne elevata a parrocchia e consacrata dal vescovo di Oria.
Nel 1900 il Castello venne donato come caserma e scuola. La struttura fu requisita dall’esercito Tedesco, nella seconda guerra mondiale e adibita ad ospedale militare. 
Successivamente ritornò ad essere una masseria.
Oggi è una strutturata in vari edifici, che si estendono su di un fronte di circa 170 metri e si affacciano tutti sulla strada antistante, ognuno di essi era o è tuttora adibito a funzioni specifiche.
Il Castello Ducale, con torre merlata, la parte più antica, è caratterizzata da efficaci strutture difensive; l’ala nuova fu costruita nel tardo ‘800 ed è sempre stata adibita ad abitazione. Il grande capannone, costruito nel ‘700, veniva usato per la conservazione della paglia e la custodia di traini e macchine agricole; era coperto con tegole di argilla cotta.
Il palmento, fino a non molti anni fa, è stato usato per la pigiatura delle uve, non solo dai proprietari ma anche dagli agricoltori della zona.
Le case dei coloni furono costruite all’inizio dell’800, quando i terreni della masseria cominciarono ad essere concessi in enfiteusi o venduti, dando così origine alla frantumazione che, a sua volta, porterà al progressivo abbandono e all’attuale deterioramento delle grandi strutture abitative.
Nella prima metà del ‘700, alla struttura originaria furono accorpati il frantoio, le stalle e la neviera.
Oggi tutto questo, come abbiamo su scritto, è destinato a diventare una splendida struttura ricettiva per vacanze di lusso, con mini appartamenti per gli ospiti, una Spa, sala congressi, ristorante, piscine il tutto immerso in un’oasi di sconfinati e pregiati uliveti, il tutto verrà realizzato nel rispetto dell’antica struttura e dell’ambiente sano e incontaminato che la circonda e l’avvolge.
Il primo lotto dei lavori dell’Antoglia dovrebbe essere completato entro i primi di agosto perché già ci sono le prime prenotazioni per una vacanza di lusso che offrirà questa splendida struttura.
(ndr: le foto aeree sono state fornite dalla Sezione Aerea di Manovra di Grottaglie della Guardia di Finanza)

 

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