Il convegno sul Biotestamento, un enorme successo per l’Ordine dei medici di Lecce

Info SaluteSalento 12 Giu 2018
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In Puglia si spendono 4.200 euro al giorno per ogni malato terminale.

Le risposte alle tante domande che l’OMCeO di Lecce attendeva dal convegno che si è tenuto sabato 8 giugno all’Hotel Messapia sono arrivate tutte.

Puntuali, diversificate, professionali e, soprattutto, utilissime per fare chiarezza su aspetti molto delicati riguardanti la vita e i diritti delle persone, l’autonomia professionale del medico e il rapporto fra questo e il paziente. Un rapporto che, secondo alcuni, la legge 219 del 22 dicembre 2017 ha, sostanzialmente modificato. Risposte non necessariamente esaustive o risolutive. Anzi. Ma che hanno messo a fuoco delle criticità che la legge, per come è stata formulata, si pensa che farà emergere.

Una legge, quella consegnata alla rigorosa valutazione degli illustri relatori, che già nell’oggetto (Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento) anticipa lo “spirito” del contenuto. O, come ha detto il giudice Alfredo Mantovano nel suo intervento, esprime la “lettera” della legge stessa.

Un successo, dicevamo, dell’OMCeO di Lecce che ad appena sei mesi dal suo insediamento ha organizzato uno dei convegni più importanti per la professione medica salentina e per i cittadini.

Convegno, con tavola rotonda e dibattito, organizzato dalle commissioni ordinistiche “Etica e Deontologia” ed “ECM”, che si rivolge ai medici, ai giudici e agli avvocati. Ma soprattutto – ha evidenziato il presidente di OMCeO Donato De Giorgi, ai cittadini tutti.

Al tavolo dei relatori, moderati dal giornalista del Nuovo Quotidiano di Puglia, Rosario Tornesello, la prof.ssa di Pediatria all’Università di Udine, Paola Cogo, il prof. di Anestesia e Rianimazione all’università di Bari, Tommaso Fiore, il prof. emerito di Filosofia Morale all’università La Sapienza di Roma, Eugenio Lecaldano, il magistrato salentino, Alfredo Mantovano, vicepresidente del Centro Studi Livatino - Roma, il direttore dell’Istituto di Bioetica dell’università Cattolica di Roma, Antonio Spagnolo.

Ad introdurre il tema e a fare gli onori di casa e della categoria, il presidente di OMCeO Lecce, Donato De Giorgi e il presidente nazionale della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli. La presentazione della legge e i suoi principi di costituzionalità sono stati affidati al presidente della Corte di Appello di Lecce, dr. Roberto Tanisi.

Salute Salento ha seguito gli interventi dei relatori e ha raccolto le valutazioni critiche di alcuni medici che spesso hanno a che fare con il “fine vita”. Interventi, interviste e stralci che riportiamo (in più pubblicazioni).

 

Dr. Donato De Giorgi presidente di OMCeO Lecce

 

Presidente, cosa è emerso dal convegno di oggi?

«Credo che siano emersi spunti per riflettere su argomenti importanti, ma anche degli impegni di cose da fare in maniera concreta. Per l’Ordine dei Medici di Lecce è emersa la necessità di adeguare il Codice deontologico dei medici ai dettami della legge.

Bisogna sfruttare gli elementi della legge che lasciano spazio a una maggiore partecipazione del medico e alle sue scelte, in modo tale che il medico sia sempre più consapevole.

Ma è emerso anche un altro fatto che secondo me potrebbe avere un risvolto immediato. Quello di stabilire che i Comitati Etici (CE), si interessino specificatamente di mettere dei limiti dove la legge diventa fumosa, scivolosa o che potrebbe dare adito a deformazioni applicative. Oggi qualcuno ha detto che i CE attuali si interessano solo di sperimentazioni. Invece noi dobbiamo costringere i vari CE delle Asl, che sono stati istituiti dappertutto ma che funzionano a macchia di leopardo, che si interessino veramente del nostro vissuto quotidiano. Di capire, per esempio, quando non ammettere in una Rianimazione un 94enne e riservare il posto a un giovane traumatizzato o in una Dialisi una persona che non ha nessuna chance. Questo secondo me libererebbe il medico da tanta angoscia che oggi vive».

E’ giusto secondo lei guardare al rapporto costi/benefici con un occhio da “ragioniere”?

«C’è anche questo aspetto. Si è detto, giustamente, che la salute è l’obiettivo principale e il costo è il mezzo per raggiungerlo. Però bisogna che ci sia anche una lecita speranza, perché altrimenti non abbiamo fatto del bene, ma solo sottratto risorse, mentali, economiche.. ecc. a chi potrebbe avere qualche chance in più».

Qual è stata l’utilità di questo convegno per l’OMCeO?

«Mi consenta un pizzico di autocelebrazione. In primo luogo l’Ordine ha fatto delle scelte giuste in tutto. Sia nella scelta dei temi, sia soprattutto nella levatura dei relatori. Ma a parte questa battuta, sicuramente per l’Ordine ci sono importanti risvolti:

1° - La formazione. Molti medici non conoscono la legge e ancor meno la conoscono i cittadini con i quali vogliamo interfacciarci.

2° - L’azione di pungolo che faremo perché i CE si interessino veramente di rendere più semplice la vita, laddove sta per finire.

3° - L’OMCeO Lecce e anche la Federazione nazionale, devono interessarsi per adeguare il Codice deontologico (quello che prima era il giuramento di Ippocrate), che oggi ha dei momenti di diversità per renderlo più adeguato ai tempi e alle conoscenze».

 

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