L'inquinamento non è solo un danno ambientale. È anche uno dei principali nemici della fertilità maschile

Associazione salute salento 04 Mar 2018
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Lo smog e le polveri sottili, con il loro carico di sostanze tossiche, funzionano come interferenti endocrini e provocano infertilità. L'inquinamento interferisce con la salute delle cellule e con l'equilibrio ormonale e provoca un accumulo di sostanze nocive nei testicoli. Accumulo che aumenta nel tempo e influisce con la qualità e la quantità degli spermatozoi.

Il quadro non proprio incoraggiante, centrato sulle cause dell’ infertilità maschile legate all’inquinamento è stato al centro del 1° Congresso Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita, tenutosi il 23 febbraio scorso a Firenze, organizzato dal Prof. Luca Mencaglia, direttore del Centro di Procreazione medicalmente assistita (Pma) della Toscana e Presidente della Fondazione PMA Italia.

Le statistiche hanno confermato che esiste una correlazione fra la fertilità e l'inquinamento ambientale. Nei maschi "metropolitani", in particolare, la percentuale delle anomalie nel liquido seminale aumenta del 15%. E, nelle donne, l'aria inquinata sembra essere una delle cause di endometriosi.

Sul banco degli imputati, le diossine o i perfluorati presenti in insetticidi e pesticidi, vernici, detersivi e altri prodotti di largo consumo, insieme a piombo, carbonio e polveri sottili.

Nel rapporto del Congresso si legge, «Recenti studi hanno rilevato che l'inquinamento è la prima causa di infertilità negli uomini. E i dati dei ricercatori parlano di un numero di spermatozoi, presenti nel liquido seminale, che negli ultimi 30 anni, si è dimezzato. Una tendenza che è destinata a peggiorare, causata nel 60 % dei casi all’inquinamento».

La fertilità maschile è minacciata anche dall'esposizione a fonti di calore o radiazioni. Tra le professioni più a rischio, quella dell'operaio e del cuoco. Per l’infertilità femminile un ruolo importante gioca l'abuso di alcuni farmaci, come l'ibuprofene.

Anche la plastica delle bottiglie di acqua minerale lasciata al sole nei depositi può rilasciare sostanze che sono a base di estrogeni sintetici, una minaccia per la fertilità maschile.

Il tema scottante dell’infertilità legata all’inquinamento è stato trattato anche a Lecce.

Salute Salento ha seguito il convegno “Inquinamento ambientale e infertilità” che si è tenuto sabato 3 marzo, presso il Centro di Procreazione Medicalmente Assistita della Casa di Cura Professor Petrucciani.

Da una ricerca condotta dai medici del Centro Pma della clinica Petrucciani, dei quali fa parte il dr. Antonio Luperto fondatore del Pma di Nardò, è emerso che su cento soggetti “arruolati” 46 hanno presentato una significativa riduzione del numero, della motilità e della forma degli spermatozoi. Fino a 40 anni fa il maschio salentino era portatore di non meno di 3-400 milioni di spermatozoi. Oggi – è emerso nel convegno – il corredo non supera i 12-15 milioni.

Secondo il prof. Carlo Foresta , originario di Lecce, ordinario di Endocrinologia all’università di Padova, fra le cause dell’infertilità vi sono le polveri sottili. «Proprio l’inquinamento – sostiene l’endocrinologo - è quella condizione che ha modificato il numero di spermatozoi. In Francia e anche noi a Padova – aggiunge - abbiamo valutato la qualità degli spermatozoi in giovani normali negli ultimi 30 anni. Soprattutto in Francia i giovani che donavano sperma per la fecondazione eterologa, avevano un 30% di spermatozoi in più . Significa che l’inquinamento ha ridotto il numero». E conclude: «Per mantenere inalterata la sua fertilità il maschio deve avere riguardo agli stili di vita, all’ obesità al fumo e alle droghe».

 

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