Oraquadra - Giornale online,notizie e news quotidiane - Items filtered by date: Martedì, 09 Gennaio 2018

"La mia scelta deriva, essenzialmente, da una valutazione del quadro politico attuale e della situazione della sinistra e del centro-sinistra nazionali e dalla convinzione che non ci siano donne e uomini buoni per ogni stagione. 

La prossima non sarà la mia. 

La fase che caratterizzò le elezioni del 2013 fu, per quello che mi riguardava, molto motivante e, persino, appassionante; i partiti del centro-sinistra e della sinistra scelsero le candidature al Parlamento e la leadership attraverso le primarie; il programma e persino il nome della coalizione furono condivisi. 
Sono passati cinque anni e la situazione è assai diversa oggi. 

Purtroppo le aspettative che si erano create sono state deluse per responsabilità del Partito di governo, ed ora, però, la prospettiva non è chiara e il percorso intrapreso - a mio giudizio - è piuttosto confuso nonostante alcuni apprezzabili tentativi sia sul versante del metodo che del merito delle proposte programmatiche. 
Ovviamente non pretendo di avere ragione ma temo che il campo della sinistra, che è sempre stato e resterà il mio, abbia scelto una strada che non é esattamente quella di cui ci sarebbe bisogno per affrontare i tanti problemi irrisolti nel Paese e per ricostruire una sinistra capace di suscitare davvero speranza. 
Nonostante il mio giudizio critico voterò Liberi e Uguali del Presidente Grasso, d'altronde non potrei guardare da un' altra parte. 

Ma, appunto, poiché si è aperta una fase che non mi convince pienamente, penso che sia corretto che altre ed altri la rappresentino. 
Spero che trovino il giusto spazio giovani donne e uomini  motivati ed appassionati, oltre che consapevoli del ruolo che dovranno svolgere. 
Credo che il nostro  territorio e il campo della sinistra abbiano a disposizione le energie e le intelligenze necessarie. 

Per conto mio, mi fermo qui nella consapevolezza di avere avuto il grande onore di rappresentare la comunità jonica; di avere lavorato con coscienza e    
anche competenza su questioni specifiche e, a questo proposito, ringrazio in particolare i rappresentanti della Confederazione Cobas di Taranto, la Fiom Cgil, Cgil, CISL e UIL Difesa, l'Associazione Babele per essere stati da stimolo ed aver collaborato per rendere il mio lavoro concreto e, in diversi casi, proficuo. 
Chiudo senza rimpianti una esperienza politica e di vita lunga molti anni. 

Tornerò al mio lavoro di sempre all'Arsenale di Taranto ma non mi ritirerò a vita privata, guardo al mondo del volontariato, in particolare a quello che si impegna da sempre in difesa dei migranti."

 

Published in Politica

Alla luce dei commenti generati dall’iniziativa relativa all’individuazione di un nome per la “mascotte” che caratterizza attività didattiche specifiche dedicate ai diversamente abili fruibili all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, è ferma volontà della sottoscritta, in qualità di direttrice della struttura, chiarire quello che può essere considerato esclusivamente come un malinteso.
Premesso che è necessario garantire ad ogni cittadino la possibilità di accesso e fruizione del nostro patrimonio culturale, nonché favorirne la conoscenza, in primis urge evidenziare come questo Museo non abbia mai assunto atteggiamenti discriminatori nei confronti dei diversamente abili, né - tantomeno - la campagna lanciata sulla pagina Facebook del MArTA era assolutamente da intendersi in tal senso.
L’abbattimento delle barriere architettoniche - e soprattutto mentali - ha sempre contraddistinto la progettazione di tutte le esperienze proposte dal MArTA, ideate in misura coerente anche con gli specifici bisogni delle persone con disabilità, così come con le attitudini e specificità di ognuno di noi.
Ciò in quanto inclusione, a nostro avviso, è proprio questo: progettare e realizzare laboratori e percorsi accessibili, opportunamente studiati.
L’integrazione delle persone con disabilità nella vita quotidiana rientra nel più ampio principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione, è oggetto della Convenzione dei diritti delle persone con disabilità dell’ONU, che prevede all’art. 30 una specifica attenzione per il settore della vita culturale e per l’accesso delle persone con disabilità al patrimonio culturale, è tutelata dalla legge 104/92 ("Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate"), ma prima ancora di essere mera applicazione delle normative vigenti è, per me e per tutti i Lavoratori ed i Collaboratori della struttura dalla scrivente diretta, l’esplicazione di una semplice e naturale volontà morale, personale.
L’elencazione in questa sede di alcuni riferimenti normativi è stata inserita solo al doveroso fine di rispondere a chi ci ha accusato di aver addirittura violato la Legge chiedendo ai nostri utenti di individuare un nome evocativo della storia di Taranto (alla luce della forte identità che caratterizza il nostro Museo), cercando di coinvolgere – forse con ingenuità – quante più persone possibili nelle quotidiane attività del MArTA, di far partecipare tutti a tutto, per un simbolo, la talpa per l’appunto, di archeologia e scoperta (a livello internazionale, infatti, questo animaletto è affiancato agli archeologi militanti), e simbolo dalla forte connotazione filosofica con origine nell’”Amleto” di Shakespeare e recuperato da Hegel.
Prevedere delle attività rivolte ai diversamente abili non è un reato, né giuridico né morale. In quasi tutte le istituzioni culturali italiane, pubbliche e private, sono organizzati dei laboratori appositi per diversamente abili, nel segno dell’inclusione, non dell’esclusione. Ed anche il MArTA da tempo attua progetti dedicati a persone con disabilità, di cui la mascotte vuole essere solo un qualcosa in più e non
privare qualcuno di qualcosa, né tantomeno di diritti.
È un profondo dispiacere notare che questa attività sia stata fraintesa e tradotta in termini che assolutamente non le appartengono e si coglie l’occasione per evidenziare – ancora una volta – che il MArTA è il museo di tutti. Non è nostra intenzione “creare distanze”, non è nostra intenzione “distinguere”, non è nostra intenzione “alimentare differenze”, non è nostra intenzione ledere la dignità umana, nel cui pieno rispetto si svolge il nostro lavoro tutti i giorni.
Speriamo di riuscire quanto prima ad attuare percorsi di integrazione differenti, ancora più inclusivi, e senza barriere spaziali o sensoriali come da alcuni suggerito, ma purtroppo dobbiamo prendere atto anch dei limiti organizzativi ed economici che abbiamo – e che forse tanti non conoscono - e concentrare comunque le nostre forze su quello che possiamo fare, vale a dire una serie di attività che già proponiamo e che hanno incontrato l’approvazione e l’entusiasmo di tutti i partecipanti: laboratori multisensoriali, percorsi guidati altamente professionali, esperienze di vario tipo (anche tattili ed olfattive).
I nostri visitatori con differenti abilità sono stati coinvolti sin dall’inizio nella progettazione e fruizione di un laboratorio didattico multisensoriale che, con percorsi, tecniche, argomenti e linguaggi adatti li potesse immergere fisicamente nel mondo del museo, purtroppo finora a loro precluso e per la cui preclusione nessuno si è mai scandalizzato.
La realizzazione di laboratori ad uso specifico non è stata pensata né vissuta come un ghetto, al contrario, ha costituito un potenziamento basato sul confronto, sulla crescita etica e sociale collettiva, sulla riflessione e sulla condivisione.
La scelta non è di separazione, ma di inclusione: rendere tutti, a prescindere dalle proprie condizioni fisiche, sensoriali, culturali, ecc. partecipi del Museo e della storia ivi narrata. Non a caso il percorso e la stessa figura della mascotte sono stati oggetto di esperienze didattiche e di visite specifiche da parte di associazioni e centri dedicati istituzionalmente all’inclusione dei nostri visitatori con abilità non minori, ma semplicemente differenti dalle nostre.
Lo spirito richiesto nel post, ovvero di avere possibilmente un riferimento al mondo della disabilità, non è assolutamente quello di indicare un deficit, ma al contrario, quello di volere considerare un di più: includere tutti e di suggerire a tutti un modo diverso di vedere il mondo, valorizzando la specificità e l’essere unico e irripetibile di tutti gli esseri umani.

Published in Cultura

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