Un grazie inaspettato è la molla per non mollare

Evelin Zappimbulso 25 Mar 2018
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La molla per non mollare sono loro, i ragazzi, terreno fertile su cui coltivare curiosità e rabbia. “Professoressa, le volevo dire semplicemente grazie”, Sabrina mi raggiunge così, con un messaggio a di fine mattinata, dopo una “meravigliosa esperienza” – come lei scrive - vissuta in Corte d’Appello per il percorso dialternanza scuola lavoro “dai banchi alle aule del diritto”. E penso che in fondo loro, i giovani, ci sono, ascoltano, captano e si commuovono, quando li scuoti, quanto punti su di loro per provare a far passare il messaggio semplice quanto straordinario che davvero possono scegliere chi essere un domani. E se ripenso alla lacrima scivolata sul viso di Emanuela mentre il presidente della Corte d’Appello, guardandoli diritto negli occhi parlava loro di verità e giustizia, dico che lasciarli liberi di disorientarsi di fronte al bivio bene-male ha ancora valore, ha ancora senso. Perché la Scuola è Valore e custodisce il senso più alto della mia professione di insegnante: il bene dei miei ragazzi. Ed è proprio loro che voglio far parlare, attraverso il messaggio di Sabrina, che rimando a chi vive per e nella scuola: “le parole dei giudici, oggi, mi hanno scaldato il cuore, parole lontane da una condizione di superiorità e presunzione di cui molte persone nel lorostesso ambito, purtroppo, si rivestono. Parole consapevoli, avvolte da un dolcissimo senso di umanità e giustizia. Sono le persone come queste che mi danno fiducia, che mi fanno credere che forse non è tutto marcio, che arriverà il momento in cui saremo capaci di vivere nella giustizia, lontani dagli imbrogli e dalle sopraffazioni, mi fanno credere che c'è un posto anche per chi, come me, ama dal profondo del suo cuore il proprio Paese, ma non ci si riconosce. A questo proposito mi viene in mente la canzone di Giorgio Gaber, che recita ''Io non mi sento italiano, ma per fortuna, o purtroppo, lo sono" ed io, dopo il discorso di oggi, miri tengo fortunata ad essere italiana, fortunata per essere nella posizione di poter cambiare le cose, avendo davanti ancora una lunga strada per realizzarle”. Io invece, mi sento fortunata ad avere studenti come Sabrina, che alimentano ogni giorno, rinnovandola, la passione per il mio servizio. Mi prendo il suo “grazie” e me lo appendo al cuore come una medaglia, che userò come sprone e scudo per continuare a credere che dai giovani si può e si deve ripartire sempre per formare donne e uomini liberi.

 

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