Pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Mutata         

Tra fede, storia, arte e amore per la natura, i grottagliesi rinnovano l’antica tradizione
 
GROTTAGLIE  -  Domenica in Albis o “Pasca tli palomme”, ed ecco l’antica  tradizione di marca grottagliese: il pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Mutata, copatrona della città, che quest’anno si celebra domenica 28 aprile e dove al mattino ed al pomeriggio verràcelebrata la Santa Messa.  Sul posto numerosi panificatori locali organizzati dalla locale associazione pro-loco ostenteranno i loro buoni
prodotti. Un tempo il santuario si raggiungeva a piedi o a bordo di traini addobbati e variopinti a festa, per consumare nei prati circostanti le gustose e saporite “Palomme”; i c.d. panetti “dei poveri”, pepati e salati, contenenti uno o più uova sode, a seconda della forma fantasiosa o scaramantica data dalla brava massaia, ispirata spesso ad animali; ma anche fave novelle e vino. Oggi, il panorama d’intorno si arricchisce di una piccola fiera che ne fa un’atmosfera festaiola con momenti,  soprattutto,  di preghiera per invocare il buon raccolto ed un tempo anche  la pioggia.  Situato a 182 mt. sul l.d.m.,  sul primo salto morfologico della Murgia nostrana, in località “Foresta Tarantina” o di “Santa Maria in Silvis”, a circa 7 Km. da Grottaglie, per i rifacimenti subiti nel corso dei secoli, il tempietto risulta oggi difficilmente databile.  Intorno al  X secolo,  il luogo avrebbe accolto  un modestissimo fabbricato destinato al culto, associato ad alcuni ritrovamenti sepolcrali datati III e IV sec. a.C., mentre nel  1570 fu scenario della rievocazione de “la Battaglia Giocosa”, istituita dal cavalleggero grottagliese Pietro D’Onofrio, per celebrare la sua vittoria su una guarnigione turca  a Rossano Calabro, invocata in onore della “Madonna di Mutata”. Nel 1577 l’Arcivescovo di Taranto, Lelio Brancaccio, volle che la “rievocazione” si celebrasse ogni anno col nome di “Scamiciata”; ma la manifestazione non ebbe affermazione.  Mons. Giuseppe Capocelatro la riprese con lo stesso nome nel 1787, mentre i grottagliesi, per non lasciarla morire nuovamente, la trasformarono in “Torciata”. La nuova “giostra” ebbe vita fino al 1935. Oltre un ventennio fa,  a cura della Pro-loco grottagliese vi fu  un tentativo di ripresa  della “Scamiciata”. La rappresentazione si svolse per  poche edizioni raffigurata  con  un corteo in costumi d’epoca. La struttura del santuario giunta ai nostri giorni fu completata agli inizi del XVII sec. per volontà del Cardinale  Carrillo de Albornoz,  arcivescovo fondatore della “Scamiciata”di Taranto dal 1630 al 1637: il suo stemma araldico campeggia  al centro della navata maggiore. Alla semplicità dei prospetti,   s’impongono uno splendido interno con  volte a crociera, densamente decorate, ed il pavimento in maiolica colorata locale del XVI secolo. Fra i  riferimenti storici risultano  le Visite Pastorali dell’Arcivescovo Lelio Brancaccio (1574 – 1599) e quella dell’Arcivescovo Ottavio Frangipane Mirto (1605-1612). Le vicende eroiche,  colte fra leggenda e fede, raccontano che il giorno di Pentecoste del 1359, una immagine  della Vergine... una statuetta in pietra,  fu rinvenuta proprio sul confine di territorio fra Grottaglie e Martina Franca,  rivolta  verso l’abitato di Grottaglie. La disputa  per il possesso del simulacro lapideo fra  grottagliesi e martinesi non si fece attendere e si concluse in favore dei primi. La statuetta sarebbe  custodita nella chiesa collegiata. In virtù di tale prodigio, un  Decreto di Mons. Ferdinando Bernardi, arcivescovo di Taranto dal 1935 al 1961, elevava  a dignità ed importanza il Santuario. Altre interpretazioni o pensieri attribuiscono invece il nome “Madonna della Mutata” a protezione dell’azione di avvicendamento della muta di cavalli durante i viaggi delle diligenze o carri, che avveniva nell’ adiacente e confinante masseria.

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